Visualizzazione post con etichetta Genere: Matte risate (Comico/Parodia). Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Genere: Matte risate (Comico/Parodia). Mostra tutti i post

mercoledì 24 febbraio 2021

[Recensione] DISINCANTO (Parte 3)

Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
Titolo originale
Disenchantment
Paese: Stati Uniti
Anno: 2021
Distribuzione: Netflix
Ideatore: Matt Groening, Josh Weinstein
Stagione: 2 (Parte 3)
Episodi: 10
Cast: Abbi Jacobson (Rossa Caputo), Nat Faxon (Edoardo Stoppacciaro), Eric Andre (Alessandro Quarta), John DiMaggio (Stefano Thermes),  Sharon Horgan (Roberta Pellini).

Premesse:
Sembra che nonostante Disincanto non sia ritenuto la cosa più golosa mai creata dopo il latte al cioccolato sia riuscito a conquistarsi abbastanza affetto da parte del pubblico da convincere Netflix a commissionare a Matt Groening almeno altri 20 episodi.
Gioia e gaudio.
Sembra anche che tanto per cambiare io mi ritrovi ad essere abbastanza in disaccordo con la larga parte di chi ha visto questa terza parte di Disincanto, che ha avvertito la forte tentazione di prendere il televisore e buttarlo dalla finestra in preda allo sconforto. So che ormai sembra la mia classica presa di posizione da bastian contraria, ma nonostante continui a non essere un prodotto perfetto, a livello di trama, world building, costruzione caratteriale ma soprattutto dei piccoli indizi disseminati ovunque (a questo giro stiamo raggiungendo i livelli di Gravity Falls, con tanto di messaggi in codice da decifrare - espediente che già trovavamo in Futurama dove però era più un divertissement che una fonte aggiuntiva di indizi) continua ad essere sempre più coinvolgente.

*

ANALISI&TRAMA
(spoiler, spoiler e ancora spoiler)

Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
Come già accaduto nella Parte 2, le cose cominciano nel punto in cui le avevamo lasciate, con una Dagmar sempre più oscura e sensuale sorta (di nuovo) dalla morte che sembra essere la leader di quelle creature pallide e inquietanti che scopriremo essere i 
Trøg (con la O sbarrata, ci tengono a specificare. Ci torneremo.). 
Bean, tutt'altro che lieta di rivedere la donna che credeva di aver ucciso e che ha invaso i suoi incubi per mesi, è impossibilitata a lasciare questo intrico labirintico di caverne, un po' perché da sola non troverebbe mai l'uscita e un po' perché è ancora accusata di stregoneria e appena messo il naso fuori da lì rischierebbe la vita. 
Nonostante Dagmar a questo giro sembri animata da buone intenzioni e sinceramente desiderosa di sistemare le cose Bean si è fatta furba e non abbassa la guardia: fa buon viso a cattivo gioco e medita sul da farsi mentre a noi spettatori viene concesso di fare un tour all'interno della società dei Trøg per renderci conto ancora una volta di quanto sia ricco e complesso il mondo di Disincanto.
Cose interessanti fin qui:
 Dal punto di vista visivo il mondo dei Trøg è davvero favoloso (ordinaria amministrazione sul fronte del worldbuilding disincantiano): 3D e 2D si mescolano quasi sempre in maniera molto elegante e senza diventare un gigantesco palo nel didietro e in poche inquadrature, senza diventare didascalici e banali, ci viene raccontato molto della loro società (anche se il mistero continua a regnare sovrano): i Trøg sono scavatori il cui scopo è svuotare il mondo, possiedono foreste di enormi funghi luminosi che usano sia come materiale da costruzione che come sostanza da sballo, e il loro luogo sacro (nonché una delle zone da pomicio) è un lago circondato da cristalli luminescenti in cui Dagmar rivela di aver portato spesso Bean da bambina.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
 Sono molto simili agli elfi (se si esclude un naso che rimanda a quello di Elfo, che può essere l'ennesima trollata o un indizio molto importante sulle sue origini) sia dal punto di vista fisico che dell'organizzazione sociale: sono tutti sostanzialmente alla pari anche se hanno un re/leader, ma al momento sembra essere Dagmar a dettar legge col pugno di ferro, essendosi spacciata per la salvatrice della profezia. Loro però finora hanno nomi molto umani come Craig, Yugo e Trixie.
Anche qui, tocca tornarci su dopo.
 Adorano la luna, da cui traggono non meglio precisati poteri in una cerimonia mistica in cui le mostrano le chiappe (sic!), ma anche se Dagmar sembra ossessionata dall'idea di nasconderla alla loro vista quando verso la fine della serie prendono parte alla cerimonia nulla sembra accadere (anche se elfi e umani che assistono alla scena fuggono in preda al terrore). Sono anche distillatori di un non meglio precisato succo sacro, contenuto in quelle che sembrano le anfore trovate da Derek in Il viscido abbraccio dell'amore.
 Vivono un piano sopra l'inferno e detestano i demoni che sono rozzi, rumorosi e cucinano roba puzzolente che sa di cavolo (che Luci rivela essere bambini), e condividono lo spazio con una popolazione di uomini-talpa con cui occasionalmente copulano.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
 L'arrapatissima Trøg Trixy offre a Elfo acciughe, aceto e mostarda per cena al loro primo incontro. Non sembra essere un loro cibo tipico dal momento che lei stessa gli rivela che il loro unico nutrimento pare essere qualcosa chiamato Succo di Caverna, ma la specificità del piatto ci fa comunque suonare un campanello.
Nel primo episodio Una principessa, un elfo e un demone entrano in un bar infatti mentre Elfo sta per lasciare Elfwood rivela ai suoi simili di essere stufo dei dolci e di voler assaggiare tutta una serie di sapori aspri e amari nel mondo reale, tra cui la mostarda. Per tutta risposta un furioso Re Ruleo ribatte che mostarda, aceto e acciughe sono deliri di un folle.

Nel frattempo in superficie Odval e l'Arcidruidessa cercano di accrescere la propria influenza sul giovane e ingenuo principe (ora re) Derek (che invece sembra stranamente ossessionato dall'idea di un'utopia socialista) per acquisire potere e trasformare Dreamland in una teocrazia dove sia proibita qualsiasi forma di degenerazione e gozzoviglia, mentre Zøg si riprende lentamente dalla ferita da arma da fuoco grazie all'intervento di Bean, che ha estratto il proiettile e disinfettato la ferita con i metodi stientifici visti a Steamland, e medita un piano per fingersi morto, farsi mettere in una bara e arrivare a un luogo sicuro per pensare a una contromossa con l'aiuto di un uomo che si rivela essere in maniera inaspettata del tutto fedele e devoto alla corona e a un "vero guerriero" come Zøg, Sir Pendergast.
Ma le cose ovviamente non andranno come previsto.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
Una nostra vecchia conoscenza...
Sir Pendergast sparisce (
Zøg vedrà la sua testa appesa a un palo all'ingresso della città, un'immagine che lo tormenterà per tutto il resto della serie) e l'Arcidruidessa lo seppellisce vivo. Zøg passa ore, se non addirittura giorni, solo al buio con l'ossigeno che va esaurendosi e i pensieri sempre più offuscati... Senonché quando ormai tutto sembra perduto per lui piccole mani grigie penetrano nella bara, lo afferrano e lo trascinano giù.
Sono i Trøg, che a quanto pare tra gli hobby hanno oltre che il furto (in mezzo all'altra paccottiglia trafugata al castello di Dreamland Luci trova la fiala dell'immortalità, ma possiamo notare anche vecchi dipinti tra cui uno di Dagmar e Zøg appena sposati e quello dipinto in occasione delle nozze di Bean) anche la profanazione di cadaveri. Non è ancora chiaro cosa ci facciano con i cadaveri, ma i casi sono due: o ci fanno il Succo di caverna, o il liquido sacro contenuto nelle anfore che hanno fatto crescere a dismisura Slimy (a meno che il succo di caverna non sia proprio quello).

Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
A questo punto ci tocca drizzare un altro po' le antenne nel momento in cui Derek, che va a nascondersi sotto al letto visto che nessuno lo considera e vuole giocare con lui, trova il "Registro dei re di Dreamland - Da Agøg a Zøg" lasciato lì da suo padre perché potesse dargli conforto e consapevolezza sulla storia del suo regno.
Più consapevolezza che conforto dal momento che sono elencati tutta una serie di re morti male.
Consapevolezza che serve anche allo spettatore dal momento che alla fine di questa scena sembra che:
● La follia corre sia da parte di madre che da parte di padre nella famiglia di Bean (che dire? Molto incoraggiante), e ci viene rivelato proprio nel momento in cui il povero Zøg ce lo stiamo perdendo (che era anche il momento in cui stava crescendo come personaggio e stava finalmente acquisendo umanità, consapevolezza su cosa gli accadesse intorno e piglio da vero re). 
● Tanto per non farci mancare nulla ci sarebbe una maledizione che a un certo punto sembra aver colpito i sovrani di Dreamland, nello specifico a partire da un certo sovrano TR... (le ultime pagine sono strappate, ovviamente, mica vogliamo rivelare tutto subito?). Casuale che tutti i nomi dei re di Dreamland terminino per -øg (a parte Derek. Coincidenza? Vedremo poi) e che quindi questo presunto re maledetto potrebbe chiamarsi Trøg (col trattino sulla O), come le creature che abitano i meandri oscuri del regno e che sempre casualmente hanno nomi umani? 

Ci siamo fin qui?
Bravi, che vi voglio attenti.
Torniamo da Bean, che arriva a fare una scoperta davvero inaspettata: Dagmar stava solo fingendo di voler essere finalmente una brava madre, e in più ha fatto pure un upgrade di malvagità visto che la ritroveremo intenta a mangiare cervello di Trøg direttamente dal produttore. I tre vengono gettati nelle segrete insieme a Leavo/Ito, che avevamo visto sparire nei meandri dei cunicoli di Dreamland nel corso della stagione precedente mentre era alla ricerca del tesoro perduto degli elfi. Ito prova a spiegare il motivo per cui si trova lì ma nessuno se lo caca.
I tre riescono a evadere, a riunirsi fortuitamente con uno Zøg che non è più molto in sé e a sfuggire alla collera di Dagmar facendole perdere l'ascendente sui Trøg, che per motivi non chiari (ma legati al simbolo del tesoro degli Elfi che abbiamo visto a più riprese nel corso della storia) ora identificano nei nostri tre protagonisti i salvatori della profezia.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
Dagmar ancora una volta fugge facendo ricorso a un qualche tipo di magia oscura di tipo elettrico, che ridendo e scherzando sembra trarre origine proprio da Bean (a questo punto non è casuale che l'episodio 19, quello in cui Bean visita Steamland per la prima volta, si chiamasse La principessa Elettrica).
Ci stupisce? Non proprio.
Bean alla fine della Parte 1 aveva effettivamente "preso la scossa" mentre cercava di toccare la sfera magica (da cui Dagmar ha cercato immediatamente di allontanarla, come se volesse proteggerla... O nascondere quel potere) e anche Becky usa una qualche sorta di magia elettrica su Luci durante l'esorcismo a Bean in La principessa delle tenebre, quindi probabilmente è di famiglia. Da questo punto in poi qualcosa sembra essersi sbloccato in lei. In un'altra occasione infatti arriverà a causare un blackout nell'intera capitale di Steamland. Si noti però che in questa stagione Bean comincia a perdere a più riprese e per motivi più o meno plausibili uno o entrambi gli stivali, quelli con le suole di gomma (noto isolante elettrico). Quindi boh, più che una gag ricorrente le due cose potrebbero essere collegate.

Bean, Luci, Elfo e Zøg escono dai cunicoli sotterranei grazie all'aiuto dei Trøg e tornano incolumi a Dreamland per essere accolti a braccia aperte da Derek e a braccia un po' meno aperte dai due traditori (gli dice culo giusto che il re a causa dello shock subito non ricordi nulla), ma ancora una volta le cose sono destinate a non tornare come prima, i personaggi sono destinati a non tornare indietro e con lo status quo ci possiamo pulire tranquillamente il sedere.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
● Zøg si riprenderà la corona ma le sue condizioni mentali di episodio in episodio andranno a farsi sempre più instabili, senza che nessuno riesca a capire come porvi rimedio.
Il colpo di grazia glielo darà forse il ritrovamento del cadavere di sir Pendergast, che fino a quel momento sembrava solo l'ennesimo morto che in realtà non è morto (ma diamo tempo al tempo) dal momento che dalla sua sparizione misteriosa non si era ancora vista la testa del povero cavaliere se non nei deliri di Zøg e quando si era visto un corpo decapitato nel suo armadietto è fatto notare che "senza testa il suo corpo sembra diverso".
Insomma, alla fine dei giochi anche se il piano di Odval e dell'Arciduchessa per liberarsi di lui non è riuscito a uccidere fisicamente del re ha comunque lasciato Dreamland priva di un monarca.
● Derek dopo una breve parentesi ribelle e socialista tornerà ad essere il solito principe sciocco e inutile, disprezzato e ignorato da tutti, ma avrà comunque il suo bravo percorso di maturazione, al punto che gli spunteranno persino dei baffetti da vero uomo.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
Il giovane principe al ritorno di Zøg verrà dimenticato come al solito e a questo giro pure chiuso fuori dal castello, e vagando in cerca di amici per le strade di Dreamland e nel bosco incantato verrà bullizzato, ingannato, rapinato e smutandato da tutta una serie di creature più o meno magiche e animaletti della foresta.
Incontrerà anche la fatina attempata che abbiamo già visto aiutare i nostri protagonisti nei precedenti episodi, che qui scopriamo chiamarsi Sagatha (Tress McNeal), che gli eviterà di diventare la portata principale dell'orgia dei gufi (sic!) e insieme alle sue altre amiche fate lo aiuterà a diventare un vero uomo insegnandogli la saggezza della strada nei vicoli malfamati di Fairyworld (un altro ampliamento del worldbuilding assolutamente geniale e visivamente meraviglioso, una sorta di quartiere a luci rosse della foresta pieno di cartelli spassosi). Non è che diventi proprio il più tosto e sveglio macho di Dreamland, ma un paio di cosette le ha imparate:
1) A non farsi fregare dai prepotenti e a controllare sempre le maniche
2) Che potrebbe essere arrapato dalle fatine
3) Che non ha più intenzione di farsi lasciare indietro
Alla fine della Parte 3 infatti lo vedremo fare un colpo di testa davvero inaspettato e lasciare il castello per seguire sua madre in mare: questo serve anche a evitare che a livello narrativo si ripeta una situazione già vista, ovvero Derek che si prende la responsabilità della corona in assenza di un regnante, perché come al solito in Disincanto spazio per fare marcia indietro non ce n'é. E viene da chiedersi quale trasformazione fisica attuerà in lui la vita da pirata se solo qualche consiglio da università della vita gli ha fatto crescere un po' di peluria e lo ha fatto entrare nella pubertà.
Mi aspetto roba.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
 Oona, com'era ovvio, torna a far parlare di sé e, anche se ormai dirlo sta diventando inutile, amo sempre più questa pazza donna lucertola, a questo punto pretendo uno spin off delle sue avventure piratesche! 💙 
Comunque... Oona rimarrà a Dreamland per qualche tempo per prendersi cura di Zøg mentre Bean è impegnata a drogarsi farsi uccidere combinare casini non capire un cazzo sventare una congiura di palazzo che potrebbe coinvolgere non solo i consiglieri più fidati di Dreamland ma addirittura una o più potenze straniere, e per un certo periodo diventerà una vera e propria alleata e confidente per la nostra protagonista dal momento che il suo percorso sta prendendo una strada autonoma rispetto a quella di Luci e Elfo e in più, finalmente, bisogna lasciarselo alle spalle il luogo comune della matrigna cattiva.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
La serie ovviamente già che c'è ci mette il carico da 90 e dà anche a lei quel pizzico di background tragico inaspettato che mi manda irrimediabilmente in sollucchero Si scoprirà infatti che Oona in gioventù era innamorata di Yøg, fratello maggiore di Zøg e legittimo erede al trono di Dreamland, che come già sapevamo fu avvelenato in circostanze misteriose: visto che Zøg non è mai sembrato particolarmente dispiaciuto avevo ipotizzato che potesse essere opera sua se non di Dagmar, desiderosa di diventare la regina del re più stupido, ma qui si scopre che fu opera dei Seekers, una società segreta di cui il capo sembra essere lo stesso Odval (con l'Arcidruidessa come seconda in comando) che tra un'orgia rituale e l'altra persegue lo scopo di anteporre il bene dello stato al bene del monarca. Scelse quindi Zøg un po' come ripiego alla morte di Dagmar, dal momento che possedeva tutti i difetti di Yøg e nessuno dei pregi.
Si spiegano a questo punto un paio di dubbi che mi portavo dietro da un po':
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
1) Cosa ci facesse Oona a Dreamland già prima della pietrificazione di Dagmar in un flashback.
2) Come mai Zøg sia stato così lesto a sposarsi con Oona dopo la morte di Dagmar (facendosi due rapidi conti, Bean ha 19 anni e la madre è morta quando ne aveva 4. Se Derek ha 14 anni e consideriamo matrimonio, consumonio e incubazione hanno fatto tutto a velocità sperimentate solo alla NASA.
 Spendendo due paroline anche su Odval, i suoi chiari di luna all'interno di Disincanto (prima consigliere fedele, poi traditore che vuole istituire una teocrazia, poi unico alleato della strana regina lucertola, prima nemico e poi sostenitore di Bean, e così via...) possono sembrare i voltafaccia di un personaggio costruito con il culo ma in realtà alla luce di quello che scopriamo sui Seeker acquisisce, ancora una volta, logica all'interno del contesto. Il suo è semplicemente il comportamento di una persona che vede (o crede di vedere) più in là di una corona o una dinastia e agisce a convenienza.
E' al massimo ipocrita, ma coerente.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
"E ora raggiungeremo il nostro
obiettivo finale, rendere Dreamland
una teocrazia con una ricca e piena
vita spirituale!"
"Mhm, sì, soprattutto ricca. Allelujah,
Amen e ka-ching!"
 
Odval strigni strigni è una persona che si crede protagonista della situa quando in realtà al massimo è un gregario, che vorrebbe essere l'eminenza grigia che ha in mano il destino di Dreamland ma risulta essere solo uno di quegli ingenui che accecati dai propri ideali vengono manipolati facilmente dalle menti più pragmatiche.
In questo caso proprio da quella che finora era stata la sua alleata più fedele, l'Arcidruidessa di Dreamland, che già non aveva mai fatto un segreto del suo ateismo negli episodi precedenti ma ora si rivelerà nientemeno che legata a doppio filo a un paese che conosciamo bene: Steamland.
Vistasi scoperta (e da Derek, nientemeno!), alla donna non resta che darsi a una rocambolesca fuga in moto e a Bean non resta che mettersi sulle sue tracce, cosa che porterà a un trittico di episodi (quelli centrali) tutti dedicati alla capitale della stienza: Steamland Confidential, Freak out! e L'ultimo tuffo.
Dal punto di vista del worldbuilding la seconda visita di Bean (e la prima di Elfo) a Steamland è un capolavoro oltre che la riconferma che Disincanto ormai non vuole più restare ancorato al fantasy medievale ma non vuole nemmeno fare il verso retrò a Futurama (anche se le strizzate d'occhi ancora una volta non mancano). Ha una strada sua ben definita da percorrere ormai.
La caccia all'Arcidruidessa condurrà Bean alla Gunderson Steamwork, che ruba molto dell'estetica a una roba da niente come Metropolis di Fritz Lang (1927), dove farà la conoscenza con un operaio di nome Gordy (Richard Ayoade, un nome che i fan di The IT Crowd conoscono molto bene, doppiato in italiano da Davide Lepore), che introdurrà la nostra protagonista alle meraviglie del lavoro meccanizzato e del servizio mensa.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
Gordy si rivelerà essere nientemeno che Alva Gunderson, il fondatore della Gunderson Steamwork, e la trama comincia ad infittirsi ulteriormente, come se fino a questo momento fosse stata una passeggiata di salute.
Un riassuntino veloce:
Alva è di fatto capo, mandante e a questo punto ex amante dell'Arcidruidessa.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
La sua ossessione verso Dreamland sembra avere una lunga storia (poi vedremo quanto lunga) e nonostante Bean abbia ucciso anche se per legittima difesa suo fratello Skybert (l'uomo-drago che le ha insegnato i primi rudimenti stientifici!) sembra aver preso molto in simpatia la principessa, al punto da proporle un'alleanza per unire (dal punto di vista politico e, per quel che li riguarda, romantico) non solo i due paesi ma scienza e magia
Ed è tutto molto bello ed arcobalenoso (come si vede dal simpatico diorama qui a fianco) anche se boh, saranno gli avvertimenti che l'Arciduchessa sussurra all'orecchio della principessa prima di essere portata via o i baffetti malvagi finti ma l'impressione che dà questo squallido voltagabbana è più quello di voler piegare la magia di Dreamland (o forse nello specifico il suo potere di dare consistenza ai sogni, visto che almeno superficialmente Dreamland non ha magia) ai suoi voleri, proprio come dietro la facciata del paese perfetto, supertecnologico e con le donne che lavorano proprio come i maschi che avevamo visto in precedenza si nasconde una vita meccanizzata fatta di alienazione, stress e ritmi scanditi dal suono delle sirene, dove gli operai si fanno un culo tanto e un gruppo di stronzi ricchi e annoiati passa il tempo nei club dei gentleman esploratori a scambiarsi storie d'avventura sui paesi esotici visitati e le specie rare/magiche che hanno massacrato.
Proprio a causa di questi ultimi Elfo finirà a fare da attrazione in un Freak show, dove faremo la conoscenza, tra le altre creature, di Mora la sirena (Meredith Hagner), che è per l'appunto... Una sirena. 
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
Dopo la TV c'è il cinema, dopo il
cinema il doppiaggio di cartoni e poi
la morte...
Mora, scopriremo poi, è una principessa delle sirene ribellina e guardata a vista da una madre volitiva fuggita a Steamland in cerca di una carriera nel mondo dello spettacolo, ed è finita a fare da attrazione in un luna park insieme a una serie di freak dopo una breve parentesi di doppiatrice di cartoni animati.
Insomma, praticamente è la copia in carta carbone di Bean, quindi perché non far nascere una storia d'amore nata e (almeno per il momento) abortita a caso mentre Elfo a furia di prendersi sbandate per le donne sbagliate o per delle disturbate mentali è impazzito e si è preso una cotta per un battello a vapore? Sul serio, le sottotrame romantiche la stanno buttando davvero troppo di fuori, ci diamo una calmata?
"Mora la sirena" era anche la protagonista di Night Tide, film del 1961 di Curtis Harrington: una sorta di horror fantastico in cui un'artista che interpretava una sirena in uno show in un parco di divertimenti (e che era convinta di essere davvero una sirena) sembra essere coinvolta in una serie di misteriosi omicidi.
Al ritorno di Bean a Dreamland ci sarà poco tempo per struggersi d'amore per Mona, grazie al cielo: bisogna sventare complotti, prepararsi per una guerra incombente contro Steamland cercando (con risultati prevedibili) risorse, armi e alleati, dire addio a Oona e Derek ma soprattutto venire a patti con fatto che Zøg sia ormai irrecuperabilmente pazzo.
La puntata che segue, La pazzia di Re Zøg, è di una bellezza rara.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
Fino a questo momento la lenta ma inesorabile discesa del re nella follia che sembra funestare la sua famiglia è stata una sequela di parentesi comiche, versi strampalati, gag ridicole e a tratti, ammettiamolo, ripetitive e irritanti. 
A questo punto non c'è più niente da ridere: il re ha sbalzi violenti d'umore, aggredisce consiglieri e sudditi (tutti tranne la figlia) e rifiuta persino di mangiare, deve quindi essere rinchiuso nelle segrete del castello di modo che non rappresenti un pericolo per se stesso e per gli altri. Una notte in cui è Dagmar ad apparirgli in sogno con la promessa di liberarlo se lui libererà lei, però, Bean va a trovarlo e trova le catene che lo tenevano fermo aperte e la cella vuota. 
Zøg sta vagando muto, pensoso e senza meta per Dreamland, finché non si ferma in un negozio di pupazzi da ventriloquo dove trova la parola attraverso Freckles, un orrendo, inquietante e sarcastico burattino di legno attraverso il quale riuscirà a dar sfogo alla sua angoscia.
Io ci ho pianto a un certo punto, e non scherzo.

Un paio di riflessioni in merito:
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
 Nell'episodio precedente su un muro del castello di Dreamland compare una scritta in lingua antica (antica quanto? incisa da chi? Quanti misteri!), che tradotta significa: "Freckles was here". Ed è anche piuttosto in basso, come se l'avesse scritta una persona molto piccola.
Considerando che davanti al negozio c'è tutta una sfilza di cartelli che avvisa l'acquirente di maledizioni e orrori di ogni sorta, che la proprietaria del negozio parla di Freckles come se fosse una persona vera e soprattutto che in una scena, nonostante Bean porti via Freckles e se lo nasconda sotto al letto mentre Zøg è profondamente addormentato, quest'ultimo neanche mezz'ora dopo le entra in camera e riesce a trovarlo a colpo sicuro, il dubbio che questo Freckles possa essere come minimo senziente viene.
Forse potrebbe essere addirittura un uomo maledetto? Abbiamo già visto persone maledette, persone che perdono il senno, come la strega di Hansel e Gretel.
 La signora del negozio di burattini è quasi sicuramente Dagmar (che poche scene prima aveva promesso a Zøg di liberarlo se lui avesse liberato lei); ha la sua voce, in originale ha un accento maruviano, le somiglia e sotto al bancone mentre Zøg e Bean stanno andando via Con Freckles si vede pure un Trøg. Possibile che Bean non la riconosca?

Rimasta di nuovo senza un re, questa volta tocca a Bean essere incoronata regina e vedersela con le responsabilità di palazzo, un misterioso filo di fumo verde in lento ma inesorabile avvicinamento nonché con un assalto di orchi incazzati in cerca di Elfo.
Il legame tra Elfo e gli orchi si fa sempre più plausibile.
Anche adesso, comunque, scopriamo qualche cosina interessante:

Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
Potremmo essere venuti a conoscenza del momento esatto in cui Steamland avrebbe cominciato ad avere mire espansionistiche su Dreamland, ma la cosa più che rispondere a dei dubbi genera nuove domande.
All'incoronazione di Bean scopriamo che l'antennina rossa sulla corona contiene un dispositivo di trasmissione di immagini a distanza, frutto della stienza di Alva/Gordy (anche se non lo vedessimo sghignazzare con fare malvagio, sappiamo che Steamland è l'unica a possedere questo tipo di tecnologia). In una serie di busti che si vedono per circa mezzo secondo notiamo come la famosa antennina cominci ad apparire sulla corona dei sovrani solo a partire dal regno di Zøg e Dagmar, dopo l'uccisione di Yøg da parte dei Seekers.
Quindi, è un piano che va avanti da almeno 15 anni e che potrebbe coinvolgere, come al solito, più forze in gioco. Dal momento che l'Arcidruidessa era una spia al soldo di Alva e un membro dei Seekers potrebbe essere stata addirittura lei a suggerire l'assassinio del re.
In fondo ha preso con leggerezza anche le decapitazioni, la prospettiva dell'avvelenamento sarà stato un party in piscina.

Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
 La cosa che Ito ha cercato per conto del re degli elfi altro non era che un antico insediamento elfico nascosto nei meandri di Dreamland, cosa che connetterebbe umani di Dreamland, elfi e i Trøg. Veniamo anche a sapere da un'annotazione riportata in antica lingua nel libro dei re che Derek aveva trovato sotto al suo letto che a un certo punto in passato ci fu una guerra tra quelli che sarebbero diventati re umani di Dreamland e i suoi legittimi abitanti, che avranno perso la guerra ma hanno anche gettato la famosa maledizione che ha portato orrori e follia nella casata dei Grunkwitz.
Con i soliti necessari rewatch è possibile vedere che il simbolo della spirale che vediamo alle spalle del trono (che ha al centro un foro che sembra fatto giusto giusto per la famosa sfera che registra passato e futuro che fino a questo momento pareva un semplice deus ex machina) compare a più riprese negli episodi precedenti, in molti arazzi ancora presenti nel castello di Dreamland ma soprattutto nella Chiesa, il che potrebbe spiegare il perché la spia di Steamland abbia scelto come copertura la via clericale.

Il finale come al solito ci riserva una caterva di cliffhanger.
I cammini dei tre protagonisti a questo giro si separano più che mai (nonostante ce lo ripetano in ogni modo possibile e immaginabile che solo insieme potranno essere i salvatori della profezia), con Elfo che viene rapito dagli orchi (forse su ordine della loro regina, che ha finalmente fatto chiarezza su chi sia Elfo?), Dagmar che trascina Bean all'inferno perché sposi un non meglio precisato cicisbeo satanico (d'altronde è dalla Parte 2 che ci viene detto che Maru ha un debito con l'inferno, si presume dalla guerra contro Cremora, e questa stronza continua a risorgere. Non è che ci si stupisca più di tanto) mentre Luci, nel tentativo di seguirla, viene tranciato a metà e finisce, oltre al danno la beffa, in paradiso. 
Nel frattempo Miri, la ragazza mocio che come tanti altri personaggi non ce la conta giusta neanche un po' e sembra avere in sé della magia, sbatte la corona di Dreamland (quella che Bean le aveva lanciato addosso perché troppo larga) insieme a Freckles in un armadietto con altra paccottiglia.
Sospettino...
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)

IN CONCLUSIONE. . .

Disincanto è una serie che continua a regalare emozioni e tante, tantissime pippe mentali dal punto di vista dell'intreccio (che pur indulgendo in qualche episodio filler, non perde mai il filo della storia neanche per un secondo) e della crescita dei personaggi, arrivando a ironizzare anche su incoerenze interne della serie, come morti che tornano in vita e storie d'amore a catena di montaggio.
A questo giro Elfo arriverà ad arraparsi per una testa parlante e una barca, non dimentichiamolo.

Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
A proposito di romance, il percorso di crescita di Bean a questo giro sarà principalmente sentimentale dal momento che più che coi suoi nuovi poteri elettrici la principessa ribellina che all'inizio della storia voleva solo evitare un matrimonio combinato con un cretino e bere birra fino a sfondarsi dovrà fare i conti con se stessa, le sue fragilità; con il fatto di non aver mai amato (emblematico che proprio in uno dei primi episodi, fingendosi Dagmar per ingannare i 
Trøg la questione venga fuori con Bean che dice a sua madre "Io non ti ho mai amata") e di non aver mai sofferto per amore, cosa che forse la porta a non capire appieno Elfo e il perché occasionalmente sembri portarle tanto rancore (fortunatamente per lei Mora riuscirà a spezzarle il cuore a tempo record, facendola entrare nella maturità romantica giusto un pelo prima di dover diventare la sposa di Satana. Quindi non so, probabilmente non è casuale).
E' un percorso di crescita che a questo giro fortunatamente lascia da parte le fuffate romantiche e culmina con le cose serie, ovvero l'accettazione delle proprie responsabilità politiche.
Ci sarà tempo per esplorare le cose queer.
Tanto in Disincanto la gente copula letteralmente con la qualunque, non sarà di certo un rapporto lesbico tra una principessa e una sirena a destare scandalo.

Interessante anche lo sviluppo di Luci, che comincia ad acquisire un senso nel grande ordine delle cose.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
Mi intriga vedere come se la caverà al cospetto di Dio un demone alle prime armi che fino a questo momento il demone l'ha fatto proprio male, e che tra l'altro tra tutti i nomi che gli potevano dare hanno scelto proprio LUCI. E' anche un modo molto delicato che ha la storia di rimarcare il fatto che, ancora una volta, non è quello che siamo a determinarci ma le nostre azioni
Quindi Elfo che sarebbe un elfo, al punto da ribadirlo anche nel nome, ma non vuole perseguire una vita di felicità e dolcezza (ma va a impegolarsi in tutta una serie di amori impossibili o a trombarsi tipe che non gli piacciono, a questo punto penso lo faccia apposta), Bean che è una principessa in un regno medievale ma si rifiuta di subire passivamente quello che altri decidono per lei, e infine un demone che il demone proprio non è riuscito a farlo neanche per sbaglio ed è arrivato a guadagnarsi il paradiso.
Postilla: il corpo di Luci si spezza in due durante la discesa di Bean all'inferno. La testa rimane alla ragazza mentre il corpo finisce in una miniera di Trøg, che come abbiamo visto all'inizio di questo pugno di episodi possiedono anche l'ampollina dell'immortalità tra i tesori trafugati e FORSE il loro sangue qualche proprietà rigenerativa ce l'ha dal momento che ci sono forti possibilità che siano legati indissolubilmente agli elfi.
Come al solito, quei trollini degli autori ci lasciano con più domande che risposte ma noi, come Elfo, siamo dei maledetti masochisti e amiamo Disincanto anche per questo.
Recensione & Analisi | Disincanto (parte 3)
Giudizio Finale:

domenica 21 febbraio 2021

[Recensione] DISINCANTO (Parte 2)

Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Titolo originale
Disenchantment
Paese: Stati Uniti
Anno: 2019
Distribuzione: Netflix
Ideatore: Matt Groening, Josh Weinstein
Stagione: 1 (parte 2)
Episodi: 10
Cast: Abbi Jacobson (Rossa Caputo), Nat Faxon (Edoardo Stoppacciaro), Eric Andre (Alessandro Quarta).

Premesse:
Continua il nostro viaggio all'interno di una serie che proprio non riesce a incontrare i favori delle grandi masse di fan all'interno del panorama italico o internazionale ma che la sottoscritta invece continua ad apprezzare molto, forse ancora di più ora che la trama orizzontale si comincia a delineare e il mistero s'infittisce.
Questo perché sono sempre contenta quando mi trovo davanti qualcosa che non sente l'insopprimibile bisogno di fare i seghini a Game of Thrones, a parte un blando riferimento a un trono di spade nel primissimo episodio come contentino del cazzo ai fanboy, anche se ovviamente essendo un fantasy deve scadermi comunque negli odiati cliché del fanciullo del destino e della profezia.
Perché ci vogliono disincantare ma non troppo.
Di nuovo, pur abbondando i riferimenti a Futurama Disincanto resta un prodotto che mantiene una sua dignitosa autonomia (tradotto, continua a non far ridere come gli altri prodotti di Groening perché non vuole farlo, mettetevela via), con un bell'intreccio, un interessante percorso di crescita dell'eroe con attenzione data anche ai personaggi di contorno, con un mondo in continua espansione e pericoli dietro ogni angolo. Alcuni dubbi vengono svelati a fronte di mille altri nuovi che ne sorgono. 
Insomma, normale amministrazione di una qualsiasi saga fantasy.

Per chi avesse voglia di un recap e gli piacesse proprio tanto leggere i miei sproloqui QUI la prima parte.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Ho riso assai, alla faccia di chi dice che Disincanto non fa ridere, considerando che il inglese il doppiatore John DiMaggio presta anche la voce a Bender

RECENSIONE&TRAMA

I primi tre episodi della serie continuano a portare avanti la storia da dove l'avevamo lasciata ma al tempo stesso decostruiscono il mondo di Disincanto così come lo conoscevamo per ripartire da zero. 
Si potrebbe considerare quasi un retcon, però fatto bene. Assistiamo a un totale sgretolamento dello status quo: se già il messaggio non ci fosse arrivato alla fine della Parte 1 ora risulta chiaro pure ai meno attenti che con la nostra sospensione di incredulità ci si stanno pulendo il culo.
Tutto è destinato a frantumarsi davanti ai nostri occhi.

L'episodio 11 (La disincantatrice) parte con un recap degli episodi precedenti. Il regno di Dreamland è in rovina, re Zøg contempla i propri sudditi tramutati in pietra, Bean e sua madre Dagmar veleggiano verso Maru, il suo paese natale. Luci è stato fatto prigioniero e il cadavere di Elfo marcisce chissà dove.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Oona
cerca di avvisare Bean del pericolo ma viene scoperta da Dagmar e buttata fuori bordo per lasciare che muoia tra i flutti (buttare a mare una donna-anfibia, cosa potrà mai andare storto avrà pensato Dagmar che è figa e cattiva ma anche sveglia), ma non prima di aver rubato alla madre di Bean l'ampolla dell'immortalità. Bean in tutto questo se la dorme della grossa, ma l'essere una totale rincoglionita (come buona parte delle protagoniste dei fantasy, che se capissero tutto subito farebbero finire la trama in 5 minuti) ormai è diventato un tratto caratteriale: tra le altre cose dovrebbe sapere da mo' che è Maru ad aver tramutato in pietra gli abitanti di Cramora ma dovrà scoprire Luci e una pozione pietrificante nell'armadietto degli zii per capire che non era Oona la colpevole.
Ma ben svegliata.
Al nostro arrivo nell'esotica e mediorientaleggiante Maru la serie comincia a dipanare qualche mistero rimasto insoluto ma ne crea immediatamente di nuovi, perché in una saga fantasy non si può mai stare troppo rilassati: scopriamo finalmente l'identità del due misteriosi figuri che hanno evocato Luci affinché votasse al male l'anima di Bean e hanno osservato quanto accadeva a Dreamland attraverso il loro fuoco magico e del loro servo. Sono Becky, Cloyd e il povero Jerry, i fratelli di Dagmar. 
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Quello strano occhio
demoniaco comparirà
spesso, anche a Dreamland
Subito dopo scopriamo che nella famiglia di Dagmar pare scorrere il seme della follia (sorpresa sorpresa!) ma soprattutto che sembra esserci una profezia che parrebbe riguardare proprio Bean (sorpresa sorpresa 2!): esiste all'interno della reggia di Maru un dipinto che la ritrae con una corona di metallo in testa (vista in altri ritratti di famiglia, quindi forse è semplicemente la corona reale di Maru che avendo al suo interno degli spuntoni di metallo ha fatto impazzire molti dei suoi sovrani proprio come accaduto a Jerry?), una veste cerimoniale e una spada, e mentre cazzeggia da sola nei vicoli malfamati in cerca di sostituti maruviani dei suoi vecchi compagni di sbronze una vecchia folle si rivolgerà proprio a lei, Tiabeanie, come la salvatrice.
Una fanciulla del destino e una profezia.
Non se ne scampa.
A questo punto sembra che persino Bean arrivi a capire che qualcosa non quadra riguardo a sua madre, che si sta mostrando un pelo meno accomodante di come l'avessimo vista in precedenza e bolla quanto accaduto come i deliri paranoici di una pazza, ma soprattutto non quadra riguardo alla storia della profezia in generale. Forse è il fatto che i suoi parenti vogliamo ficcarle nel cranio una corona con degli spuntoni arrugginiti e ancora incrostati di sangue, il fatto che trovi Luci intrappolato nel loro scantinato, o forse il fatto che sua madre sia una pazza che la vuole morta.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Sia come sia, Bean libera Luci e scampa al suo destino grazie all'intervento di Jerry che muore per mano della stessa Dagmar nel tentativo di salvare la sua nuova amica. Jerry, ti si vuol bene.
Attraverso il fuoco mistico di Becky e Cloyd i due protagonisti riescono a comunicare brevemente con Elfo, che sta facendo la bella vita in Paradiso (ma non era quello a cui la vita comoda, le dolcezze, facevano cagare?), e a dirgli di trovare un modo per arrivare all'Inferno, per potersi incontrare e tornare sulla terra insieme. 
Non è chiaro il funzionamento del fuoco mistico che non riesce a trovare Luci che si trova all'interno del castello di Maru (anche se sigillato in un'ampolla per demoni) ma riesce a comunicare con l'aldilà senza formule magiche e polverine di rito. Suppongo avrà a che fare con la principessa della profezia che sarà anche potentissima.

L'episodio 12 (Scala per l'inferno) continua con quella tiepida (ma arguta e piuttosto divertente per quel che mi riguarda) ironia religiosa che abbiamo visto nel corso della prima stagione. 
Se prima ci eravamo limitati a una Druidessa che tutto sembra fuorché una devota credente mentre getta le basi di una religione inventata sul momento o Bean che osa imporre la logica e la compassione alle suore qui si va oltre spostando la questione su un piano più metafisico con Elfo che cerca in tutti i modi di offendere Dio (mentre Jerry, assunto a gloria, fa notare le ipocrisie e le mancanze di quello che appare come un sadico bastardo) e finisce con la testa al posto delle chiappe. Ironico che nel mondo "reale" di Disincanto aleggi un senso generale di cinismo nei confronti del divino e sostanziale ateismo (specie da parte dei ministri di culto) quando di fatto qui abbiamo la prova "tangibile" dell'esistenza di un'aldilà e di una divinità onnipotente.
Nel frattempo Luci e Bean vagano per l'inferno in cerca di Elfo e di una via di fuga per la Terra.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Anche qui scopriremo qualcosa in più rispetto alle informazioni che ci sono state fornite nel corso della Parte 1:
1) L'inferno è fighissimo
2) Dio è nero e se bestemmi e metti in dubbio il suo operato non si incazza (buono a sapersi)
3) Luci non è lo spirito temibile per cui è andato spacciandosi per tutta la prima serie ma un demone di infimo ordine.
4) Francamente non pensavo che Elfo riuscisse a starmi più sui coglioni di così, eppure è successo. Catturato dai demoni e costretto a vivere il momento più doloroso della sua vita (che nel caso di Elfo è quello in cui Bean lo lascia morire per riportare in vita Dagmar) arriva non solo a colpevolizzarla per aver scelto sua madre (sei scemo?) ma anche a odiarla per averlo costretto a lasciare il paradiso (sei scemo 2?). 1) È sua madre, imbecille 2) Nessuno ti ha puntato contro una pistola e Luci (il demone!) arriverà a sacrificare molto di più senza stare a rimarcarlo come se si aspettasse in cambio chissà cosa. 3) Ma te non eri quello scappato da Elfwood perché la gioia faceva schifo?
Comincerà da questo punto in poi una decostruzione del rapporto pseudo-romantico cringe tra i due protagonisti (nel pratico un mero fetish verso le donne alte che Elfo sembra aver ereditato dal padre, cosa che rende molto sospetto il fatto che in un episodio successivo la regina degli Orchi sfoggi un naso e una colorazione di epidermide molto simile a quella di Elfo - ma quanto c'è da fidarsi? Tutta la serie è la sagra del trollaggio), cosa che spero verrà portata avanti con coerenza perché 1) il romance fondato sulla friendzone ha rotto i maroni e 2) Elfo è un goodguy di merda. 

Da qui in poi, vedremo, non ci saranno più battute da parte di Luci sulla sua cotta impossibile, vedremo anche un ritorno di fiamma (disastroso, com'è ovvio che sia visto che parliamo di un lurido goodguy che passa di palo in frasca senza particolare convinzione) verso la sua ex Kissandra e in generale un allontanamento progressivo tra i due verso un rapporto di amicizia relativamente più sano anche se comunque fondato sul rancore. 
Tra Elfo e Bean finora, grazie al cielo, sembra essere storia chiusa.
Nell'episodio XIII (Proprio quella cosa) dopo la decostruzione dei personaggi (Dagmar che non è una mamma affettuosa e amorevole, Luci che non è un demone spaventoso, Elfo che non è un elfo) e del rapporto sentimentale forse più significativo per Bean nato nel corso dei primi 10 episodi assistiamo finalmente alla distruzione totale dello status quo di Disincanto

Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Oona arriva a un'epifania, quella di non essere mai stata amata o apprezzata né dalla sua famiglia né dal popolo di Dreamland nonostante gli sforzi e i sacrifici fatti per comportarsi da brava donna/moglie/regina del tempo. 
E' triste a una più attenta riflessione che il suo destino sembri non interessare nemmeno alla natia Dankmire dal momento che alla fine della Parte 1 era riuscita a inviare un tacchino di soccorso al suo popolo ma non s'è mossa foglia (di nuovo, potrebbe non essere come sembra dal momento che Odval, che l'ha aiutata a inviare quel messaggio, non sembra così bramoso di fare gli interessi della Corona e in più sembra non aver mai avuto tutta questa simpatia per la donna lucertola e il suo erede).
Così sfancula neanche troppo metaforicamente i suoi cari, il suo popolo, la sua vecchia vita, il figlio e le responsabilità politiche e insegue un vecchio sogno di ragazza diventando il primo ufficiale di una nave pirata che si scoprirà essere in mano all'elfo Leavo/Ito (nominato brevemente nel primo episodio della serie: l'eroe di Elfo, quello che era riuscito ad abbandonare Elfwood). Raggiunta Dreamland per avere dei tesori in cambio dell'ampolla dell'eternità presa a Dagmar scoprono che non è rimasto niente da razziare.
I barbari hanno invaso il regno e rubato tutto.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Ma c'è un tesoro ancora più grande che li aspetta se Leavo accetterà di aiutare Bean e
Zøg a riportare in vita la gente del regno grazie al sangue di vero elfo e all'ampolla dell'immortalità: le faccine sorridenti degli abitanti di Dreamland un vero tesoro su cui Leavo e gli altri elfi sembrano voler mettere le mani da tempo immemore e che pare celarsi proprio lì, da qualche parte, nei tunnel sotterranei di Dreamland.
E' Leavo, prospettando a Ruleo la possibilità di trovare proprio quella cosa, a convincere tutti gli elfi di Elfwood ad abbandonare in fretta e furia il loro ameno villaggio tra i boschi e a trasferirsi a Dreamland in pianta stabile dopo aver aiutato il regno a liberarsi della maledizione pietrificante. E, incredibile a dirsi, Elfo risulta davvero il più fico tra loro.
Infine Oona e Zog divorziano.

*

Ristabilite così nuove basi per Disincanto la quasi totalità della seconda parte può tornare (fino agli ultimi due episodi) a quell'ameno girare in tondo senza meta che avevamo già visto all'interno della Parte 1, ma a questo giro manca qualsiasi parvenza di spensierata leggerezza.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Zøg troverà un nuovo amore ma Bean non sarà lì a percularlo o a lagnarsi del fatto che il padre la metta da parte perché dovrà vedersela con incubi ricorrenti e molto vividi (frutto del potere di Dreamland, che sembra dar forza e sostanza ai sogni, alla faccia del paese senza magia di cui parlavano nella Parte 1) che riguardano l'onnipresente Dagmar e un carillon che le venne regalato da bambina e suona una inquietante ninna nanna maruviana: come nella migliore tradizione dei film horror nonostante a un certo punto Bean lo scaraventi fuori dalla finestra se lo vedrà ricomparire, integro ma con gli occhi di Dagmar che invece di essere chiusi e sereni sono aperti e molto incazzati, sul comodino.
Creepy.
Elfo, Bean e un avventuriero di nome Wade Brody Jr. se la dovranno vedere contro un gruppo di orchi poco gentili, e sarebbe tutto molto divertente se il motore narrativo non fosse una pestilenza che sta falcidiando gli elfi (compreso il padre di Elfo) e la ricerca dei frutti magici in grado di guarirli.
Se Bean si arrabbia con Zøg e cerca di fargliela alle spalle alleandosi con un gruppo di malintenzionati guidati dal finto nano Truffo (d'altronde, con 'sto nome pure te che ti ci aggreghi...) non è per il solito puntiglio o per motivi egoistici ma per riparare a un'ingiustizia

Nel frattempo nonostante sia la crescita di Bean, nello specifico il suo viaggio verso la scoperta di sé (che diventa anche il fulcro dell'episodio Con Parole sue in cui la protagonista ha una breve parentesi come autrice teatrale), a rimanere il centro nevralgico della narrazione viene dato spazio e sostanza a personaggi che fino a quel momento erano poco più che sollievi comici o pupazzi bidimensionali sullo sfondo.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Di
Zøg non vedremo più solo il lato volitivo e crudele, il sovrano che faceva da antagonista alla principessa ribellina che sogna la libertà ma un uomo complesso, triste e solo. Un uomo in cerca d'amore dopo la bellezza di due matrimoni falliti: uno con la donna che amava e che gli ha spezzato il cuore, l'altro con una lucertola che lo rispettava e forse lo amava ma che lui non ha saputo apprezzare finché ne ha avuto la possibilità.
In Il cuore solitario è cacciatore avrà una breve ma intensa liaison con Ursula, una silkie della foresta (un'orsa in grado di togliersi la pelle animale per diventare donna): tra il re e questa sconosciuta scocca subito la scintilla, e nonostante non sia proprio la candidata ideale per diventare la nuova regina di Dreamland tra i due c'è passione, affetto, complicità.
Ma Ursula presto comincia a sentire la nostalgia del bosco.
Zøg, nel timore che lei prenda e lo abbandoni le nasconde a sua insaputa la pelle d'orso (un topos abbastanza comune nelle fiabe sulle silkie) ma anche in questo caso la trama prende in una direzione inaspettata e Zøg vedendo tanto infelice la donna che ama finirà col fare forse il primo gesto davvero disinteressato della sua vita (mostrandoci un personaggio di indole buona in grado di slanci di sensibilità). Restituirà a Ursula la sua pelle d'orso e la guarderà sparire nel bosco.

Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
In The Dreamland Job sono le sue capacità come sovrano ad essere messe in discussione a inizio episodio:
Zøg, come da copione, tartassa gli elfi (creature a cui nonostante il re debba la vita e il regno già vivono ghettizzate ai margini della società in condizioni a dir poco subumane) depredandoli di tutto il denaro faticosamente guadagnato con la produzione e vendita di dolciumi.
Di fronte a questa palese ingiustizia il copione prevederebbe che Bean, paladina del popolo, vi ponesse rimedio in barba al volitivo e avido genitore, se non fosse per il fatto che è lo stesso Zøg a rivelarsi un re molto più giusto e saggio di quanto appaia.
Si renderà conto da solo di aver esagerato e confiderà a Bean di avere tutta l'intenzione di restituire agli elfi il denaro preso ingiustamente.

Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
In Il viscido abbraccio dell'amore lo si vede interagire per la prima volta con suoi pari (e non verso semplici sudditi, membri del consiglio, familiari, nemici o regni che considera inferiori) nel corso di una cena in compagnia di un duca di Dreamland che lo disprezza non troppo velatamente per essere sì abbastanza fuoriforma ma decisamente in salute per essere un vero sovrano. 
Zøg si rivelerà un uomo talmente insicuro, solo e desideroso di piacere da farsi venire la gotta, il male dei re, solo per integrarsi.

Infine, in Con parole sue, sarà il rapporto tra Zøg e Bean a fare quel salto di livello, quando i due (approfittando di una parentesi da scrittrice di Bean che cerca di dar voce alle sue angosce in un mondo che non prende in considerazione quello che ha da dire nonostante sia importante in quanto donna) finalmente riusciranno a parlare di Dagmar e dei loro sentimenti feriti.

Un altro personaggio che avrà spazio e un piccolo momento di gloria è il giovane principe Derek, apparso finora come il cocco di mamma, il principe ereditario e l'orgoglio di Dreamland perché per quanto fosse sciocco e tonto era comunque un maschio.
Dopo la partenza di Oona le cose per lui sono molto cambiate.
Lo avevamo lasciato rinchiuso nella torre di Dreamland in attesa che le cose tra il re e sua madre si sistemassero: scopriamo in questa seconda parte che, sfuggito alla maledizione pietrificante e dimenticato là per settimane è sopravvissuto alla lunga prigionia mangiando topi e varie specie di volatili più o meno commestibili, anche se tutto sommato sembra esserne uscito un fiore. Derek in questi episodi non ha ancora molto spazio ma comincia a delinearsi una figura molto più complessa, e nei limiti tragica.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Ignorato dal padre, disprezzato dalla sorellastra perché è un tonto e perché in quanto maschio ha sempre potuto fare tutto quello che a lei non era permesso (combattere e cavalcare), lasciato anche dalla madre, Derek non ha amici e passa le giornate a giocare coi soldatini di legno o a vagare per il castello in cerca di un po' di attenzione.
La sua fame di interazione lo porterà a fare amicizia col polipetto Slimy, una creatura trovata in una pozza di marea che prende la loro amicizia un po' troppo seriamente: diventato improvvisamente gigantesco (forse a causa di un liquido contenuto in anfore che Derek trova per caso dietro una nicchia che reca il simbolo del tesoro degli elfi, ma non ci è ancora dato modo di saperlo) assalta il castello uccidendo diverse guardie e il succitato duca per portarlo nella sua grotta, col rischio di ucciderlo.
Toccherà naturalmente a Bean salvarlo visto che Zøg è temporaneamente fuori uso: l'episodio permette di approfondire il loro rapporto e creare un legame tra i due che va oltre la rivalità e il disprezzo verso un fratello minore che è anche l'erede al trono.

Peccato che a questo giro Oona non compaia molto dopo essersi reinventata capo pirata, ma il suo personaggio ha avuto comunque sviluppi interessanti che due parole le meritano: Oona parte come tutto quello che avrebbe dovuto essere Bean nelle intenzioni di Zøg, è rimasta al suo posto per 15 anni come moglie e matrigna devota, ha dato al sovrano un erede maschio e ha fatto tutto quello che era in suo potere per farsi amare.
Come risultato si è presa per anni il biasimo della figliastra, è stata gettata via dal marito alla prima occasione e tutti nel regno hanno dato la colpa dei maleficio pietrificante a lei nonostante Bean vada in giro a dire da settimane che la vera responsabile è Dagmar.
Questo l'ha spinta a mandare tutto a cagare.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
La cosa divertente ma non troppo paradossale di questa trasformazione è che questa Oona che segue i suoi sogni di ragazza è quasi la copia in carta carbone di Bean: è una tipa supertosta che si droga, beve, ama le risse e la violenza ma ha anche un cuore buono e agisce per il bene di chi ama.
Nel momento esatto in cui questa narrazione trollina e disincantante va a distruggere il legame che Bean credeva di avere con la sua vera madre, insomma, scopriamo che la persona con cui la nostra principessa ha più sintonia è la sua matrigna, la quale non la considera più una testa calda ma qualcuno che addirittura vorrebbe portare con sé a fare scorribande per il mare.

*

Luci e Elfo hanno forse gli archi narrativi più frustranti e irritanti, ma fa tutto parte del contesto in cui si muove Disincanto, un contesto in cui si fa la propria ragion d'essere del trolling selvaggio e del metterlo continuamente in culo allo spettatore senza nemmeno la gentilezza della vasella.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
In Scala per l'inferno Luci sembra pronto a seguire la strada dei Pokèmon: evolve in demone di secondo livello e poi di quarto crescendo di qualche centimetro e guadagnandosi le agognate ali che gli consentono di caricarsi Bean e la buonanima di Elfo per defilarsi dall'Inferno. Ecco che però non appena tornati sulla Terra il gesto disinteressato e l'affetto per i suoi amici lo porta a perdere non solo gli upgrade ma anche l'immortalità. 
E' una scelta narrativa che non mi vede entusiasta ma non la bollo nemmeno come cacata: da un lato non è così scontato fare un turnover così sfacciato che con ogni probabilità scontenterà molti fan così de botto, dall'altro questi percorsi di redenzione a tempo record che trasformano il malvagio in uno tsunderino sarcastico mi rompono davvero i maroni. Continuo però a sperare in qualche rivelazione sconvolgente sull'identità di Luci, in futuro.
E spero anche di rivedere il Luci volante!
Nel frattempo accontentiamoci di vederlo diventare uno tsunderino barista che allunga i drink, fa battute cattivelle, gonfia i prezzi, salva i soldi degli elfi da Truffo in cambio di una piccola cresta per il lavoro e accudisce amorevolmente elfi malati in cambio dei loro averi. Cosa che si rivela un'altra scelta coraggiosa, a conti fatti, lasciare da parte il personaggio potenzialmente più simpatico della serie lasciando che siano Elfo e Bean a prendere in mano la situa in più occasioni.

Elfo dal canto suo ha un po' rotto il cazzo anche se personalmente apprezzo che finalmente non sia più identificato quasi esclusivamente dalla sua inquietante cotta a senso unico.
Dopo aver colpevolizzato Bean all'inferno per aver scelto sua madre e averlo costretto a lasciare il paradiso, dopo essere andato avanti per interi episodi a suon di atteggiamenti passivo-aggressivi, non pago rompe i coglioni anche a Kissandra, che dopo la sua partenza non l'ha aspettato struggendosi come evidentemente avrebbe dovuto fare mentre lui si faceva venire i bollori per le donne alte e l'ha data via come se non fosse sua come era suo pieno diritto fare.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Lei e Luci daranno vita a una breve ma intensa romance dal momento che lei (lo avevamo già visto nel corso della Parte 1) ha un debole per i bad boys e lui per le donnine disinibite.
Elfo ronzerà loro intorno in continuazione pretendendo non si sa cosa visto che a quanto pare Kissandra in quanto ex è un po' roba sua, ma come ci ha ormai abituati Disincanto le cose non andranno come ci si aspetta. 
Luci comincerà a provare qualcosa di serio per Kissandra, ma proprio mentre Elfo forse sta per capire l'antifona e farsi da parte come in quelle comedy del piffero in cui tutto si basa sui bro che devono darsi il permesso per frequentare le fighine altrui è lei a sganciare la bomba e a lasciare senza preavviso il demone tsunderino, perché anche lei (proprio come Oona) è arrivata a una realizzazione personale.
Basta storie con i Bad Boys.
Basta tresche in cui lei finisce con l'annullarsi.
Questa nuova Kissandra vuole solo pensare a se stessa e volersi bene. Brava Kissandra.

Elfo oltre che un'irritante incudine appesa alle palle risulta però anche il personaggio più ammantato di mistero alla fine di questa Parte 2: in particolare resta il segreto sull'identità di sua madre.
Lo show ci stuzzica e ce la mette in quel posto, come sempre.
Alla fine della Parte 1 avevamo visto Elfo e suo padre sul ponte di Elfwood intenti a parlare di sua madre: una carica di elfi terrorizzati all'arrivo dell'esercito di Dreamland spinge Elfo che fa cadere nel fiume un fazzoletto su cui dovrebbe esserci un ritratto della genitrice non elfica. La cosa sembrava averlo turbato molto ma in questa stagione non se ne fa più cenno. I due sembrano aver accantonato totalmente l'argomento anche a cose più tranquille, in quel di Elf Alley, quando il padre di Elfo confiderà al figlio solo che la madre sarebbe morta e che l'avrebbe uccisa lui.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
In 
I nostri corpi, i nostri elfi faremo poi la conoscenza di una certa regina degli Orchi che aiuterà Bean e Elfo a fuggire dal suo villaggio e a prendere i frutti necessari a curare l'epidemia che sta uccidendo gli elfi di Dreamland: a guardarla il colore della sua pelle è molto simile a quella di Elfo (si noti che altri elfi di colore verde non sembrano esistere), così come la forma delle narici. Anche il fatto che il nome Elfo la porti a rimuginare tra sé una volta che i due piccoli eroi prendono la via di casa dovrebbe risultare molto sospetto (unito al fetish che il padre di Elfo dice di avere per le donne alte), ma come sempre Disincanto si diverte a fare il trollino e qualcosa non quadra.
O lei è la madre di Elfo (e allora il padre mente perché dice di averla uccisa) o non lo è, e a questo punto potrebbe non essere neanche una troll e la forma del naso e il colore della pelle essere solo una presa in giro per far fare inutili seghini ai fan esagitati.
Cosa che a Groening piace molto.

misteri comunque non mancheranno alla fine di questa Parte 2: in cosa consiste il tesoro degli elfi? Che fine ha fatto Leavo? Cosa rappresenta l'occhio che si vede sia a Maru che a Dreamland e che sembra condurre nei meandri più oscuri del regno? Cosa sono le anfore trovate da Derek? Il carillon avrà una qualche importanza nel grande ordine delle cose? Dagmar è davvero sempre stata il mostro malvagio che vediamo?
E cos'è questa profezia che riguarda Bean e la salvezza del mondo?

*

Disincanto continua a brillare soprattutto sul fronte delle ambientazioni, che a questo giro non solo vanno ad arricchirsi ancora di più (si va da paesi esotici alle profondità infernali per passare ad ambienti sottomarini costellati di meduse luminescenti e catacombe inquietanti), ma diventano proprio parte integrante dell'intreccio: negli ultimi due episodi della Parte 2 è proprio la scoperta di un nuovo paese finora ignoto a mettere in discussione, ancora una volta, forse l'unico punto fermo rimasto in Disincanto.
La magia.

Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
In La principessa elettrica Elf Alley è attaccata da un drago, o per meglio dire da quello che inizialmente sembra un drago e che poi si rivela essere un marchingegno volante a vapore. Bean, messasi all'inseguimento della bestia sputafuoco insieme ai soldati del regno (che fanno in fretta a lasciarla indietro dal momento che è solo una femmina), troverà i resti della strana macchina e un sopravvissuto, un uomo di nome Sky Gunderson (la cui somiglianza con un certo personaggio di Futurama non sfuggirà al pubblico un pelo attendo dal momento che tra l'altro nella sua città natale lavora a Farnsworth Avenue). 
Portato di corsa a Dreamland, Sky verrà incarcerato con l'accusa di essere un uomo-drago nonostante continui ad affermare che la sua sia scienza (o "stienza" come la chiama Bean, presumibilmente una contrazione di steam-science, scienza del vapore). Affascinata da questa misteriosa stienza, Bean accetterà di aiutarlo ad evadere in cambio di un passaggio fino a casa sua, di modo che possa visitare un luogo che così, sulla fiducia, sembra una figata (non sa quanto).

Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Bean seguirà quindi Sky fino al meraviglioso paese di Steamland, uscito dritto dal sogno bagnato di un fanatico dello steampunk.
Steamland non è solo un luogo che spicca per la sua estetica così in contrasto con quanto visto finora da Bean e da noi spettatori (foreste incantate, profondità infernali, castelli medievali e se proprio ci si sentiva estrosi si piazzava a cazzo una piramide) o per il fatto che abbia introdotto l'esistenza della scienza (e quanto potrebbe ingolosire un paese apparentemente senza magia come Dreamland?) ma anche per la sua organizzazione sociale e politica.
Bean scopre infatti che a Steamland vige la parità tra i sessi.
Per tutta la vita la nostra principessa ribellina è stata zittita, sminuita e messa da parte nella gestione del regno in quanto donna: lo stesso è accaduto a Dagmar (in cerca di vendetta e rivalsa), a Oona (che ha preferito la fuga e la vita da pirata), a Bunty (la sorridente dama di compagnia di Bean, stremata dal lavoro e dai troppi figli e piena di rabbia repressa), persino a Kissy (che sta lavorando sodo per mettere se stessa al primo posto e per non essere più così compiacente con tutti). Ora Bean si ritrova davanti un posto in cui c'è addirittura un cavaliere donna in sella a un cavallo metallico.
Potrebbe portare a molte riflessioni interessanti per il futuro e il benessere del suo regno.

Ma non è tutto oro quello che luccica.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Bean scopre che la presenza di Sky a Dreamland faceva parte di un piano che mirava ad assassinare il re 
Zøg con l'ausilio di un'arma stientifica, una pistola. 
La principessa riesce a tornare a casa per avvertire il padre portando con sé la suddetta arma come prova del complotto. Ovviamente essendo una donna nessuno prende seriamente ciò che ha da dire: segue una colluttazione tra lei e sir Pendergast per toglierle di mano l'arma ma parte un colpo che colpisce Zøg al torace.

L'ultimo episodio, Stregoneria (Tiabeanie falls, che in inglese fa il paio con il titolo dell'ultimo episodio della Prima serie, Dreamland falls. Quindi boh, non si capisce il motivo del cambio di nome in italiano) riparte da dove l'abbiamo lasciato.
E manda di nuovo tutto lo status quo a fanculo.
Zøg è ferito e la sua assalitrice viene arrestata. Mentre Sorcerio si occupa di curare il re con la sua magia buona (quella che prevede piazzargli ratti vivi sulla ferita e toccargli la piaga con le mani sporche) il primo ministro Odval, in combutta con l'Arcidruidessa, svela una volta per tutte i suoi propositi malvagi di conquista, adoperandosi per far condannare a morte per stregoneria quel dito nel sedere della principessa e i suoi due amici e passare la corona nelle mani dell'ingenuo e malleabile principe Derek (di cui ha acquisito la tutela al momento del divorzio tra Oona e Zøg) prima ancora che il padre muoia.

Sembra davvero la fine per i nostri protagonisti (compreso Luci), senonché poco prima che le fiamme li raggiungano il terreno sotto ai loro piedi frana e i tre si ritrovano nei cunicoli sotterranei di Dreamland, dove appaiono, nell'ordine, tre colponi di scena:
1) Una pletora di bestioline orribili
2) La musica dell'inquietante carillon
3) L'immortale Dagmar
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)

IN CONCLUSIONE. . .

La seconda Parte di Disincanto conferma un paio di cose che non mi erano sfuggite alla fine della precedente recensione: che non si vuole fare il verso né a Game of Thrones (grazie a dio) né a nessuno dei precedenti lavori di Matt Groening e che ci troviamo davanti a una storia solida, magari non perfetta ma intelligente e pensata nel dettaglio.
Disincanto va seguito con una soglia dell'attenzione medio-alta se ci si vuole divertire a cogliere tutti i piccoli indizi e i dettagli microscopici disseminati qui e lì ma anche a volersi lasciare semplicemente trascinare dagli eventi quello che ci si ritrova davanti è un fantasy trollone intelligente e ironico che non si prende mai completamente sul serio ma va ad aumentare in complessità e mistero di episodio in episodio, prendendosi i suoi tempi e senza aver timore di arenarsi per un episodio o due, se serve allo scopo.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
1x01
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
1x04
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
1x04
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
1x17
Rispetto alla Parte 1 abbiamo colpi di scena davvero sconvolgenti e intriganti, misteri, l'idea che a questo punto non ci si possa davvero più fidare di nulla (neanche della magia), una sostanziale cupezza di fondo, la possibilità per i personaggi secondari di brillare e si è mandata a quel paese pure la ship Elfo/Bean (che oltre ad essere irritante e banale non sembrava andare da nessuna parte) in un modo assolutamente non forzato.

A livello tematico si avvertono con più forza rispetto agli episodi precedenti le difficoltà incontrate non solo da Bean in quanto principessa ribellina ma da tutti i personaggi femminili di Disincanto in virtù del loro sesso, ma senza quel piglio piagnone o didascalico che piace tanto ai prodotti più per adulti che vogliono far vedere quanto sono impegnati: le donne non se la passano benissimo in questo regno medievale (se sei donna e povera come Bunty è anche peggio del dover sposare chi non ami perché non hai neanche i mezzi per vendicarti o scappare e la tua vita trascorre all'insegna delle gravidanze e le umiliazioni). Nel corso della stagione vedremo Tiabeanie zittita a più riprese perché a corte alle donne non è permesso esprimere la propria opinione, salvata da battaglie che avrebbe potuto benissimo combattere da sola, corteggiata da uomini che disprezza, persino privata del frutto del suo lavoro intellettuale dal momento che le donne non possono scrivere drammi teatrali. Finora Bean (e in questo va a staccarsi dal cliché della ribellina tosta tosta) si è anche ritrovata a più riprese a chinare la testa per quieto vivere o senso del dovere ma il suo breve soggiorno a Steamland potrebbe averle donato una nuova consapevolezza in merito.
Vedremo come evolverà il suo personaggio.
Ma in generale più va avanti più Disincanto mostra il suo incredibile potenziale e mi ritrovo sempre più curiosa di vedere come andranno avanti le cose.
E se Bunty avrà la tanto agognata rivoluzione.
Recensione | Disincanto (Parte 2 - 2019)
Giudizio Finale: