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lunedì 22 gennaio 2024

[Recensione] A TWISTED TALE - UN MONDO NUOVO, di Liz Braswell

Recensione del romanzo "A Twisted tale - Un mondo nuovo" (A Whole new World) di Liz Braswell (Aladdin spinoff, Disney)
Titolo originale:
 A twisted tale: A whole new world
Autore: Liz Braswell
Traduzione: L. Lupano
Edizione: Giunti
Pagine: 384
Anno: 2015


Premesse
Nonostante sia consapevole dei problemi del film animato, legati un po' alla trama, un po' ai buoni uno più scemo dell'altro che ti portavano a tifare per forza per Jafar (ma non più, dopo aver letto questo libro) o al fatto che sia un film figlio di un tempo in cui non c'era tutta questa attenzione e rispetto nei confronti di culture diversa da quella americana, sono una totale bimba di Aladdin. Quando mi toccano questo film mi irrito. Quando lo toccano dimostrando di non averlo manco capito, come nel live action, divento Black Mamba.
Quando ci cagano sopra come in questo libro, libri che una volta si chiamavano fanfiction ed erano gratis e più pieni di soddisfacenti scene porche, spero direttamente in una ribellione dei miceti stile The last of Us che spazzi via l'umanità.

DUE RIGHE DI TRAMA

Possiamo tranquillamente saltare un 25% abbondante di libro in quanto si tratta di un copia incolla abbastanza dimenticabile del cartone animato Disney, con qualche tentativo di fare dell'approfondimento che sfocia nell'infodumping: per esempio ci viene detto che il quartiere degli Straccioni è quanto resta delle ambizioni di un non meglio specificato antico Sultano che aveva voluto dare prosperità al quartiere con una serie di grandi opere, Sultano convenientemente assassinato da non si sa chi, forse perché troppo comunista.
Utilità di questa informazione?
Zero.
Ci si premura anche di presentare Aladdin da bimbo, l'unico in tutto il quartiere di disperati ad avere una madre buona che nonostante sia stata abbandonata da un marito in cerca di fortuna e sia rimasta sola a crescere un figliolo in un quartiere di tagliagole poveri in culo riesce a restare retta, orgogliosa, a tenere la casa accogliente e a trasmettere al figlio valori positivi. E già fin qui potevano direttamente ammantarla di un'aureola e rendere Aladdin il Messia in terra, ma a parte essere lezioso e bidimensionale al vomito è anche un personaggio che solleva tutta una serie di interrogativi.
A un certo punto infatti Aladdin dirà che la madre è venuta a mancare presto a causa del troppo lavoro. Tutto molto bello (si fa per dire), peccato che:

1) M'hai detto 3 paragrafi prima che ad Agrabah i poveri non trovano lavoro perché nessuno gli dà fiducia, dove si ammazza di lavoro questa? Non c'è dato modo di sapere, è una madre, è buona ed è morta, tanto basta: l'autrice non ci fa sapere se questa lava i panni, coltiva l'orto o fa la prostituta.
Dramatization: Aladdin e sua madre
2) Se il lavoro c'è e questa si sta letteralmente ammazzando di lavoro perché non l'aiuta il figliolo in salute?
3) L'autrice, sempre per fare volume nella prima parte di libro, si è premurata di presentarci un mercante di datteri che ha colto sul fatto Aladdin e i suoi amichetti e invece di andare dalle guardie lo spedisce a casa a farsi punire. La madre per punizione lo manda a lavorare al suo carretto. 
Quindi Aladdin di fatto lavorerebbe in cambio di beni, cosa che ci è stata detta non essere possibile perché, ripetiamolo tutti insieme, nessuno dà fiducia agli straccioni (eppure hanno abbastanza fiducia da essere mandati in castigo dalle mamme). Ma a questo punto che ci metteva sto ragazzetto invece di rubare ad andare ad aiutarlo tutti giorni per avere in cambio un po' di frutta secca per mangiare?

Madò e siamo solo all'inizio.

A un certo punto, dopo aver fatto un bel copia e incolla dei dialoghi (nel caso in cui una persona che ha deciso di comprare un fottuto what if di Aladdin non ricordi il fottuto cartone originale - ma al tempo stesso l'autrice è così incapace di dare approfondimento psicologico che se il lettore non ha già presente chi siano i personaggi si attacca al pappagallo), la storia bontà sua deraglia e una volta giunto alla caverna delle meraviglie e messo mano sulla lampada Jafar riesce ad agguantarla senza che Abu abbia l'intuizione di sgraffignargliela di nascosto. Quindi Jafar ha tra le mani da subito un genio onnipotente per ottenere la sua vendetta sul Sultano e ottenere il tanto agognato potere mentre Jasmine riesce a fuggire dal palazzo e a organizzare una rivolta per la libertà insieme ad Aladdin e agli Straccioni.
Da qui in poi a regnare sovrano è il delirio.

IMPRESSIONI SPARSE

L'autrice, che non sa scrivere, fa volume per tutto il tempo con dettagli inutili e a tratti pure gratuitamente schifosi come Iago che, cito: "non faceva che mangiare biscotti tutto il giorno, appollaiato sulla sua spalla. E a volte faceva i suoi bisogni direttamente sul mantello del Gran Visir, lasciando lunghe e disgustose scie bianchicce."
Non vivevo senza questa informazione, grazie Liz.
Tra l'altro a proposito di Iago, che manco a farlo apposta è uno dei personaggi che trovo più riusciti all'interno della Disney proprio per il suo non essere buono-buono o cattivo-cattivo ma più un egoista voltagabbana a convenienza con un certo limitato quantitativo di morale, dal momento che l'autrice è troppo impegnata a scrivere, letteralmente, cagate viene buttato ai maiali un potenziale niente male che lo riguarda. 
Nel romanzo infatti l'idea che salta fuori a spizzichi e bocconi è che lo Iago umanizzato così come lo conosciamo altro non sia che una fantasia delirante di Jafar, uno Jafar che in questo romanzo lo ha sacrificato stile Thanos (in quanto unico essere a cui voleva bene) a inizio storia per ottenere la lampada ma che nondimeno viene visto a più riprese intento a parlare con lui come se fosse ancora vivo. Veniamo a sapere addirittura che lo scopo di Jafar è riportare in vita i morti, e che in teoria a fine romanzo ci riesce (tenta Aladdin promettendogli di riportare in vita la madre), ma di Iago nessuna traccia, quando avrebbe dovuto farlo tornare in vita come prima cosa.
Insomma, altri dettagli inutili e fini a loro stessi.
Cazzate che servono a fare volume e a dare l'illusione di un background solido ma che di fatto non contribuiscono ad arricchire la personalità dei personaggi o a dargli un senso logico nel momento in cui deragliano dalla storia originale (che poi è lo stesso identico problema del live action disney, vedi Jasmine che studia una vita per fare la sultana e comunque non sa che la roba al mercato devi pagarla). Basti pensare che tutti i personaggi che non derivano dal cartone sono macchiette senza spessore.
Figurine bidimensionali che non si distinguono l'uno dall'altro, al punto che a più riprese mi domandavo.

Jasmine è un'altra.
Non fa in tempo ad "accettare il fatto che suo padre "fosse un essere umano come tutti gli altri, con le sue debolezze e i suoi limiti" e a rendersi conto che "doveva sforzarsi di accettarlo per quello che era e amarlo senza giudicarlo" (e quando sarebbe arrivata a queste conclusioni 'sta Confucio del Middle East, quando lo trovava a giocare coi pupazzi e gli aquiloni, quando le fanno notare che mentre lui gioca coi pupazzi e gli aquiloni la gente muore di fame o quando le presentava vecchi laidi perché doveva sposarsi col primo che passava entro i 16 anni?) che se lo ritrova lanciato dal balcone come primo gesto di insediamento del nuovo Sultano. 
Invece di fare la ola, dico io...
Non fa in tempo a ragionare sul fatto di dover per l'appunto fare la ola per la morte di questo deficiente che le si presenta Jafar con la proposta golosa di sposarlo. Proposta che inspiegabilmente non la vede entusiasta come credeva l'ex Gran Visir.
"No Miriam, io esco"
Decisamente più inspiegabile invece è il fatto che Jafar affermi a più riprese di aver bisogno di sposarla per consolidare la sua posizione, o che Jasmine abbia effettivamente in cantiere una qualche posizione consolidatrice che giustifichi il suo successivo farsi paladina della libertà e restaurare la propria autorità su Agrabah.
Mi spiego meglio.

Innanzitutto nel cartone Jafar da principio non ha tutte queste mire sessuali/matrimoniali su Jasmine, la trova anzi un insopportabile dito in culo, una bisbetica spaccamaroni che invece di starsene buona a fargli fare quello che gli pare come quel rincoglionito del padre pretende di mettere bocca nelle consuetudini millenarie ("Voglio sposarmi con chi dico io, fanculo la legge o la stabilità politica del regno!") o nelle scelte di gestione della giustizia ("perché hai messo a morte un ladro recidivo senza capezzoli con cui stavo per fare mlmlml? Kttv!!"). E' Iago a dargli l'idea di sposarla come mera manovra difensiva.
Se questa si sposa noi siamo fregati.
Se il marito rincoglionito diventi te non ci può mettere a morte.
Non fa una piega. Non fa talmente una piega come ragionamento che Jafar ci pondera su e solo DOPO aver coccolato questa idea e aver ottenuto il potere si arrapa al pensiero di darsi alla pazza gioia con una figliola giovane e soda, ma lui di fatto non deve consolidare un bel nulla. Vuole Jasmine perché è bona. E non ha senso che sia altrimenti.
Jafar è stato reso Sultano dal desiderio di un Genio.
Significa che lui è di fatto, legalmente, legittimamente, il Sultano di Agrabah ora, e Jasmine non è un piffero di niente a meno che il desiderio non venga annullato (cosa che nel cartone accade coerentemente: nel momento in cui Jafar diventa un genio, quindi uno schiavo, non può regnare su un cavolo di niente, e IL PADRE di Jasmine torna ad essere il capo politico, cosa che Jasmine NON POTEVA essere secondo la legge del suo paese). Non è come se avesse fatto un colpo di stato, cioè quello che paradossalmente farà Jasmine all'interno di questo libro, che di fatto andrebbe consolidato per evitare lotte intestine e continue, sanguinose guerre civili (a meno che non si sia ad Agrabah dove a quanto pare non ci sono pretendenti al trono o figure minimamente autorevoli a parte una quindicenne e tutti i capi della rivolta accettano di buon occhio di servire sotto di lei in un consiglio di stato).

Resta altrettanto inspiegabile il motivo per cui Jasmine a fine romanzo sia acclamata a furor di popolo quando lei è la figlia del cretino che affamava il popolo mentre giocava coi pupazzini e Jafar il Sultano magico che faceva piovere ricchezze e distribuiva pane.
L'autrice prova a giustificare l'odio crescente del popolo nei confronti di Jafar, peccato che come al solito lo faccia col buco del culo:

1) Jafar è cattivo perché in cambio del pane fa ripetere a pappagallo al bisognoso di turno un giuramento di fedeltà. Una cosa intollerabile, spacciata per una specie di voto infrangibile quando di fatto no, io posso pure dire che a Jafar darei il culo e il pane me lo danno lo stesso senza che lui esca fuori dalla tendina e pretenda veramente il mio culo.
Li immagino proprio dei morti di fame che trovano intollerabile fare un giuramento col mignolino in cambio della pancia piena, che brutta persona è Jafar, la libertà è più importante! A una certa forse pure l'autrice si rende conto che sta a scrivere una cazzata perché poi si dirà a caso che Jafar è uscito di testa e marchia la gente come le vacche. Perché? Ah, boh?
Aladdin a una certa ci prova a far presente la cosa a Jasmine, anche se con tono critico perché lui è diverso e lui alla pancia piena non ci pensa (e come lui ci saranno altre persone stufe di questa situazione, dice prima di andare in cerca di simpatizzanti. Ma ce la fai?), lei per tutta risposta si lancia in uno spottone elettorale: "Quando salirò al trono avranno sia la pancia piena che la libertà. E non solo. I bambini andranno a scuola. Tutti, indipendentemente dalla classe sociale e dalla religione. Maschi e femmine. Avranno l'opportunità di scegliere che cosa diventare da adulti. Non saranno costretti a rubare o a fare l'elemosina. Lo giuro."
Il suo sguardo era lontano, proiettato in un futuro che Jasmine aveva già immaginato in ogni dettaglio.
Ma è  solo dopo che si raggiunge il culmine del delirio, quando Aladdin le dice che grazie a lei lui e i suoi amici Straccioni hanno capito che i veri problemi sono la gente affamata. Ma perché non lo sapevate prima di incontrare la tipa che ha scoperto la povertà 5 minuti prima? Morgiana dice addirittura che la sua rete di ladri serve a sfamare e impiegare anziani e bambini che da soli non riuscirebbero a procacciarsi da mangiare.
Anche meno, Liz, dai, che Jasmine era quella che prima voleva solo sposarsi con uno che amava esattamente come del cartone, da dove salta fuori sta figlia di Sun Tzu e Jane Addams?
2) Jafar è cattivo perché si avvale di inquietanti squadre della pace per mantenere l'ordine, praticamente degli squadroni di Stormtrooper che si assicurano che la gente non delinqua e non trami contro di lui (ma poi non si accorge di Aladdin che li segue per tutta la notte)... Cioè, la stessa identica cosa che facevano al mercato le guardie del Sultano che ti tagliavano la mano se prendevi una cazzo di mela da una bancarella? A quanto pare no, perché visto che lo fa Jafar si cacano tutti sotto come se fosse arrivato il demonio o come se Jafar fosse pronto a pretendere fisicamente il loro pertugio anale.
3) Jafar è cattivo perché a furia di far piovere ricchezze dal cielo ha creato inflazione, la gente non può comprarsi da mangiare e ai ricchi tocca attaccarsi al piffero.
Ora, che la povera gente non possa comprarsi da mangiare è un bel problema a cui però si potrebbe ovviare tornando al baratto contornato dai panini al giuramento di Jafar. Tra l'altro si ignora, perché l'autrice non sa scrivere, il fatto che l'inflazione riguarda la sola Agrabah e che si possa molto semplicemente commerciare in cibo con carovane provenienti da altre città e poi autoregolamentarsi internamente.
Che abbia chiuso i centri di cultura, religiosi e proibito la magia perché non vuole concorrenza, o che abbia creato problemi ai ricchi a causa dell'inflazione (problemi di cui veniamo a conoscenza grazie ad un membro della gilda dei gioiellieri, Amur, che trova il loro covo segreto perché davanti all'ingresso ci hanno piazzato un simbolo grosso come un cartellone pubblicitario in stazione 'sti sveglioni) già è più sensato come motivo di malcontento, ma a questo punto sarebbe stato molto più logico che Jasmine avesse chiesto e ottenuto il sostegno dei benestanti e dei maghi, quelli che effettivamente hanno avuto da perderci dall'insediamento di Jafar, non dei morti di fame. Ma poi come avrebbe fatto la Braswell a portare avanti la moraletta del cazzo dei poveri che sono pure bravi e buoni, dando un senso a Jasmine paladina delle pari opportunità?

Ora, il problema di fondo di questo schifo di libro non è tanto che Jafar sia cattivo cattivo in modo assurdo o chi sia la fascia popolare che lo trova a ragione più cattivo tra i ladri, i gioiellieri o i rabbini (sì, ci buttano in mezzo pure i rabbini), ma che sia un cattivo del cazzo nonostante le premesse date dal cartone fossero ottime per riuscire a farne addirittura un antieroe non dico da appoggiare ma perlomeno da comprendere, volendosi impegnare.
Di base Jafar è l'unico personaggio di questo film che sembra avere autorevolezza, intelligenza, cultura ed esperienza politica, in pratica risulta su carta davvero il più qualificato per regnare su Agrabah, almeno finché non sbrocca accecato dalla propria sete di potere (la stessa brama che prova per Jasmine lo distrae e consente ad Aladdin di arrivare a un passo dalla lampada - perché sì Liz, l'obiettivo intelligente sarebbe mirare alla lampada, non darsi a spadate e giocare al tira e molla col bastone di uno stregone). Sarebbe stato intrigante addirittura che il libro fosse stato scritto proprio dal suo punto di vista, per avere una finestra nuova sulla storia che già conoscevamo e che, ricordo, occupa un quarto di questo libro.
Le foreste muoiono, Liz!
In questo libro Jafar non è ambizioso né astuto: è cattivo perché è pazzo ed è pazzo perché nessuno lo ama (a parte il pappagallo che lui stesso ha deciso di uccidere a inizio libro, scelta che non ha senso se a smuoverlo era il desiderio di essere amato) e nessuno lo ha mai amato (ci dice Jasmine, ma lei che ne sa?), poi da qualche parte ti dicono che era povero di famiglia quindi in teoria dietro ci dovrebbe essere anche un desiderio di rivalsa che lo contrappone ad Aladdin che invece è bravo e umile, ma è tutto fatto così ad mentula che a una certa ci si smarrisce.
Non basta farli giurare sui panini, ora li marchio come le vacche!
Non bastano i soldati fantasma, ora resuscito direttamente i morti della città.

Ma del resto è il degno contraltare di un eroe che più vomitevolmente buono di così non potrebbe essere: dite addio al ragazzo di strada che offre il suo pane agli orfani ma decide di aiutare una ragazza al mercato perché è bona, e per ottenere quello che gli fa comodo mente a piè sospinto. 
Questo Aladdin non pensa alla pellaccia nemmeno a pagarlo ma solo agli altri e al bene del paese: è altruista, generoso, per nulla avido, vive per il ricordo di mamma' e dei suoi ideali e non ha alcuna personalità al di fuori del suo desiderio di salvare tutti. Fa sembrare quello del cartone originale il protagonista di un film di David Lynch e porta l'infantilismo a un livello completamente inesplorato.

I personaggi e la trama si muovono come burattini a mera convenienza, manca a più riprese la coerenza interna oltre a quella con il cartone originale che sarebbe anche in parte giustificata dal momento che a una certa la trama deraglia dai binari.
Un breve e veloce elenco perché qua stiamo facendo notte: 

1) Ci viene detto che Jafar non è astuto (e in effetti quando la palla passa alla fantasia della Braswell si comporta come un totale deficiente) quando finchè la trama ha seguito i binari del cartone ha letteralmente fatto fessi tutti, compreso un ragazzo di strada dalle mille risorse;
2) Viene fatta una sparata antifemminista sull'inutilità delle donne in battaglia da un personaggio di contorno che sta prendendo parte a una ribellione per mettere sul trono una femmina che si è alleata con un capo dei ladri femmina, e tutti obbediscono alle suddette femmine senza problemi;
3) Ci viene detto che per via di un incantesimo di Jafar i morti tornano in vita e diventano parte del suo esercito obbediente, al punto che Jasmine deve decapitare un suo alleato per farlo restare morto. Qualche capitolo dopo Aladdin uccide due tizi in un corridoio e restano morti senza che debba decapitare nessuno dei due;
4) Il sultano, proprio come i morti, è il sultano di Schroedinger: è sia il deficiente che giocava coi pupazzi quando il popolo moriva di fame quindi il primo responsabile della delinquenza e della povertà ad Agrabah (quella che ha ucciso la madre di Aladdin, vorrei ricordare) sia quello bravo che va paragonato al malvagio Jafar, dipende se ad Aladdin serva fare o meno un pippone motivazionale pro Jasmine;
5) Jafar dice ad Aladdin di aver trovato il modo di riportare in vita i morti per benino e lo tenta per far tornare in vita sua madre. Due pagine dopo gli dice "Peccato che tu non abbia nessun parente o una persona che ti ami, altrimenti li farei materializzare qui, davanti a te, e ordinerei loro di ucciderli".
Tra parentesi in quest'ultimo caso stiamo parlando di copie fatte di fiamme: che ci metti a dargli la forma di Jasmine, uno, e cosa se ne frega Aladdin o chiunque altro in quella stanza di prendere a spadate una copia fatta di fuoco? Per non parlare della rivoluzione che sembra l'organizzazione di un picnic aziendale con qualche bomba incendiaria in più, che fa colore.
D'altronde sono mediorientali, far saltare in aria le cose è il loro mestiere.

Un delirio che si somma all'assoluta noncuranza con cui la Braswell inserisce nel romanzo elementi di culture diverse dalla sua: parla per tutto il tempo di Golem per descrivere quelli che sono letteralmente degli zombie, tira in ballo i rabbini a caso, sono mediorientali quindi devono mangiare solo Baklava e ogni tanto, bontà loro, dei datteri.
Esisteva Google nel 2015, una ricerchina poteva farla.

IN CONCLUSIONE. . .

Un mondo nuovo è un romanzo infantile e stupido come poteva partorirlo giusto un'americana con la testa ficcata nell'orticello a stelle e strisce di casa sua, con personaggi dimenticabili, trama incoerente, un lieto fine attaccato con lo sputo (Jafar muore portandosi dietro la magia usando l'ultimo desiderio del Genio - perché desiderare di tornare sano era troppo mainstream - di modo tale che ci vorranno anni a dir bene per ricostruire la città e portare avanti il grande piano di Jasmine, e invece di decapitare la femmina bugiarda la portano in trionfo acclamandola come eroe e liberatrice mentre il genio piange perché essere umano fa schifo. Ti capisco bro), con qualche idea buona qui e lì che però l'autrice non riconosce perché non è in grado di dar vita a un buon romanzo e quindi non sfrutta come dovrebbe.
Meno di 400 pagine che sembrano 4000.
Una roba talmente offensiva per l'intelligenza umana che ho rivalutato il live action.

Giudizio finale:

domenica 9 gennaio 2022

[Recensione] SHOGUN, di James Clavell

Recensione del romanzo Shogun di James Clavell
Titolo originale:
 Shogun
Autore: James Clavell
Genere: Storico, Avventura.
Traduzione: G. Lanzillo
Edizione: Bompiani, copertina flessibile
Pagine: 1504
Anno: 2018
Euro: 22,00 | Ebook: 8,99

Premesse
Cito da Wikipedia: "Shōgun è un romanzo d'avventura scritto da James Clavell nel 1975. Costituisce il primo capitolo in ordine cronologico della Saga Asiatica dell'autore. Il romanzo ha avuto grande popolarità e diffusione, arrivando nel 1990 a vendere 15 milioni di copie in tutto il mondo."
Mhm.
Cioè, parafrasando, 'sta cacata a spruzzo di 1500 e passa pagine che poteva essere già considerata vecchia quando è uscita è piaciuta a 15 milioni di persone in tutto il mondo e c'è gente che non paga di averlo comprato ha non solo il coraggio di dire, non ironicamente, che questo è un bel romanzo ma ci scrive sopra pure i saggi. Poi magari è la stessa gente che ritiene una cacatella 50 sfumature di grigio, che almeno lo ammette di essere mera letteratura d'evasione.

*

DUE RIGHE DI TRAMA

Dramatization
Un mercante anglo-olandese biondo dagli occhi azzurri e dal cazzo enorme riesce a trombarsi la più bella figa in miniatura dell'isola e a fare il giapponese meglio dei giapponesi. E potremmo pure finirla qui.
Ma l'autore vuole darsi arie da storico, e allora ufficialmente eccolo a ripercorrere le vicissitudini dell'ascesa al potere del daimyo Yoshi Toranaga (basato sul personaggio storico di Tokugawa Ieyasu) al ruolo di shogun tra gli shogun, il tutto raccontato dal punto di vista del navigatore europeo John Blackthorne (vagamente ispirato a William Adams), inglese che serve presso la nave olandese Erasmus, facente parte di una flotta che aveva il compito di arrivare in estremo Oriente per creare legami militari e commerciali per conto dei paesi eretici, allentando in questo modo la presa dei nemici portoghesi sul Giappone.
Purtroppo il tragitto dall'Olanda al Giappone è lungo.
Di decine di navi che erano è solo l'Erasmus ad arrivare sulle coste del Giappone, scampando per il rotto della cuffia a una terribile tempesta a cui il nostro protagonista minaccia di "pisciarci sopra" se non toglierà le sue luride mani dalla sua nave (sic!). Qui Blacktorne viene portato nella casa del capovillaggio Mura, accompagnato dal samurai locale, Kasigi Omi, e qui viene rifocillato, sfamato, e gli vengono pure offerte delle donne con cui intingere l'enorme pennacchione di cui l'ha dotato la natura. 
Peccato che il missionario e interprete locale, tal padre Sebastio, lo abbia già identificato come eretico e pirata, quindi lo avvisa dell'arrivo imminente del Daimyo della provincia per crocifiggerlo, com'è d'uso in quei luoghi. Blackthorne invece di ingraziarsi il prete inizia una filippica sugli usi superiori dei protestanti sui cattolici:
"Adesso abbiamo le nostre scuole, i nostri libri, la nostra Bibbia, la nostra chiesa. Voi spagnoli siete tutti uguali. Rifiuti! E voi monaci siete tutti uguali. Idolatri!"
Il prete oltre che essere gesuita è anche molto sportivo e per tutta risposta dopo aver agitato il crocifisso che ha al collo lo fa attaccare dai samurai posti di guardia allo straniero. Ma Blackthorne è un vero duro e ne prende pure un paio a cazzotti. A questo punto la confusione già regna sovrana:

1) Non si capisce perché di 11 sopravvissuti dell'Erasmus solo lui viene portato a casa di Omi (se ancora non sai se sono cattolici o meno dovrebbero ricevere tutti la stessa ospitalità per paura di ripercussioni con i tuoi attuali partner europei, se sai già che sono eretici cosa te ne frega se Lord Piselloni sta male?).
2) Non si capisce perché Blackthorne continui per tutto il tempo - ed è una costante del romanzo - a mancare di rispetto a Omi (uno che ha decapitato un sottoposto perché non si è inchinato in modo abbastanza ossequioso e da bravo giapponese ha pure un sottoposto che pratica il judo ante litteram) e a qualsiasi altra figura di autorità del Giappone, a disobbedire agli ordini di qualunque energumeno armato nelle vicinanze, a prendere a pugni la qualunque, a fare osservazioni poco educate facendola costantemente franca. In un romanzo serio avrebbero infilzato questo scemo come un kebab nelle prime pagine.

Ma questo è tutto fuorché un romanzo serio.
Scopriamo infatti che non solo i giapponesi sono molto affascinati dal fatto che Blackthorne, a differenza degli spagnoli, abbia capelli biondi e occhi azzurri, che non solo padre Sebastio sembra sentirsi perduto (così a caso) di fronte al carisma dello straniero che arriverà pure a spaccargli il crocifisso davanti a tutti dimostrando che è il gesuita il nemico quindi non deve essere messo a morte dal Daimyo, ma soprattutto che sia dotato di Impareggiabili Parti che fanno impressione (sic!), una tale impressione che un'erezione spontanea avuta durante un bagno fa applaudire per la meraviglia la madre di Mura e tutti i presenti alla scena.
"Con assurda gravità Mura aveva detto: 'Capitano-san, madre-san ringrazia, il meglio della sua vita, adesso muore felice!' e tutti si erano inchinati come un sol uomo e lui, Blackthorne, a un tratto si era reso conto della comicità della cosa ed era scoppiato a ridere."
La scena nella mia testa:
A questo punto sarebbe più logico pensare che sia la dimensione spropositata delle sue parti intime a renderlo così degno di rispetto tra i mangiasushi per tutto il resto del romanzo, cosa che renderebbe Shogun una geniale parodia porno degna della WoodRocket.
Invece no, Clavell vuole a tutti i costi buttarla sul serio.
Il consigliere del Daimyo Yabu, Omi, riesce a convincerlo che non è saggio uccidere gli eretici perché proprio Blackthorne, in quanto pilota di una nave che ha la bellezza di 20 cannoni e un sacco d'argento a bordo e in quanto non cattolico (quindi nemico degli odiati conversori cattolici) potrebbe essere la chiave di volta che potrebbe portare a loro vantaggio le sorti del conflitto civile che sta per scoppiare nell'isola tra i signori del paese.
Lo Shogun infatti è venuto a mancare, il suo legittimo erede è troppo giovane e gli alti feudatari del paese vogliono cogliere la palla al balzo per un cambio di dinastia. La notizia dell'arrivo di questo pirata eretico dall'enorme schwanstucka raggiunge Toranaga, signore del Kwanto e capo del Concilio dei reggenti, che manda il generale Toda "Pugno d'acciaio" Hiromatsu a prendere Yabu e Blackthorne (che ora chiameranno Anjin, pilota - pilota de che, dell'aviazione? - perché non riescono a pronunciare il suo nome inglese e Clavell ci tiene a mostrarcelo attraverso simpatiche gag in cui i samurai pronunciano suoni ridicoli) e a portarli a Osaka, di modo che lo straniero possa fare la sua magia contro il suo più acerrimo rivale, Ishido.
Dramatization 2
In maniera per nulla forzata, a questo punto l'unico interprete in grado di comunicare con Anjin in portoghese e latino in tutto il Kansai sembra essere il più delicato e cattolico fighino in miniatura dell'isola, tal Mariko Toda (nuora di Pugno d'acciaio), la quale, quando te sbagli, non può fare a meno di innamorarsi di questo splendido europeo che passa il tempo a stare a palle di fuori, scazzottarsi coi samurai, imprecare e vomitarsi l'anima dopo essersi ingozzato con troppa foga non appena riesce a mettere mano su qualche cibo e un po' di grog occidentale.
Signori, il salvatore del Giappone.

Dal momento che la signora risulta maritata, e il fatto che sia infelicemente maritata sembra essere una giustificazione più che sufficiente per passare oltre il fatto che questa povera crista se beccata rischia la vita, tra i due inizierà una storia proibita sullo sfondo dell'intrigo politico-religioso esotico. 
E tra incarcerazioni ingiuste, tradimenti e alleanze inaspettate, solide e virili amicizie rigorosamente etero, gag zoofile (sic!), salvataggi durante i terremoti (sic!!) ed esplosioni stile Die hard, quell'acuto stratega, formidabile navigatore e portatore di pipolone gigante di Blackthorne comincerà a imparare e persino a rispettare la lingua e i costumi giapponesi al punto da arrivare a disprezzare i suoi compagni di ventura europei (che ora sono volgari e ignoranti rispetto a lui) e a tentare pure lui la via del seppuku giocoso.
Questo e il salvataggio di Toragana gli varranno lo status di Samurai onorario.
Alla fine di questa martellata ai maroni di 1500 pagine Toranaga trionfa, Mariko muore facendo da scudo umano in un attentato esplosivo ai datti del suo amato fatto da un ninja, i cattivi fanno seppuku e Blackthorne decide di non lasciare più il Giappone.
Mi pare fosse pure sposato, ma sticazzi.

IMPRESSIONI SPARSE

Si può riassumere Shogun come Il sogno bagnato di un boomer bianco etero e conservatore. Se tutti i personaggi secondari sventolano sullo sfondo come banderuole, il protagonista è l'immancabile scimmia alfa che invade con precisione chirurgica questi romanzi. Nord-europeo, nobile e coraggioso maschio bianco-biondo-occhi azzurri super etero (guai a insinuare il contrario, ti sfascia casa) dal cazzo gigantesco. Questo è importante, è praticamente la prima cosa che salta fuori del personaggio e la questione salterà fuori molte più volte di quanto non fosse necessario scatenando ammirazione e tifi da stadio pure tra le pudiche signore orientali. 
Del 1600.
Dramatization 3
Questo ibrido Adone-Ercole dell'età Moderna che ti rapisce con lo sguardo, picchia come un fabbroferraio, beve come un nano, ama come un pornodivo e ha la sensibilità di un haiku dedicato ai petali di ciliegio salverà le sorti del paese ospite col suo ingegno europeo, u
n po' come la ricca bianca di The Help risolveva il problema del razzismo nella Bible Belt dando voce alle cameriere delle sue vicine di casa e amiche.

Se lui è una scimmia piacente dallo spirito indomito e incorruttibile quasi quanto la sua nerchia, lei non può che essere il più minuto, devoto, dolce e proporzionato fighino di tutto il Giappone, l'unica che parla la sua lingua, ovviamente legata a una bestia di marito in un matrimonio infelice (cosa che ha l'unico scopo di giustificare l'adulterio di lei anche da un punto di vista morale ad uso e consumo del lettore borghese e bigotto).
Per il resto, Mariko risulta profonda come una pozzanghera.
Qualsiasi caratteristica la riguardi non va mai ad arricchirla come personaggio ma è meramente funzionale al suo rendersi utile o degna dell'amore che l'eroe prova nei suoi confronti (persino la sua morte sarà un mero sacrificio per permettere a Blackthorne di sopravvivere). 
Parliamo poi di questo grande amore.
Se lei passa il tempo a sopravvivere agli abusi (mentali e fisici) del suo violento marito e a struggersi su quali potrebbero essere le conseguenze nefaste per il suo amato straniero nel caso in cui dovessero essere scoperti (anche se tecnicamente le conseguenze peggiori le subirebbe lei, che però è giapponese quindi ha il seppuku nell'animo), lui lo trascorre per il 99% del tempo a farsi i cazzi suoi e a pensare a come riavere la sua nave.
Nell'altro 1% si occupa anche del suo fiorellino di loto.
Il nostro eroe dal multiforme ingegno infatti ha una soluzione semplicissima e geniale anche per risolvere la situazione di Mariko e dare un lieto fine alla loro romance: ovvero andare da Toranaga una volta diventato samurai per chiedergli di far divorziare Mariko dal marito per darla a lui e permettere loro di partire insieme per l'Inghilterra (nonostante il fatto che non ci pervenga mai la volontà di lei in merito. Magari le fa schifo il fish and chips)
Peccato per l'attentato terroristico del ninja, se no non vedevo falle.
Dal punto di vista della ricostruzione storica non metto in dubbio che Clavell abbia fatto letto qualche libro di storia della figlia o un paio di equivalenti inglesi dei bignamini, ma finisce lì.
Se da un lato la parte prettamente fattuale del periodo storico che fa da cornice alla vicenda (il periodo della Guerra degli 80 anni) è trattata fin troppo nei dettagli con digressioni infinite che assumono tinte da spiegoni di serie tv, d'altronde se no come ci si arrivava a superare le 1000 pagine, Shogun diventa un guazzabuglio di eurocentrismo, razzismo benevolo, superficialità e troiate varie nel momento in cui il suo autore cerca di entrare più a fondo nel mondo nella mentalità dei giappopeople  che riescono a stregare anche il protagonista.
Innanzitutto il seppuku (il suicidio rituale) viene tirato in ballo anche se un personaggio casca in terra e si sbuccia il ginocchio. Lo praticano indistintamente samurai e contadini, donne e uomini, in continuazione. Si fa seppuku per salvare l'onore, come minaccia, come arma di ricatto, per noia, per far andare avanti la trama. Ogni tanto nei momenti morti trovi qualcuno sullo sfondo che fa seppuku per tenerci svegli e ricordarci che siamo in Giappone e qui la gente mangia pesce crudo, fa judo, si suicida e aspetta i marinai stranieri per risolvere le questioni politiche interne.
In una scena persino Blackthorne, col suo superiore acume europeo, arriva a far notare che forse è un po' esagerato che un tizio si attui a praticare seppuku per non aver adempiuto al meglio a un ordine basic quando a due metri di distanza ci sono i suoi compagni d'armi impiegati in una battaglia sanguinosa e disperata.
"Se proprio vuole morire con onore perché non lo fa in battaglia?"
"Perché siamo fatti così", è la risposta serafica di Mariko.
Non fa una piega.
Ora, per quanto non metta in dubbio che i samurai di quel periodo fossero legati al concetto di morte onorevole e si praticasse effettivamente il seppuku non penso che la vita gli puzzasse così tanto.
Così come non credo che si dovesse aspettare per forza un uomo bianco dall'enorme uccello per risolvere i conflitti politici del paese, o che all'epoca fosse così realistica una storia d'amore tra una donna del luogo (tra l'altro cattolica devota) e uno straniero.

L'intreccio è un lento e inesorabile coitus interruptus di intrighi, pippe mentali, apprezzamenti sui piselloni bianchi e situazioni pericolose da cui il nostro protagonista deve trarsi d'impaccio che però non arriva mai a un avvenimento conclusivo. E' una lunga preparazione a uno scontro decisivo tra signori feudali senza che questi arrivino mai a incrociare le lame. E' la storia dell'insediamento di Toranaga al ruolo di Shogun senza che si dia mai vero spazio o importanza alla cosa. 
In effetti 1500 pagine sono poche, mica si poteva mettere tutto.
Ed era molto più importante farci vedere come Blackthorne prende a cazzotti nel muso un ninja rispetto al dare un climax conclusivo a un patema di 1500 pagine.

Non contribuisce alla fruibilità del racconto (al di là della mole, le continue digressioni, il cringe imperante e l'uso di un giapponese ad mentula canis) l'uso di un punto di vista schizofrenico che passa in continuazione dagli europei ai giapponesi al solo scopo di farci sapere tutto, ma proprio tutto, quello che passa per la testa dei personaggi. 
Come ad esempio quanto è bello Blackthorne per i giapponesi.
O quanto trovino grosso il suo coso, o quanto sia fondamentale il suo apporto alla battaglia.
Regolare...

IN CONCLUSIONE. . .

Inauguriamo il 2022 riuscendo finalmente a leggere qualcosa di più irritante, ignorante, sessista e narrativamente campato per aria di Il principe dei Fulmini di Mark Lawrence?
Forse.
Da un lato Shogun si può parzialmente giustificare per il fatto di essere un libro figlio del suo tempo, scritto da un uomo maschio bianco etero nel 1975 quando non si andava troppo per il sottile nel parlare di culture diverse da quella occidentale, mentre Mark Lawrence fa schifo in modo anacronistico scrivendo negli anni 2000 una roba che pare uscita dagli scaffali della roba brutta degli anni '80; dall'altro Shogun si prende maledettamente sul serio e vuole darsi un tono da romanzo storico scritto da una persona che quei luoghi lontani non li ha solo studiati, ma vissuti. 
Vabbè, li ha vissuti nel XX secolo e il libro è ambientato nel 1600; vabbè, Clavell ha servito nell'esercito inglese in Malaysia per combatterli i giapponesi; vabbè, è stato fatto prigioniero a Singapore e il Giappone non l'ha visto manco in cartolina. Dettagli. In fondo non sono un po' tutti uguali 'sti mangiasushi?

Il risultato è un pot-pourri di machismo in cui il valore è determinato da quanto hai grosso l'uccello e quanto sei bravo a fare a pugni coi samurai, sessismo a spese di donne che applaudono davanti ai suddetti piselloni o risultano donnini di cartapesta che vivono in funzione del loro ruolo di oggetto d'amore, razzismo a spese di giapponesi che risultano bambini incapaci di risolvere le loro questioni personali senza l'aiuto dei bianchi.
Il sessismo e il machismo si fondono di conseguenza in omofobia in una scena talmente cringe che fa il giro e diventa la mia preferita del libro.
Mariko, nel suo ruolo di interprete, sta offrendo a Blackthorne compagnia femminile per sfogare le proprie energie virili in modo consono. 
"No grazie, ora no" replica il nostro protagonista, sempre umile.
"Forse preferiresti un ragazzo?" è l'errore tattico della nostra ingenua giapponesina, a cui segue uno sbrocco di livello Telenuovo in cui il nostro eroe salvatore del Giappone spacca roba, minaccia samurai armati e bestemmia pure gli spiriti della natura per l'affronto subito.
Perché MA CHE AOO MICA SO' FR*CIOOO.
Serio, non lo vedremo sbroccare mai più così.
A quel punto la conclusione a cui arriva, e come dargli torto, quello che è diventato automaticamente il best personaggio del romanzo è che questo fascinoso e dotatissimo straniero che non vuole le fighe e si incazza tanto al pensiero di un gigolò possa preferire, cito, trombarsi i cani o le papere come certa gente dalle parti della Corea, ma per essere sicuri di non offenderlo di nuovo sarebbe meglio lasciargli in camera una papera e vedere come va.
Ma poi sta papera gliel'avranno portata?
Mistero.

Giudizio finale:

venerdì 12 febbraio 2021

[Recensione] CARMEN SANDIEGO (Serie completa)

Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
Titolo originale
Carmen Sandiego
Paese: Stati Uniti-Canada
Anno: 2019-2021
Studio: HMH Productions, DHX Media
Soggetto (videogioco)Gene Portwood, Mark Iscaro, Dane Bighman, Lauren Elliott
Ideatore: Duanne Capizzi
Regia: Jos Humphrey, Kenny Park
Stagioni: 4
Episodi: 33 (completa)
Cast: Gina Rodriguez (Lavinia Paladino), Finn Wolfhard (Luca De Ambrosis), Abby Trott (Ludovica Bebi), Michael Hawley (Marco Briglione), Paul Nakauchi (Carlo Petruccetti), Rafael Petardi (Gabriele Sabatini)

Premesse:
Carmen Sandiego nasce come serie di videogiochi appartenente al genere Edutainment (intrattenimento educativo) resi molto popolari negli anni '90 anche nel nostro paese da un cartone animato trasmesso sulle reti Rai che seguiva le gesta di Carmen Sandiego, una ladra internazionale capo dell'agenzia V.I.L.E. 
Il nostro compito come era saltare da una parte all'altra del mondo e aiutare gli agenti A.C.M.E Zack e Ivy a catturarla, compito tutt'altro che semplice nonostante i potenti mezzi a nostra disposizione (e le nostre conoscenze storico-geografiche, ma anche linguistiche e matematiche, che si rivelavano puntualmente determinanti per la vittoria).
Notando che molte persone avevano ancora un bellissimo ricordo di quella serie, Netflix ha deciso che poteva prendere il franchise, cagarci sopra e farne un reboot che vuole strizzare sia l'occhio ai fan attempati che acquisire un nuovo pubblico di piccoli spettatori facilmente traumatizzabili. Incredibilmente, riesce a fare male entrambe le cose. Meno incredibilmente, la serie ha avuto un buon successo di pubblico e critica. Ancor meno incredibilmente, la sottoscritta non ne è rimasta entusiasta.
Ma andiamo a vedere il perché:

*

DUE RIGHE DI TRAMA

I primi due episodi sono dedicati alle origini di Carmen Sandiego (Gina Rodriguez, la star di Jane the Virgin), quando ancora si faceva chiamare Pecora Nera ed era solo un'orfana di origine sudamericana cresciuta in seno a un'associazione di nome V.I.L.E (che all'inizio della storia pensiamo stia per Valuable Imports Lavish Exports, ovvero Importazioni di valore, Esportazioni abbondanti), dove la giovane e talentuosa fanciulla tra uno scherzone coi gavettoni e l'altro insieme al suo gruppo di simpatici amici multietnici tirati fuori dalla brochure di un college americano, imparerà (tra le altre cose) discipline del tutto normali e assolutamente non sospette come furto, arti marziali, uso di armi letali.
Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
Nonostante la si veda a più riprese decisamente portata nell'arte del furto viene bocciata proprio in quella materia dal maestro Shadow-san (Paul Nakauchi), e questo le impedisce di diplomarsi insieme agli altri. Ma Carmen ovviamente non si arrende, se no il cartone era finito: decide di seguire di nascosto gli altri compagni nel corso della loro prima missione ufficiale per farsi notare e guadagnarsi il tanto agognato diploma.
Qui assiste a una cosa davvero inaspettata.
Il suo bestie Crackle (Michael Goldsmith) per poco non secca con il suo letale bastone elettrico un povero vecchio custode che si era ritrovato per caso ad assistere al loro colpo. Carmen ovviamente, non essendo cresciuta per tutta la vita in seno a un'organizzazione criminale, è buona quindi si indigna e lo ferma, dopodiché va a denunciare il tutto al corpo docenti certa che a dispetto della sua insubordinazione loro faranno qualcosa in merito.
Il corpo docenti infatti ride in faccia a questa cretina, e io con loro.
Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
Scopriamo, sorpresa sorpresa, che V.I.L.E in realtà sta per Villains' International League of Evil (Lega Malvagia Internazionale dei Cattivoni) e che come suggerisce il nome sono un'organizzazione di supercriminali votati al male che del povero vecchio custode innocente e di quelli come lui, per dirla con un francesismo, se ne sbattono i coglioni. 
Pecora Nera ovviamente è sconvolta. 
Forse pensava che all'accademia insegnassero furto e arti letali per sconfiggere le disparità di genere e il capitalismo. Sia come sia, Pecora Nera decide che la sua esperienza in seno alla V.I.L.E è giunta al termine. Trafugati gli iconici cappotto e fedora scarlatti alla bibliotecaria dell'accademia Cookie Booker (doppiata in originale da Rita Moreno, storica voce di Carmen Sandiego nel cartone animato degli anni 90. Un passaggio di consegne in piena regola che personalmente ho apprezzato), e un hard disk pieno di informazioni sulle attività criminali portate avanti dalla V.I.LE, la rossa Carmen Sandiego volta le spalle ai vecchi amici, fugge dall'isola e decide di dedicare la vita allo smantellamento della Lega dei Villain, dove il colore predominante guarda un po' il caso è il verde.
Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
🎵 Sojùz nerušìmyj respùblik svobòdnych
Splotìla navéki velìkaja Rus'. 🎵

La storia si reggerà attorno a un intreccio di forze in opposizione inutilmente complicato: Carmen recluterà un gruppo di peones per il suo gruppo di ladri buoni (i fratelli Zack e Ivy, originari di Boston, e l'hacker canadese Player che ancora non si fa la barba ma già viola sistemi superprotetti) e andrà in giro a sventare i piani malvagi dei suoi ex mentori e a salvare opere d'arte, cimeli storici, ricette di famiglia (sic!) e preziosi tesori, ma visto che questo è uno di quei cartoni dove per allungare la broda la gente non si parla e regna sovrano il fraintendimento avrà contro sia la V.I.L.E che la A.C.M.E, un'organizzazione di superbuoni composta da gente raccattata letteralmente per strada che a volte vogliono catturarla, a volte no, dipende da come soffia il vento.

*

IMPRESSIONI SPARSE

Carmen Sandiego nasce come villain in un prodotto videoludico destinato ai giovani che aveva uno scopo sostanzialmente nozionistico-educativo: non sorprende quindi che a livello di costruzione caratteriale o di trama sia nei videogiochi che nel cartone animato si latitasse e che di questa ladra sfuggente e geniale non si sia mai saputo nulla se non il suo aspetto fisico, il fatto che amasse rubare cimeli più per il loro valore storico e culturale che per quello monetario e che tenesse in gran conto l'intelligenza dei suoi antagonisti dal momento che lei stessa era una ladra geniale che operava da sola o con dei sottoposti che obbedivano ai suoi ordini, mentre contro aveva un'intera equipe di tutori della legge e dell'ordine.
In pratica in questa nuova serie si è partiti da zero.
C'è stato uno studio da parte di professionisti per far entrare il franchise nel XXI secolo, si è inventati la trama praticamente dal nulla, si è messo mano a caratterizzazioni caratteriali inesistenti, si è ripulito il design; si è plasmata la figura stessa della protagonista che da villain è diventata la protagonista (sensato considerando che il titolo della serie è Carmen Sandiego e non "stronzi a caccia di una ladra"). Infinite possibilità e non si è trovato di meglio di far diventare Carmen la solita orfanella dal passato tristanzuolo che sviluppa dal nulla empatia e morale (empatia che non può aver imparato all'interno di un'accademia gestita da criminali nonostante in diversi flashback la si veda un po' come la mascotte della scuola ma che paradossalmente può esserle portata via con un congegno di controllo mentale che le manipola i ricordi) e, da figlia illegittima di Indiana Jones e Robin Hood quale l'hanno resa per non turbare troppo i bambini moderni, ruba ai ricchi e cattivi per donare ai poveri e buoni, o ai musei.
Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
Oppure restituisce il maltolto ai ricchi che magari da un punto di vista etico e umano sono cattivi lo stesso perché (non lo sappiamo, sono mie ipotesi aggratis) monopolizzano il mercato a scapito dei piccoli, o sfruttano e sottopagano la bassa manovalanza nei paesi in via di sviluppo per massimizzare i guadagni, ma non hanno scritto Evil nel logo quindi tutto ok, non ci interessa. In questa serie l'unico problema del sud est asiatico è la V.I.L.E che vuole vendergli il riso contraffatto dal sapore pessimo, e l
'unico problema delle favelas brasiliane è la V.I.L.E che depreda e rivende di nascosto preziose pietre di Alexandrite (che sembrano spuntare da sole dal terreno), e alla settimana della moda di Milano qualunque stronza alta un metro e un turacciolo può sfilare con un completo tailleur . Intendiamoci, sono la prima a non pretendere un grosso impegno politico e sociale da parte di un prodotto destinato ai bambini, ma se è lo show stesso a voler portare avanti questa nuova Carmen come una ladra paladina degli oppressi o lo fai bene e metti sul fuoco anche della carne un pelo più sostanziosa (perlomeno tra le righe) o accantoni sta cacata vista e rivista della supereroina col potere dell'empatia e la rendi una ragazza che ha un senso della giustizia nella media ma principalmente vuole vendicarsi di persone che l'hanno ingannata, e magari dei poveri oppressi e della redistribuzione delle ricchezze se ne sbatte il giusto.
Ma lo show ne fa un'arte del complicarsi l'esistenza per sembrare profondo quando in realtà è una lunga e noiosa sequela di lungaggini e cazzate.
Quindi ci ritroviamo una Carmen che su carta è una criminale ma al tempo stesso è talmente buona che manco ha scelto la via della ladra (è "nata con un dono di famiglia", ovviamente, perché anche solo ipotizzare che questa Carmen sia una ladra perché le potrebbe piacere e potrebbe divertirla e stuzzicare la sua fame di rischio è brutto e diseducativo); che dovrebbe vivere d'aria ed è in odore di santità di stampo francescano visto che dà tutto quello che ruba a chi ha bisogno facendo donazioni per ospedali, musei, enti benefici o restituisce i cimeli storici a chi ne ha diritto ma al tempo stesso ha i soldi per permettersi l'acquisto di quartier generali, viaggi in giro per il mondo su jet privati e gadget avveniristici (come? boh, chi se ne frega); che sarebbe geniale, la migliore studentessa dell'accademia V.I.L.E e una ladra internazionale che riesce a mettere in scacco l'Interpol e la S.H.I.E.L.D dei poveri, ma nel corso della serie vediamo una tipa che non riesce a fare letteralmente due passi senza l'aiuto di Player (anni che sei in giro e ancora non sai prenotarti un volo aereo o farti un tablet su cui seguire i movimenti dei tuoi alleati? Sei quella che ha passato l'infanzia sui libri di archeologia e storia e senza le info-dump di Player non vivi?) e di due ragazzini pescati dalla strada.

Il fatto che questa Carmen risulti sveglia e intelligente è anche un'ovvia e pigra conseguenza del fatto che a livello di costruzione caratteriale tutti i personaggi che la circondano o contro cui si scontra sono o sollievi comici o totali deficienti
.
Se già risulta difficile credere che per quanto Carmen sia brava riesca a mettere in scacco un'intera associazione criminale che da secoli sforna macchine di morte (vogliamo tenerci bassi coi numeri e ipotizzare che si diplomino una ventina di persone all'anno? Tenendo in conto solo i 20 anni di vita di Carmen fanno 400. Smezziamoli nel caso di ritiri/arresti e quant'altro e faranno comunque 200 che operano per conto di un'organizzazione criminale che agisce a livello mondiale contro un pugno di stronzi) con l'aiuto di un paio di ragazzini, lo scetticismo si trasforma in irritazione quando mi ritrovo davanti quelli che dovrebbero essere i buoni e che dovrebbero accompagnare (o ostacolare) Carmen nel suo percorso.
Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
Spalle inutili che fanno ridere
i bambini in età prescolare
in a nutshell...
Zack e Ivy
 (Michael Hawley e Abby Trott), da agenti dell'A.C.M.E che erano nel precedente cartone animato sono diventati alleati di Carmen (ma in questo Carmen-show restano immancabilmente sullo sfondo nonostante il tentativo timido di dargli una vaga profondità rispetto al precedente "Maledetta Carmen Sandiego, ti facciamo un bujiculo così!"). 
Sono fratelli originari di Boston, presumibilmente di origini irlandesi, che hanno incontrato la nostra ladra dal cuore etico nel corso di una missione criminale a cui erano stati costretti a prender parte per problemi economici (mai nessuno in questo cartone con la protagonista ladra a cui fare il ladro piaccia, tutti costretti dalle avversità della vita o nati col dono). 
Lei è la meccanica e ingegnera del gruppo, un po' brusca nei modi ma una valida alleata: esperta di motori, all'occorrenza crea e mette a punto i gadget di Carmen. Di lui si sa solo che dovrebbe essere un ottimo pilota (a quanto si fa capire dall'episodio flashback che li riguarda), ma passa il tempo ad avere fame, dire cazzate imbarazzanti, rovinare i piani altrui, irritare il prossimo e fare battute di merda buone per il pubblico dei piccoli spettatori che si esalta col tintinnio delle chiavi. Non gli sarebbe consentito avere un momento serio neanche se la posta in gioco fosse la vita. E' la versione più stupida di Ron Stoppable e ogni volta che compare sullo schermo mi sale il crimine.
Ironico, dato il contesto.

Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
Faccio ridere perché sono disordinato
e mi incazzo!
La situazione non migliora se analizziamo un'altra coppia che si incontrerà/scontrerà più volte con Carmen nel corso della serie, Julia Argent e Chase Devineaux
Inizialmente agenti dell'Interpol sulle tracce della ladra imprendibile, vengono reclutati in seno alla A.C.M.E da Chief/Capo (Dawnn Lewis, il capitano Freeman del già recensito in questi lidi Star Trek - Lower Decksin quanto esperti di Carmen Sandiego (l'hanno incontrata due volte in croce facendo figure da peracottari ma evidentemente tanto basta).
Argent è la voce della ragione, Devineaux la linea comica.
Lei è arrivata da due secondi ma è laureata in info-dumpologia quindi ha già capito tutto di Carmen, compreso il fatto che potrebbe non essere così malvagia come la ritengono. Lui ragiona coi pugni, non capisce letteralmente un cazzo di quanto gli accada intorno nemmeno se gli indizi vanno a martellargli le parti basse (in una scena arriva in una stanza piena di alti ranghi della V.I.L.E senza accorgersi che qualcosa non va e poi devo credere che nella seconda stagione solo e senza mezzi scovi il covo segreto dei cattivi quando la A.C.M.E non ci è riuscita in decenni di attività) e fa tante di quelle continue e inesorabili figure di merda che alla fine nonostante per buona parte del tempo sia pure arrogante, ignorante come una capra e antipatico ti viene da pregare che qualcuno ponga fine alla sua vita perché tra missioni mandate a passeggio in tangenziale, disattenzioni, stupidità criminale, degradazioni, licenziamenti, auto sfondate con una frequenza da far impallidire il vicedirettore Uchiyamada di GTO e pure il coma anche basta.

In tutte le quattro stagioni di Carmen Sandiego se c'è un personaggio pseudo-ricorrente da votare alla linea comica a misura di bambino o su cui accanirsi senza ritegno questo è puntualmente il maschio (con la sola eccezione di Player, il cui ruolo però strigni strigni è spippolare al pc e leggere informazioni da Wikipedia; se uno si ferma ad analizzare un pelo meglio quello che ha sotto agli occhi le informazioni a memoria le sa la studiatissima agente Argent e l'azione vera la fa Carmen). Dei giovani diplomati della V.I.L.E ex besties di Carmen quella da prendere più sul serio ovviamente è Tigress (ah, la cara vecchia rivalità femminile, che cosa nuova), gli altri si fanno i selfie in missione o fanno le smorfie buffe.
Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
E' dagli anni '80 che si perculano
i mimi, facciamo basta?

Se Crackle, o Graham che dir si voglia, col passare del tempo acquisirà una qualche parvenza di dignità rispetto al mucchio degli antagonisti della V.I.L.E è solo perché diventerà un alleato di Carmen (percorso che segue anche il "buon" Devineaux, che acquisisce magicamente dignità a livello narrativo nel momento in cui smette di fare a gara a chi ha il cazzo più grosso con Argent), ma persino Shadow-san è così serio e votato all'etica del samurai che fa il giro e diventa una macchietta invece di un mentore saggio che sostiene Carmen nei momenti bui.
Questa cosa nel 2021 è irritante.
E' il classico espediente figlio di una sceneggiatura pigra e stronza che mira a fare del women power superficiale così che anche le donne che (giustamente) ci tengono ad essere rappresentate ogni tanto in modo diverso dalla donzella in difficoltà possano avere il loro momento-seghino di fronte a un prodotto fatto col culo. Questo espediente funziona piazzando un personaggio femminile costruito male accanto a dei cretini perché nel confronto spicchi comunque. Un buon personaggio femminile infatti brilla anche se accanto ha un uomo brillante, mentre uno costruito col buco del culo da persone che hanno l'unico interesse di portare a casa il compitino di femminismo 101 ha bisogno di avere attorno maschi imbecilli per sembrare molto più tosta e sveglia di quanto non sia.
Carmen poi è talmente sveglia che non becca un'informazione senza Player, al punto che deve rompergli i maroni persino a scuola. Ma forse questa cosa in sé mi darebbe meno fastidio se i personaggi intorno a Carmen non fossero, come già detto, un gigantesco dito nel culo.
Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
[Gasp in spanish]
A livello di trama ci ritroviamo di fronte a una telenovela argentina con tanto di gente che va in coma, perde la memoria e ritrova genitori scomparsi da 20 anni (ironico considerando le origini sudamericane di Carmen) tutta costruita su tizi che potrebbero risolvere un conflitto/fraintendimento in due minuti se solo facessero la fatica di parlarsi e colpi di scena sparati a caso ogni volta che l'intreccio arriva a un punto morto.
E, la cosa non sorprenderà, ci arriva spesso ai punti morti.
Ho perso il conto di quante volte Carmen Sandiego passi dall'essere nemica e poi alleata della A.C.M.E o scopra qualcosa di sconvolgente sul suo passato (che la sconvolge al punto che non ne parlerà mai più fino alla fine della storia o finché non le esplode in mano una bomba di merda più puzzolente dell'altra), o di quante volte Devineaux venga licenziato e reintegrato in servizio. E' un continuo cambiare le carte in tavola per dare l'impressione che qualcosa a livello di trama stia andando avanti.
Mentre si va avanti poco, e a scossoni.
Dopo i primi due episodi che ci introducono (giocoforza dal momento che abbiamo assistito come già detto a un vero e proprio reboot) alla backstory di questa nuova Carmen Sandiego, nella forma di lunghi flashback col presente in cui una Carmen già fuggita da tempo dalle grinfie dei suoi vecchi mentori è inseguita sia dall'ispettore Devineaux che da Crackle a fare da cornice, lo show assume la forma di episodi (o casi) praticamente autoconclusivi in cui Carmen veleggia con grazia da una parte all'altra del mondo per sventare i piani criminali della V.I.L.E e minarla alle fondamenta. Gli episodi finiscono con l'essere così fini a loro stessi laddove non addirittura allungabroda gratuiti che si potrebbe saltare l'intera stagione fino al finale-con-colpone-di-scena-telefonato senza perdere il filo, e arrivata all'episodio in cui l'oggetto della contesa tra Carmen e la V.I.L.E è la ricetta di un condimento per i gamberetti è sorto in me il sospetto che mi stessero prendendo un cicinin per il culo.
Non è proprio il modo migliore di costruire la suspense.
L'intera storia di Carmen Sandiego si sarebbe potuta condensare in una stagione da massimo 10 episodi invece di tirarla avanti all'infinito con pretesti, forzature e cambi di rotta a caso che servono solo ad aggiungere minutaggio come: 
● Sono Argent, per due episodi faccio la super agente dall'intuito infallibile, per altri due faccio la professoressa universitaria di ruolo a 20 anni, poi torno agente ma alle mie condizioni (non devi dire che Carmen è cattiva o me ne cado) perché nei servizi segreti si può entrare e uscire come dal bar e le laureate in archeologia se le litigano.
● Siamo la V.I.L.E, nella quarta stagione riveliamo dal nulla che in realtà siamo l'incarnazione moderna di un'alleanza di criminali multietnici risalenti al medioevo, abbiamo anche degli antichi manufatti che conducono a un favoloso tesoro nascosto protetto da trabocchetti mortali.
Ci perdiamo puntate intere dietro 'sta brutta copia di Tomb Raider ma come al solito finisce tutto in merda.
Nel frattempo ci sarebbero delle sottotrame anche abbastanza importanti da chiudere ma chi se ne frega, guarda come fa ridere Zack che fa le faccette!
● Siamo la A.C.M.E, visto che siamo i buoni e si deve capire che siamo i buoni (anche se il nostro futuro capo ha fatto carriera uccidendo un uomo disarmato) non usiamo metodi violenti per occuparci di criminali senza scrupoli ma dotiamo i nostri agenti di pistole a gas ad azione istantanea che si riveleranno a più riprese inutili laddove non proprio controproducenti (in un episodio, "Il caso della sindrome di Stoccolma", un'agente si manda letteralmente al tappeto da sola perché evidentemente al corso di orientamento non le hanno insegnato che i gas si propagano). Ma in fondo amiamo tenerci cara la roba inutile che fa perdere tempo, come l'ispettore Devineaux.
Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
Si pensi anche al "mistero" che ruota attorno all'identità della madre di Carmen, che diventa una parte molto importante della seconda stagione, poi al primo vicolo cieco che non ha altro scopo se non quello di proporre l'ennesima puntata filler, stavolta a tema wrestling (che, come i mimi, viene perculato da almeno 40 anni), viene accantonato senza che Carmen gli dedichi un pensiero fino alla quarta stagione.
Qui improvvisamente la nostra protagonista rivuole sua madre perché la trama orizzontale cominciava a perdere colpi e ci si doveva preparare per la morale lacrima strappa storie finale vuole ritrovare ciò che resta della sua famiglia pikkola anciola, quindi la sua identità diventa informazione di scambio con il Capo della A.C.M.E: dimmi chi è mia madre e in cambio ti dirò tutto ciò che so sui vertici della V.I.L.E.
Nella mia testa:
1) Ma te non eri quella brava amica del popolo che voleva sgominarli a tutti i costi perché sono cattivi e rubano il riso ai filippini? Ora improvvisamente metti le condizioni all'unica persona che ha i mezzi per, letteralmente, arrestarli tutti in mezz'ora?
2) Ma lei non era quella che odiavi perché aveva assassinato tuo padre? Non dovresti aver avuto almeno un piccolo moto di risentimento nei suoi confronti in corso di serie invece di accantonare tutto e sbrogliartela con un vago "Se fossi qui per vendicarmi l'avrei già fatto" in dirittura d'arrivo, quando allo sceneggiatore è venuto il pepe al culo di chiudere tutte le sottotrame?
3) Perché hai bisogno di chiederlo alla A.C.M.E quando pochi episodi prima Player ha letteralmente hackerato i loro sistemi e dovrebbe avere accesso a tutta la loro documentazione?
4) Perché alla A.C.M.E basta far spulciare per tipo due giorni della documentazione relativa al padre di Carmen all'infallibile Argent (che alla fine della serie non è più una ragazza in gamba ma proprio la dea Atena) per trovare un'emerita sconosciuta che non è collegata in alcun modo alla V.I.L.E e scomparsa da 20 anni e non riescono a trovare un'intera organizzazione criminale che opera su scala globale con covi in bella vista e accademie per ladri?
Se la storia con le sue numerose falle logiche e le sue corse in fretta e furia in dirittura d'arrivo (avessero deciso in corso d'opera che la quarta sarebbe stata l'ultima stagione non mi stupirebbe, anche se pure la terza stagione vede i protagonisti correre in giro per il globo nell'arco di pochi giorni quindi forse, non so, agli autori piace fare le corse) è una lunga e interminabile agonia, la morale conclusiva pur non essendo questo dono di dio all'originalità è un finale che tutto sommato tiene botta.
Se non l'avessi vista proposta altre ottocento volte, cioè.
Dopo una breve parentesi in cui Carmen sconfigge un Terminator, un'altra ancor più breve in cui viene privata artificialmente dell'empatia e diventa cattiva-cattiva (cosa che serve a.... boh, rendere canon le fanfiction con dark!Carmen presumo) e una microscopica che vede le simpatiche avventure di Player che va alla scuola pubblica per UN GIORNO (prima che i genitori diano di matto per un'infestazione di scarafaggi e lo rimandino a chiudersi in camera tra gli schermi del PC, come un ragazzo sano) la nostra protagonista riesce a informare finalmente la A.C.M.E sull'ubicazione e l'identità dei capi della V.I.L.E. così che i signori del crimine globale vengano arrestati tutti in mezz'ora.
Lo spettatore un pelo consapevole a cui non si sia ancora fuso il cazzatometro a questo punto potrebbe chiedersi persino come mai Carmen non ci abbia pensato prima: non conosceva ancora la A.C.M.E ma l'Interpol sì, per dire, e con l'aiuto di Player sarebbe stato uno scherzo fornire agli agenti prove per spingere a un'indagine contro un'associazione tanto pericolosa di cui al tempo della sua prima fuga conosceva l'ubicazione del quartier generale. Io no, io ho smesso di chiedermi cose e seguo il flusso della corrente.
Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
Nonostante i capi e gli ex besties di Carmen tranne Graham che si è redento siano in prigione c'è tutto il resto dell'organizzazione da smantellare e numerosi agenti ancora in libertà da consegnare alla giustizia: un sacco di lavoro per la A.C.M.E, ma non per Carmen Sandiego, che con un colpone di scena inaspettato in chiusa decide di appendere il fedora al chiodo, abbandonare il suo nome da ladra e tornare ad essere semplicemente la figlia di Dexter Wolfe, magari insieme a sua madre, che ora gestisce un orfanotrofio in Sud America.
Una resa quella di Carmen quando c'è ancora tanto da fare?
Non proprio.
Nessuno deve essere obbligato a prendere il peso del mondo sulle proprie spalle da solo e in eterno, suggerisce la serie, quando non se ne ha più la forza si può anche fare un passo indietro. Se lei abbandona il campo, infatti, non significa che non resterà nessuno a combattere contro il male. Ci saranno non solo Argent e Devenaux ma anche Zack e Ivy, che vengono reclutati dalla A.C.M.E (quando dico che questa agenzia raccatta veramente la qualunque...), Player, ma anche tutte le persone che Carmen ha incontrato sul suo cammino nel corso dei vari filler, che ispirate dal suo esempio ne hanno ereditato il messaggio e i valori e lotteranno perché il bene trionfi. 
Ne erediteranno presumibilmente anche il nome e il simbolo, proprio come lei ha ereditato il cappotto e il fedora scarlatto, nonché il nome, dalla "vecchia Carmen" Cookie Booker a inizio storia.
Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
C'è molto più della carne dietro questa maschera.
C'è un'idea, e le idee sono a prova di proiettile.
(e di inutile pistola a gas della A.C.M.E.)
Questo nella speranza che la stronza che si vede in controluce sul finale davanti a degli agenti A.C.M.E in muta e inutile contemplazione del criminale che ha appena neutralizzato al posto loro non sia lei ma semplicemente qualcuno che ne ha ereditato il simbolo, perché se ha fatto tutta questa pugnetta martellacoglioni volemosebbene commovente e poi ogni tanto, quando ha tempo, torna in azione, giusto a fanculo possono andare gli autori.
E mi ci mando pure da sola per essere arrivata alla fine.

*

IN CONCLUSIONE. . .

Probabilmente a questo punto qualcuno penserà che sia ingiusto/cattivo/stronzo da parte mia essere tanto critica o pretendere cose impossibili come una trama sensata, un finale degno di questo nome o costruzioni caratteriali decenti e non irritanti visto che ci troviamo di fronte un prodotto destinato a un pubblico di bambini.
A queste persone non posso che replicare che:
1) I bambini non sono deficienti e non vanno trattati come tali se uno non vuole ritrovarsi in futuro degli adulti stupidi. Un bambino non sarà in grado di analizzare nel dettaglio quello che si ritroverà davanti (come me che faccio un papello chilometrico su Mao Mao e gli eroi leggendari) ma farà tesoro delle belle storie che gli vengono messe davanti (e magari riprendendole in mano da grande saprà comprenderle meglio). Poi se 'sti bambini li vogliamo parcheggiare davanti alla tv invece di pagare la baby sitter va bene anche Carmen Sandiego.
2) Anche fossi convinta che ai bambini si possono proporre programmi che minano la loro intelligenza ci sono un po' troppe strizzate d'occhi alla vecchia serie e ai quarantenni nostalgici per ritenere questo prodotto destinato esclusivamente ai bambini. E' riservato anche ai vecchi rottami nostalgici come la sottoscritta, e in questo senso risulta l'ennesima operazione nostalgia uscita male, perché non bastano le citazioni (per quanto fini, come la ripresa in più punti della serie del brano di Mozart, tratto da Il ratto del serraglio, "Singt dem grössen Bassa Lieder" che faceva da sigla al cartone degli anni '90) a fare un buon prodotto nostalgia.
A proposito di finezze, nel corso della serie non mancano specie a livello visivo anche se non sono esattamente sottili dal momento che risulta chiaro fin dalle prime scene che il rosso è un colore associato a Carmen Sandiego e ai suoi sodali mentre il verde alla V.I.L.E (allo stesso modo le scene in cui Carmen se la vede brutta tendono al verde, quelle in cui trionfa o sta per vincere una battaglia al rosso). Ad una seconda visione infatti non sorprenderà notare che buona parte delle scene che coinvolgono Shadow-San all'interno dell'accademia per giovani criminali hanno spiccate tonalità scarlatte, a far intuire allo spettatore il grosso colpo di scena che lo aspetta alla fine della prima stagione, quando il burbero insegnante di furto da nemico si trasformerà in amico, salvatore e prezioso alleato per Carmen. 
Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
Allo stesso modo l'agente Argent, che è da praticamente subito un'accesa sostenitrice di Carmen, convinta della bontà di fondo del suo agire a dispetto dei metodi poco ortodossi, è solita indossare una maglia rossa sotto il blazer.
Sul fronte animazioni invece non posso dire di essere rimasta incantata neanche un po' dal momento che nonostante il character design e le ambientazioni siano ridotte all'osso questo non corrisponde, come succede normalmente nei prodotti di ultima generazione, a una fluidità generale dei movimenti.
Se nelle scene di dialogo si riducono quasi tutti a sagome saltellanti con la bocca in movimento le scene d'azione, persino quelle più al cardiopalma, risultano legnose tra quei trespoli rigidi che hanno per gambe e l'uso spropositato di fondali fissi o ripetuti all'infinito (davvero fastidioso considerando che stiamo parlando di una serie incentrata sull'azione, per quanto Carmen disdegni la violenza. Non ve l'ha ordinato il medico di farla così spumeggiante, se non avete i mezzi calate il tiro). Questo sorvolando su una scelta registica davvero memorabile e che mi resterà impressa a fuoco nel cuore, in cui durante un combattimento tra Carmen e delle modelle ninja di Milano si è pensato che sarebbe stato epico e di buon gusto inquadrarle per mezz'ora la patonza di fronte durante una scivolata.
Salvo la sigla sia per la musica (evocativa e orecchiabile, un netto distacco dal cartone degli anni '90, che poi era quello che volevano gli autori presumibilmente) che per le animazioni: anche a questo giro semplici ma davvero fluide, dinamiche ed eleganti. Non a caso è stata messa in mano alla Chromosphere di Los Angeles, che non sono proprio i primi stronzi che passavano.
In soldoni, Netflix ha preso un prodotto degli anni '90 e ha fatto quello che fa sempre, lo ha svecchiato (operazione che mi vede più che favorevole la maggior parte delle volte, vedi i nuovi Ducktales) e ha cercato di adattarlo per tutti, giovani generazioni di fan e vecchi nostalgici, finendo col fare qualcosa che risulta magari anche godibile se si hanno poche pretese e si amano i colpi di scena da soap opera, ma pigro e pasticciato per tutti gli altri. 
Se da parte degli autori traspare una conoscenza approfondita del franchise e anche, nei limiti, dell'amore per il principio stesso dell'Edutainment (anche se un canadese e una sudamericana cresciuta in un'isola delle Canarie che usano i gradi Fahrenheit mi fanno salire il crimine), questo viene annullato da una trama raffazzonata e sbrigativa fondata principalmente su filler del cazzo con colpi di scena finali che servono principalmente a tenere sveglio lo spettatore.
Le caratterizzazioni sono ridotte all'osso diventando in buona parte sollievi comici o semplici spalle, ma tutti, buoni cattivi o indecisi che siano, hanno l'unico scopo di mettere in buona luce la protagonista bella intelligente affascinante simpatica Ⓒ (anche se salvo la storia di background di Shadow-san e di suo fratello, molto carina).
Va comunque riconosciuto il tentativo lodevole di aver voluto provare a fare qualcosa di nuovo e completamente diverso da quello che era, in soldoni, un grosso videogiocone animato che serviva solo a far imparare ai bambini che in Africa non ci sono tigri e che la Gioconda l'ha dipinta Leonardo. Poi certo, sarebbe stato meglio fare quel passo in più e farlo bene.
Recensione della serie tv Carmen Sandiego (2019-2021, Netflix)
Un Devereaux finale perché quest'uomo è stronzo, in originale
parla pure con l'accento dell'ispettore Clouseau, ma
a una certa fa pena pure ai villain.
Giudizio finale: