mercoledì 1 aprile 2020

[Recensione] LA FAMIGLIA ADDAMS (2019)

Paese:
USA
Anno: 2019
Regia: Greg Tiernan, Conrad Vernon
SceneggiaturaMatt Lieberman, Pamela Pettler
Cast (Italia): TPino Insegno, Virginia Raffaele, Eleonora Gaggero, Raoul Bova, Luciano Spinelli, Loredana Bertè 

Deludente filmettino che riesuma (è il caso di dirlo) un franchise che voleva fare il verso con bonaria ironia al perbenismo borghese per trasformarlo in una sagra del perbenismo borghese, dai messaggi non solo scontati pure per me che sono consumatrice seriale di cacate per ragazzi, ma pure schizofrenici e poco coerenti.

Traduzione: dove si voleva andare a parare?
Gli sceneggiatori hanno interpretato la loro versione di Storia di un matrimonio e ne ha fatto le spese il film o sono stati scientemente concordi nell'affermare che questa fosse una storia fatta con tutti i crismi, a misura di TUTTA la famiglia?

A inizio film vediamo il matrimonio di Gomez e Morticia interrotto dalla folla inferocita di un paesello sperduto che li odia perché mostri e diversi (qua già scivoliamo nel territorio dell'originalità come il treno che doveva viaggiare a 88 miglia orarie di Ritorno al futuro). 
In fuga (da soli con Mano al volante della loro automobile nonostante nella sequenza precedente fossero soli, a piedi e in compagnia di Fester), in cerca di un nuovo posto sicuro da chiamare casa e in cui farsi una famiglia, investono un uomo in camicia di forza che reca la scritta Manicomio criminale, che se ne stava in mezzo alla strada (asfaltata per benino, quindi perlomeno un po' di traffico ci doveva passare ogni tanto. Vabbè che dobbiamo fare ironia sul New Jersey come al solito visto che siamo americani sofisticati noi che facciamo il film, ma non perdiamo la testa) come se niente fosse.
Gomes e Morticia gli mettono in mano due valigie (a questo punto avrete capito che l'evaso è Lurch, e ammetto che ho trovato divertente questa "storia delle origini") e si fanno accompagnare al manicomio, dove pensano di trascorrere la notte.

Trovano il manicomio abbandonato da un pezzo (nonostante ci fosse un evaso ancora in camicia di forza nel mezzo di una strada nel New Jersey, ribadisco. New Jersey, non mulattiera remota del Perù): ci sono i nastri gialli della polizia alla porta, segni col gesso bianco di figure smembrate, e come se tutta questa gag dark-comica ridondante non ci dovesse bastare è pure infestata da un fantasma che intima loro di andar via.
La casa perfetta in cui gli Addams possano fare il nido.


Al di là della falla logica uno potrebbe pensare che la loro brutta esperienza con gli umani (ripetute esperienze sembra suggerire Morticia) li abbia resi schivi e guardinghi, poco propensi a mescolarsi con la gente normale (Hotel Transylvania, a cui questo film si ispira a più riprese riuscendo ad essere anche più infantile, insegna), e che il film ruoti intorno a questo.
Invece no, gli Addams hanno la capacità di odiare di un cucciolo di Labrador.
Quando, poco più avanti nella trama, si scoprirà che nei pressi della loro magione è stata costruita Assimilation (... davvero film? Davvero? La vogliamo fare così ovvia la morale?), un sobborgo di periferia americano borghese da far schifo, ci si fionderanno tutti a pesce guidati da un Gomez entusiasta di fare amicizia con i nuovi vicini.
Vabbè.

Scopriamo anche che Mercoledì e Pugsley sono due adolescenti ribellini in cerca della loro strada. Pugsley ama gli esplosivi e non vuole (né è in grado di) eseguire la "Mazurca delle sciabole" (un riferimento alla Mamushka, forse?), una cerimonia condita di balli e armi mortali che ogni maschio Addams deve fare di fronte all'intero clan a 13 anni. E nel caso non vi fossero chiari i riferimenti al Bar Mitzvah non preoccupatevi, ce ne saranno A IOSA.

Mercoledì invece, piccola anciola, vorrebbe scoprire il mondo al di là di quella fitta nebbia che circonda casa sua.
"Non si può" dice Morticia, ferma ma decisa. "Il mondo è pericoloso e non c'è niente fuori (o è pericoloso o non c'è niente, deciditi con le bugie). Da grande potrai andare dove vuoi, ma per adesso qui per te è più sicuro."
Dieci minuti dopo sta fuori e va a scuola.

Non paga Mercoledì, traviata dalle cattive compagnie (due gemelle che non servono a nulla e la figlia della villain che però è buona e badass quanto lei) attraversa la fase più classica della ribellione giovanile e indossa (in una scena sola!) della roba rosa confetto, causando l'orrore della madre. Lo vorrei ribadire nel caso non fosse chiaro, Morticia turbata (che già fa ridere, lei è la definizione di aplomb) dal fatto che la figlia si voglia vestire da confettino. Quando per fare il primo esempio stupido che mi viene in mente nel secondo film di Sonnenfeld era quella che vedevamo con il libro del Gatto col Cappello intenta a leggere al suo terzogenito biondo e boccoluto concedendosi al massimo un flebile sospiro. Perché Morticia ama i suoi figli e vuole solo vederli felici, qualsiasi strada decidano di intraprendere, Mercoledì lo sa e la ammira per la sua eleganza e la sua compostezza, prendendo la madre a modello in tutto quello che fa. Mercoledì NON si vuole integrare tra le persone normali, è fiera della sua diversità e se volete insegnare alla gente che è importante essere se stessi questi messaggi non devono passare neanche per sbaglio.
Capito, sceneggiatori cani?
Ma ci voglio tornare dopo su questo problema, perchè è serio.
Comunque, Morticia impazzisce perchè vede Mercoledì con un fermaglio rosa a forma di unicorno, che a detta della sua amica le avrebbe ravvivato il sorriso.
Morticia: "Ma tu non hai un sorriso"
Mercoledì: "Ci sono molte cose che non sai di me."
Segue uscita di scena teen drama ma versione gotho. Sparatemi pliiis.

A scuola Mercoledì incontra Denise, la teenagerina bullizzata dalla Queen bitch bionda della scuola media e da una volitiva madre, a cui Mercoledì insegna la via dell'essere gotho perché nulla fa impazzire le borghesi amanti dell'ordine come radersi la testa e mettersi il rossetto nero, e pensi che il film a questo punto voglia diventare un manuale di sopravvivenza scolastica per giovani ribelline.
Invece no, tema subito lasciato da parte, con la bullettina che nemmeno mi ricordo che fine faccia e in che modo Mercoledì le dia il fatto suo (fanno a gara a chi distoglie lo sguardo per prima, poi il vuoto). Tra l'altro resto un pelo perplessa quando quella che non ha mai messo il naso fuori casa afferma di "non bruciare un centro commerciale da un po'", perché:

1) Non sai cos'è un cellulare (prima nel film lo scambia per uno specchietto che rinchiude le anime) e sai cos'è un centro commerciale?
2) Quando avresti dato fuoco a qualsiasi cosa fuori da casa tua se a inizio film ti lamentavi di non uscire mai e nei dintorni ci sono solo una palude e il sobborgo periferico appena costruito?

La cattiva di questa pellicola è Margeaux Needler una donna di plastica maniaca del controllo e fan dell'Assimilazione americana borghese wasp (ha creato pure un jingle inquietante a tema, come Farquad di Shrek, ma lei è più sadica perchè coinvolge anche la figlia in questa follia), che presenta un programma in cui restaura case per farle diventare borghesi da far schifo e poi le vende. 
Il suo ruolo è incomprensibile.
Prima vuole restaurare la casa degli Addams perchè le rovina il paesaggio (col solo risultato da sbrottare vernice ovunque, nell'entusiasmo della famiglia che vede in tutto questo un miglioramento dell'estetica casalinga, e venir mandata via con educata fermezza), poi la vediamo intenta a controllare che nel suo quartierino borghese tutto fili liscio con l'ausilio di telecamere nascoste (che non si sa a cosa servano nel pratico, una volta scoperto che dentro casa una persona fa squat a culo di fuori o si siede sulla tazza del water a rovescio cosa fa, di preciso, chiama i Marines?), infine la vediamo proprietaria di diversi account fake con cui entra nella pagina whatsapp del quartiere istigando gli abitanti a odiare aggratis il diverso.
A questo punto tu, ingenuo spettatore che nutri ancora delle speranze, ritieni che il film voglia fare una critica all'uso malato del social, o alla facilità con cui l'opinione pubblica possa venir manipolata da chi, per interesse personale, si vuole accanire contro chi non è come lui, ma pfffff, no. Tra l'altro reagisce meglio la cattiva di fronte alla figlia di 13 anni vestita e truccata da Satanista delle serie tv 'mmerecane che Morticia di fronte a Mercoledì con l'unicorno rosa.
No ma coerente, bravi...
*
Menzione di merito, l'unico, al character design: è gommoso, fluido, e richiama molto ai fumetti originali con quelle rotondità maschili e quelle esili e spigolose figure femminili. Un bell'omaggio alle origini in 3D quello di questo film del 2019, ho gradito.
*
Meno, molto meno soddisfatta di una tematica cardine degli Addams che qui viene totalmente a mancare, vale a dire la totale assenza di unità familiare. Gli Addams nella loro peculiare e macabra diversità erano uniti, felici e onesti in un mondo esterno avido, ipocrita e crudele che li giudicava dalle apparenze.
In questo film invece Gomez e Morticia sono in tensione continua (lui insiste per voler visitare il mondo esterno, lei è restia e con valide motivazioni. Lui vuole mandare Mercoledì a scuola, lei no. Lui chiama sua madre ad aiutarla con i preparativi della mazurka delle sciabole di Pugsley, lei preferirebbe vestirsi di rosa e fare la ballerina classica piuttosto che vedere la suocera impicciarsi) sia tra loro che con i figli in fase ribellina.
Mercoledì che si veste di rosa per il solo gusto di infastidire la madre (e la madre che si turba per questo), ma anche Pugsley che tende agguati mortali a Gomez: le scene "violente" che vedevano protagonisti Mercoledì e Pugsley erano giochi o meri dispettucci tra fratelli. Coi genitori non si sarebbero mai azzardati perché sono ben educati e li rispettano.
L'intero clan Addams arriva solo per giudicare e far sentire a disagio Pugsley, manca quel senso di fratellanza, quell'unità familiare fortissima. Quasi ho preferito la borghese perbene del paesello che si imbarazza perché scoperta a mettere le mutande nel freezer, ed è grave visto che la morale degli Addams dovrebbe spingerci a sentire l'opposto...
Simpatizzare per i diversi e deridere i borghesi perbenino.
Gli Addams si giocavano tutto sul fatto che loro fossero felici di essere se stessi, che si amassero sinceramente nelle loro peculiarità macabre, che noi dovessimo trovare odiosi, avidi, ipocriti i normali (di cui facciamo parte con tutte le nostre falsità e contraddizioni). 
Era questa ironia paradossale di fondo il nerbo degli Addams.
Questa scialba morale posticcia del volemosebbene lasciamola ai film di Barbie.
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Imbarazzante a livelli epici il doppiaggio italiano: nella solita foga di riempire le locandine di nomi che attirino il pubblico nostrano in sala ci siamo ritrovati il pur sempre bravo Pino Insegno che riproponeva paro paro Stan Smith con qualche lieve inflessione romanaccia che ogni tanto gli è scappata (per effetto comico presumo) ma essendo un doppiatore professionista è comunque una performance sopra la media; la Raffaelli che faceva il suo mestiere, imitare (male) la Huston nel film di Sonnenfeld con risultati forzatissimi.
La Bertè che sostuisce Bette Midler e la Gaggero (considerata attrice su IMDb perchè ha partecipato a due filmettini visto che se non erro nasce come blogger e scrittrice di libri trash per adolescenti) nel ruolo di Mercoledì nemmeno le voglio commentare per decenza ed educazione. E chi meglio di Luciano Spinelli, star di TikTok (piattaforma specializzata nel lipsync canoro e in coreografie di danza), poteva fare il doppiatore di Pugsley?
Paradossalmente mi è piaciuto molto un irriconoscibile Raoul Bova nel ruolo del folle Fester. Il personaggio fa schifo e ha gag slapstick immonde e ripetitive, ma non è colpa sua. Si è preso molto in giro e ha interpretato bene il ruolo dello sciocco.

Giudizio finale:
Lasciate che certi franchise marciscano e muoiano se  i risultati sono questi.


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