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martedì 14 febbraio 2023

[Recensione] L'ABBAZIA DI NORTHANGER, di Jane Austen

Titolo originale:
 Northanger Abbey
Autore: Jane Austen
Traduzione: S. Fiorini
Edizione: Rusconi Libri
Pagine: 272
Anno: 2015

Premesse:
A dispetto della copertina in cui è difficile stabilire cosa sia peggio tra il castello photoshoppato con la motosega, la testa volante della Austen e la citazione tagliata a mezzo dal titolo, Rusconi confeziona un volume tutto sommato carino (preceduto da una bella introduzione di Sara Poledrelli) a prezzo contenuto.
In più la citazione con castello e testa volante rappresenta comunque un miglioramento rispetto alla copertina del 2008, dove Northanger Abbey nella testa del grafico o chi per lui è diventata Westminster, con tanto di Big Ben.
Tanto 'ste case da magnapudding so' tutte uguali.

Per lungo tempo Northanger Abbey viene erroneamente considerato il primo romanzo scritto da Jane Austen quando in realtà al momento della prima stesura nel 1798 l'autrice ha già dato alla luce Elinor e Marianne (Ragione e Sentimento, di cui si è già parlato su questi lidi) e First Impressions (che diventerà Orgoglio e Pregiudizio).
L'equivoco nasce dal fatto che Northanger Abbey è il primo romanzo che Jane Austen riesce a vendere a un editore: è la Crosby&Co. infatti ad acquistare il manoscritto nel 1803, per poi decidere di non darlo mai alle stampe. Questo avverrà solo dopo la morte della Austen, nel 1818, per decisione di suo fratello. Ora, le ragioni per cui una casa editrice decida di comprare un manoscritto di quella che all'epoca era una perfetta sconosciuta per poi tenerselo in un cassetto possono essere molteplici, non sempre intelligenti o razionali: in questo caso è probabile che, senza andare a infilarsi in chissà che gineprai complottisti, la Crosby&Co volesse solo tenere lontana dagli scaffali un'opera che perculava uno dei filoni più popolari (e remunerativi) del periodo, vale a dire la letteratura gotica. Nello specifico, il romanzo è la diretta parodia di uno dei "bestseller" dell'epoca, vale a dire I misteri di Udolpho di Ann Radcliffe (più volte citato nel testo).

Anche qui, proprio come accadeva in Ragione e Sentimento alla povera Marianne che per amore di un avvenente coglione da romanzo quasi ci aveva rimesso la ghirba, la Austen segue le vicissitudini di un'antieroina giovane, ingenua e sensibile che capirà a proprie spese quanti guai possa provocare l'abbandonarsi acriticamente alle letture d'evasione.
Di nuovo, esattamente come in Ragione e Sentimento la penna della Austen non si scaglia contro quella narrativa che oggi definiremmo di serie B (considerata anche all'epoca robetta da donne poco sveglie): va benissimo (per uomini e donne, ci dice la Austen) leggere il romanzetto d'amore o una tragica storia di intrigo e mistero ambientata tra le Alpi, purché la fantasia non vada a soppiantare quella moderata assennatezza che per la Austen è la chiave per la felicità.

*

DUE RIGHE DI TRAMA

Dramatization
Potremmo definire la giovane Catherine Morland una controeroina
, ovvero una protagonista a cui la natura non ha fornito alcuna caratteristica in grado di fare di lei un personaggio accattivante, dal punto di vista narrativo. 
Potremmo per certi aspetti paragonarla a quelle protagoniste di young adult che passano il tempo a fracassarci i maroni su quanto siano comuni, scialbe e assolutamente non amabili con quelle orribili poppe generose e l'immondo vitino da vespa, i grandi occhioni violargento e lo shatush naturale. Se non fosse che Catherine non è una ragazza proprio come noi, no, sul serio te lo ggiuro frate' quando in realtà è una fregna specialissima. Catherine è, né più né meno, la quintessenza dell'insignificanza.

Vive nei pressi di Fullerton, nel Wiltshire, un paesino di campagna abitato da una quarantina di famiglie: brava gente onesta che però non offre molte occasioni di mistero e fascino: niente orfani dai natali oscuri, nessun giovane interessante affidato alla tutela di Mr Morland, nessun antico maniero da esplorare o un danaroso baronetto su cui struggersi.
Solo passeggiate nel verde, cucito, qualche invito per il té.
Neanche la famiglia le dà la soddisfazione di un lutto, di problemi economici o di un bell'abuso parentale. Suo padre, un ecclesiastico che ha la gestione di due parrocchie ben avviate, non naviga nel denaro ma non è nemmeno indigente (non viene quindi a presentarsi l'assillo verso il matrimonio vantaggioso che in seguito toglierà il sonno alla signora Bennet: i giovani Morland, maschi o femmine che siano, possono sognare l'amore e scegliere la persona che più aggrada loro contando sull'amorevole consenso genitoriale). La madre è una donna pratica di buon senso e buon carattere, ma soprattutto dotata di una salute di ferro nonostante abbia scodellato la bellezza di 10 figli, di cui la sedicenne Catherine è la quartogenita.
Date le premesse poco incoraggianti, Catherine non può che difettare come eroina anche dal punto di vista caratteriale e del phisique du role: Catherine è appena passabile, quasi graziosa se le condizioni ambientali sono propizie, ma solo perché da bambina era un bidone dell'umido con le gambe; dotata di buon carattere e temperamento tranquillo che sfocia a più riprese nell'emotività, frutto di una vivace fantasia e dell'abuso di letture d'evasione. E' ingenua a causa della poca conoscenza delle cose del mondo, molto distratta, forse sciocca. Non ha nessuna attitudine per i racconti o gli scritti che richiedano una qualche riflessione, la musica, il ricamo e tutte le arti femminili.

Ma quando l'avventura chiama, anche una controeroina deve rispondere. 
E l'avventura si presenta nella forma di un invito a Bath (nota località termale dell'epoca) in compagnia di due cari amici della famiglia Morland, gli Allen: la giovane Miss Morland infatti, che è tanto cara alla coppia, rappresenterebbe una piacevole compagnia per la signora Allen e al tempo stesso potrebbe avere il suo primo assaggio di società e conoscere persone nuove.
I genitori non hanno nulla da obiettare.

L'esperienza a Bath dà il via a una catena di eventi che la porteranno a fare la conoscenza con una serie di pittoresche personalità: in primo luogo Henry Tilney, il nostro interesse amoroso, e sua sorella Eleanore, anche se la prima parte del romanzo verrà dominata soprattutto dalla figura di Isabel Thorpe, la figlia di una vecchia conoscenza di Miss Allen, con la quale Catherine stringerà immediatamente amicizia.
Dramatization: James e Isabel Thorpe
Anche Isabel, come Eleanore, ha un fratello, John Thorpe, che è anche intimo amico del fratello maggiore di Catherine, James.
John è quello che narrativamente parlando può definirsi un dito in culo e un accollo mastodontico: se Isabel è molto appassionata, magnetica, vivace ed esercita sulla nostra protagonista un'immediata simpatia, John le appare subito grezzo, volgare, uno spaccone che spinto com'è dal desiderio di far bella mostra di sé denigrando tutto ciò che lo circonda, si troverà persino a umiliare Catherine definendo la letteratura che tanto l'appassiona una roba da donne su cui non vale la pena perder tempo.
Mossa furba se il tuo scopo è tucciartela.
Comunque non c'è pericolo che questo avvenga dato che Catherine lo odia fin dal primo momento, è solo troppo socialmente impedita (e troppo affezionata alla sorella) per mandarcelo senza venir meno alle regole della buona cortesia.

Bisognerà aspettare un po' per vederla varcare finalmente la soglia di Northanger Abbey, la residenza padronale dei Tilney, su invito del padre di Eleanor e Henry che ha preso per qualche motivo in simpatia la giovinetta. Northanger è, come dice il nome, una vecchia abbazia convertita in residenza padronale, e questo non può far altro che far vibrare il senso di fan del brivido della nostra protagonista. Qui, in questo luogo dal nome così gotico, avrà finalmente inizio per Catherine un'avventura tutta intrigo e mistero.
Ma solo nella sua testa.

*

IMPRESSIONI SPARSE

Con Northanger Abbey ci si ritrova davanti forse il romanzo più divertente mai partorito dalla Austen: uno scritto giovanile fresco e vivace, un'esplosione di ironia e situazioni buffe e grottesche (messe in moto sì dall'ingenuità di una protagonista incapace di destreggiarsi in un mondo di persone falZe ma soprattutto dalla stupidità delle suddette persone falZe) che non ha mancato di farmi ridere di cuore a più riprese, invece di strapparmi i soliti sorrisi british a labbra strette.
Ma non dobbiamo commettere l'errore di credere che Jane Austen ci voglia far ridere a spese della povera Catherine: anche se ne sottolinea a più riprese gli errori di giudizio e l'indole sognatrice la voce narrante (una presenza molto ingombrante rispetto alla media austeniana: sorta di biografa di Catherine e al tempo stesso continuo memento del nostro ritrovarci di fronte a un'opera innocua, di fantasia, dove nessun animale è stato maltrattato per la sua realizzazione) non infierisce su di lei con un piglio da bullo. 
Il motivo è evidente, e ce lo spiega lei stessa:
"Se l'eroina di un romanzo non è sostenuta dall'eroina di un altro romanzo, da chi mai potrà aspettarsi protezione e rispetto? Non posso approvare un simile comportamento."

La Austen ha quindi molta cura della sua protagonista, la protegge, giosce del suo immancabile percorso di maturazione e ci tiene a ricordarci sempre (un leit motiv della prosa austeniana) che non è lei a risultare ridicola, ma il mondo che la circonda e le regole che lo guidano (regole che non a caso danno vita in questo romanzo a personaggi che diventano quasi maschere teatrali, individui tagliati con l'accetta). 
Catherine, è vero, pecca di eccessiva ingenuità ma solo perché è una persona generosa, di buon cuore e onesta. Tra l'altro non sarà l'unica a prendere delle discrete cantonate, con la differenza che lei lo farà in completa buonafede. E' inoltre una persona poco incline alla riflessione e allo studio, le sue uniche letture sono i romanzi drama-trash, ma la si può definire una ragazza sciocca?
Ok, non è esattamente la più sveglia della conigliata Morland ed è senza dubbio una tipa che ha bisogno degli spiegoni o di sbatterci il muso per capire l'ovvio (ma quanto questo avviene la sua reazione è talmente onesta e ). Ma la sua ingenuità è compensata da una viva immaginazione (che è una dote straordinaria, ci dice la Austen, purché non si esageri perdendo di vista la realtà) e da un discreto intuito. Catherine è poco istruita, salta spesso alle conclusioni sbagliate, ma non è una sciocca.
Nonostante tutti i suoi limiti intellettuali e le sue fantasticherie Catherine non è una Marianne che si abbandona ciecamente al sentimento amoroso: Henry Tilney le risulta subito amabile perché è un giovanotto quasi bello (non è un punto su cui si sofferma particolarmente, d'altronde anche lei è quasi graziosa), perché è divertente e sa metterla a suo agio, perché è gentile al punto da indulgere in lunghe conversazioni sulla mussola con la signora Allen. Tutte motivazioni razionali, giuste, che però la spingono a provare sentimenti d'amore prima che sia socialmente accettabile:
"Non è possibile appurare se prima di andare a letto, mentre beveva il suo vino caldo con acqua, Catherine abbia pensato a lui tanto da sognarlo durante la notte; ma spero che se ciò è avvenuto sia stato solo durante un sonno leggero o al massimo verso il mattino, perché se è vero, come ha affermato un famoso scrittore, che una fanciulla non può innamorarsi prima che il giovane le abbia dichiarato il proprio amore, deve essere estremamente sconveniente che una fanciulla sogni un uomo prima ancora di sapere se lui l'ha sognata."
Siamo a livelli di 
carineria diabetici
con questi due.

Tra l'altro anche Henry contravverrà alle buone norme sociali dell'epoca affermando di essersi innamorato di Catherine solo dopo aver preso atto dei sentimenti di lei. 
Quindi ama, ma solo dopo essersi sentito amato da una ragazza graziosa, onesta e di buon cuore, diventando in un certo senso "preda" dell'eroina (in contrapposizione alla fascinosa Isabel, che volendo irretire con l'astuzia uomini di estrazione sociale superiore al suo, quindi spinta solo da calcoli e interesse, se la piglia in saccoccia)

Naturalmente essendo Catherine quello che è, fa un grosso scivolone per una signorina accorta dell'epoca, ovvero non si premura immediatamente di sincerarsi dell'onorabilità della famiglia di lui e dell'ammontare delle sue ricchezze, ma a quello per fortuna pensa il suo amico, il signor Allen, che altrimenti mai le avrebbe permesso di frequentarlo.
Insomma, anche questa giovanissima Jane Austen ci fa notare come il sentimento sia bellissimo e l'amore sia il sale della vita, ma tutto questo deve andare per forza a scontrarsi con aride esigenze materiali.

A fare da controparte a Henry c'è John Thorpe.
John Thorpe è il Gaston di Bath: tutti giurano e sperticano che è il best compagnone da frequentare, l'anima della festa, un bravo guaglione e un ottimo amico, ma più lo si conosce più si capisce (e se ne accorge soprattutto Catherine, a dimostrazione che non è scema come ci vogliono far credere, che da lui subisce delle attenzioni a dir poco insistenti che arrivano a uno pseudo rapimento a bordo di un calessino) di avere davanti un coglione e un gigantesco dito nel culo oltre che un insopportabile accollo.
Catherine, dicevamo, è profondamente infastidita da questo buzzurro tagliato con l'accetta, e con buona ragione. Ovviamente però parliamo di Catherine, una persona giovane e inesperta della vita, poco abituata al lavorio intellettuale, che del suo giudizio non è che si fidi granché: quindi fino a una certa le prende pure il dubbio, ma magari sono io che non capisco perché sono solo una femmina e lui è simpa, magari è veramente una brava persona ed è divertente quando non mi prende per il culo perché leggo romanzetti del cazzo. Nel dubbio però lo evito perché la vita è breve e io non ho scritto Caritas in fronte.
Catherine paladina del ghosting.
Ti vogliamo bene.

Ma se Catherine ha le idee chiare e il senso di ragno che pizzica come si deve per quel che riguarda gli omini che incroceranno il suo cammino (persino quell'altro pezzo di merda del generale Tilney le causerà un'istintiva antipatia, nonostante i modi affabili e la squisita cortesia che le mostra almeno finché non scopre che è povera), con le donne la questione si fa più complicata. Con i personaggi femminili di questo romanzo infatti l'intuito di Catherine va in crisi, e nonostante gli indizi non le manchino sarà totalmente incapace di distinguere una sincera amicizia da un rapporto superficiale e falZo.
Parliamo ovviamente di Isabel Thorpe, la sorella di John.
Isabél in a nutshéll
Isabel è giovane, molto graziosa, dotata di fascino e di un forte magnetismo che rasenta la vera e propria paraculaggine che non manca di irretire Catherine ma soprattutto suo fratello James, un magnetismo frutto soprattutto della necessità: a differenza dei Morland infatti i Thorpe vessano in condizioni economiche precarie, cosa che rende la ricerca dell'amore una faccenda molto più pressante e meno legata ai sentimentalismi. Per Isabel è necessario, essendo una donna priva di mezzi e di dote, fare tutto quello che è in suo potere per ottenere un riscatto sociale, vale a dire trovare marito.
Nello specifico, un marito danaroso.
E' una missione che Isabel persegue con foga, sfoderando con sapienza tutte le proprie armi femminili a differenza dell'ingenua Catherine (che neanche comprende quelle astuzie, dando vita a dei siparietti memorabili): trova inizialmente il suo obiettivo in James, che rappresenterebbe il partito perfetto per un'eroina austeniana avendo una posizione sociale superiore alla sua, una rendita modesta ma sufficiente per vivere dignitosamente (ottenuta con la benedizione di genitori compiacenti a cui basta che i figli siano felici con la persona amata), un buon carattere, sentimenti sinceri, intenzioni nobili nei suoi confronti.
Insomma, un jackpot per chi sappia accontentarsi.
Ma Isabel non si accontenta, ovviamente.
Proprio a causa di questa eccessiva carenza di sentimento (esattamente come avveniva in Ragione e Sentimento, dove ci insegnano che è una pragmatica via di mezzo la chiave per l'autentica felicità) Isabel farà il passo più lungo della gamba, lasciando il promesso sposo per il miraggio di un'occasione più ghiotta, occasione fornitale dalle attenzioni galanti del bel Frederick Tilney, fratello maggiore di Henry ed Eleanore, una persona di mondo che a sposare una signora nessuno, per quanto graziosa, non ci pensa proprio.
E che volesse divertirsi con lei come piacevole trastullo vacanziero o semplicemente insegnarle quale fosse il suo posto nel mondo (non lo sapremo mai), Isabel (e solo lei) subirà le conseguenze del suo agire incauto e verrà punita per la propria tracotanza, perdendo sia la stima e l'amore di James che l'amicizia di Catherine.

John in quanto uomo ha la facoltà di comportarsi in modo aggressivo e arrogante, di dire cagate tutto il tempo e comportarsi in modo poco onorevole, di darsi ai vizi e agli eccessi, di ignorare bellamente i desideri della sua preda e risultare comunque un bravo ragazzo.
Frederick può divertirsi con Isabel, illuderla e portarla a rompere il fidanzamento con James per poi abbandonarla (di fatto rovinandola) senza dover nemmeno rendere conto delle sue azioni. Qualche animo troppo sensibile, tipo Catherine o la dolce Eleanore, potrebbe storcere il naso, ma a livello sociale non c'è nessuna conseguenza.
Dramatization: le priorità inglesi
secondo Jane Austen
Il generale Tilney avrà addirittura la facoltà, una volta appurato che le condizioni economiche della sua nuova amica non sono così floride come credeva, di cacciarla letteralmente via di casa nel bel mezzo della notte senza offrirle nemmeno un passaggio fino a casa (e se non fosse per la generosità di una mortificatissima Eleanore Catherine non avrebbe neppure di che pagare la carrozza).
Ma di nuovo, questo potrà indignare i genitori di Catherine, far soffrire la giovane, imbarazzare Eleanore e portare Henry a un'aperta ribellione verso il genitore spingendolo a dar voce ai propri sentimenti verso la nostra protagonista, ma a livello sociale l'onore è, ancora una volta, integro.

Il messaggio che arriva è chiaro.
Essere donne (nello specifico donne povere) è una colpa.
Una colpa che la società inglese del tempo non può perdonare, a meno che la giovane inglese in cerca di realizzazione personale non sottostia a rigidissime regole sociali, non si leghi alle persone giuste, non si destreggi con maestria nella sottile arte della dissimulazione (senza lasciarsi andare a commenti inappropriati come l'ammontare della rendita di tuo marito, dando a intendere che il tuo futuro suocero è un morto di fame) e soprattutto non osi troppo, cercando di volare troppo in là. Insomma, anche se è effettivamente una stronza non mi è così facile provare antipatia per Isabel come la provo invece per una Miss Bingley, che i soldi li ha e potrebbe anche toglierselo quel palo dal sedere per trovare sollievo, ogni tanto.

*

Al di là delle questioni sociali e delle ipocrisie borghesi, come abbiamo visto sempre impietosamente derise dalla nostra Jane Austen, L'Abbazia di Northanger è anche un finissimo esercizio metanarrativo.
Non solo perché a un certo punto, con l'arrivo di Catherine a casa Tilney e l'inizio della parte "mistery" (per modo di dire, visto che non c'è nessun mistero da risolvere), la storia si fa quasi romanzo nel romanzo, ma anche perché la Austen sia attraverso questa voce narrante così forte che tramite i suoi personaggi (nello specifico saranno i Tilney a guidare la nostra protagonista a riflettere sull'argomento) si interroga a più riprese sulla natura della narrativa e su cosa sia considerato degno di essere letto e amato.

- Cos'è un'eroina?
- Cosa vale la pena leggere?
- Bisogna vergognarsi della letteratura d'evasione?
La Austen su questo punto è categorica: non esiste personaggio che per quanto privo di attrattive non possa essere considerato un'eroina e che non possa vivere un'avventura grande o piccola, così come non esiste una letteratura che non valga la pena leggere, non esiste libro che ci si debba vergognare di aver apprezzato, o che per quanto sia apparentemente sciocco non meriti i nostri sospiri o il nostro affetto, e chi la pensa altrimenti vada a fare in culo.
O per dirla con le parole dell'autrice:
"Non adotterò quell'abitudine tanto poco diplomatica quanto meschina, così diffusa tra i romanzieri, di sminuire con la loro sprezzante censura proprio quelle pubblicazioni che loro stessi contribuiscono ad aumentare; essi si uniscono infatti ai loro più grandi avversari nel riversare gli epiteti più duri su tali opere e non permettono quasi mai che vengano lette dalla loro stessa eroina, la quale se per caso prende in mano un romanzo sicuramente ne sfoglierà le pagine insulse con disgusto. Ahimè! [...]
Lasciamo che i critici letterari sparlino a loro piacere di queste effusioni della fantasia e all'uscita di ogni nuovo romanzo esercitino i loro lieti motteggi sul ciarpame che fa gemere i torchi. Sebbene le nostre produzioni abbiano fornito piacere assai più vasto e costante di quanto non abbia fatto qualsivoglia altro genere letterario al mondo, nessun'altra composizione è stata mai altrettanto denigrata. Per superbia, ignoranza, moda, i nostri avversari sono quasi altrettanto numerosi dei nostri lettori."

Questo punto di vista è rappresentato, ovviamente, da un John Thorpe che durante uno dei primi incontri a scopo di conquista per farsi bello (una tattica brillante, tra parentesi) umilia Catherine per i suoi gusti letterari ridicoli. I misteri di Udolpho è monnezza che appartiene a un genere da cui lui, avendo altro da fare, si tiene ben alla larga.
Ne risulta ovviamente un dialogo delirante, come sempre accade quando un fesso qualunque parla con la convinzione dettata dalla mera arroganza di argomenti che non conosce:
- Udolpho è una boiata. Se proprio devo potrei leggere i romanzi di Ann Radcliffe, che mi dicono essere bravina e dotata di uno spirito ironico che potrei apprezzare.
- Ma Udolpho è di Ann Radcliffe
- Ah, sì. No, ma io intendevo un altro libro che ho letto, quello col vecchio sull'altalena che impara il latino, quello è una boiata.
- Io non l'ho letto quel libro quindi non saprei.
- Eh, ma tanto è una boiata

John Thorpe che dopo questi e altri
similari tentativi di corteggiamento
si domanda come mai Catherine
lo eviti come un prolasso anale.
Questo dialogo sulle brutte intenzioni la maleducazione si contrappone com'è giusto che sia alle posizioni del nostro eroe Henry Tilney, che al contrario di quanto non faccia il suo improbabile rivale in amore ammette di aver letto e apprezzato molti dei romanzi amati da Catherine.
"La persona, uomo o donna che sia, a cui non piaccia un buon romanzo, non può che essere incredibilmente stupida", aggiunge addirittura.

Ma allora via libera alla serie B?
Jane Austen vuol concludere che ogni genere letterario, da Ann Radcliffe a Hume, possiede la stessa identica dignità e i bacchettoni arroganti se ne debbano fare una ragione? Beh, sì ma con riserve. Il punto è che non c'è assolutamente nulla di male nell'appassionarsi alla letteratura d'evasione, o a non riuscire a staccare gli occhi da un Udolpho per l'emozione, purché non si perda la testa come Catherine e non li si prenda per più di quello che sono, ovvero mera letteratura d'evasione. Ben venga il desiderio di fantasticare, ben venga farsi venire i brividi al pensiero di dormire in una vecchia abbazia, ben venga persino appassionarsi ai romanzi di Jane Austen e farsi smuovere l'ormone da un Mr Darcy, purché la fantasia non soppianti la ragione e, anche se una bella fanciulla ignorante ha sempre il suo fascino, la propria cultura personale non inizi e finisca con la letteratura d'evasione. 
Insomma, "Per quanto le opere di Ann Radcliffe fossero affascinanti, e per quanto fossero affascinanti anche le opere dei suoi imitatori, forse non si doveva vedere in loro uno specchio della natura umana"Eh, forse.

*

IN CONCLUSIONE. . .

Northanger Abbey è un romanzo molto più fresco e vivace della media austeniana (così come era più fresca e vivace l'autrice quando l'ha scritto), più acerbo ma decisamente più spassoso delle sue opere più famose e apprezzate.
Non mancano le tematiche austeniane a cui tutti noi fan siamo affezionati: la difesa della letteratura d'evasione, il bisogno di contrarre a ogni costo un matrimonio vantaggioso (ma solo perché mancano le alternative di realizzazione personale per una donna dell'epoca), la spietata critica alla società e ai costumi contemporanei, una società mossa in larga parte dall'interesse, dall'ipocrisia, dal denaro e dal desiderio di prevaricare sull'inferiore. Un mondo in cui perseguire la propria felicità è una lotta.
Una battaglia impari, senza esclusione di colpi, non alla portata di tutte le romantiche signorine in cerca del lieto fine ma solo di chi sappia unire in perfetto equilibrio la ragione e il sentimento, la fantasia e il pragmatismo, la bontà d'animo spogliata di qualsiasi pericolosa ingenuità. 
E se Catherine e Eleanore (che resta sullo sfondo in quanto amica della protagonista pur avendo, lei sì, tutte le caratteristiche di una buona eroina classica, dall'attitudine al background tragico) nonostante gli errori, le ingenuità, i colpi di sfortuna alla fine non possono far altro che trionfare against all odds, Isabel, che guardacaso è la più povera delle tre ragazze che si muoveranno sul palcoscenico di Northanger Abbey, è l'unica che se la prende in saccoccia, che alla fine perde tutto senza poter ambire nemmeno a un percorso di crescita e redenzione. E pur trovando Catherine davvero deliziosa e augurandole tutto il bene del mondo, forse è a Isabel che alla fine va davvero la mia simpatia.

Giudizio finale:

venerdì 27 gennaio 2023

[Recensione] RAGIONE E SENTIMENTO, di Jane Austen

Recensione del romanzo Ragione e Sentimento, di Jane Austen
Titolo originale:
 Sense and Sensibility
Autore: Jane Austen 
Traduzione: L. Lamberti
Edizione: Einaudi
Pagine: 395
Anno: 2015

Jane Austen scrive la prima stesura di Ragione e Sentimento, al tempo Elinor and Marianne, tra il 1795 e il 1797 (quasi in parallelo con First Impressions, prima versione di quello che diventerà il masterpiece della produzione austeniana, Orgoglio e Pregiudizio): dopo aver accantonato l'iniziale forma epistolare e cambiato il titolo nella sua versione definitiva, già dal 1798 comincia a dar forma a Susan, stesura iniziale di Northanger Abbey, il primo romanzo acquistato da un editore (ma pubblicato solo postumo dal fratello dell'autrice, per ragioni non chiare) che proprio come Ragione e Sentimento mette al centro della narrazione un'eroina malguidata dalle letture.
Il contesto storichino, immancabile su questi lidi, è quello del moderno romanzo borghese, nato nel Settecento: espressione dell'ascesa della nuova classe (per l'appunto) borghese, aveva proprio nelle donne i principali fruitori e nel contenuto rifletteva il punto di vista, le aspirazioni e la condotta dei nuovi protagonisti di questo mutamento sociale (cosa che aveva anche uno scopo di legittimazione agli occhi della nobiltà: i borghesi diventano portatori di valori altri, consolidati attraverso il mezzo letterario, non legati al sangue ma alla morale cristiana e all'etica sociale, etica che spesso nel pratico sfociava nello sterile e ipocrita perbenismo - questo il principale bersaglio della penna della Austen). 
Nel pratico, insomma, il romanzo moderno non era solo uno sciocco e pruriginoso passatempo d'evasione ma aveva anche uno scopo educativo.

Detto questo e tornando a Jane Austen, se in Ragione e Sentimento Marianne cede (poi vedremo con che spontaneità) alla cieca passione per il bel Willoughby guidata da un'indole eccessivamente sentimentale creata proprio da un abuso acritico di letture romantiche, in Northanger Abbey quello che porta l'antieroina Catherine Morland (non a caso coetanea di Marianne e sempre non a caso come Marianne non particolarmente ricca in assennatezza) a scatenare un po' troppo la fantasia è l'abuso di letture appartenenti al genere gotico.
Non dobbiamo però pensare che il bersaglio della Austen sia il genere d'evasione: la sferzante ironia della Austen va a colpire le istituzioni, i costumi, le convenzioni sociali del tempo laddove si facciano ridicoli o ipocriti, ma la sua è soprattutto una critica contro l'eccesso. L'eccesso di cieco abbandono al sentimento e alla fantasia, certo, ma anche l'eccesso di Sense, ovvero di assennatezza, appello alla logica, educazione e obbedienza ai costumi sociali più che di ragione vera e propria.
Secondo Jane Austen, che vive e soprattutto scrive a cavallo tra Illuminismo (il trionfo del Sense) e Romanticismo (la rivalsa della Sensibility), è sbagliato parteggiare in via esclusiva per l'uno o per l'altro, esattamente come per il lettore sarebbe sbagliato chiedersi se l'autrice, tra le righe, parteggi per Elinor o per Marianne. 
Gli eccessi, vedremo, portano alla rovina.
Pure il manga hanno fatto, 
per il vostro diletto.
Rovina che per una donna dell'epoca equivaleva al non trovare un marito con un patrimonio dignitoso che consentisse alla giovane di acquisire non solo uno status rispettabile ma soprattutto la sicurezza economica.
Sognare troppo, come Marianne, è un gioco che a conti fatti non vale la candela e mette in condizione di abbandonarsi incautamente all'uomo sbagliato e di essere infelici. Pensare troppo, di contro, ed essere eccessivamente legati alle convenzioni borghesi magari mette al riparo dal ridicolo, o peggio, ma di contro fa apparire freddi e poco coinvolti portando ad allontanare da sé l'oggetto d'amore. 

Ci sono poche possibilità di trovare marito, figurarsi un buon marito, quindi (al contrario di quello che suggeriva la narrativa romantica all'epoca) Jane Austen non è che rinneghi l'amore (non arriva mai a quel livello di cinismo) ma ritiene sia molto più saggio per le sue eroine e per le sue lettrici affidarsi a un tiepido pragmatismo e, per dirla con un francesismo, giungere alla felicità pescando il primo merluzzo moderatamente danaroso e di buon carattere a tiro.
Arrivare al matrimonio ma con criterio.

Un messaggio portato avanti con la consueta e fresca ironia, affidato per ovvia necessità a due protagoniste, incarnazioni di queste opposte concezioni del mondo, di queste pulsioni che, come abbiamo visto, devono mantenersi in costante equilibrio. Elinor Dashwood, di 19 anni, la Ragione; sua sorella minore Marianne, 17 anni, il Sentimento.
Se Elinor è per necessità assennatezza, perspicacia e giudizio, incaricata com'è di fare da freno, a vantaggio di tutti, all'impulsività della madre, rimasta vedova e con una rendita modesta, Marianne (incoraggiata dalla suddetta madre) è passione senza freni, sensibile e irriflessiva in ogni cosa. Se Elinor è una talentuosa pittrice (attività che porta a osservare il mondo da fuori, a studiarlo e a portarlo fedelmente su carta), Marianne è una provetta musicista (laddove la musica è abbandono e trasporto) che spesso arriva a lasciare di punto in bianco conversazioni e persone amiche da lei considerate insulse e poco interessanti per sedersi al piano.
Se Elinor, insomma, è il prodotto delle rigide convenzioni sociali dell'epoca, Marianne, è resa irrimediabilmente romantica da un'intossicazione di letteratura d'evasione, talmente assuefatta all'amore passionale da avere ormai a noia la vita di tutti i giorni e da non poter considerare degno di amore qualcuno che, pur incredibilmente giovane e bello, non abbia quel lampo negli occhi, quel fuoco che denotano intelligenza e coraggio, che non riesca ad unire le qualità dell'innamorato e dell'intellettuale a un rapimento voluttuoso nei confronti dell'arteGià che c'è mentre passeggiano dovrebbe anche ficcarsi un rullo nel sedere e spianarle il sentiero dei rododendri.
Dice Marianne:
"Non potrei essere felice con un uomo i cui interessi non coincidessero coi miei. Quell'uomo dovrebbe avere le mie aspirazioni, leggere i miei stessi libri, gustare la mia musica. [...] Mamma, più conosco il mondo e più mi convinco che non incontrerò mai un uomo che potrei amare davvero. Pretendo troppo: dovrebbe avere tutte le virtù di Edward, e in più il fascino che deriva dall'aspetto e dalle maniere."
Per capirsi, Marianne è una di quelle che oggi produrrebbe meme del genere:
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Questa sorta di scetticismo romantico la porterà tempo due secondi, com'è ovvio, tra le braccia della prima figura giovane e maschia che entrerà nell'area del suo radar, ovvero Willoughby.
Durante una passeggiata lungo le colline che costeggiano la loro abitazione infatti, le tre sorelle Dashwood vengono sorprese da un violento acquazzone. Nello scapicollarsi in direzione di casa, Marianne fa un passo falso, scivola in terra e si torce una caviglia. Subito accorre un gentiluomo con un fucile e due cani (tale è l'impressione fatta sulla romantica Marianne nel momento del primo magico incontro con l'uomo del suo destino che questo è tutto quello che c'è dato modo di sapere inizialmente), che ritrovandosi proprio accanto a lei si affretta a prestare soccorso alla giovane e bella dama ferita. Presala in braccio la trasporta di peso fino a casa e non si ritiene soddisfatto finché ella non è al sicuro su una comoda poltrona.
Ricordiamo che questo è il momento dell'innamoramento di Marianne.
Un innamoramento che però, come vediamo, non nasce spontaneamente al momento di questo salvataggio provvidenziale (che è una scena da film, potremmo descriverla, qualcosa che sembra uscito dritto dritto dai romanzi rosa amati dalla giovane) come ci si aspetterebbe dall'incarnazione del Sentimento, ma si sviluppa dopo, in maniera artificiosa, e solo una volta appurati da Marianne dei presupposti che rendono Willoughby degno di essere considerato oggetto d'amore (dopodiché la diga erompe, perché Marianne *dopo* avvertirà il dovere di abbandonarsi alla passione rapidamente e con trasporto, di dare tutta se stessa all'uomo che ama - a differenza di quanto faccia Elinor, lei il messaggio lo manda da subito forte e chiaro).
 
Che succede, in pratica?
Un affascinante sconosciuto entra nel salotto di casa Dashwood portando tra le braccia la giovane e contusa Marianne: la scena non manca di destare una certa impressione sulla madre e la sorella, le quali: 
Dramatization: Marianne sta per realizzare
che quel fesso di Willoughby è fico
"balzarono in piedi stupite e, mentre gli occhi di entrambe erano fissi su di lui con evidente meraviglia e segreta ammirazione, egli si scusò per l'intrusione raccontandone il motivo in una maniera così aperta e simpatica che la sua persona, già di una bellezza non comune, ne acquistò ulteriore fascino. 
Anche se fosse stato vecchio, brutto e volgare, la signora Dashwood non gli avrebbe negato la propria gratitudine per un atto premuroso compiuto verso la figlia, ma l'influenza della giovinezza, della bellezza e dell'eleganza aumentò l'interesse per quel gesto e colpì dritto al cuore la signora."
In pratica la madre s'è arrapata prima di Marianne.
Solo a questo punto Marianne, superato lo spavento e l'imbarazzo iniziali ma soprattutto sulla scia dell'entusiasmo generale (quindi come già detto tutto parte dall'impressione fatta da Willoughby sugli altri), comincia fare delle considerazioni sul suo salvatore, in un crescendo che rasenta il delirio. 
Il giovane corrispondeva in tutto all'immagine che nella sua fantasia si era fatta dell'eroe di una bella storia, e in quel trasportarla a casa così, senza badare troppo alle forme, si notava una capacità di spirito tale da renderle ancor più gradito quel gesto [quindi anche lei, come sua madre, ha notato che è fico, in più è rapido d'azione come un vero maschio]
Ogni questione che lo riguardasse era affascinante. Il suo nome era bello, la sua casa si trovava nel nel loro villaggio preferito, e presto ella scoprì come fra tutti gli abiti maschili una giacca da cacciatore fosse il più seducente. La fantasia di Marianne era tutta presa.
In seguito (ovvero nel corso di una mattina) scopriamo che Willoughby non solo è bello e maschio con il giubbetto da cacciatore più sexy del Sussex ma ha anche gli stessi gusti di lei. Lui e Marianne, leggiamo, hanno le stesse opinioni su tutto, amano gli stessi libri (qui possiamo solo immaginarle le conversazioni intellettuali portate avanti da questi due), condividono la stessa passione per la musica. Ma, aggiunge la voce narrante, "se sorgeva un'obiezione non sopravviveva alla forza delle argomentazioni e allo splendore degli occhi di lei". In pratica fin dall'inizio di questa travolgente storia d'amore che Harry e Meghan levete proprio l'autrice cerca di lanciarci un forte segnale d'allarme: Willoughby più che uno spirito affine sembra da subito un paraculo che asseconda per interesse l'entusiasmo di un bel fighino passionale come Marianne.
Marianne, accecata dal Sentimento, non se ne avvede.
Elinor invece se ne accorge pure (o per meglio dire, sospetta che qualcosa non vada dal momento che non vede tracce esplicite di impegni sentimentali ufficiali tra i due, condizione imprescindibile per un impegno onorevole) ma, come sempre accade quando la logica cerca di far breccia nella fede cieca, non solo non riesce a far valere i suoi dubbi e le sue preoccupazioni ma è lei stessa a diventare oggetto di biasimo perché, secondo la prospettiva di Marianne è lei ad essere (per usare un francesismo) un frigido dito nel culo.

Anche Elinor infatti ha un corteggiatore, o qualcosa che gli somiglia.
Ragione e Sentimento
in a nutshell
E se l'oggetto d'amore di Marianne è un irresistibile spiantato sexy, col cavaliere di Elinor ci troviamo davanti a un personaggio totalmente diverso, e forse a confronto più insipido, perlomeno nelle descrizioni iniziali.
Ma questo, del resto, passa il convento.
*Sembra* infatti che ci sia della simpatia tra la maggiore delle sorelle Dashwood e tal Edward Ferrars, fratello di quella stronza di sua cognata, ma per affermarlo tocca fidarsi di quello che dicono Marianne e sua madre perché Elinor, ovviamente, non si espone.
Lo rispetta, certo, lo stima, si capisce, è un giovane assennato e di buona famiglia, non dubita nemmeno dei suoi sentimenti, ma finché non vede un anello lei le mani avanti non le mette e si rifiuta di dare un nome a sentimenti che, in assenza di corteggiamenti formali, non sta bene provare.

Edward è il primogenito di una famiglia molto facoltosa, ma il mettere o meno le mani su questa fantomatica fortuna dipende esclusivamente dalla volontà della volitiva madre. Non si distingue per meriti particolari: non è bello, è di buone maniere e discreta cultura ma troppo timido per risultare piacevole in una compagnia se non dopo un'approfondita conoscenza, o per perseguire una carriera in politica, destino che auspicherebbero per lui in famiglia. Le sue ambizioni invece sono concentrate verso sogni di tranquilla felicità domestica, o una carriera ecclesiastica.
Insomma, parrebbe perfetto per la razionale Elinor.
E invece no, perché, come scopriremo (e come scoprirà la stessa Elinor, che come al solito nasconderà sotto al tappeto il dolore dando l'impressione che tutto vada bene), Edward si rivelerà essere legato da anni a una certa Lucy Steele, una giovane molto graziosa ma priva di mezzi propri, di educazione, e di maniere che trasudano volgarità sotto la patina di cortese piaggeria. Difficilmente una persona di questa risma, principalmente perché povera, incontrerebbe i favori della futura suocera, ed ecco perché hanno dovuto fare le cose di nascosto.
Elinor, che non è priva di sentimenti così come Marianne non è priva di assennatezza (anche se il percorso di crescita di questo romanzo prevede che le due sorelle debbano arrivare a questa consapevolezza per prove, errori e tentativi), soffre.
Soffre ma non può abbandonarsi alla disperazione.
I rampolli della famiglia Ferrars:
Edward, Fanny
e il vanitoso Robert


Questo perché razionalmente non ha motivo di essere disperata: pur non dubitando dei sentimenti di Edward, e pienamente consapevole della stima e dell'affetto che prova per lui, di fatto non c'è nessun impegno formale tra loro
.
Paradossalmente è la stessa situazione sentimentalmente fumosa che viene a crearsi tra Willoughby e Marianne, la quale a differenza della sorella si sente impegnata eccome dal momento che dal suo punto di vista è proprio il sentimento a rendere l'impegno tra loro vincolante.
Lucy però è arrivata prima.
Elinor non può accampare alcun diritto.
Non solo. Intrappolata com'è in una gabbia d'assennatezza e convenzioni sociali borghesi Elinor tiene tutto dentro impedendo persino a chi le vuole bene di capire che qualcosa non va e sostenerla; non può mai replicare alle giocose impertinenze degli amici o alla cattiveria gratuita dei Ferrars, abbandonarsi a repliche argute né rispondere alle provocazioni portate avanti da Lucy, la quale col solo scopo di fare la pipì sul suo albero e ribadire con fare meschino i propri diritti sul giovane Ferrars elegge la "nuova amica" a confidente esclusiva delle sue pene d'amore segrete.

Di contro Marianne avverte sempre il dovere di alimentare ed esternare ciò che prova, purché ovviamente questi sentimenti assumano la forma più consona, ovvero dal suo punto di vista quella più passionale, tragicamente romantica e romanzesca. 
Ad un certo punto infatti Willoughby si congeda dai Dashwood, senza preavviso o spiegazioni che vadano oltre vaghe necessità di essere altrove. Non sa neanche quando tornerà. Marianne, ovviamente, è triste.
La differenza con la quieta e razionale tristezza di Elinor è abissale.
"Marianne si sarebbe considerata veramente imperdonabile se fosse riuscita a dormire la prima notte dopo l'addio di Willoughby. Se non si fosse alzata più bsognosa di riposo di quanto non lo fosse quand'era andata a letto, si sarebbe vergognata, la mattina dopo, di guardare in faccia gli altri membri della famiglia. Ma non corse il rischio d'incorrere nel disonore di una simile compostezza. Rimase sveglia tutta la notte e quasi sempre a piangere. Si alzò col mal di testa, era incapace di parlare e rifiutò di toccar cibo, addolorando di continuo la madre e le sorelle, e impedendo loro ogni tentativo di consolazione. La sua sensibilità era davvero grande!"
Le pacatissime reazioni di Marianne
Come sempre si preoccupa dell'impressione che farà sugli altri se non mostra di amare abbastanza e di non soffrire nel modo giusto.
Di nuovo, Marianne non è spontanea nelle sue esternazioni drammatiche ma fa quello che ci si aspetta dal personaggio.

E se reagisce con una tale calma dignità e classe a quello che credeva essere un temporaneo allontanamento dall'amato, il dolore e le privazioni sia mentali che fisiche con cui *tocca* si mortifichi alla scoperta che Willoughby ha tagliato i ponti con lei perché ha deciso di sposare una donna ricca per risollevare lo stato delle sue finanze (Willoughby infatti, scopriremo, era stato diseredato da una ricca parente dopo aver disonorato un'altra pirlina romantica) quasi la uccidono.
E nel caso fosse davvero morta, si renderà conto una volta scampato il pericolo, avrebbe potuto incolpare solo sé stessa: non Willoughby, che non biasimerà mai per quanto alla fine si riveli una persona gretta mossa solo dall'egoismo e dal perseguimento della propria felicità. Gli unici responsabili delle sfortune di Marianne sono l'eccesso di ingenuità e l'abbandono al Sentimento.

A questo punto Marianne finalmente toglie la testa dal sedere, si guarda intorno e scopre che toh, anche Elinor soffre.
Il giovane Ferrars infatti sembra perduto per sempre.
E che cambiamento dalla descrizione impietosa che di lui ci aveva fornito la Austen nei primi capitoli! Il giovane timido e passivo che conoscevamo ha lasciato il posto a un uomo deciso, che ha finalmente deciso di prendere in mano le redini della propria vita e di tener testa alla volitiva madre e alla sorella: messo alle strette dalla famiglia che gli chiede di rinunciare a un'unione indegna in favore di una fanciulla con una dote cospicua, Edward rinuncia ai suoi diritti di primogenito e all'eredità di famiglia in favore di Lucy.
A questo punto Elinor ci riflette su e pensa che sì, ora può chiamare quello che provava amore.
Buongiornissimo caffè a Elinor.
Proprio il coraggio e l'abnegazione mostrati dall'amata sorella maggiore (che non ha mai parlato dei propri sentimenti per non angosciare le più sensibili parenti) però diventano nel momento più disperato lo sprono di cui Marianne ha bisogno per attuare un lento ma inesorabile percorso di maturazione che la porterà non a inaridirsi, ma a trovare un equilibrio (dividendo a metà il tempo tra musica e istruzione e prendendosi più cura di sé). Insomma, Marianne si lascerà alle spalle gli eccessi di quel Sentimento che l'ha quasi portata alla rovina per poi trovare il suo lieto fine.
Ovvero l'immancabile matrimonio con il colonnello Brandon.

Il colonnello Brandon è una nuova conoscenza della famiglia Dashwood: un uomo maturo (ha ben 35 anni, praticamente una mummia, usa addirittura il panciotto di flanella per proteggersi dall'umido. E per quanto Marianne debba ficcarsi un calzino in bocca sulla questione età ok, il panciotto di flanella è effettivamente un po' antisesso), con una cospicua rendita, di indole sì generosa e sensibile ma anche riservata e schiva.
Un uomo inamabile secondo i canoni romantici di Marianne.
Willoughby, a cui Brandon sta sulle balle perché a differenza sua i soldi sa gestirli e sa tenerselo nei pantaloni, ovviamente le dà man forte in quella che diventerà un'antipatia del tutto ingiusta. Il colonnello Brandon si rivelerà ovviamente essere una persona non solo molto fidata e un amico leale, ma anche (per la gioia di Marianne, una volta ripresasi dalla delusione causata da Willoughby) molto romantica, in quanto ancora legato al ricordo di un amore del passato. Brandon è talmente legato a questo tragico ricordo che non solo non si è mai sposato all'età dei panciotti di flanella ma la sua infatuazione per Marianne nasce proprio a causa della somiglianza tra le due fanciulle, perlomeno nell'indole.

Deve passarne di acqua sotto i ponti perché Marianne accantoni le regole del Sentimento (secondo le quali avrebbe dovuto vivere per sempre in funzione del ricordo di un amore infelice - proprio come stava facendo Brandon. Come cantava Cesare Cremonini, Gli uomini e le donne sono uguali) e 
decida di accettare la mano di un uomo per il quale prova sentimenti che non vanno oltre la profonda stima e la viva amicizia.
Proprio i sentimenti per cui biasimava Elinor.
Insomma, alla fine del romanzo le parti sembrano rovesciarsi: la sorella razionale sposa il vero amore (abbandonato dalla cara Lucy che gli ha preferito il ricco fratello minore), la sorella emotiva trova una felicità concreta con un uomo soddisfacente e ragionevole. 
Il segreto della felicità insomma è perseguire l'amore con moderazione.
Il che non significa che chiunque si sposi per interesse sia infelice, a patto di esserne consapevoli: lo dimostrano Lucy e Robert, che se la cavano una crema ottenendo il patrimonio e il perdono della madre di lui - che rimarrà sempre relativamente fredda nei confronti di Edward e Elinor), mentre Willoughby invece, un passionale convinto di essere intelligente a preferire i soldi all'amore, la piglia in culo due volte. 
Intanto perde Marianne, che amava davvero.
In più a seguito del suo matrimonio con la ricca signorina Grey riceve dalla ricca zia l'eredità che credeva perduta, come premio per aver messo giudizio sposando una brava ragazza. In pratica se avesse scelto Marianne e si fosse comportato da persona decente Willoughby avrebbe avuto l'amore e i soldi della zia ricca. Pity.

IN CONCLUSIONE. . .

Ragione e Sentimento è un romanzo scorrevole costruito su dialoghi vivaci (anche se Elinor, per forza di cose, manca della fresca vivacità e della risposta pronta di una Elizabeth Bennet e in questo mi risulta un po' indigesta) e che dietro il piglio superficiale da commedia degli equivoci settecentesca indaga con arguzia la complessità dell'animo umano e si scaglia contro i costumi, gli interessi ma soprattutto le ipocrisie dell'epoca.
Ipocrisie che coinvolgono in egual misura entrambi i sessi.
Anzi, i più interessati a soldi e status sociale sembrano quasi essere i maschietti.
Leggero e divertente, quasi satirico, tocca di sponda diversi temi tragici senza mai indulgervi: a più riprese il comportamento incauto delle sorelle Dashwood (nello specifico quello di Marianne) potrebbe portarle alla completa rovina sociale delle malcapitate troppo leste nel donare il proprio cuore e ciocche di capelli al primo che passa, a invitare i giovanotti in casa propria quando la madre è assente, ad abbandonarsi con troppo trasporto e senza remore al sentimento in assenza di promesse ufficiali. 
Nel libro del resto ne vediamo proprio un esempio.
Dramatization: la gioia
dell'isolamento di Eliza
Si tratta di Eliza, la figlia adottiva del colonnello Brandon (figlia di suo fratello e del suo defunto amore), che come nelle migliori telenovele sudamericane
è rimasta incinta proprio a causa di Willoughby, che sembra avere per vizio quello di sedurre giovani ingenue in mezzo paese. 
Eliza è una presenza vaga e lontana, una tipa che boh, sta in campagna e forse aspetta di partorire, forse ha già partorito, non la vedremo mai più, chi se ne frega. E' un aneddoto impacciato raccontato ad Elinor dallo stesso Brandon (che ha tante qualità ma non quelle dell'oratore): e ringraziasse il cielo che almeno lei ha il sostegno di un parente ricco e non le è toccato morire per consuzione in galera come la madre.
I problemi economici toccano le Dashwood, ma da lontano.
La loro rendita non è faraonica, ma è dignitosa a patto di fare un po' di economie e un lontano parente (il simpatico e socievole sir John Middleton) ha affittato loro un cottage piccolo ma confortevole non lontano dalla propria casa padronale, e a un buon prezzo. Le ragazze sono giovani e carine, non hanno l'assillo di trovare un marito nell'immediato e possono guardarsi intorno senza angosce. Attorno, nonostante il comportamento delle ragazze non sia sempre irreprensibile e specie Marianne sia a più riprese un enorme dito nel culo, trovano solo amicizia, sostegno e simpatia. Sono gli altri ad essere biasimati e allontanati dalla cerchia sociale. 
Per poco, ovviamente.
Le colpe, per quanto gravi, sono facilmente perdonate, le parenti ricche arrivano come la fata madrina di Cenerentola a sistemare tutto, c'è sempre una parrocchia provvidenzialmente vacante dove mandare un amico in difficoltà che casualmente giusto il prete voleva fare. Nessuno dei presenti muore, la bellezza sfiorita può rinascere, il rancore di un parente volitivo non dura per sempre (basta mettere giudizio e chiedere scusa per finta). E va bene così: se volevo rompermi i coglioni con del ridicolo drama in costume mi guardavo Bridgerton.

Giudizio finale:

domenica 8 gennaio 2023

[Recensione] IL BIANCO E IL NERO, di Malorie Blackman

Titolo originale:
 Black & White
Autore: Malorie Blackman 
Traduzione: M. Proietti
Edizione: Rizzoli
Pagine: 437
Anno: 2001


Premessa:
Il titolo originale del romanzo era Noughts and Crosses: i termini, come spiega il signor Rizzoli o chi per lui e come si può intuire dalla copertina italiana qui a fianco, fanno riferimento al gioco del tris, dove i noughts sono i cerchi e i cross, ovviamente, le crocette.
La copertina italiana, dicevo, richiama pure a questi simboli. Peccato che poi nel racconto inspiegabilmente la traduzione per i due termini diventi nulli (in minuscolo nella nota dell'editore) e Cross (le persone di colore).
Pare il nome di una marca di jeans.

TRAMA

Nel mondo ucronico immaginato dalla Blackman sono state le genti africane a dominare la storia dell'umanità e ad assumere il ruolo predominante nei secoli. Nel corso della storia le genti di colore (i Cross), superiori sia dal punto di vista politico che tecnologico, hanno avuto gioco facile nell'assoggettare gli europei (i Noughts, o nulli che dir si voglia). Nel momento in cui la nostra storia ha luogo la schiavitù è stata ufficialmente abolita ma permane ancora una segregazione de facto per mantenere il controllo sugli inferiori, le teste bianche come vengono definite in senso spregiativo.

Cosa cambia, nel pratico, per chi legge?
Un ciufolo.
L'autrice, impegnata com'è a mettere in scena Romeo e Giulietta versione soap opera razziale, non ha proprio tempo di ragionare su quello che così com'è sembra un esercizio che le hanno dato al corso di scrittura creativa. Non si sforza un minimo di andare oltre il fatto che nel suo romanzo sia la "sua gente" (Malorie Blackman, la cosa non stupisce, infatti è una donna di colore) a detenere il potere, gente di colore che fa le stesse identiche cose che fanno i bianchi senza nessuna riflessione critica che non sia "non avevo mai fatto caso che in questo mondo non esistono i cerotti beige" (sic!) e "l'umanità fa schifo e chiunque sia al potere si comporta allo stesso modo cercando di prevaricare sul prossimo".
Ok, il pessimismo vende sempre e costa un tanto al chilo, ma al di là della banalità di fondo in qualche modo i cambiamenti storici e politici che hai abbozzato devono influire sulle modalità di controllo degli inferiori, cazzo. A livello storico chiunque sa che basta una persona messa nel posto giusto al momento giusto per determinare il corso degli eventi e tu hai messo a capo del mondo un'intera civiltà.
Scrivi del tuo quartierino se non sei buona a fare i background fantasy.

Comunque, i neri sono al potere.
I bianchi di conseguenza in questa illuminata visione ucronistica devono andare in scuole di serie B, non possono ambire a posizioni prestigiose, e se sono proprio con l'acqua alla gola come i nostri protagonisti e andare avanti con lo stipendio di un operaio e un'umile donna delle pulizie devono accontentarsi di vivere in 5 in una casa a due piani, mandare un solo figlio alla scuola dei bianchi e mangiare la pasta col ragù solo la domenica. 
Whoa, mama.
Il background, insomma, è di una sciatteria rara.
Le persone di colore hanno nomi inglesi (con qualche tocco mediorientale che fa fine), ebraici (Jude, David) e legati alla mitologia greca (Minerva, Persefone). Non si esce mai dalle vicende di quei cretini dei protagonisti, nonostante a un certo punto vogliano pure buttarla in politica con le lotte terrorisiche allo status quo, anche perché l'autrice evidentemente non è in grado di gestirle. Non si fa mai cenno a cose che sarebbero interessanti, nonché plausibili, come la presenza di scontri interni ai Cross, magari delle dinamiche di classe tra neri ricchi e neri poveri, a meno che nella testa della Blackman tutti i neri vivono a Downton Abbey, e allora cosa vuoi litigare?
Escludendo i neri benestanti nel college esclusivo in cui va la protagonista che aspettano che la vecchia generazione di matusa tiri le cuoia per cambiare il mondo a suon di (spoiler: inutili, dal momento che resteranno figurine sullo sfondo nel corso dell'ennesimo flusso di coscienza noioso di questa svampita) sit in e petizioni. Però al tempo stesso i terroristi che vogliono rovesciare il governo con la violenza sembrano un gruppo di scemi riunitisi per sbaglio, quindi alla fine la Blackman che linea politica vuole seguire per il suo mondo?
Boh, chi se ne frega, facciamo limonare i protagonisti sulla spiaggia invece.

L'autrice non si prende nemmeno la briga di creare un qualcosa di coerente dal punto di vista spazio temporale: nelle prime pagine sembra un episodio di Downton Abbey (ma persino lì c'erano persone bianche che servivano in cucina e pulivano i cessi, perché esistono fasce privilegiate e povere anche all'interno della stessa etnia, non è che tutte le persone nere si vogliono bene e fanno squadra perché hanno lo stesso pantone), col villino elegante di campagna, le signore che prendono il té, il capofamiglia che dispensa ceffoni educativi alla moglie e alle figlie, così crescono sane. 

Poi 3 o 4 anni dopo pare il dopoguerra americano: i bianchi subiscono processi farsa e vengono impiccati, 4 ragazzi bianchi riescono a superare il test per frequentare la scuola dei neri tra le proteste degli studenti per bene mentre questi devono essere scortati dentro dalle forze dell'ordine (uhmmmm, il mio senso di deja vu pizzica). 
Dopo 10 pagine la protagonista scrive un compito di scuola al computer
Io boh.

E' un mondo in cui tra l'altro dal punto di vista geopolitico la Pangea non si è mai divisa nei continenti che conosciamo, ma il fatto di avere di fronte un mondo senza difese naturali nette e senza grosse distanze a separare popoli e nazioni non ha portato ad altro che a una vaga e lontana Comunità Economica Pangeana, un mix delle mansioni più inutili della comunità europea e delle Nazioni Unite che, come tutte le cose un pelo serie buttate in questo romanzo, l'autrice non sa gestire. Questo ente viene nominato una volta per sbaglio, e solo per giustificare il fatto che al protagonista verrà concesso di frequentare la stessa scuola della tipella ricca nonostante la ferma opposizione delle autorità locali.
Ed è subito Descendants.

In questo delirio concepito con il culo si muovono come marionette i protagonisti, la Cross Sephy/Persefone Hadley figlia del primo ministro Kamal Hadley e il Nought Callum McGregor.  
Callum è il figlio di Meggie, assunta da Jasmine, la madre di Sephy, come bambinaia, e a questo punto è memorabile il flashback in cui Callum ricorda che quando Sephy era neonata e sua madre lavorava per gli Hadley lui a volte la prendeva in braccio e le faceva il bagno.

1. Che cringe
2. Posso capire che potesse tenerla in braccio, ma questi due hanno un anno e mezzo di differenza, come la sollevava una neonata per farle il bagno un bambino di un paio d'anni?

I due sono cresciuti insieme, ignari di quali siano i rispettivi posti nel mondo (nella casa del politico razzista, molto credibile) fino al giorno in cui Meggie viene licenziata in tronco per non aver coperto una tresca della madre di Sephy di fronte al marito.
Una tresca che, dicono in seguito, lei avrebbe iniziato non per amore di questo tizio che non ha nemmeno un nome, chi se ne frega (d'altronde muore nel vuoto anche la sottotrama del marito che in stile Sentieri avrebbe un altro figlio, avuto con la sua amante X, che la moglie non ha mai voluto crescere come suo), ma per ingelosire il marito fedifrago e cercare di rimettere insieme i pezzi del loro matrimonio in crisi.

1. Che cringe
2. Complimenti faina, che piano geniale.
3. Se il tuo scopo è farlo ingelosire perché non ti vuoi far beccare? 
4. E se invece non vuoi farti beccare perché non dici alla tua domestica OH, COPRIMI invece di dare per scontato che lei ti legga nel pensiero e si inventi una scusa a caso su due piedi con tuo marito?

Misteri che resteranno sepolti nel cervello della Blackman.
A questo punto la famiglia di Callum viene allontanata da casa Hadley e costretta a vivere nel tugurio di due piani e a mangiare il ragù solo la domenica, riuscendo a far quadrare i conti con una figlia mentalmente instabile, Lynette, un figlio maggiore testa di merda che non si sa cosa faccia a parte incazzarsi con chiunque (non importa se bianco o nero, in questo è molto democratico), Jude, e con la retta della Heathcroft High, scuola per bianchi in cui riesce a farsi ammettere il nostro protagonista. Però la Blackman cerca di farci capire in tutti i modi quanto loro siano poveri perché Callum deve andare a scuola con una calcolatrice di seconda mano e a casa loro si bene solo latte e acqua invece del succo d'arancia che abbonda a casa di Sephy, con cui è rimasto in buoni rapporti e con cui si incontra in segreto sulla spiaggia.
Oliver Twist ti devi proprio levare dal cazzo.

Seguono cliché figli delle commedie scolastiche e dei manga anni '90 in cui Callum è il ragazzo in gamba che a causa dei pregiudizi subisce le angherie di professori e studenti, che non vedono l'ora di veder fallire questo muso bianco, mentre Sephy comincia a rendersi conto che nel mondo esiste il razzismo. Se ne accorgerà soprattutto nel momento in cui verrà pestata nel bagno da tre coetanee che vogliono punirla per aver cercato di fare conversazione coi bianchi a mensa. 

1. La figlia del primo ministro.
2. Pestata nei cessi di scuola.
3. Nessuno pianta un casino e fa saltare qualche testa. Al limite lei piange sul letto come una principessa Disney domandandosi come mai sia accaduto tutto questo (ti capisco, sorella, nulla di tutto quello che ho letto finora ha un senso) mentre la sorella pretende di sapere chi è stato perché altrimenti potrebbero pensare di poter fare lo stesso con lei e non la si fa a Minnie. Diglielo, girl!

Dramatization: bulle abbronzate
Non è per nulla strano tra l'altro che finché non la pestano nel cesso Sephy sia così inconsapevole del mondo che la circonda da non farsi nemmeno venire un sospetto sul fatto che le cose in quel mondo non siano proprio tutte ok. Non le suona un campanello quando la famiglia del suo amico d'infanzia viene mandata via di casa di punto in bianco, né quando il suo autista di lunga data viene improvvisamente sostituito il giorno dopo aver acconsentito a un suo capriccio facendola fermare lontano da scuola per non farsi prendere in giro dagli altri amici ricchi.
O quando le domestiche tremano all'arrivo di suo padre.
E' tutto normale.
Persino dopo questo incidente nei bagni fatica a capire la realtà che la circonda. O la realtà in generale, ma è comprensibile essendo tutto questo razzismo contro i bianchi così sfumato e ben costruito. In effetti, chi non riterrebbe logico e rispettoso presentarsi a un funerale di bianchi con un vestito firmato che costa come la casa a due piani dei protagonisti? E' un vestito che la mamma le fa mettere solo nelle occasioni speciali e quando lo decide lei, e lei se lo è messo senza permesso, è un atto di ribellione della rich girl che i bianchi in lutto dovrebbero apprezzare.
Nemmeno Callum mi capisce, pensa disperata.
Sai com'è, sarebbe il funerale di sua sorella, magari ha altro a cui pensare.

Il senso di tutta la parte scolastica a parte che l'autrice ha visto troppe volte Mean Girls, Legally Blonde e Ragazze a Beverly Hills senza capirli? Non pervenuto a parte dare un pretesto forzato per far allontanare di botto questi BFF, visto che tempo 100 pagine e Callum da studente brillante desideroso di costruirsi un futuro per quanto sia dura per un Nought all'ennesima umiliazione subita sbatte la porta del preside e se ne va perché sticazzi, fanculo tutto, pure la retta e la calcolatrice di seconda mano, che tanto era brutta, pagate dai miei. A sto punto con quei soldi ti potevi comprare il succo d'arancia visto che pare il tuo più grande rimpianto da povero.
Di sicuro non è la carne visto che vi fate il ragù settimanale.

Mentre Sephy piange per la sua vita triste da ragazza ricca e sensibile con un padre assente che pensa solo alla sua carriera politica, una madre alcolizzata e una sorella maggiore sarcastica, a casa di Callum si scatena il drama: la sorella Lynette infatti durante uno dei suoi deliri in cui è convinta di essere una bellissima ragazza di colore, riacquista il senno nel momento in cui Jude le tira un ceffone memorabile.
A quel punto il padre tira un ceffone a lui.
In questo libro i personaggi si comunicano i sentimenti a sberle.

Dopo aver espletato la dose quotidiana di spatafloni si mette a raccontare la storia di Lynette, che 3 anni prima, lo stesso giorno in cui la famiglia di Callum era stata mandata via da casa di Sephy, era stata aggredita da un gruppo di bianchi che l'aveva vista passeggiare per strada insieme al suo ragazzo di colore. Lei finita in ospedale, la famiglia di lui trasferita chissà dove e chissà quando (la Blackman non ci fa la cortesia di dire qualcosa in merito, tanto la storia di Lynette è solo l'ennesimo pretesto per aggiungere drama alla vita di Callum, che finora è stato messo in punizione e non può bere il succo d'arancia.
Un po' poco per provare empatia.
Viene da chiedersi perché questo cretino la storia non l'abbia raccontata prima (o perché non la sapessero già visto che ci saranno un paio d'anni di differenza tra lei e i fratelli. Dov'erano mentre questa usciva col ragazzo nero e passava le settimane in ospedale per le percosse?), soprattutto visto quanto risentimento stava accumulando quella polveriera di Jude verso la sorella, ritenuta solo una che se la credeva troppo per mescolarsi con quei poveri bianchi dei suoi parenti. Ma perché cercare la logica in questo delirio quando dopo addirittura si riesce a volare ancora più in alto?
Dramatization: la morte di Lynette
Lynette infatti, ormai riacquisito il senno per la magia dei ceffoni nel muso, dopo 3 anni trascorsi murata in casa va a fare una passeggiata senza che a nessuno venga in mente di accompagnarla, e come noi lettori svegli avevamo già intuito da mo' la ragazza si suicida buttandosi sotto a un bus.
La notizia viene data loro da un poliziotto che dà mostra di un insolito tatto, vista la situazione.
Il padre e Jude come ovvia reazione alla morte della figlia, che era stata pestata da dei BIANCHI stronzi, ribadiamolo, dichiarano guerra ai NERI unendosi a un fantomatico fronte di liberazione terrorista di cui fino a quel momento non avevamo mai sentito parlare. Anche perché quando li conosceremo meglio si riveleranno un branco di imbecilli che si tengono tra gli alti ranghi una spia del governo.
Cioè, ADESSO ti unisci ai terroristi?
Per vendicare una figlia picchiata da bifolchi bianchi?
Per quale strana concatenazione di causa-effetto, nomineddio?

Comunque... La prima azione terroristica che vediamo compiere a questi scemi è far saltare in aria non un palazzo governativo o la macchina di un politico, ma un centro commerciale: fortuna che sono così scemi da non saper pianificare nulla in segreto, così Callum può venire a conoscenza dei loro piani, e sapendo che Sephy si trova, guarda un po' il caso, proprio lì perché alla madre è venuta un'irrefrenabile voglia di shopping riesce a portarla via un secondo prima dell'esplosione.
Jude, che ha fisicamente piazzato la bomba, è il più sconvolto di tutti quando sente al telegiornale la notizia dell'esplosione perché il padre gli aveva detto che i terroristi avrebbero chiamato un'ora prima dell'esplosione per far evacuare la gente. La madre è talmente sconvolta per questo atto di violenza che tira un ceffone al padre, rompendosi un dito (sic!)

Dramatization: Callum e Sephy sbalzati
via dall'esplosione del centro commerciale
per il rotto della cuffia
1. Jude forse pensava di aver preso parte a un book club invece che a un gruppo di terroristi.
2. Proprio a Jude che è quello più incazzato di tutto il libro e che ha preso a ceffoni pure la sorella 10 pagine prima dai gli scrupoli morali adesso?
3. Ma nessuno si pone il problema che in quel centro commerciale sicuramente lavoravano (oppure erano lì a trascorrere qualche ora spensierata) anche dei bianchi e che far esplodere una bomba alla ndo cojo cojo avrebbe potuto produrre un effetto boomerang all'interno della propria comunità e far perdere ai terroristi il consenso interno in un periodo in cui di nuovi membri c'è bisogno come il pane?
Spoiler: no, perché tanto l'autrice è una cazzona.

All'ospedale, Meggie e i ragazzi scoprono che il governo ha deciso di schedare le persone che vengono a richiedere cure mediche, dal momento che le strutture ospedaliere ricevono fondi in base alla gente che usufruisce dei loro servizi e vogliono evitare frodi fiscali.
Fin qui va bene, ci posso anche stare, se non fosse che la solerte infermierina che mette al corrente i nostri eroi aggiunge, visto che Meggie ha dimenticato a casa i documenti avendo un po' di premura, che in alternativa DUE testimoni possono lasciare i documenti in vece del malato. Ma se lo scopo è evitare le frodi e quantificare i pazienti che arrivano perché per ogni paziente ti devi prendere i documenti di DUE testimoni? A quel punto visto che non stai morendo e tuo figlio ha appena fatto saltare un centro commerciale la reazione più sensata sarebbe dire "ok, vado a casa e mi stecco il dito con due bastoncini dei ghiaccioli e un po' di scotch".
Una reazione normale secondo la Blackman:
👇
Dramatization:
Meggie in pronto soccorso
"Ma poi se io torno con i miei documenti che fine fanno i documenti e le impronte digitali che prendete ai miei figli?"
"Li cancelliamo."
"Sicura?"
"Sì"
"Me lo giuri?"
"Tranquilla, giurin giurella."
"Oh io domani vengo con i documenti e tu mi devi promettere che cancelli le impronte digitali di mio figlio, specie quello più grande con le mani che ancora puzzano di centro commerciale ma che non c'entra assolutamente niente con l'attentato di 5 minuti fa."
"Te dico fidate."
"Okay."

Un comportamento per nulla sospetto.
Stranissimo infatti che due giorni dopo gli piombino in casa i federali coi fumogeni (prima ancora di assicurarsi che in casa ci siano tutti i membri della famiglia di bombaroli) per arrestare il padre ma soprattutto il fratello, di cui hanno trovato le impronte digitali.
Jude però è desaparecido.
Come? Perché? Qualcuno lo ha avvisato?
E perché se hanno avvisato lui non si è tolto di culo pure il padre?
Perché la Blackman a questo punto ha visto Rainman e così de botto senza senso ha deciso di trasformare il suo romanzo distopico in un drama giudiziario, dove c'è il condannato a morte innoziente, l'avvocato improbabile che cerca di far trionfare la giustizia, la famiglia sfasciata dal fatto che la giustizia non è di questo mondo, con la grazia ricevuta all'ultimo secondo (salvo poi ritrovarci il padre di Callum che si va a schiantare contro la rete elettrificata del carcere perché meglio la morte dell'ergastolo - cazzo sto libro è diventato i Looney Toons). Callum nel frattempo viene sospeso da scuola in attesa che si faccia chiarezza sulla vicenda: però è lui a decidere di andarsene in realtà, perché quel posto non faceva per lui, ora se ne rende conto.
Eh certo, meglio entrare nella cellula terroristica dei minchioni.

Nel frattempo anche Sephy decide di cambiare scuola e allontanarsi dalla sua vita infelice, dai genitori che si odiano e non mostrano affetto nei confronti delle figlie, da un padre emozionalmente stitico e da una madre alcolizzata che le ha trasmesso un certo gusto per il sidro, da una sorella stronza, e dall'abbondanza di succo d'arancia nel frigo.
Soprattutto vuole allontanarsi da Callum, che non la capisce. Però gli scrive una lettera (fatta recapitare di nascosto da una cameriera fidata - che non ha imparato la lezione dell'autista, pare) per chiedergli di fuggire insieme a lei, lontano. Ma lontano dove che c'è un solo continente?
Vabbè, tanto Callum non si presenta.
Sephy è trista.

In questa nuova scuola, il collegio Chivers, vedremo che Sephy animata dallo spirito di Martin Luther King (o qualunque sia la sua controparte bianca in questo mondo così sapientemente descritto dove o sono i neri a fare i sit in per te o devi piazzare le bombe, senza via di mezzo): improvvisamente da tizia che va a parlare con i bianchi a mensa e che mette i vestiti firmati ai funerali dei poveri che era vuole fare l'avvocato però solo dei casi che le fanno simpatia, si fa delle nuove amicizie e frequenta gruppi di ricchi borghesi illuminati che vogliono rendere i bianchi degli elfi liberi.
Passerà così due anni spensierati.
Sostanzialmente perché riesce a farsi ospitare dalle amiche dalle vacanze e a non tornare a casa. Anche il suo problema con l'alcool viene superato in due notti di sudarella e tremori lontano, come un raffreddore.

Callum nel frattempo ci tiene informati su quanto sia diventato cattivo e indurito dalla vita con i suoi nuovi compagni terroristi (compresa una tipa arrapatissima di nome Leila raccattata a uno Starbucks dopo averla vista pestare a sangue un gruppo di neri volgari come una Tifa Lockhart inglese, ma lui è troppo uomo e non cede alle lusinghe diaboliche della figa), e quante cose malvagie abbia fatto in quei due anni, anche e soprattutto ai danni delle tre bitches che tempo addietro avevano pestato Sephy nel cesso.
La Blackman ci tiene a farci vedere quanto sia diventato uomo:

Dramatization:
Callum ora è un vero maschio, non 
la guarda più la spiaggia mendicando
bacini alla migliore amica.
"Il Callum McGregor che amava sedersi sulla spiaggia a contemplare il tramonto non esiste più. Era stato portato via, e sostituito col me stesso di oggi. Un cambio svantaggioso ma inevitabile."

E due pagine dopo:
"Portatemi via prima che io crolli e diventi pazzo per tutte le brutte cose che ho fatto da quando mi sono separato da lei."

E' arrivato Arthur Morgan, è arrivato.

Peccato che quali siano di preciso queste fantomatiche brutte cose ai danni degli innozienti che lo hanno portato sul baratro della follia e mamma aiutami come sono uomo maledetto e indurito dalla vita ora, questo novello Raskòl'nikov, non lo sapremo mai, un po' perché alla Blackman manca la fantasia e un po' perché, come ci dice lo stesso Callum, la sua cellula si occupa di logistica.

Quindi è logico che debbano essere loro a organizzare a caso il rapimento di Sephy, per spingere il padre ad acconsentire a delle richieste che onestamente non ricordo.
Qualcosa di stupido probabilmente.
Lui che è uno che non guarda più in faccia nessuno accetta, le manda una lettera in cui le dà appuntamento sulla spiaggia come facevano quando era dolce e sensibile, e la fa catturare dai suoi sodali. Poi una volta rinchiusa in cella un po' la tratta male, un po' la minaccia, un po' tratta male Leila che continua a provarci e arruffa le penne davanti alla rivale nera ricca, un po' le taglia un dito per macchiare di sangue una sua maglia e mostrare al padre che sono bimbi grandi e fanno sul serio, e un po' la tromba, due paragrafi dopo che questa era piegata in due dal dolore e piangeva disperata perché Jude, memore delle proprietà mediche e affettive dei cazzotti, le ha tirato un pugno nello stomaco poderoso come regalo di benvenuto. 
Quale momento migliore per inserirci la scena limone?

La figa risveglia l'umanità di Callum.
Un po' come il bacio del principe ne La bella addormentata.
Quando immediatamente dopo aver consumato (sarebbe stato scortese disturbare dopo che la Blackman ci aveva messo tanto impegno a creare una tensione litigarello-razziale di anni tra i due) entrano nella cella suo fratello e un tipo di nome David avvisandolo che qualcuno li ha traditi e il piano è fallito, Jude è pronto a incolpare quello che non è mai uscito da lì perché si scopa la donna nera, forse ritenendo che suo fratello grazie alla figa abbia acquisito qualche potere psichico che lo mette in contatto diretto col governo. 
Segue una zuffa tra gorilla.
Vince Callum che ha dalla sua il power up della figa.
Mentre questi due scimpanzé se le danno di santa ragione Sephy scappa nel bosco perché sono tutti così sconvolti per la storia del tradimento che nessuno dei superstiti ha pensato a chiudere a chiave una porta, per poi seminare tutti come un fottuto centometrista. Callum ovviamente la trova, bacini bacetti, la aiuta a trovare la strada di casa. Lei ricambia rivelandogli l'identità della spia che lavora per suo padre e che ha raggiunto il grado di secondo in comando all'interno della cellula di terroristi minchioni: un tipo che aveva visto per caso una notte di 5 anni prima e che da allora non ha mai cambiato taglio di capelli o scarpe.
Succede quando un autore è totalmente incapace di descrivere le persone e può solo far notare al lettore che ha il codino biondo, tipo cattivo di Karate Kid.

Ma il drama non è finito.
Sephy torna a casa e scopre di essere incinta.
Valuta le sue opzioni. Ha 15 anni, non ha mezzi propri o un'istruzione che vada oltre quella del college e l'attivismo nel C.R.E.P.A e avere un bambino meticcio potrebbe essere un problema in una società che, come ha scoperto da qualche tempo, si è rivelata un po' intollerante
.
Quindi teniamolo, manco a pensarci.
Il padre preferirebbe di no, e argomenta nel solito modo pedagogico dei padri di questo romanzo: a ceffoni nel muso. Ma Sephy non può rinunciare a questo feto che le ha conferito il potere del Callum-radar, la capacità di percepire se Callum si trova nei paraggi. 
E Callum si trova davvero nei paraggi.
Ha mezzo paese che lo cerca ma tocca incontrarsi con Sephy nel roseto per darsi bacini bacetti e decidere il nome del bambino prima di farsi arrerstare come uno stronzo perché il padre della tipa appena rapita, malmenata e trombata da un gruppo terroristico in maniera del tutto inaspettata si è riempito casa di sistemi di vigilanza e di una squadra SQUAT. Optano per Ryan se maschio, Callie Rose se femmina.
Si accettano scommesse sul sesso del nascituro.
Callum viene arrestato e dopo un processo farsa muore in prigione.
Restano Sephy e Callie Rose a portare avanti la lotta per la liberazione dei popoli.

IMPRESSIONI BREVI E CONCLUSIONI

Il bianco e il nero è una scemenza concepita male e sviluppata peggio.
L'autrice non è in grado di dare forma al suo background o ai suoi personaggi: Sephy è un fighino nero e giovane, e tanto basta. Volendoci tenere sul vanerello non sappiamo nemmeno come porta i capelli, se in questo mondo le donne dell'alta società sfoggiano fieramente i loro afro, se le bianche cercano di permanentarsi per raggiungere certi canoni di bellezza nera portati avanti dall'elite dominante.
Com'è la moda?
Si rifà ai costumi africani?
Lo sa dio, come si vestono e truccano queste persone.
Di uno per distinguerlo dagli altri membri del gruppo terroristico dei minchioni si dice solo che ha il codino biondo e degli stivali che non si è cambiato per 5 anni. In corso di lettura diventa praticamente impossibile per chi legge capire se il personaggio con cui stanno interagendo certi personaggi è bianco o nero, a meno che non si usi nello specifico il termine nought o cross.

Che tra l'altro sono termini che l'autrice usa senza spiegare il perché.
Perchè faceva figo, e ok, ma in questo mondo perché i neri sono le croci e i bianchi i cerchi? Perché non l'opposto? Che significato ha il gioco del tris in questo contesto?
C'è un significato mitologico/religioso? Politico? 
Dramatizion:
il cristo compagnone dei neri

In questo mondo di merda a parte questi due imbecilli che si fanno le cattiverie a vicenda salvo poi chiedere continuamente scusa due pagine dopo c'è un sistema religioso che vada oltre il personaggio X che prega un dio non meglio specificato di far avverare i desideri del cuoricino? 
L'autrice come Milord, che pensa che il suo lavoro nella costruzione del background sia finito, senza che in realtà abbia fatto niente a parte scambiare di posto neri e bianchi per magia.

Non stupisce quindi che in questo delirio a cui l'autrice avrà ragionato nel tempo in cui io leggo le etichette dello shampoo mentre sto seduta sul cesso le cose vadano avanti a drama soap operistici e forzature, come lettere che si decide di leggere a caso la mattina dopo per dar vita al cliché del tipo che corre per raggiungere l'amata e fuggire con lei ma ormai è troppo tardi, improbabili direttive comunitarie di enti fantasma che servono a far andare i figli dei bianchi nelle scuole dei neri, limoni nei momenti meno probabili per dar vita all'ennesima madre coraggiosa che da ragazzina ingenua che scopre il razzismo lotta contro lo status quo meglio dei terroristi che lo fanno di lavoro, e gente che dovrebbe mantenere un profilo basso essendo un fottuto terrorista che non cambia taglio di capelli e stivali per anni.

Lo stratagemma (davvero originale) del continuo cambio di pov tra Sephy e Callum è stupido e singhiozzante, con capitolini anche di poche righe in cui il flusso di coscienza dei personaggi non porta ad altro che a deliri superficiali e stronzate drama, che riescono a fare il giro e a diventare delle ridicolaggini demenziali.
Manco nei cinepanettoni, cristo will smith...
Le donne ovviamente in tutto questo servono a prendersi i ceffoni in faccia con gioviale buonumore o a subire le decisioni prese dai mariti concedendosi al massimo l'hobby dell'alcolismo, con buona pace del fatto che questo romanzo di merda concepito con il buco del culo è scritto da una donna.

Una delle peggiori porcate su cui ho posato gli occhi in vita mia, e scopro che ci sono anche dei seguiti incentrati, ovviamente, su Sephy e Callie Rose. Mi viene istintivamente da tifare per il mantenimento dello status quo e per la vittoria della classe dominante se le eroine sono loro.

Giudizio finale: