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giovedì 13 gennaio 2022

[Recensione] NIENTE di Janne Teller

Titolo originale:
 Intet
Autore: Janne Teller
Genere: Ragazzi, filosofico.
Traduzione: M. V. D'Avino
Edizione: Feltrinelli, copertina flessibile
Pagine: 128
Anno: 2014
Euro: 8,50Ebook: 4,99


Niente è un libro abbastanza particolare nel panorama della letteratura per ragazzi e non stupisce abbia destato un certo scandalo in Europa, al punto che alcune librerie si sono rifiutate persino di renderlo disponibile alla vendita: considerato letteratura per giovini, è scritto con uno stile semplice e colloquiale e ha per protagonisti dei pre-adolescenti che però man mano che la lettura avanza si riveleranno essere un po' Turgeven e un po' Dexter Morgan.
Insomma, tutto fuorché ragazzini normali.
Nulla che non sia stato già affrontato ai tempi ne Il signore delle mosche, ma con un piglio postmoderno e nichilista che è la morte sua.
"Nichilisti? Mi venga un colpo. Allora è meglio la dottrina nazional-socialista, Drugo. Se non altro, ha alla base l'ethos."

DUE RIGHE DI TRAMA

"Non c’è niente che abbia senso, è tanto tempo che lo so. Perciò non vale la pena far niente, lo vedo solo adesso"
E' quanto dichiara un giorno il tredicenne Pierre Anthon, che dopo aver proferito queste parole esce dalla classe nel totale disinteresse delle autorità scolastiche, dei professori, dei suoi genitori, sale su un albero di susino e decide di non schiodare da lì per mesi.
A che pro sbattersi per inseguire traguardi scolastici o professionali se nulla ha un senso, tutto porta a insoddisfazione e infelicità e il traguardo inevitabile è la morte? Meglio godersela tra le susine.
Io sarei stata anche d'accordo o perlomeno me ne sarei sbattuta i coglioni di Pierre Anthon e il libro sarebbe finito a pagina due, ma i suoi compagni di classe proprio non ci stanno a lasciar correre questa verità sconvolgente. Si incaponiscono quindi a dimostrare che Pierre Anthon sbaglia accumulando in una vecchia segheria in disuso oggetti che per loro abbiano un significato, per dimostrare al novello Barone Rampante che la vita non è priva di senso, che non è "una commedia basata sulla finzione in cui si tratta di vedere chi è il più bravo a far finta".
Inizialmente si tratta di raccogliere oggetti di poco conto.
Canne da pesca, palloni, un paio di scarpe che si è desiderato tanto.
Ma più si va avanti più questo mucchio di cose preziose sembra misero, qualcosa che non convincerebbe mai Pierre Anthon (e quasi verrebbe da rispondere graziarcazzo, ma manteniamoci propositivi). Quindi incalzati dal gruppo, forse spinti dalla vendetta di chi ha dovuto rinunciare per primo alle cose a cui tenevano di più, i bambini alzano l'asticella, con richieste sempre più estreme a cui nessuno può esimersi per andare ad arricchire il mucchio del significato. I propri capelli, l'adorato animaletto domestico, un certificato di adozione, la fede, il patriottismo, l'innocenza, la vita.
Si arriva persino a riesumare i cadaveri.
In tutto questo delirio, coinvolgere gli adulti è fuori questione.
"Se ci lamentiamo di Pierre Anthon sul susino, dovremo anche spiegare perché ci lamentiamo. Saremo costretti a raccontare quello che dice Pierre Anthon. E questo è impossibile, perché gli adulti non vorranno sentire che sappiamo che niente ha davvero un senso e tutti fanno solo finta." Non fa una piega, frate'...

La situazione se possibile riesce a degenerare ancora di più quando la notizia arriva ai media e il significato diventa un tutt'uno con la fama (per definizione effimera). I ragazzi arriveranno a vendere quella che ormai è considerata un'opera d'arte, rendendo vani tutti i sacrifici fatti fino a quel momento. Perché se lo scopo di ammonticchiare tutta quella roba era trovare un senso alla vita, il senso lo si è perso nel momento in cui si è deciso di piazzarlo sotto ai riflettori, darlo in pasto ai media e svenderlo.
Dramatization
E senza significato, dirà il solito saggio Pierre Anthon, tutto quello che resta è un mucchio di ciarpame. A questo punto comincia una rissa gallica, che termina solo con l'arrivo di Pierre Anthon, contro cui stavolta si scaglierà la rabbia, la follia e la violenza accumulate fino a quel momento.
Pierre Anthon finalmente viene menato a sangue. Poi come unica conclusione logica al delirio generale viene dato fuoco alla segheria, a Pierre Anthon e al mucchio di ciarpame, e gli sveglioni ci perdono pure i soldi.
"Era stato lui a toglierci la catasta del significato, come ci aveva già portato via il senso delle cose. Era colpa sua, tutto quanto.
Per colpa sua avevamo perso la voglia di vivere e la speranza nel futuro, e tutte le nostre sicurezze. Di una cosa eravamo sicuri, che era tutta colpa di Pierre Anthon, e che dovevamo fargliela pagare."
Non fa una piega 2...

*

IMPRESSIONI SPARSE

Niente ha senso, nella vita e in questo libro.
Il messaggio di fondo, che è banalotto ma non è nemmeno così peregrino, è che la percezione dell'assenza di scopo e di valori tipico della contemporaneità invece di portare alla pace dei sensi come nel caso di Pierre Anthon conduca persino chi è tradizionalmente considerato più innocente (ovvero i ragazzi) a un climax crescente di paura, rabbia, follia e cieca violenza.
Il punto che si manca per amor di drama è che anche se Pierre Anthon ha ragione da vendere e nulla nella vita ha un significato valido per tutti, cosa che porta effettivamente a una generazione di individui soli e incapaci di aggregarsi in vera socializzazione, si resta comunque individui pieni di interessi, passioni, desiderosi di amare, essere amati e in generale di dare un senso per quanto piccolo alla nostra vita e dipanare il caos dell'esistenza. Pierre Anthon insomma per quel che mi riguarda si poteva mandare tranquillamente a fanculo a pagina due. O perlomeno quei ragazzini potevano prendere un'accetta dal garage di qualcuno e buttare giù l'albero di susino visto che in seguito riescono persino a organizzare una riesumazione di gruppo.

Ma pure volessimo dare per buona e appoggiare la tesi nichilista-pessimista della Teller per buona volontà, il libro è talmente subordinato al messaggio degli adolescenti persi in un mondo privo di senso con cui l'autrice vuole martellarci incessantemente i coglioni che ne peccano inevitabilmente la trama e la costruzione dei personaggi.
I protagonisti dovrebbero avere 13 anni ma nel corso della lettura questo non si capisce se non dal fatto che bontà loro si premurano di dirci che frequentano la classe 7A. 
La voce narrante interna, affidata a uno dei compagni di classe di Pierre Anthon, Agnes, risulta sotto ogni punto di vista troppo infantile per appartenere a un'adolescente e in generale tutti i personaggi del libro si comportano in maniera incoerente nel modo in cui parlano e interagiscono tra loro: tutti, nessuno escluso, sono alternativamente bambini dell'asilo e filosofi di mezza età, a convenienza di trama laddove non proprio figure di cartapesta sullo sfondo, come tutti gli adulti di questo insopportabile raccontino edgy.

Con la scusa di essere una fiaba e di voler portare avanti principalmente il suo messaggio nichilista sconvolgente (cosa ci sia poi di così sconvolgente a parte la bruttezza del libro lo sa solo chi si è sconvolto del fatto che gli adolescenti possano essere stronzi come la merda e che i genitori sono entità assenti che falliscono nel loro ruolo educativo) poi la Teller ci scatena contro un bombardamento impietoso di cliché e bidimensionalità: dal chiesarolo pavido e ipocrita al ragazzino musulmano che ha come valore principale la sua identità religiosa e viene sistematicamente pestato a sangue dal padre al punto da avere un letto prenotato all'ospedale del paesello; dall'alternativa che si stravolge solo perché le tagliano gli immancabili capelli di colore paXXerello alla ragazzina che perde in maniera non proprio consensuale la verginità prima degli altri e sembra irradiare chissà che luce di maturità rispetto ai coetanei sentendosi stocazzo.

La trama poi riesce ad essere ripetitiva alla nausea nonostante il libro rasenti le 130 pagine, e l'autrice a un certo punto sembra che alzi (con un certo gusto morboso) l'asticella della follia di questi ragazzi non tanto per mostrarci come agisca l'influenza di un gruppo spinto dalla mancanza di valori, di regole e di solidità, ma solo per tenere sveglio il lettore con le cose più trasgry che le venivano in mente. Ma guardi una stagione di Criminal Minds e questo livello di trasgry lo hai abbondantemente superato, con buona pace del caso editoriale scandaloso.

*

IN CONCLUSIONE. . .

Niente
è senz'altro un libro particolare come lo dipingono nel panorama della letteratura per ragazzi, un libro che può anche far discutere se si è boomer con lo spirito sensibile di Helen Lovejoy, ma è una particolarità che per quel che mi riguarda è sterile, costruita a tavolino per far parlare di sé e sconvolgere quando il messaggio di fondo non è nemmeno così originale se non per una questione di target di riferimento.
Il piglio della narrazione è inutilmente morboso nei punti più trasgry e il drama talmente eccessivo che fa il giro e diventa una comica, il messaggio talmente martellante per assicurarci che lo capisca anche il meno sveglio della cucciolata da sovrastare la godibilità della storia; i personaggi sono incoerenti, poco realistici e non possono nemmeno essere annoverati come archetipi favolistici. Sono solo costruiti di merda.
Il libro vuole essere sia favolistico che filosofico che brutalmente realistico nel suo indulgere sugli effetti della violenza, il tutto mischiato artificialmente giusto per creare il mix più sconvolgente. Un gabbiano Jonathan Livingstone mischiato a Die Hard in cui se alla fine non ti senti turbato e sconvolto magari sei pure un po' cretino, o al più insensibile, ed è meglio che ci si vada a guardare al massimo i cinepanettoni.
Aridatece la buonanima di William Golding.

Giudizio finale:

mercoledì 29 dicembre 2021

[Recensione] ENCANTO (2021)

Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)
Paese
: USA
Anno: 2021
RegiaByron Howard, Jared Bush
Produzione: Walt Disney Pictures
Genere: Musical, Fantastico
CastStephanie Beatriz (Margherita De Risi); María Cecilia Botero (Franca D'Amato); Jessica Darrow (Alessia Amendola); Diane Guerrero (Diana del Bufalo); John Leguizamo (Luca Zingaretti)

Premesse:
Non sono più una grande fan della Disney.
Dai tempi di Moana (che mi era piaciuto, ma senza grossi entusiasmi) mi sono allontanata un po' dalle fatiche della casa del topo salvo avvicinarmici occasionalmente con circospezione. Di base sono film che non riescono più a riempirmi il cuore di meraviglia fanciullesca, vuoi per questioni anagrafiche (nonostante mi si riempia il cuoricino di meraviglia fanciullesca pure coi pony della Lauren Faust) vuoi per la scelta di casa Disney di pensare solo al sembrare il più superficialmente moderna e inclusiva possibile con buona pace di trama e sviluppo personaggi.
Tanto chi guarda vuole spegnere il cervello, tanto è fantasy, tanto i bambini sono idioti coi neuroni bruciati dagli smartphone e gli si può servire qualsiasi cagata avvolta nella stagnola: il risultato è che col minimo sforzo possibile la Disney sfonda ai botteghini perché è Disney, e se pure quel ciofecone del live action del Re Leone ha fatto guadagnare 1 miliardo e mezzo di dollari perché dovrebbe impegnarsi a fare roba decente?
Tengo in conto il fatto di non essere io il target di riferimento di questi film, ma resto una ferma sostenitrice del fatto che i buoni prodotti per ragazzi debbano rivolgersi anche ad adulti pensanti e che i bambini non sono degli stupidi, quindi persino la Disney ha il dovere di creare cose che vadano oltre una bella CGI glitterata e tanti balletti mentre fuori c'è la morte.
Encanto riesce nello scopo?
Vediamolo.

*

DUE RIGHE DI TRAMA

A questo giro Disney ci regala un altro viaggio del magico Sud America dopo averci immerso nella cultura messicana con Coco (forse per compensare la creazione di I tre Caballeros e Saludos Amigos che non erano proprio un manifesto di rispetto per la diversità etnica dei latini) e ci fa scoprire la Colombia.
Che sappiamo essere la Colombia perché con una mossa molto delicata da parte di chi il film l'ha concepito nel villaggio hanno scritto COLOMBIA a lettere cubitali sulla facciata di una casa e c'è una gag molto divertente con un bambino di 5 anni drogato di caffè. Ci mancava giusto un riferimento ai narcos della coca, ma a questo punto ipotizzo che gli energumenos armati che hanno distrutto il villaggio di Abuela in un flashback potrebbero essere dei signori della droga. La Disney é sempre così sottile quando affronta le culture diverse da quella americana...
Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)
Facciamo subito la conoscenza della magica famiglia Madrigal attraverso la presentazione della giovane Mirabel (Stephanie Beatriz - Margherita De Risi), la nostra protagonista specialissima perché, boh, ha gli occhiali e forse è molto brava nel cucito ma quest'ultima informazione non servirà a nulla per tutto il film (peccato, perché sarebbe stato carino). Mirabel ha solo camera piena di gomitoli, il vestito più pacchiano di tutta la Colombia e cuce un pupazzino puccioso antistress per il cuginetto. Forse lo troveremo negli stores online insieme ai peluche dei Capibara.
Abbiamo Abuela, al secolo Alma Madrigal (Olga Merediz), la matriarca della famiglia e custode della casa e del meraviglioso Encanto che protegge la valle; i suoi tre figli Pepa (Carolina Gaitán - Renata Fusco), la quale controlla il tempo in base all'umore, il desaparecido Bruno (John Leguizamo - Luca Zingaretti) di cui non si parla mai tra i Madrigal e che è dotato di spaventosi poteri profetici, e Julieta (Angie Cepeda, che si doppia anche in un italiano dal forte accento spagnolos per motivi che non si capiscono dal momento che tutti gli altri parlano normalmente), la madre di Mirabel che ha il dono di curare le persone col cibo.
Pepa ha sposato Félix (Mauro Castillo - Fabrizio Vidale), un uomo accomodante e bonario che riesce a stemperare i suoi eccessi emotivi, mentre Julieta ha sposato Agustìn (Wilmer Valderrama - Nanni Baldini), una roba un po' inutile, un timido sempre prono agli incidenti con le api (una gag che non ha stufato alla seconda volta che lo vedi gonfio come una zampogna, no no). 
Félix e Agustìn sono due persone comuni.
Il loro amore ha portato a una nuova generazione di Madrigal, ovvero le sorelle maggiori di Mirabel Luisa (Jessica Darrow - Alessia Amendola), una virago che palleggia asini per hobby, e Isabela (Diane Guerrero - Diana Del Bufalo) la principessina perfettina che spara fiori dalle mani e sta per convolare a nozze con l'unico bonone papabile del villaggio, Mariano Guzmàn.
Ci sono infine i suoi cugini Dolores (Adassa - Ilaria De Rosa), dotata del superudito, Camilo (Rhenzy Feliz - Alvaro Soler) l'adolescente trasformista e infine il piccolo Antonio (Ravi-Cabot Conyers - Francesco Infussi), che si scoprirà in corso di storia essere dotato del potere di parlare con gli animali.

Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)
Quel bel mix di pietà misto a imbarazzo
perchè fai schifo come la gente del pueblo.
Personalmente da un punto di vista narrativo trovo buono l'espediente di presentare tutto questo fottio di personaggi (ma alla fine se tutto va bene di nomi ce ne ricorderemo la metà visto che alcuni Madrigal servono solo da sollievi comici ed espedienti per mandare avanti la trama) attraverso una canzone di modo che resti più impressa ai bambini (e agli adulti che come me fanno una fatica boia a seguire le storie con tanti personaggi).
Trovo meno buona la forzatura di Mirabel incitata a presentare la propria famiglia dietro insistenza di bambini del villaggio che la famiglia (e soprattutto la particolarità di Mirabel) dovrebbero conoscerla dal momento che i Madrigal passano il tempo a far sfoggio dei loro poteri e a condividere i loro doni con il prossimo per aiutare le persone, secondo il dogma spidermaniano secondo cui da grandi poteri derivano grandi responsabilitàNon come in Frozen dove la tipa coi poteri finisce a fare i cazzi sua nel bosco.
Ma non divaghiamo.

E Mirabel che fa in mezzo a tutto questo marasma di personaggi?
Mirabel, ci viene rivelato, non ha poteri. Quindi ovviamente come da tradizione è trattata con un mix di pietà e fastidio da Abuela, dagli altri membri della famiglia (a parte la madre perché nei film Disney le madri biologiche non si toccano) e anche dagli abitanti del villaggio. Ce la spacciano continuamente come l'ultima delle stronze di tutta la valle per motivi abbastanza incomprensibili dal momento che:

1) In famiglia ci sono altri personaggi senza poteri con cui nessuno ha un problema che sia uno, compresa quella mazza di scopa in culo che è Abuela che in una scena vediamo ballare persino con Félix. Se venisse il dubbio che sotto la superficie ci sia un geniale sottotesto dove i Madrigal considerano i villageros e i parenti acquisiti membri della famiglia di serie B questo viene subito dissipato dal fatto che compaiono nell'arazzo di famiglia e sono molto amati dalle rispettive consorti e dai figli.
Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)
Te li ficco in culo i tricche tracche...
2) Per quanto Mirabel possa essere la Cenerentola della famiglia, emarginata per motivi da ricondurre esclusivamente alle aspettative deluse di Abuela, è comunque un membro della famiglia Madrigal, famiglia che porta benessere e pace nella valle attorno a cui è situata la loro casita da due generazioni.
Quindi la scena in cui questo baffuto coglione le smolla i bengala, due girandole e un paio di cappellini di carta per la festa al grido di "Ti ho portato il cesto speciale per chi speciale non è visto che tu non hai un talento" non è solo di un cringe avvilente ma anche forzata.

Ma cosa si sta festeggiando a casa Madrigal?
Si festeggia la cerimonia del dono del piccolo Antonio, ovvero quel momento speciale nella vita di ogni Madrigal in cui l'Encanto reca in dono un potere personalizzato e una stanza magica tutta per sè, una festa sulla cui riuscita grava non solo la comprensibile angoscia di un ragazzino timido e sensibile ma anche e soprattutto il fallimento della cerimonia precedente.
Quella di Mirabel. 
Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)
Tutto va per il meglio, ma proprio sull'onda di quella gioia qualcosa nella protagonista si spezza. 
Se da un lato è sinceramente felice per il successo di suo cugino (e quando mai?), dall'altro avverte come mai prima la distanza che la separa dal resto della famiglia, distanza che il film decide di rappresentare anche fisicamente con una scena in cui tutti si mettono in posa in una foto di gruppo per commemorare Antonio dimenticandosi di Mirabel.
Scelta non solo didascalica ma pure poco plausibile se hai sfrantumato i coglioni allo spettatore fino a un secondo prima col rapporto complice con Antonio e quello volemosebbene con la madre, ma serve a portare avanti la trama.
E facciamocelo andare bene...
Mentre Mirabel si allontana dai festeggiamenti e dà sfogo al suo cuoricino con una serie di gorgheggi disperati sullo sfondo di gente freezata male (per nulla riciclato dal live action di Aladdin) e un paio di scene in cui lei batte il piede in terra irradiando magia prima di salire una scalinata di corsa (assolutamente non prese pari pari da Frozen), qualcosa accade e ci risveglia dal torpore in cui siamo caduti durante la scena precedente dove Antonio sperimenta il suo nuovo talento cavalcando per due ore un leopardo nella sua nuova cameretta magica, scena che serve a far fare OOOH ai bimbi e a far vedere ai più grandi, perlomeno quelli interessati al lato visivo, quanto è bella la CGI Disney.
Siamo solo a 26 minuti dall'inizio, con comodo...
Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)
Per farla breve, una tegola di casita si infrange proprio di fronte a Mirabel. Dopodiché pavimenti e muri si increpano e le spaccature vanno a convergere in direzione della fonte primaria della magia, la candela di Abuela.
Quando però Mirabel corre ad avvertire la famiglia del pericolo ovviamente si rispolvera il vecchio cliché in cui all'arrivo degli altri non c'è nulla fuori posto e lei passa per cazzara pure con la madre, che ricordiamolo, è quella che dovrebbe essere incoraggiante.
Altrimenti il film era già finito.
Ma Mirabel è sicura di quello che ha visto, è sicura che l'Encanto sia sull'orlo del collasso e soprattutto è sicura di dover essere proprio lei a risolvere la situa. La ricerca della verità la porterà a svelare rancori sopiti e ansie nascoste, a dare un senso a vecchie profezie ambigue, a ritrovare sé stessi nella piena tradizione disneyana, a svelare segreti che si perdono nel tempo e soprattutto a ritrovare il vero significato dell'Encanto.
Spoiler, tenetevi forte: è la famiglia.
Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)

IMPRESSIONI SPARSE

Encanto è un film che a dispetto di tutto mi ha presa molto, anche se buona parte dei motivi sono da ricondurre ai ritmi catchy delle canzoni firmate da Lin-Manuel Miranda (ma io e la musica latina siamo un po' come il Joker e il Batman del film Lego, possiamo negarlo allo sfinimento ma siamo legati dal filo rosso del destino), e alla mia particolare sensibilità riguardo alle tematiche che ruotano attorno a nuclei familiari apparentemente uniti e pucciosi in cui serpeggia il malcontento e il rancore. Che poi alla fine essendo un film Disney queste naturalmente siano incomprensioni che si risolvono con un abbraccio e un giro di accordi armonici tocca mettersela via.

Mirabel è una protagonista emarginata dalla famiglia.
Carino, per carità, se non fosse che praticamente tutti i film Disney-Pixar da The Brave in poi tirano in ballo nuclei familiari che diventano il vero ostacolo da superare perché il protagonista realizzi i propri sogni: solo che Merida doveva difendere la madre trasformata in orso da guerrieri incazzati, Moana doveva affrontare un periglioso viaggio in mare e calmare una divinità incazzata e Miguel doveva farsi un giro nel mondo dei morti e far ragionare la bisnonna incazzata. Il viaggio di formazione di Mirabel per trovare il suo posto nel nucleo Madrigal e superare anni di costanti umiliazioni e solitudine consiste letteralmente nel farsi un giro tra le intercapedini di casita, un abbraccio con le sorelle e arrampicarsi su un muro per afferrare una candela.

Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)
Scena che vorrebbe essere simpy
con il padre di Mirabel che imita
l'espressione preoccupata della moglie
senza capire un cazzo della situa.
Dovrebbe essere il personaggio con
cui Mirabel potrebbe avere maggiore sintonia.
Ma è Disney, i padri fanno schifo.
Il livello di questa emarginazione all'acqua di rose poi fa il giro e diventa una comica quando arriviamo a quelle scene che vorrebbero essere lacrima strappastorie ma mancano il bersaglio di un chilometro. Penso alla scena succitata in cui Mirabel viene lasciata fuori dalle foto di famiglia (cala, Cenerella) e quella immediatamente successiva in cui affida alla melodia il suo desiderio di sentirsi accettata dalla famiglia, famiglia che comprende il padre e lo zio senza poteri che sono letteralmente nella sua identica situazione  (outsider senza doni magici). Ma non solo nel corso della storia Fèlix e Agustìn non si fanno tutte queste pugnette, nemmeno capiscono cosa stia passando lei e la trattano da povera stronza al pari degli altri.

Arriviamo al secondo problema con il tema dell'emarginazione, vale a dire le contraddizioni interne: è come se nelle varie parti del film a seconda delle esigenze di trama Mirabel debba essere più o meno emarginata dalla sua famiglia. Questo si nota ad esempio nel suo rapporto altalenante con la madre Julieta, che dice a Mirabel quanto sia specialissima così com'è nell'intimità della loro cucina ma poi si guarda bene dal dimostrarlo davanti agli altri (se non con dei timidi e occasionali "mamma forse non dovresti bullizzare continuamente tua nipote". Forse, eh.), e con Antonio che un secondo prima sembra che abbia in Mirabel l'unica amica e confidente e appena riceve i poteri balla con altri bambini e fanculo Mirabel. Di contro, è sorprendentemente semplice chiarirsi con Isabela dopo che ogni volta che le due si incontrano sembra che qualcuno abbia ficcato loro nel culo un limone e ogni parola che si sono scambiate fino all'immancabile momento volemosebbene è stata all'insegna di stizza, sarcasmo e disprezzo.

Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)
Praticamente il Sirius Black colombiano...
Il terzo problema sta nella facilità con cui i personaggi perdonano rancori, ansie e angosce vecchi anni.
Questo è particolarmente evidente con i due Madrigal che più di tutti hanno avvertito il peso del biasimo di Abuela, ovvero Mirabel e suo zio Bruno. 
L'intero film è letteralmente costruito sulla cieca disperazione di Mirabel, che deve mostrarsi continuamente all'altezza del resto della famiglia a causa delle aspettative della nonna e sulla conseguente frustrazione causata dal fatto che tutti la trattano come una rompipalle o come una povera demente da rassicurare, manco avesse 5 anni. Questo sentimento, questo suo continuo "non stare bene" influenza la sua vita al punto che il desiderio di risolvere il mistero dell'Encanto non parte da lei ma dalla voglia di rendere fiera Abuela.

La risoluzione del conflitto che Mirabel ha da sempre con la perfetta Isabela è risolta letteralmente nel tempo di una canzone Let it Go fatta con i cactus e le piante velenose che sputano. 
Con la nonna serve ancora meno: praticamente dopo anni di bullismo emozionale la vecchia capisce il suo errore, capisce che deve farsi da parte e diventa positiva e incoraggiante così de botto, senza senso. ... Ah no, è vero, prima le è stato ricordato l'importanza dell'amore. 
Allora tutto ok.
Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)
Abbiamo infine Bruno, il mio personaggio preferito.
Un povero cristo che si è sentito in dovere di lasciare spontaneamente l'amata famiglia e vivere come un eremita tra polvere, ragnatele e merda di topo (in una scena i ratti si puliscono letteralmente il culo con il suo spazzolino da denti e la cosa fa molto ridere) tra le intercapedini di casita per anni al punto da sviluppare delle personalità alternative che compariranno solo in una scena e come gaggina cringe comica  (n'altro po' e da Encanto diventava Split), solo perché secondo la madre il suo potere di preveggenza portava solo guai e non era utile per la famiglia. Un ottimo lieto fine a mio avviso sarebbe stato rendersi conto che l'unica presenza inutile della famiglia era proprio la stronza della nonna.

Bruno è lo spauracchio del film, quello di cui nessuno parla ma di cui alla fine tutti si riempiono la bocca. Nella canzone che porta il suo nome (We don't talk about Bruno), che non a caso è il mio brano preferito, le informazioni che Mirabel riesce ad avere su di lui da alcuni membri della famiglia diventano un coro armonico ma incoerente nel ritmo e nei contenuti in cui l'unica costante è che Bruno è una presenza sfuggente e angosciante persino nei ricordi della gente del villaggio, un menagramo che ha previsto la morte di pesci rossi, la buzza da birra del coglione coi baffi di inizio pellicola e la calvizie di un prete (sic! ... Tra l'altro, intrigante che i cattolici non riescano a togliersi dai maroni i preti nemmeno in una valle magica.).
Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)
Adoro ed ero pure un po' arrapata.
In famiglia le cose non vanno meglio. 
Abuela proprio non parla del figlio scomparso, core de mamma. Per zia Pepa e Félix è una persona dal ghigno malizioso che ha rovinato il giorno del loro matrimonio (in realtà dicono che è stato comunque un giorno molto gioioso, ha solo scatenato un acquazzone causando una crisi d'ansia alla sorella per una battuta recepita male - anche te, fare una battuta a Pepa). Per Dolores è una presenza costante i cui bisbigli di notte si mischiano agli squittii dei topi e al suono della sabbia che cade. Per Camilo, che all'epoca degli eventi era troppo piccolo per ricordare lo zio e non ha informazioni di prima mano su di lui come la sorella, la persona di cui gli adulti non parlano mai è diventato addirittura l'equivalente dell'Uomo Nero; alto più di due metri, circondato da ratti, un mostro dagli occhi verdi che gode della sfortuna altrui.
Solo una cosa è chiara: di Bruno non si deve parlare.
Peccato che Bruno non se ne sia mai andato quindi è possibile che sia al corrente non solo di quello che dicono ora di lui i Madrigal, ma anche di quello che dicevano prima: altrimenti non avrebbe avuto sentito il bisogno di sparire come un povero stronzo e non sarebbe diventato un ometto timido e superstizioso sull'orlo di una crisi psicotica che non muove passo senza fare scongiuri apotropaici. E soprattutto peccato che alla fine di tutto questo non parlare di Bruno basti un abbraccio con la nonna e le sorelle per risolvere la situa nell'ennesimo modo pacione. Fossi stata in Bruno gli menavo a tutta questa masnada di stronzi e poi alla casita davo fuoco.

Tra parentesi l'intero drama attorno a Bruno raggiunge vette di stupidità rara quando si scopre che per fare una predizione deve inscenare tutta una cerimonia con la sabbia, le foglioline e il fuoco. E che minchia di bisogno c'era di andarsene? Non sei Dolores che ha un potere che non può controllare ed è costretta ad ascoltare tutto quello che si dice la gente (in questo è il personaggio più tragico del film, ovviamente lasciato in sordina in favore di una storia d'amore stronza), non fare più profezie e hai risolto.
Ma ti si vuol bene lo stesso, Bruno. 💚
Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)

Un'altra tematica che il film vuole portare avanti è quella del peso delle pressioni esercitate su di noi da parte di chi ci vuole bene, anche con tutte le buone intenzioni del mondo.
Abuela infatti esercita un controllo totale sulla famiglia. Si assicura che nulla cambi, che i doni concessi ai Madrigal dall'Encanto abbiano un'utilità pratica, che non vadano sprecati in cose futili e siano soprattutto un mezzo per portare pace e prosperità nella valle, e questo a dispetto della felicità o dei desideri altrui. 
Il potere (ricevuto attraverso il sacrificio del marito che si è parato davanti a quattro energumenos a cavallo che stavano inseguendo la moglie e i figli pensando di fare non si capisce cosa, di sicuro non rallentarli) è responsabilità, e occorre più potere per dare un senso al miracolo ricevuto quindi più Madrigal (da qui la fregola di maritare Isabela, oltre alla proverbiale smania dei latini di sfornare figli come roditori). Peccato che anche qui la tematica vada avanti a singhiozzo: questa pressione la vediamo schiacciare non solo Bruno e Mirabel ma anche la fortissima Luisa, e in più condiziona da sempre la vita della non tanto perfettissima Isabela.
Peccato finisca lì dal momento che Dolores, Camilo, Antonio (a cui la sia abbuona perché è piccolo), Pepa e Julieta (compresi i rispettivi mariti privi di dono) se ne sbattono abbastanza i coglioni delle pressioni della nonna (semmai Pepa deve fare i conti col modo in cui lei gestisce la propria ansia, e Dolores avrebbe teoricamente un altro tipo di pressione derivato dalla natura dei suoi poteri che più di tutti la avvicina allo sfuggevole e odiatissimo Bruno, ma a chi frega quando devi usare il minutaggio rimanente per trovarle l'amore?), cosa che fa venire il dubbio a chi guarda che non sia tanto la nonna a rompere i coglioni ai Madrigal e ad aver creato un punto di rottura tale da mettere in crisi l'esistenza stessa dell'Encanto, ma alcuni Madrigal ad essere ipersensibili.

*

Il film vorrebbe poi essere una sorta di mistery ambientato in casa, stile Cluedo magico (cosa difficile da rendere interessante quando hai le soluzioni del mistero letteralmente a 10 metri di distanza), ma lo svelamento del segreto dell'Encanto è costruito male e ha tutti i ritmi sballati dando più l'idea di una Mirabel stupida come una zappa circondata da gente sveglia quanto lei che fa la pallina impazzita e scopre le cose a caso che di un giallo per ragazzi in cui le cose ci si disvelano un po' alla volta sotto agli occhi.
Per esempio:
Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)
All'inizio abbiamo Mirabel che chiede informazioni a Dolores che a causa del suo potere sa sempre tutto di tutti. Dolores la manda da Luisa perché la notte successiva alla cerimonia del dono di Antonio era agitata, e forse lei qualcosa da dire ce l'ha.
Segue conversazione core a core con Luisa che dopo aver palleggiato come da consueta gag in giro degli asini le confida i suoi timori legati al fatto di aver perso temporaneamente i poteri la sera prima, e le pressioni che subisce per il fatto di dover essere sempre forte. Le due si abbracciano (scena che è quasi la copia in carta carbone del chiarimento che avrà molto dopo con Isabela - ma piazzata prima di quella della profezia di Bruno). 
Seguono commozione e sorellanza.
Luisa a questo punto le consiglia di andare a indagare nella torre delle profezie di Bruno, e il mio senso di riempimento a cazzo del minutaggio pizzica dal momento che:

1) Tipo due scene dopo Dolores ammette di sentire da sempre la voce di Bruno in casa (che sia metaforico o meno, avverte costantemente la presenza di Bruno e sarebbe logico fare presente più quello rispetto al tremore dell'occhio della sorella).
2) Sappiamo da inizio film che Bruno è sparito e aveva il dono della profezia, e ce lo dice la stessa Mirabel. Magari fare uno più uno e partire direttamente da lì senza passare da cugina e sorella l'avrebbe fatta apparire un po' più sveglia, la nostra protagonista specialissima con gli occhiali...

La risoluzione del mistero passa per cliché (immancabile profezia in cui la presceltissima Mirabel sembra colei che porterà alla distruzione dell'Encanto mentre ovviamente no), forzature (come fa Bruno a controllare i topi al punto da mandarli a recuperare i frammenti di profezia entrati in possesso di Mirabel? Non è il suo potere, è quello di Antonio comunicare con loro) e cagate varie (Volemosebbene Isabela che non è più così perfetta e ora vuole creare piante carnivore, rampicanti che strangolano e fiori velenosi. Perché fosse la perfettina che sembra sarebbe brutto, le perfettine alla nuova Disney fanno schifo, Poison Ivy invece è ok).

*

Immancabile la sottotrama romance.
Invece di approfittare della presenza di una persona costretta a portare il peso di conoscere e custodire qualsiasi segreto per parlare di roba valida (visto che sarebbe anche una delle tematiche portanti della pellicola e farebbe il paio col peso fisico che è costretta a portare Luisa), Dolores serve sostanzialmente a due cose all'interno del film:
1) Ad ascoltare Mirabel e suo padre che parlano della profezia che la riguarda di modo che possa parlarne a cena con gli altri parenti e portare avanti la trama. E' l'unica scena in cui Dolores risulta una pettegola visto che di solito tutto quello che sente (compreso il fatto di sentire la voce di Bruno) se lo tiene per sé.
Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)
Sequenza molto fine a una seconda
visione: Isabela che si volta dall'altra
parte davanti a quello che sarebbe
il suo innamorato.
Lui pare Eric della sirenetta che ha
perso il rasoio, è pure scemo uguale.
2) Al triangolo amoroso: Dolores è infatti segretamente innamorata di Mariano, il promesso sposo di Isabela (cosa che le era stata predetta da Bruno in tempi non sospetti). Fortuna che, così come i rancori di una vita si risolvono con un abbraccio, anche gli innamoramenti sono intercambiabili come le pile del walkman.
Isabela infatti non è innamorata dell'unico bonone dell'età giusta del paese (e fin qui legittimo, Poison Ivy non ha tempo per le questioni di cuore) ma lo avrebbe sposato solo per il bene della famiglia; a lui invece (grazie Disney per le morali educative che di nuovo ci concedi) va sostanzialmente bene qualsiasi buco Madrigal dal momento che la sua unica preoccupazione alla fine della storia con Isabela è avere tanto amore da donare, amore che rivolge senza problemi verso Dolores non appena gli rivela che lo ama perché è buono con sua madre e si scrive poesie da solo.
Dolores, non ci vuole Bruno per dirtelo: scappa.
In chiusa, è sempre bello e per nulla irritante che ancora nel 2021 non si pensi neanche per sbaglio a una sottotrama romantica per le persone come Luisa. Nemmeno la volitiva nonna sogna uno straccio di pretendente per lei (e pure lo avesse non sarebbe certo Mariano il bonone del villaggio): Luisa fa ridere perché tira in giro i somari, le si concede anche una certa fragilità emotiva a dispetto della forza fisica e del fisico pompato, ma dio non voglia che qualcuno dei personaggi del film possa trovarla interessante dal punto di vista sentimentale.
Recensione del film d'animazione Disney Encanto (2021)

IN CONCLUSIONE. . .

A dispetto dei vistosi problemi analizzati fin qui, dei cliché, delle forzature e delle derive decisamente trashotte che riesce a raggiungere a più riprese (come la morte del marito di Abuela che diventa una comedy), Encanto è un film carino che alla fine della prima visione mi ha fatta un po' affezionare a una manciata di personaggi.
E' un peccato che non si sia riusciti ad andare più a fondo o a costruire meglio i rapporti che legano tutti i membri della famiglia (per esempio, non si sa nulla del rapporto tra la parte di famiglia legata a Julieta e Bruno, e non si avverte il legame speciale tra Mirabel e Antonio se non come pretesto per far avanzare la trama e dare in prestito a Bruno una stanza spaziosa per fare la sua magia). 
Quello che ci viene messo davanti agli occhi è comunque qualcosa di sfizioso e parzialmente affidato a giochi di sguardi e non detti anche fini (cosa che adoro): a parte quel povero stronzo di Bruno a farmi battere il cuoricino ci sono Pepa e Félix che insieme sono fantastici, quella grossa occasione sprecata di Dolores (che compare per tipo 4 minuti all'interno del film ma riesce a risultare comunque memorabile) e Camilo. 
Camilo è geniale.
Al di là del fare delle espressioni da far morire dal ridere sembra la versione disneyana di un adolescente in piena fregola ormonale: non dico che lo farebbero cittadino onorario di Shelbyville ma per tutta la pellicola risulta essere una persona molto fisica nei confronti delle cugine: a più riprese si trasforma in Mariano per mandare baci a Isabela (e dai e dai lo scherzo mira sempre lì), e in un paio di numeri musicali si mostra molto fisico anche con Mirabel, stringendola tra le braccia a più riprese. Adoro questo modo innocente e tra le righe di renderlo ragazzino che è entrato nel periodo ingrato del risveglio puberale.

Non male anche la conclusione dell'arco narrativo di Mirabel che lungi dall'essere una persona specialissima proprio perché priva di poteri come diceva sua madre (una conclusione retorica e stronza che avrei detestato col cuore) risulta una Madrigal perfettamente inserita che ha sempre avuto il suo ruolo all'interno della famiglia, ovvero quello di nuova custode dell'Encanto. Perché non so, forse Abuela si aspettava di vivere in eterno.
Prima o poi avrebbe dovuto passare il testimone, presumibilmente, e la prescelta si rivelerà essere proprio la bistrattata Mirabel, che non ha mai perso di vista la vera natura del miracolo di famiglia: amore ma anche cambiamento. Col senno di poi era una cosa abbastanza telefonata dal momento che per tutto il film Casita obbedisce solo alle richieste di Abuela e Mirabel, ma meno male che sono poco sveglia e mi sono goduta il colpone di scena.

Il film insomma è bellino a dispetto di tutto.
Mi ha divertita, lasciata con un po' di commozione e con la voglia di rivederlo per cogliere qualche ulteriore sfumatura e imparare a memoria le canzoni. Magari quelle inglesi però, visto che in quelle italiane si perdono parecchie finezze per strada anche se non arriviamo ai livelli tragici delle precedenti fatiche della Brancucci junior.
Giudizio finale:

martedì 27 ottobre 2020

[Recensione] CHITTY CHITTY BANG BANG (1968)

Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Titolo originale: Chitty Chitty Bang Bang
Anno: 1968
Regia: Ken Hughes
Soggetto: Ian Fleming
Sceneggiatura: Ken Hughes, Roald Dahl
Cast: Dick Van Dyke, Sally Ann Howes, Lionel Jeffries, Gert Fröbe, Desmond Llewelyn, Benny Hill

Premesse:
A chi ha un po' di dimestichezza con la saga di James Bond non sarà sfuggito il nome di Ian Flaming (o, se siete più scafati, di almeno altre tre personcine legate alla saga della più grande spia d'Inghilterra).
Non è un caso di omonimia.
Il film è infatti la trasposizione cinematografica di "Chitty Chitty Bang Bang: la macchina magica", una novella scritta nel 1961 per il figlio Caspar e pubblicata in tre volumi due mesi dopo la sua morte, nell'ottobre del 1964. Il soggetto è ispirato ad una sua vecchia Standard Tourer e a una serie di veicoli realmente esistiti, la serie delle Chitty Bang Bang costruite e pilotate dal conte Louis Zborowski a Canterbury durante gli anni '20: macchine da corsa così rumorose e moleste da aver richiesto leggi apposite che le tenessero alla larga dal centro cittadino.

Nel 1961 Ian Fleming era già un autore affermato con nove romanzi di Bond all'attivo e un film in produzione (Licenza di uccidere vedrà la luce appena l'anno dopo), e nel 1968 il mito cinematografico di Bond è già impresso a fuoco in tutto l'Occidente (il 1967 è l'anno di Si vive solo due volte, quinto episodio della saga, e nel 1968 è già in produzione il mio adorato Al servizio segreto di sua maestà) quindi si guadagna il nome bello in grande sulla locandina e nei titoli di testa: a produrre il film è proprio il co-produttore della saga di 007 Albert B. Broccoli, e ad adattare i romanzi per il grande schermo sono Ken Hughes e un collega e suo grande amico, Roald Dahl, che nel 1967 legherà nuovamente il suo nome a quello di Fleming scrivendo la sceneggiatura del succitato Si vive solo due volte (quello di Bondo-san col petto peloso che arrapa le donne giapponesi e dei ninja meno stealth mai concepiti da mente umana).
Ken Hughes nel 1967 dirige poi Casino Royale, film apocrifo della saga.

Il film è una produzione anglo-americana distribuita sotto l'etichetta della United Artists: a comporre le musiche Robert e Richard Sherman, che negli ultimi anni avevano prodotto robetta come le colonne sonore de La spada nella Roccia (1963), Mary Poppins (1964) e Il libro della Giungla (1967).
I primi stronzi che passavano, proprio...
DUE RIGHE DI TRAMA
La storia si apre subito all'insegna dell'azione, durante una serie di emozionanti Gran Prix Europei (Inghilterra 1907, Francia e Germania 1908, Inghilterra 1909): i veicoli sfrecciano, si scontrano, finiscono fuori strada e sono oggetto del tifo e dell'ammirazione della folla in festa ma è sempre la stessa, la numero 3, a tagliare per prima il traguardo.
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Nel 1909 però qualcosa va storto: per evitare una bambina che ha invaso la pista per riprendere il suo cane la macchina sbanda, finisce fuori strada e prende fuoco. E' la fine della sua carriera nel mondo delle corse (e trattandosi di un film per piccini con molta delicatezza la telecamera ci mostra l'abitacolo incenerito, giusto per tranquillizzarci sulla sorte del suo pilota).
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Con un soave trillo d'arpa l'azione si sposta al presente, nell'amena campagna inglese, dove vediamo due bambini di nome Jeremy e Jemima Potts (Gemma e Gianni in Italiano) che giocano con una vecchia auto mezza rotta parcheggiata nel fienile di Mr. Coggins: adorano quella macchina ma presto sarà venduta come rottame per 30 scellini a uno sfasciacarrozze per fonderla e riconvertita in metallo utile.
E nel vedere Mr. Coggins il mio cuore di fan si allarga d'amore.
E' lui, il vero eroe della saga di James Bond:
Desmond "Q" Llewelyn 💙
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🎵 Why do birds suddenly appear
Every time you are near? 
Just like me, they long to be
close to you! 
🎵 
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🎵 Why do stars fall down from the sky
Every time you walk by? 🎵
🎵 Just like me, they long to be
close to youuu! 🎵
I nostri piccoli amici però non sono disposti a rinunciare tanto facilmente all'auto migliore del mondo e chiedono al signor Coggins il favore di poterla comprare loro, o per meglio dire la comprerà loro padre, l'eccentrico inventore Caractacus Potts (che ha una vaga assonanza col termine "crackpot" che significa "persona eccentrica. E' interpretato da Dick Van Dyke). Coggins, che è il personaggio migliore di tutto il film, non è soltanto un astuto imprenditore ma anche un uomo dal cuore generoso quindi promette di aspettare che Caractacus gli consegni i 30 scellini, non uno di meno però.
Perché Coggins è buono, mica santo.
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Mentre Jeremy e Jemima tornano di corsa a casa attraversano la strada senza fare attenzione (un vizio in questo film) rischiando di venir investiti da una giovane guidatrice di buona famiglia, Miss Truly Scrumptious (let: "Davvero Deliziosa", in italiano Stella, interpretata da Sally Ann Howes), che li riaccompagna a casa perché il padre li redarguisca. Avrebbero dovuto trovarsi a scuola.
Arrivata a casa Potts però la donna scopre di essere finita in una gabbia di matti: trova un pirla vestito da pappagallo che vorrebbe volare con un razzo attaccato al culo e si inalbera pure quando la poveretta cerca di spegnergli il popò in fiamme con una secchiata d'acqua, a cui tra l'altro nulla frega della prole che bigia la scuola o del ditino puntato del primo fighino che passa, un vecchio in completo coloniale bianco che "va in India a prendere il tè al palazzo del Maharaja" infilandosi nel cesso e una casa piena zeppa di strani marchingegni che hanno la malsana abitudine di esplodere e risucchiare tappeti.
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Una volta rimasti da soli, i bambini rivelano a Caractacus il loro desiderio di acquistare la vecchia automobile, ma a sentire il prezzo l'uomo ha un mancamento: 30 scellini sono davvero troppi soldi ma non vuole deludere i suoi figli. Essendo questo un musical per sottolineare allo spettatore il bene che Caractacus vuole loro (e viceversa) ci vuole una simpatica canzoncina, You two.
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
🎵 Someone to care for, to be there for: I have you two!
(Chi può curarmi, confortarmi: io ho voi qui!)
Someone to do for, muddle through for: I have you two!
(chi può aiutarmi a sbrogliarmi: io ho voi qui!)
Someone to share joy or despair with; whichever betides you.
(Chi mi darà sempre una mano se sono un po' triste)
Life becomes a chore unless you're living for...
(chi mi capirà se non so cosa far) 🎵
L'occasione per racimolare qualche soldino si presenta quando scopre che una delle sue invenzioni produce dolci che possono essere suonati come dei fischietti, quindi decide di proporre l'idea a Lord Scrumptious (James Robertson Justice, famoso caratterista del tempo specializzato nel ruolo dei vecchi brontoloni), padre di Truly e proprietario di una grande industria dolciaria. 
E cosa meglio di una canzone orecchiabile e ritmata che resta (seriamente) in testa per ore può pubblicizzare il suo prodotto (Toot Sweets)?
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🎵 Don't wast your pucker on some all day sucker
(Non stia lì a spender troppi quattrini)
And don't try a toffee or cream
(per roba che ovunque troviam)
If you seek perfection in sugar confection
(Per quelli provvisti di gusti più fini)
Well, there's something new on the scene
(c'è l'ultima gran novità)
A mouth full of cheer, a sweet without peer, a musical morsel supreme!
(Un buon bocconcino, così sopraffino, e in più della musica abbiam)
Toot Sweets! Toot Sweets! The candies you whistle, the wistle you eat.
(Toot Sweets, toot sweets, il dolce che fischia se il fischio non c'è)
Toot Sweets! Toot Sweets! The eatable, tweetable treats!
(Toot Sweets! Toot Sweets! Il dolce più adatto per te!) 🎵
I Toot sweets sono senza dubbio buoni e divertenti, ma il loro fischio ha una controindicazione inaspettata: attira i cani. Un mucchio di randagi della SWAT supera i controlli all'ingresso, apre porte, spacca le finestre e prende d'assalto la fabbrica di dolciumi.
Lord Scrumptios la prende bene, come si può immaginare.
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Dopo aver cantato una ninna nanna ai bambini per riprendersi dalle emozioni della giornata con un altro momento Mary Poppins (Hushabye Mountain) e tentato senza successo di racimolare denaro a una fiera con una fallimentare macchina per tagliare i capelli, evita il successivo pestaggio con un'altra canzone divertente e molto ritmata, Me Ol' Bam-Boo, che spero sia meno evocativa in inglese rispetto al nostro:
Sul fiume puoi la pertica usar da remo e da timon,
per proteggersi dai raggi la signora ha il parasol,
l’indigeno che a caccia va la lancia porterà
ma solo un tocco del mio bambù felice ti farà.
La folla probabilmente entusiasta quanto me dei loro bambù lancia ai ballerini monete in quantità: Caractacus con la sua parte può finalmente acquistare la tanto agognata macchina, ripararla e rimetterla in strada: nasce la Chitty Chitty Bang Bang che dà il nome al film, così chiamata per via dei rumori insoliti che produce il suo motore.
Ha persino una canzone che si chiama come lei.
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Durante il loro primo viaggio sulla strada incontrano Truly, o per meglio dire si scontrano con lei mandando la sua auto in un pantano: per farsi perdonare la invitano al loro picnic in spiaggia, dove trascorrono una giornata in allegria e i bambini cercano di fare le dolci mezzane per accasare Truly col padre e sistemarsi a vita far trionfare il vero amore trovando una nuova mamma bella e dolce. Cercano di rincoglionirla con una canzone (Truly Scrumptious) ma lei tiene botta, anche se la bella giornata trascorsa insieme senza sfancularsi sta un po' abbassando le sue difese.
In un momento di relax Caractacus comincia a raccontare ai figli una storia di pirati: la storia del perfido Barone Bomburst (Bombarda in italiano, interpretato da un'altra nostra vecchia conoscenza bondiana che ai più attenti non sarà sfuggita, Gert "Goldfinger" Fröbe), tiranno di Vulgaria dal leggerissimo accento TeTesco venuto DI mare per rubare Chitty Chitty Bang Bang, che non è un'auto qualunque: tra le altre cose vola, si trasforma in gommone e spruzza olio addosso ai nemici in segno di spregio.

Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Siamo esattamente a metà film e i toni cambiano di botto: quella che fino a questo momento era la tenera e divertente storia d'amore tra una famiglia, una macchina e una giovane di buona famiglia diventa un'avventura fantastica
La storia che Caractacus racconta ai bambini prende letteralmente vita sotto ai nostri occhi. La Chitty Chitty Bang Bang sfugge alle mire del perfido barone Bomburst, che però non si arrende: invia due spie fidate vestite da Snidley Whiplash con altrettanto impercettibile e delicatissimo accento teutonico a prendergli la Chitty Chitty Bang Bang.
I due prima rapiscono Lord Scrumptious e poi tirano su Nonno Potts (Lionel Jeffries) con tutto il cesso scambiandolo per Caractacus: non potendo recuperare la macchina intendono portare l'inventore a Vulgaria perché costruisca al Barone Bomburst un'altra Chitty Chitty Bang Bang (e trovare la morte se non ci riuscirà). Mentre la famiglia Potts e Truly si mettono all'inseguimento del dirigibile malvagio grazie alla loro macchina volante, nonno Potts vede il lato buono della cosa ed entra nello spirito del film facendosi una cantatina  sia mentre volteggia sull'oceano (Posh!)...
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
🎵 This is livin', this is style, this is elegance by the mile
(Sono il capo, il padron, è una grande soddisfazion)
Oh the posh posh traveling life, the traveling life for me
(Sono il boss e posso viaggiare e far quello che mi va)
First cabin and captain's table regal company
(Sono libero, indipendente, posso comandar)
Whenever I'm bored I travel abroad but ever so properly
(E quando mi va io viaggio qua e là ma in tutta comodità)
Port out, starboard home, posh with a capital P-O-S-H, posh
(Largo! Sono il boss: tutte maiuscole B-O-S-S, Boss!)🎵 
... che al castello di Vulgaria, insieme al suo presunto team tecnico di giovani e baldanzose risorse autoctone (The Roses of Success).
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
🎵 Every bursted bubble has a glory! Each abysmal failure makes a point!
(Ogni passo falso ha un lato buono! Ogni fallimento può temprar)
Every glowing path that goes astray shows you how to find a better way.
(Cadi in terra ma poi ti rialzerai e il successo poi ti premierà)
So every time you stumble never grumble.
(Non disperarti troppo a un intoppo)
Next time you'll bumble even less!
(la tua caparbia trionferà)
For up from the ashes, up from the ashes, grow the roses of success!
(Se son rose, se son rose, se son rose fioriran) 🎵
Arrivati a Vulgaria e insidiati dalle guardie, i nostri eroi si nascondono e pianificano il da farsi: ma quando Jeremy e Jemima vengono rapiti dall'Accalappiabambini del regno, Caracticus e Truly devono infiltrarsi a palazzo travestiti da bambole grazie all'aiuto di un giocattolaio (Benny Hill). I protagonisti ci regalano forse la performance migliore del film, o perlomeno quella che più mi è rimasta nel cuore: Doll on a Music Box/Truly Scumptious.
Qui il video al completo:
Il lieto fine è dietro l'angolo: grazie all'aiuto del popolo oppresso e dei bambini di Vulgaria (nascosti in una grotta sotterranea per evitare l'Accalappiabambini) nonché dell'auto Chitty Chitty Bang Bang, i due salveranno Nonno Potts, libereranno Jeremy e Jemina insieme a tutti gli altri bambini di Vulgaria e l'intero paese festeggia la liberazione dal giogo dei malvagi monarchi odiatori di innocenti pargoli. Finalmente riunita la famiglia Potts può tornare in Inghilterra, e la storia ha termine.
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Ma ora c'è un'altra storia che ha bisogno di un lieto fine, quella tra il vero Caractacus e Truly: è Caractacus a definire ridicola l'idea che uno come lui possa sposare una donna bellissima e di ceto tanto superiore al suo, un atteggiamento di snobismo al contrario che fa andar via Truly mortalmente offesa. Una volta tornato a casa, trova ad aspettarlo Lord Scrumptious (che si rivela essere il vecchio comandante di Nonno Potts ai tempi della guerra nelle colonie), con una proposta: l'uomo vuole comprare i suoi fischietti di zucchero e usarli come richiamo per cani.
Naturalmente saranno ribattezzati Woof Sweets.
Ora Caractacus è ricco e può sposare Truly, che resetta la contignosità di tre minuti prima. E mentre i due salgono a bordo della Chitty Chitty Bang Bang disquisendo sull'importanza dell'importanza dell'essere pragmatici e arrendersi ai fatti invece di perdersi in fantasticherie e sogni, l'automobile sfreccia nel cielo senza bisogno delle enormi ali che sfoggiava nel racconto di fantasia.
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
IMPRESSIONI SPARSE
Chitty Chitty Bang Bang è un film che pur non essendo una pellicola Disney (cosa di cui sono stata convinta fino al momento di scrivere la recensione) è impossibile non paragonare a un film Disney dello stesso periodo che personalmente venero, vale a dire Mary Poppins: alle musiche troviamo i fratelli Sherman, alle coreografie Marc Breaux, il protagonista del film è Dyck Van Dyke e la prima scelta di cast nel ruolo di Truly Scrumptious fu proprio Julie Andrews, che rifiutò  di prender parte al film proprio per la somiglianza del personaggio con quello della magica bambinaia di casa Banks.
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Momento poco poco spazzacamini...
Soprattutto sono entrambe pellicole che pur essendo destinate ai bambini si rivolgono anche e soprattutto all'adulto che gli è seduto accanto, che mandano un messaggio che è importante riscoprire una volta ficcati in soffitta i giocattoli: è importante continuare a sognare, è necessario abbandonarsi alla fantasia e non tenere sempre i piedi piantati in terra anche in età adulta
 nonostante le preoccupazioni quotidiane, i problemi di denaro, le mille responsabilità. 
Ma se il signor Banks è un arido uomo di banca e un padre di famiglia assente e severo che la lezione deve impararla a suon di metaforici scapaccioni nel culo, per Caractacus è già chiara, talmente chiara da incoraggiare quotidianamente la creatività e l'unicità dei suoi figli: è a noi e agli altri personaggi adulti della storia che deve insegnare questa lezione, attraverso la storia di Chitty Chitty Bang Bang che prende vita sotto ai nostri occhi come per magia.
E la insegna eccome.
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Truly Scrumption
ci appare da subito come una giovane donna molto seria che redarguisce i bambini per non aver fatto attenzione mentre attraversavano la strada e per aver marinato la scuola, cosa di cui incolpa il lassismo del padre che invece ritiene di non sbagliare alcunché. Lei afferma con fierezza di non aver mai saltato un giorno di scuola, lui le ride in faccia; lei insiste sulla giustezza delle sue posizioni, lui la caccia via
Subito dopo è il turno di suo padre, Nonno Potts.
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Nonostante sia il primo a vivere in un mondo di immaginazione in cui poter rivivere gloriosi momenti di gloria passata nel cesso di casa (ma in quanto anziano gli è consentito, il suo dovere in età lavorativa l'ha fatto servendo nell'esercito) è quello che cerca di far ragionare Caractacus quando si impunta di dover trovare 30 scellini per comprare un mucchio di vecchi rottami e non deludere i suoi bambini. Non navigano nell'oro, gli dice, ci sono pochi soldi e quei pochi che ci sono vengono investiti tutti in sciocche invenzioni che nemmeno funzionano a dovere. Nonostante voglia molto bene ai nipoti e sia contento di vederli giocare la sua posizione è chiara, ed è quella delle vecchie generazioni: a una certa si deve crescere, essere responsabili, mettere i piedi per terra e trovare un buon lavoro.  
Poi c'è Lord Scrumptious, l'autorità: un uomo serio e pragmatico, che lavora i un campo come quello dei dolciumi e gli riserva l'atteggiamento severo di chi lavora all'Agenzia Entrate. Pronto a condannare Caractacus al minimo errore, anche se compiuto in buonafede. 
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Nel corso della storia tutti si faranno contagiare dall'entusiasmo e dalla fantasia, rendendo il mondo reale un po' più magico e divertente di quanto non apparisse all'inizio: già a inizio racconto Truly capirà la validità delle posizioni di Caractacus e si ritroverà in mezzo all'oceano insieme ai membri della famiglia Potts, fuggendo dal perfido Barone 
Bomburst a bordo di un'auto improvvisamente trasformata in canotto a motore (per poi volare insieme a lui sulla Chitty Chitty Bang Bang a fine pellicola); ritroveremo il nonno a giocare con i soldatini giocattolo nel salotto di casa nientemeno che in compagnia di un ora allegro Lord Scrumptious, suo vecchio superiore. 
Il totale trionfo della locura.
Un messaggio molto caro anche al vecchio Walt, e i kitemmuort che Pamela L. Travers gli ha mandato dopo avergli ceduto i diritti di Mary Poppins confermano (per maggiori informazioni consiglio la visione di quel gioiellino di Saving Mr. Banks. Ma preparate i fazzolettini, si piange come stronzi).
Ficcherò il palo di questo lume nel culo
di quel magnate dell'animazione!💙

Intendiamoci, il film non è perfetto.
Il suo più grosso difetto è quello di non prendere una direzione chiara e davvero coerente (cosa che non è dovuta solamente al fatto che il film è in pratica il collage di due pellicole attaccate una dietro l'altra). 
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Chitty Chitty Bang Bang infatti è una pellicola dal taglio molto disneyano fatta a misura di bambino piccolo, che diverte a più riprese con un umorismo stronzo alla Batman di Adam West, momenti sciocchi, le faccette, le scenografie dal taglio cartoonesco di Ken Adam (altra nostra conoscenza bondiana).
Un film che gioca molto con le doti fisiche di quel dio dell'umorismo slapstick che è Dick Van Dyke e il facciotto paciarotto di Fröbe e poi ti fa vedere:

Il momento James Bond con una macchina da corsa che cade da una scarpata e prende fuoco, con la telecamera che indugia sull'abitacolo carbonizzato (da cui intuiamo che quel simpatico signore coi baffi visto all'inizio non se l'è cavata proprio una crema). Ok che anche in Bambi moriva la madre ma non hanno mai fatto vedere il suo cadavere nella neve o mostrato più di un colpo di fucile...
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Il momento Miserabili con bambini affamati e sporchi costretti a vivere in grotte sotterranee, senza vedere mai il sole e vivendo del poco che riescono a rubacchiare dalle cucine del castello.
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Il delicatissimo momento Dellamorte/Dellamore tra il barone e la baronessa Bomburst, che a un'attenta riflessione risulta cringe in un contesto di film per bambini un po' per come si stoccazzano arrapati e un po' come in corso di canzone lui cerchi continuazione di farla fuori.
Io, che sono una brutta persona, ho riso malissimo. Li adoro.
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
E in linea generale la pellicola arriva a durare la bellezza di due ore usando i momenti di stacco per frantumarti i coglioni con diversi momenti che vanno ad approfondire la storia d'amore scontata, stronza lenta e inutile tra Caractacus e Truly (una cosa che grazie a dio in Mary Poppins ci siamo risparmiati, e un'invenzione originale di Dahl visto che nel romanzo il personaggio di Truly non esiste. In effetti credo che al figlio di 9 anni di Fleming interessassero più le auto volanti della figa): penso volesse essere una strizzata d'occhi ad adulti e romantiche adolescenti ma il risultato è soporifero tranne che per la deliziosa parentesi rappresentata dalla scena in cui lui le dichiara il suo amore travestito da bambola di pezza, mentre lei finge di essere una bambola condannata a danzare per sempre in un carillon.
La scena è toccante, romantica e buffa.
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming
Si fosse mantenuto per tutto il tempo quel tono ironico e delicato invece di regalarci il finto drama borghese di 5 minuti dal titolo "non ti posso sposare perché sei ricca" e quelle incudini appese ai testicoli delle canzoni Truly ScrumptiousLovely Lonely Man io avrei accantonato la mia refrattarietà al romance e avrei plaudito persino al cliché della crocerossina che non sa resistere al richiamo da sirena di due orfani biondi e del loro papà scalcagnato. A patto che entro fine pellicola lui diventi benestante coi soldi di papà, se no niente. Fortunatamente la storia d'amore non è il centro focale del film m
a va comunque a intaccarne la godibilità generale, specie per il pubblico dei più giovani a cui questo film, in teoria, sarebbe diretto.

*

IN CONCLUSIONE...
Chitty Chitty Bang Bang è un buon film per famiglie in certe cose non invecchiate benissimo (come il personaggio femminile scialbo o i cattivi con l'accento tedesco) e un buon musical con molti brani divertenti nel suo arsenale, ma la cosa non stupisce visto chi ha fatto le musiche: più di un brano rimarrà nella testa per giorni, e dal canto mio è un'ora che canticchio senza sosta Chitty Bang Bang, Chitty Chitty Bang Bang, qualcuno mi fermi).
Sul fronte musiche già che ci siamo spendiamo qualche parolina sull'adattamento italiano: i testi nostrani sono ad opera di Ermavilo (nome d'arte di Ernesto Brancucci), che dà anche la voce a Van Dyke nel cantato (e al facocero Pumbaa, piccola curiosità). Ermavilo è una vecchia conoscenza degli appassionati dell'animazione Disney essendo stato l'uomo che ha adattato dall'inglese all'italiano le canzoni dei classici della casa del topo per circa 30 anni, dal lontano 1986 (Basil L'investigatopo): i testi per ovvi motivi non reggono il confronto con l'originale (ho portato qualche esempio in corso di recensione di modo che siate voi a poter fare un confronto) ma restano traduzioni intelligenti con guizzi di genio qui e lì come tradurre l'inglese "stumble never grumble" con "troppo a un intoppo", mantenendo l'assonanza originale.
Ci manchi, Ernesto...
Da fan di James Bond quale sono poi mi è bastato ritrovare mezzo cast e mezza troupe della saga di 007 a fare le faccette stronze in questo film per cappottarmi dalle risate (e rinnovare la mia profonda devozione per il divino Llewelyn), ed è stato bello vedere per una volta sia il pieno potenziale slapstick di un giovane e baldanzoso Dick Van Dyke (anche se  gli si vuole bene pure come attempato dottore di "Un detective in corsia". Perché a Dick vuoi bene anche se ti prende a schiaffi il gatto) che Benny Hill in un ruolo più posato rispetto al suo omonimo personaggio televisivo.
Insomma, io mi ci sono divertita. 
Non è Mary Poppins ma dategli una chance.
Recensione Chitty Chitty Bang Bang film 1968 dick van dyke ian fleming


Giudizio finale: