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martedì 17 giugno 2025

Recensione del romanzo "Orgoglio e Premeditazione" di Tirzah Price col beneplacito di Jane Austen
Titolo originale: Pride and Premeditation
Autore: Tirzah Price
Traduzione: P.M. Bonora
Edizione: Giunti
Pagine: 320
Anno: 2025
Prezzo: 18 euro

Perché nel 2025 le scrittrici americane sentono ancora il bisogno di abusare, e a più riprese (sembra infatti che sia già in corso di pubblicazione un seguito, sulla scia di quest'opera magna), del cadavere di Jane Austen?
Perché noi fan della Austen abbiamo questi momenti di reset in cui guardiamo una copertina che richiama alla Austen o alle sue opere, ci dimentichiamo di tutta la merda letta e vista fino a quel momento e torniamo le 15enni col giubbetto di jeans e i glitter tra i capelli che si ritrovavano la vita sentimentale rovinata a causa dei paragoni che facevamo tra i nostri filarini e Mr. Darcy. Torniamo in noi solo quando siamo già uscite dalla libreria col tomo tra le mani.
La scienza prima o poi darà un nome a questo disagio, e forse troverà anche una cura. Per il momento posso solo pensare ai 18 euro e alle ore della mia vita che non riavrò mai più.

Di base, essendo questo un libro osannato in quarta di copertina da quella inarrivabile regina del trash che è Kerry Maniscalco non sono stata così incauta da credere di trovarmi davanti a chissà che capolavoro, ma la trama sembrava abbastanza sciocca da fare il giro e diventare divertente. E così è stato in effetti, almeno finché il cringe non ha divorato tutto il resto. 
Ma andiamo con ordine.

DUE RIGHE DI TRAMA

Il libro altro non è che Orgoglio e Pregiudizio riproposto in salsa "mistery", in cui le cinque sorelle Bennet sono le figlie non di un piccolo possidente terriero ma del capo di un altrettanto piccolo e abbastanza sfigato studio legale di Londra di nome Longbourne & Figli.
1. Sì, in questo libro gli studi legali e le compagnie commerciali hanno i nomi delle proprietà del libro originale. Che per me già rappresenta un problema nel momento in cui ragiono sul fatto che gli studi legali, essendo solitamente società formate da singoli, di solito trovano profittevole essere il più riconoscibili che si può.

2. Sì, c'è scritto Figli anche se nello studio (perlomeno in via ufficiosa) non lavora nessun figlio e tutti sanno che il signor Bennet ha solo 5 femmine da maritare. Ci viene detto che secondo il signor Bennet questo espediente di marketing servirebbe a dare quel non so che di conduzione familiare, cosa che notoriamente è la priorità di chi è in cerca di consulenza legale.

A Longbourne, scopriremo in corso d'opera, c'è talmente poco lavoro che i dipendenti passano più tempo a spettegolare tra loro che a lavorare sui casi (tanto quei pochi che ci sono vengono risolti dietro le quinte dalle intuizioni mirabili della nostra protagonista), ma l'autrice ogni tanto se lo dimentica (di solito quando vorrebbe ricordarci che Elizabeth sta lottando contro il tempo e deve sbrigarsi a dimostrare quanto vale) e ci mostra scene in cui il signor Bennet fa colloqui a nuova potenziale forza lavoro maschile che potrebbe rubare a Elizabeth un posto che è suo di diritto. Con quali soldi il signor Bennet vorrebbe pagare questa gente è il vero mistero inevaso del romanzo.

Elizabeth Bennet ovviamente è la nostra protagonista: la mente sopraffina della storia, l'acuto ingegno che deve sgomitare in un mondo di uomini per emergere e riuscire a realizzare il suo sogno di lavorare nello studio del padre in veste di avvocato. Nonostante sia già la più furba dei furbi e la più dura dei duri in quello studio (il fatto che l'asticella lì dentro sia veramente bassa non sembra turbarla) infatti il posto non le è stato ancora assegnato.
Perché una donna avvocato formata all'università della vita affosserebbe definitivamente uno studio già sull'orlo del fallimento? No, perché deve dimostrare di saper usare la logica nelle sue indagini invece di andare avanti a intuizioni e botte di culo.

E proprio mentre la protagonista sta frugando di nascosto tra le scartoffie di uno studio specializzato in diritto commerciale in cerca del caso perfetto per fare colpo sul genitore entra Fred, un Irregolare di Baker Street stufo di stare in un romanzo bello che Elizabeth paga per fargli da informatore su casi che lo studio non le affiderà mai, che ha giusto giusto informazioni su un caso perfetto per fare colpo sul genitore. 
Pare infatti che un ricco commerciante appena giunto nella City, un certo signor Bingley, abbia assassinato il cognato, il signor Hurst. Per dimostrare di aver capito perfettamente quello che vuole da lei il padre (lo ricordiamo, che affronti le cose con la logica) Elizabeth sa per istinto che Bingley è innocente e che questo omicidio fa proprio al caso suo.
Che fino a ieri si occupava di contratti e corna.
C'è solo un problema, e non è il fatto che le donne avvocato non esistano e che pure esistessero nessun inglese dell'Ottocento le prenderebbe sul serio, ma solo che ha bisogno di incontrare il suo futuro cliente, che al momento è chiuso in prigione in attesa del processo, prima di indagare e dimostrarne l'innocenza. Per fortuna che Elizabeth è una tipa sveglia, non una cretina qualunque, quindi non ci mette molto a ideare un piano geniale: fingere di essere sua sorella minore (nubile, senza chaperon) per convincere una guardia a farla parlare vis a vis con Bingley, e portargli un cesto di focaccine fatte in casa e marmellata per convincerlo ad ascoltarla.
"Salve, sono miss Bingley. Credo di avere
diritto di far visita a mio fratello senza guardie"
"Molto bene, miss Bingley, nome di battesimo?"
"...... Non lo so."
Peccato che Bingley avesse già l’aiuto del consulente legale del rinomato studio di Pemberley,  l’arrapante l’arrogante Mr Darcy, se no questo astuto stratagemma non avrebbe fatto una piega.

Senza contare il fatto che di suo faccia un po' ridere che l’autrice sia convinta che nell’Ottocento inglese un ricco inglese bianco rischi la forca o anche solo la reputazione sociale per aver ucciso qualcuno di classe sociale inferiore alla sua, e che quindi noi lettori dovremmo essere in ansia per le sorti di questo Bingley perché oddio, se non ci pensa Lizzie chi lo salverà?
Di base se questo romanzo fosse un pelo realistico Darcy potrebbe passare il tempo a fare l’elefante con il pisello e qualsiasi giudice assolverebbe comunque Bingley con una pacca sulla spalla e un bicchierino di Sherry per il disturbo. Ma facciamo finta di non curarci della verosimiglianza storica (cose impossibili da chiedere a un americano, me ne rendo conto), concentriamoci piuttosto su Lizzie, che non è dotata solo di notevole acume ma anche di una morale granitica.
Perché se Darcy vuole semplicemente far uscire di galera il suo amico col minimo sforzo e senza dover interagire con giovani donne prive di buonsenso (e qui io non me la sento di dargli torto), lei vuole solo diventare avvocato e al tempo stesso far trionfare la verità e la giustizia, dimostrando che questo tizio mai visto prima è totalmente innocente perché sì. Il problema è che ovviamente avrà ragione e Darcy se la metterà in saccoccia con la consueta classe.

*

IMPRESSIONI SPARSE

(con copiosi spoiler, che tanto qui si intuiscono da pagina 5)

In Orgoglio e Premeditazione, che nelle intenzioni dovrebbe essere un giallo (o così almeno suggeriscono sinossi, copertina e scheda libro online), tutto il mistero è svelato anche ai meno attenti fin dalle prime pagine, quindi il resto del tempo al lettore non resta altro da fare che assistere impotente alla tenace quanto fallimentare in partenza battaglia di Elizabeth contro l'ormonella nei confronti di un Darcy sempre più affascinato dalle sue doti deduttive.
ELLEizabeth in azione mentre passa allo scanner
le labbra di Darcy e cerca di convincerci
che in realtà lo trova odioso.
Doti deduttive che la portano a capire cose a cui io ero arrivata almeno 100 pagine prima, e non essendo io particolarmente arguta presumo che nel primo Ottocento inglese le aspettative sull'acume femminile fossero molto basse.
Di base c’è una sola deduzione fatta da Elizabeth a cui non si può arrivare con le proprie forze (ma anche questo problema si può aggirare facilmente dato che gli stronzi papabili in questo libro di merda sono due e uno Elizabeth te lo esclude da subito), ovvero il mistero del proprietario del bottone ritrovato per pura botta di culo sulla scena del delitto, un bottone che potrebbe essere finito lì in qualunque modo e che potrebbe appartenere a chiunque (il fatto che Elizabeth lo trovi importante è quindi, di nuovo, prova di intuito e non di logica, con buona pace delle poche e semplici indicazioni paterne). Questo accade solo perché l’autrice tradisce in maniera molto conveniente il punto di vista scelto (una terza persona ma dal punto di vista di Elizabeth) per non farci volutamente partecipi di una cosa, dice la protagonista al momento di fare la grande rivelazione, notata solo distrattamente giorni addietro.
E Porcoddue, Tirzah!
Per il resto del tempo la Price, evidentemente fiera di questi pochi deliranti colponi di scena, dissemina in giro indizi sottili come baobab, passando da improvvisi e immotivati cambi di carattere di un personaggio a un sussulto sfuggito dalle labbra di una giovane cameriera che la, ricordiamolo, geniale protagonista scambia per arrapamento (e daje...), passando per informazioni che nelle intenzioni vorrebbero essere casuali sul passato di un personaggio, come dei provvidenziali trascorsi in marina o la casualissima presenza sul luogo del delitto al momento dell’omicidio, ma che lo rendono immediatamente sospetto. 
Tranne che alla furbona che vuole fare l’avvocato, cioè. 

Ora, al netto di una cattiva scrittura (e di soluzioni che posso solo definire deliranti come la finta assicurazione stipulata dalla malvagia mastermind per far credere agli inquirenti che Bingley pagasse mazzette ai pirati per non farsi derubare, quando di fatto la compagnia rischiava la bancarotta proprio per i furti continui ai suoi convogli mercantili) personalmente credo che alla base di questa cattiva impostazione della trama ci siano due fattori:

1. Chi legge questo libro, a differenza evidentemente di chi lo ha scritto, conosce Orgoglio e Pregiudizio abbastanza bene da sapere esattamente quali personaggi bisogna tenere d’occhio (per esempio Wickam) con conseguente crollo della tensione, perché l’effetto sorpresa è andato a ramengo, e a differenza che nel romanzo originale che non aveva nessuna velleità mistery qui teoricamente dovrebbe ruotare tutto attorno ai colpi di scena.
2. L’autrice, incapace di gestire un cast corale, approfondisce solo i pochi personaggi chiave relegando miseramente sullo sfondo gli altri. Di conseguenza, eliminando per ovvie ragioni i protagonisti dalla rosa dei sospettati, ne rimangono pochi di personaggi su cui concentrare gli sforzi deduttivi (a parte quando la Price si fa prendere dalla stessa locura del bottone mancante e dell’assicurazione farlocca e si inventa una versione di Lady Catherine un po’ Milady di Dumas e un po’ Oona di Disincanto). 

"Sono la pazza vedova pirata di nessuna terra!"

Lady Catherine, vedova di un non meglio specificato Lord De Bourgh che l'ha lasciata con un titolo nobiliare, ricca da fare schifo e piena di livore contro i maschietti e lo status quo inglese, si rivelerà infatti essere la vera mastermind, la burattinaia suprema che muove i fili non solo di questo delirio delitto ma anche di intrighi politici ai danni dell'Inghilterra di cui potrà saperne di più il temerario che deciderà di proseguire con la saga.
Nel tempo libero pare si diletti pure di pirateria, col beneplacito della Francia.
Una vera architetta del caos, insomma, una donna di polso con un piede tra le fila dei nemici dell'Inghilterra e l'altro ben piantato nel collo del patriarcato. Strigni strigni, Lady Catherine è il solito araldo del nazifemminismo, la donna cattiva che porta avanti la sua versione malata del riscatto sociale e decide di rispondere alle ingiustizie subite con la violenza, a differenza di Elizabeth che è una femminista buona perché non dà noie e non porta rancore ai penemuniti a meno che non venga provocata, e che si fa spazio nel mondo dei maschi (e nei loro cuoricini) con l'intelletto. E con lo studio di papà che ti ha permesso di avere accesso allo studio della legge, anche se da outsider, ma chi fa caso ai privilegi dei buoni?
Di sicuro non Elizabeth, ma ci tornerò nel punto successivo.

*

Un'altra delle cose che mi hanno fatto più girare i birilli sono i pochi spunti interessanti buttati ai maiali, tra cui la solita immancabile quota "coloured" per spaccare i maroni alla buonanima della Austen ma senza dimenticarci che siamo nel 2025 e anche le giovani lettrici di colore ora hanno i soldi per comprare i tuoi romanzi. 
Charlotte, la migliore amica di Elizabeth, nel romanzo della Austen è l'emblema della pragmatica rassegnazione: priva di qualità eccezionali, bellezza o una dote che la rendano appetibile, sa bene di non potersi permettere il lusso del romanticismo. Arrivata a una certa età - quella in cui una donna secondo il galateo sociale dell'epoca doveva essere sistemata - il suo unico desiderio è garantirsi un futuro decoroso come padrona di una casa rispettabile, indipendentemente da chi sarà al suo fianco. La sua è una visione che finisce con lo scontrarsi con l'idealismo cieco di Elizabeth.
Qui accade qualcosa di simile, ma in versione Shein.
Elizabeth scopre l'amara verità su Charlotte
La Charlotte di Orgoglio è Premeditazione è la figlia di un mercante inglese e di una donna originaria delle Indie Occidentali. Rimasta orfana, viene cresciuta da un socio del padre, amico del signor Bennet, ed è così che giunta alla veneranda età di 23 anni (praticamente un cesso immaritabile per i canoni dell'epoca) si ritrova a lavorare presso lo studio legale del padre di Elizabeth nel ruolo di segretaria.
Una scelta non originale ma comunque interessante, che avrebbe potuto offrire a noi e alla geniale protagonista degli spunti per riflettere non solo su un privilegio legato al ceto sociale e al sesso, ma anche all'etnia. Niente di tutto questo passa per la mente di Lizzie finché non è la stessa Charlotte a farle un pippone in merito, totalmente cieca com'era al fatto che la sua migliore amica e confidente fosse una nera, nonché bellamente inconsapevole del fatto che nell'Inghilterra dell'Ottocento ai neri le cose non andassero proprio benissimo.

Come se ciò non bastasse la questione raggiunge vette di inenarrabile cringe nel momento in cui dopo aver scoperto che i neri sono diversi da lei, Elizabeth si turba comunque nello scoprire che il signor Collins (qui nel ruolo di giovane e incapace avvocato e futuro erede dello studio legale del signor Bennet), il quale poche pagine prima aveva corteggiato la sua amica alla scrivania del posto di lavoro, in realtà stesse solo giocando con lei e non avesse alcuna intenzione di fare della sua amica una moglie rispettabile.

Elizabeth scopre che i neri e
i poveri non sono come lei.
D'altronde a una certa le devono spiegare anche che nemmeno i poveri simpatichelli e orgogliosi, quelli come Fred e la fioraia scalza del mercato di cui non ricordo il nome perché tanto è una poverah, le scimmiette zozze con cui da piccola amava tanto trascorrere il tempo non appena riusciva a superare la sorveglianza di sua madre e la servitù delle case signorili se la passano bene, ma di che stiamo parlando?

Il punto è che queste ingenuità io potrei anche perdonarle a un personaggio come l’Elizabeth del romanzo originale — una ragazza brillante, sì, con la lingua affilata e la mente vivace, ma pur sempre cresciuta in campagna in un contesto relativamente benestante, con un'istruzione limitata e una visione del mondo ristretta ai parametri di una signorina di buona famiglia che non ha mai toccato con mano la miseria vera o sentito parlare apertamente di certe dinamiche sociali.
Ma se qui la Price mi propone una persona che mi spacca continuamente i coglioni su quanto desideri fare l'avvocato e sia solo per colpa dei maschi cattivi e della società sciovinista se non può farlo, una donna che tutti incensano per l'acume straordinario, mi aspetto che sia sul pezzo. Che poi è lo stesso motivo per cui perdonavo alla Jasmine del film d'animazione che voleva sposarsi per amore ma non a quella del live action che studiava da una vita per fare la sultana che non sapesse che al mercato la roba doveva pagarla. 

*

Last but not least, le due cornici - quella storica e quella del romanzo originale - attorno alle quali è sviluppata la vicenda mistery vengono maneggiate dall'autrice con la consueta grazia degli americani che si approcciano a culture diverse dalla propria (situazione che a parte poche pregevoli eccezioni va a peggiorare esponenzialmente nel momento in cui oltre che nello spazio ci si allontana anche nel tempo): una carnevalata frutto di una miscela esplosiva di superficialità, sicumera gratuita e totale mancanza di conoscenza del contesto (storico e letterario) in cui ti stai muovendo. 
Il risultato è uno schizzo di merda preciso e chirurgico, come un piccione che ti centra in pieno il lunotto all'uscita dell'autolavaggio.
Tra le bestialità che mi sono capitate sottomano in corso di lettura, se no non ci si crede:

1. Darcy e Lizzie si baciano
Alla fine, fiaccata dagli sforzi compiuti per ideare un complotto delirante e una scena in tribunale in cui Lizzie trasmuta in Allie McBeal e scopre che spettegolare in salotto e parlare in tribunale in fondo è un po' la stessa cosa – scena in cui, tra le altre perle, spiccano un giudice che ha fretta di chiudere alla buona un caso di omicidio perché si sono accavallate altre faccende e un anonimo in aula obietta terrorizzato che Bingley non stia prendendo sul serio le accuse se ha deciso di farsi difendere da una donna – l’autrice ha solo voglia di ricompensarsi con un delicatissimo limone tra i protagonisti.
Dramatization: il bacio
Agli americani del resto piacciono così tanto i limoni tra i protagonisti che persino Joe Wright ha dovuto girare una scena extra a uso e consumo esclusivo del pubblico statunitense in cui Elizabeth e Darcy si baciavano in riva al lago (true story, ma perlomeno in quella scena erano già sposati).
Peccato che questa sia la fottuta epoca Regency, non Mean Girls.
Già due balli di troppo a una festa o una passeggiata da soli in giardino (sotto l'occhio vigile di un'intera corte di parenti, rivali e simpatizzanti) erano considerati un corteggiamento in piena regola, un impegno che avrebbe potuto rovinare per sempre la reputazione della ragazza se il pretendente si fosse smarcato prima delle nozze. Un bacio avrebbe significato la rovina sociale per Lizzie, e anche in un contesto in cui dobbiamo sospendere l'incredulità al punto da accettare che questa cretina abbia appena perorato la causa di un uomo accusato di omicidio in tribunale e che un giudice l'abbia ascoltata nessun sano di mente avrebbe affidato la propria difesa a una donna pubblicamente compromessa.
Tra l'altro, ironicamente, è proprio Lizzie a rammentarci durante uno dei precedenti screzi con Darcy che la reputazione sociale è una bitch.

1b. Elizabeth viene rapita da Wickham
Se come abbiamo visto nel punto 1 bastava un bacio a compromettere la reputazione di una ragazza (e di riflesso quella dell'intera famiglia) figurarsi un rapimento in piena regola. Il romanzo originale - che nel dubbio poteva fungere da bignami storico per l’autrice se proprio non le andava di sfogliare un saggio - lo illustra chiaramente con la vicenda della fuga di Lydia: la ragazza scappa con Wickham in modo consensuale, eppure il disonore che ne consegue sarebbe totale per la famiglia Bennet se Darcy ci mettesse mano facendoli sposare in fretta e furia. 
Questo perché il problema, all’epoca, non era se avessero scopato o meno, ma che avessero avuto l’occasione di farlo. Nel caso in oggetto Elizabeth non solo viene rapita, ma quando arrivano le autorità la trovano sola, di notte, al porto, con il suo presunto rapitore morto e un secondo uomo - Darcy, gettatosi all'inseguimento dei due come nei western - sporco di sangue. 
Logica sociale del tempo avrebbe imposto di mettere tutto a tacere: corrompere guardie, nascondere Elizabeth e ridurre il tutto a una diatriba tra maschi alpha... No, invece noi raccontiamo del rapimento alla polizia per scagionare Darcy, perché siamo per un romanzo storico del disimpegno.

2. Darcy e il "duello"
Dramatization: Il duello
Ci viene spiegato a un certo punto che il Darcy di Orgoglio e premeditazione pur essendo il figlio del fondatore dello studio Pemberley&Co. non esercita la professione di avvocato ma si limita al ruolo di consulente legale. 
La ragione di questo inspiegabile demansionamento del figlio del capo si chiarisce nel momento in cui scopriamo che Darcy qualche anno prima sarebbe stato coinvolto in un duello - pratica che essendo illegale avrebbe infangato il buon nome di famiglia e spinto il padre a prendere provvedimenti nei suoi confronti.
Peccato che poi in corso di storia emerga che questo duello non ha nemmeno avuto luogo perché Wickham, il contendente, non si è presentato. Si vede che nel mondo della Price il duello è come il Falqui: basta la parola.
A questo punto, per la gioia di tutti, si necessita un pippone storico time!
In epoca Regency i duelli erano ufficialmente illegali: su carta costituivano a tutti gli effetti un reato penale e i partecipanti rischiavano l'accusa di omicidio (in caso di morte), tentato omicidio, lesioni personali o disturbo della quiete pubblica. Nella pratica i gentiluomini li consideravano un mezzo socialmente accettabile per regolare le questioni d'onore.
Trattandosi di una questione che riguardava i gentiluomini abbiamo già capito dove voglio andare a parare: il reato esisteva ma le condanne erano rare. Le giurie dell’epoca tendevano a chiudere un occhio (o due) se i duellanti sopravvivevano e appartenevano a un certo rango. Ma soprattutto, in qualsiasi luogo che non sia il mondo di Minority Report non si fa il processo alle intenzioni e per dire che un duello c’è stato e subirne le conseguenze a livello sociale, lavorativo, giuridico e salcazzo bisogna che questo duello nei fatti avvenga.

3. Lizzie partecipa attivamente in tribunale
Essendo l'unica ad avere un quadro chiaro e completo della situazione (e come abbiamo già visto questo non rende lei particolarmente intelligente ma il resto dei personaggi che la circondano particolarmente stupidi) spetta proprio alla nostra eroina il compito di esporre la difesa di Bingley in tribunale e ripulire il suo buon nome.
Il mondo ha deciso di mettersi contro la puttana sbagliata.
La nostra Allyzabeth McBeal prende finalmente la scena e sotto lo sguardo attonito dei presenti coglie la sua grande occasione, espone i fatti e costruisce con metodo l’accusa contro il vero colpevole dell'omicidio del signor Hurst, vale a dire il signor Collins che ha agito su mandato della perfida Lady Catherine (cosa che non stupisce dal momento che tutti gli uomini in questo libro sono dei pupazzi senza appello): Mr Bingley è totalmente scagionato, urrà!
Dramatization: Lizzie accusa Mr Collins
Un momento girl power davvero edificante, non fosse per il fatto che a questo punto io personalmente ne ho le palle rase e non riesco più a passare oltre il fatto che nell'Inghilterra del mondo reale per trovare la prima presenza femminile in un ruolo legale documentato dobbiamo aspettare il 1922, e questo non perché le donne fino a quel momento fossero prive di iniziativa ma perché c'era una legge (abolita nel 1919) che stabiliva che le donne non potessero, tra le altre cose: testimoniare in contesti formali, far parte di giurie, esercitare la professione legale e ottenere la laurea in giurisprudenza.
Lizzie a malapena poteva metterci piede in quel tribunale, altro che perorare la causa di Bingley e salvare la situa guadagnandosi il rispetto di tutti e l'accesso al mondo dei maschi alpha. 

4. Balli dove Miss Bingley va a rimorchiare un maranza di nascosto
No comment.

E non ho capito bene la situazione perché a quel punto avevo spento il cervello per l'overload di cazzate che stavo subendo, ma in chiusa voglio sperare che la Price non abbia davvero insinuato che alla signora Hurst bastasse lasciare il tetto coniugale perché Bingley potesse farle avviare le pratiche di divorzio dal marito biscazziere e ubriacone. 

*

In una rilettura mistery di Orgoglio e Pregiudizio poi è lecito aspettarsi che la trama ricalchi in molti aspetti, o almeno nelle sue parti più significative, l'originale. Avrei voluto anche che questi rimandi fossero fatti con criterio e rispetto invece che ficcati dentro a forza a martellate, ma la Price non ci regala nemmemo questa gioia.

La scelta più emblematica di questo approccio forzato al parallelismo (che spesso e volentieri si traduce in interazioni altrettanto forzate tra i personaggi - vedi Lydia e Wickham, o Collins e Charlotte) è senza dubbio il mantenimento dell'antipatia della signora Bennet, la madre di Elizabeth, nei confronti di Darcy. 

In Orgoglio e Pregiudizio questa antipatia ha un senso: è una reazione eccessiva portata avanti da una donna gretta e poco intelligente al comportamento altezzoso, ai limiti dello sgarbato, di un uomo ricco, scapolo e in età da matrimonio che si rifiuta di partecipare al gioco sociale del corteggiamento - gioco che per una madre con cinque figlie nubili è tutto fuorché frivolo.
La signora Bennet riflette e amplifica i presunti sgarbi subiti trasformandoli in antipatia (la classica volpe che non arrivando all'uva la dichiara acerba). Arriva persino a ignorare le convenzioni sociali che vorrebbero un minimo di discrezione quando si manifesta la propria aperta acredine nei confronti di un uomo di ceto infinitamente superiore al proprio, e questo atteggiamento causa non poco imbarazzo alle figlie maggiori. Ma tutto questo è coerente col contesto e con la sua caratterizzazione.
Nella rilettura della Price, invece, la signora Bennet odia Darcy perché sì. Lui non l’ha mai offesa, ignorata, o snobbata. In realtà, non si sono mai nemmeno incontrati. Eppure lei (che come nel romanzo originale smania di veder accasate le sue figlie) lo presenta fin da subito a Elizabeth come un individuo sospetto da cui stare alla larga, un uomo appartenente a una famiglia sì influente, ma dalle maniere discutibili.
Promemoria per me, mutilare Darcy
dopo aver maritato figlie...
Il tutto senza fornire non dico una motivazione concreta, ma una ragione qualsiasi. Poi, a un certo punto, come se l’autrice si fosse ricordata di dover giustificare la cosa salta fuori una vaghissima allusione a un duello: un pettegolezzo sentito chissà dove, chissà quando – nonostante la stessa narrazione ci dica che l’unica dote della signora Bennet è tenersi sempre aggiornata sul gossip. 
Ovviamente parliamo sempre del famoso duello che non ha mai avuto luogo e che non avrebbe dovuto avere alcuna conseguenza sulla sua reputazione.
Ma di che minchia parliamo?

Abbiamo poi il fatto che Jane e Bingley debbano comunque piacersi tanto tanto anche se lui avrebbe per la testa altri cazzi un po' più urgenti dell'happy ending sentimentale, tipo un'accusa di omicidio e il fallimento imminente della sua compagnia commerciale.
Però così dev'essere, Price vult.
Per tutto il romanzo i due non interagiscono nemmeno per sbaglio, un po' come Darcy e la signora Bennet. Non un momento rubato, non uno scambio significativo, nemmeno un cenno d’intesa o delle parole di ammirazione e apprezzamento rivolteda Elizabeth, che magari avrebbe potuto far presente alla sorella certe qualità del suo assistito in corso d'indagine, per far nascere almeno l'abbozzo di un sentimento (non è dato sapere cosa avrebbe dovuto dire Elizabeth per destare l'interesse della sorella, dal momento che come tutti i personaggi che non sono i protagonisti o i cattivi Bingley è una figurina inconsistente, ma avrei apprezzato il tentativo).
Ma niente panico, tanto li si accoppia alla fine a cazzo di cane.
Nel primo momento di calma, quando tutto si è risolto e Bingley è sollevato dalle accuse di omicidio (ma ancora non si capisce come dovrebbe fare a salvare le sue finanze, forse con un'altra assicurazione fasulla), senza una costruzione narrativa sensata o un minimo di tensione emotiva, per il solo gusto di barrare la casella della ship canonica corrispondente.
Missione compiuta.
Il che forse è un bene, perché se questa tensione emotiva doveva essere sullo stile di quella tra Darcy ed Elizabeth, meglio evitarla. Lui non fa altro che elogiare a caso la sua inesistente mente brillante, e più è ormonalmente preso (di solito nei momenti bitchy bitchy) più diventa audace nei vezzeggiativi al punto da osare l'impensabile: chiamarla per nome, proprio come negli Shojo brutti!

Passerò a volo d'uccello, perché ho parlato anche troppo di questa monnezza, su personaggi secondari rimaneggiati con l'accetta come Georgiana, la fan numero uno della teoria della polizza assicurativa fasulla, nonché causa scatenante del famoso duello mai avvenuto tra Darcy e Wickham; Collins, che da personaggio servile e piaggeroso verso i potenti, magari pedante e poco sveglio ma non cattivo, diventa un arrogante cazzone perché l'autrice non sa descrivere in altro modo una personalità maschile ostile, non degna di essere l'interesse amoroso della protagonista; le sorelle Bingley che sono stronze a caso con Elizabeth anche se di fatto la Price ha pure regalato a Caroline un amore impossibile (un ragazzo di ceto sociale inferiore che la tapina incontra di nascosto ai balli per rimorchiare in anonimato) proprio per smarcarla dal ruolo di potenziale rivale in amore di Elizabeth.
Solo per farvi capire io che cazzo mi sono ritrovata a leggere.

*

IN CONCLUSIONE. . .

"Orgoglio e Premeditazione è una merda" (cit).
Più che un retelling divertente è una sfida alla pazienza e all'intelligenza di chi legge (il quale finisce a maledire il giorno in cui ha imparato a farlo e a provare lo stesso rancore gratuito che la signora Bennet prova nei confronti di Darcy). Più che un giallo intrigante è una tortura cinese e un'istigazione al blocco del lettore, un esercizio di sopportazione durante il quale ci si chiede se non si sia forse vittime di Scherzi a parte
Di base tutto ruota intorno ai continui e gratuiti segoni a due mani rivolti all'acume e alle doti deduttive di una cretina.
L'autrice è la classica americana che scrive di un'epoca e di un libro che non ha capito, e che fa ruotare la sua narrazione attorno a un contesto giallo/mistery che non è in grado di gestire. I personaggi (cioè quei quattro che non sono pallide figurine sullo sfondo) sono accettabili solo perché si hanno continuamente nella testa gli originali della Austen, tranne quando devo leggere di Lady Catherine che è diventata un capitano pirata che vuole distruggere le fondamenta del patriarcato, perché lì nemmeno la Austen può metterci una pezza. Di base penso che lo scopo dell'autrice fosse solo scrivere una fanfiction in cui Darcy ed Elizabeth bitcheggiano male e alla fine limonano.

Giudizio finale:
Poteva essere anche 1 o 1.5 ma alla fine ha 
prevalso il rancore dovuto ai 18 euro perduti.

giovedì 28 gennaio 2021

[Recensione] THE BOYS (Stagione 2)

Recensione di The Boys (stagione 2)
Titolo originale
: The Boys 2
Paese: Stati Uniti
Anno: 2020
Distribuzione: Amazon Prime Video
Ideatori: Eric Kripke, Evan Goldberg, Seth Rogen
Soggetto: Garth Ennis, Darick Robertson
Stagione: 2
Episodi: 8
Cast: Karl Urban, Aya Cash, Laz Alonso, Jack Quaid, Karen Fukuhara, Tomer Kapon, Elisabeth Shue, Antony Starr, Erin Moriarty, Dominique McElligott, Jessie Usher, Chace Crawford

Premesse:
Rieccoci tornati sugli ameni lidi di The Boys, la serie prodotta da Amazon Prime che vuole fare totò sulle manine alle multinazionali cattive, che vuole strizzare l'occhio alle femministe ma si impegna a rendere più simpatici i molestatori delle molestate, nonché la serie che vuole far sembrare la cupezza greve del DCU un episodio dei Teletubbies ma ci marcia talmente tanto sopra da fare il giro e diventare comica (proprio come accade nella DCU, ironicamente).
QUI le mie impressioni sulla prima stagione.

*

DUE RIGHE DI TRAMA

Avevamo lasciato i nostri Boys nei liquami fino al collo: dichiarati i criminali più pericolosi d'America e costretti a nascondersi dalle maglie della legge ma soprattutto da un gruppo di supereroi incazzati (ma evidentemente non troppo visto che l'unico a cercarli con un po' di impegno è quella cosa inutile di Black Noir), Latte Materno, Hughie, Kimiko e Frenchie hanno trovato riparo tra la comune criminalità della city grazie alle conoscenze del nostro amico francese e alle conoscenze di primo soccorso di LM, che lo rendono un ottimo medico della mafia.
Recensione di The Boys (stagione 2)
Billy Butcher
nel frattempo è desaparecido: lo ricordiamo alla fine della stagione precedente, con Patriota che invece di riservargli lo stesso trattamento usato per la sua bella lo recapita delicatamente davanti a un villino di un quartiere squisitamente borghese, dove incontra con una mossa davvero inaspettata per lo spettatore un minimo consapevole dell'ambiente che lo circonda (ripeto una cosa già detta nel corso della prima recensione che io i fumetti non li ho letti quindi indovino i colpi di scena unicamente sulle mie supposizioni) una persona che credeva morta nonché la donna che ha dato vita alla sua inesauribile sete di vendetta contro i super, ossia la moglie Becca (Shantel VanSanten).
E nessuno li scova.
Ripeto per chiarezza, nessuno li scova.
Nessuno li scova (e siamo a tre ma questa cosa deve essere assimilata) ma hanno contro non solo le forze della polizia di tutto il paese (un paese in cui effettivamente le forze dell'ordine non è che brillino per acume nonostante un mucchio di telefilm polizieschi cerchi di convincerci del contrario) ma soprattutto un gruppo di supereroi a cui avrebbero assassinato un compagno di squadra (pure non gliene fregasse niente, la paura di essere il prossimo dovrebbe farli stare sul chi va là). Parliamo di gente in grado di compiere meraviglie. Meraviglie che evidentemente non comprendono correre per la città a tempo record per scovare un gruppo di fessi che vanno in giro ogni giorno come se fossero in vacanza o usare vista una raggi X che buca i muri di cemento per guardare sotto i cappucci delle felpe tirati sulla faccina. La tenerezza massima si raggiunge nel momento in cui gli sceneggiatori cercano di metterci una pezza e fanno dire a A-Train che questo gruppo di disadattati non viene braccato dai Sette solo perché i Boys non sono ritenuti una minaccia seria, anche se
1) Stanno rompendo i coglioni da due stagioni, hanno ucciso uno dei Sette, hanno rotto le gambe a un altro seccandogli la carriera e devo credere che non li ritengano una minaccia seria
2) Pochi episodi dopo lo stesso A-Train dirà a Starlight e Hughie che gli ci son volute 3 ore a girare tutta la città e che quindi trovarli (per passare loro delle informazioni su Stormfront) è stato semplice. Quindi questi super non hanno letteralmente 3 ore di tempo per raggiungere un mucchio di semplici esseri umani e friggerli come patatine. Okay.
Recensione di The Boys (stagione 2)
Nel frattempo è trapelata al grande pubblico la notizia della morte di Translucent, ovviamente un grande eroe morto nell'adempimento del dovere (mossa che serve principalmente a spingere ancora di più l'opinione pubblica verso l'utilizzo dei Super nelle forze armate): vediamo una cerimonia molto sentita e spettacolarizzata il giusto con Patriota e Starlight, gli arianini d'America, a condurre lo show. Starlight, che pure ai funerali deve andare in giro come fosse in spiaggia, ci regala anche un'inevitabile esibizione da America's Got Talent.
Si necessita a questo punto che il suo posto sia preso da un nuovo Super.
Patriota, ormai libero dai legami che lo incatenavano a Madelyne Stillwell (a cui ha fatto liquefare gli occhi perché ormai è un bimbo grande), a questo punto vorrebbe avere facoltà di scelta sul nuovo membro di modo da avere una squadra a sua immagine e somiglianza e soprattutto compiacente, ma dall'alto arriva ordine di far entrare in squadra tal Stormfront. Una tipa dura, che ha i capelli rasati su metà della testa e veste di pelle nera.
Sei badass, sis! 💙
Ma i tuoi capelli li adoro.
Recensione di The Boys (stagione 2)
Stormfront oltre che essere tosta di carattere è anche tosta di poteri: è specializzata nella manipolazione del plasma, lancia fulmini viola dalle mani che alternativamente sono in grado di far saltare in aria un palazzo, provocare la telecinesi o, nel caso dei protagonisti, fare il solletico; vola; è superforte tanto da spaccare i muri di cemento a mani nude e spezzare un collo come fosse uno stuzzicadenti (ma di nuovo, si dimentica di farlo quando ha di fronte uno dei protagonisti senza poteri); ha poteri rigenerativi che la portano ad essere anche incredibilmente longeva; è super-resistente al punto da beccarsi in petto i raggi laser di Patriota (a scopo ricreativo-sessuale) rimediandone solo bruciature superficiali ma alla fine prende schiaffi da Kimiko, Starlight e Queen Maeve nel corso di un commovente momento women power brutto.
Soprattutto sa come entrare nel cuore degli americani e come manipolare il prossimo in particolare attraverso i social media, catalizzando la rabbia di pochi invece di inseguire l'amore di tutti: è una femminista tosta pawaaah che rifiuta di andare in giro a culo di fuori come Starlight; irretisce Patriota "ora-sono-un-uomo-libero-e-indipendente", per gli amici SuperSottone, naturalmente con del sesso ma questo giro è più acrobatico perché dobbiamo tenere altissima l'asticella del rating; quando la questione del composto V viene fuori grazie alla collaborazione di Hughie e Starlight cavalca l'onda della rabbia della gente facendosi paladina del desiderio di dare quel composto a tutti, perché tutti siano super-uomini.
E, sorpresa sorpresa, si rivelerà una nazista.
Recensione di The Boys (stagione 2)
Cioè, letteralmente una nazista: la sua vera identità, si rivelerà nel corso degli ultimi episodi è Klara Risinger, la moglie di Frederick Vought, fondatore dell'azienda omonima (un simpatico tedesco accolto con tutti gli onori dai democratici States dopo la guerra nel pieno del progetto Paperclip), al tempo una delle prime cavie della versione stabile del composto V. Negli anni '70 agì come Liberty, supereroina invischiata in molti strani casi di morti violente riguardanti minoranze etniche. A quel punto, scoperto l'insgamabile* segreto, tutti la odiano, diventa improvvisamente così debole da poter essere menata a turno da tutti, umani e non, e nel gran finale viene incenerita da un super-minorenne.
*Ora, io non voglio fare a tutti i costi la tuttologa sveglia, ma questa tipa si faceva chiamare come il più grande forum internet dedicato ai fanatici della supremazia bianca (quelli convinti che sia in atto un piano da parte degli ebrei e dei neri che mira al genocidio della razza bianca, un discorso che farà la stessa Klara a SuperSottone, che è l'unico talmente scemo da non riderle in faccia) fondato dall'ex leader del KKK Don Black nei primi anni '90 e che ad oggi conta circa 350mila membri. Diciamo che Stormfront le sue simpatie ideologiche non le ha messe giù proprio con la sottigliezza di una ninja e nonostante questo a nessuno è venuto in mente almeno per scherzo il collegamento. Ha dovuto mostrarsi apertamente ostile nei confronti di A-Train perché è un neBro e incenerire un intero complesso condominiale abitato da famiglie appartenenti a minoranze perché a qualcuno venisse il sospettino.
Sconfitta Stormfront (purtroppo Becca a questo giro morirà per davvero, perché se togli a Billy Butcher i pugni nelle mani il telefilm è finito) e riabilitato il nome dei Boys, che a questo punto potranno girare indisturbati per la città esattamente come prima, tutto pare risolto ma invece no, e ci tengono in sospeso col finale shock.
Finale shock molto carino però.
Recensione di The Boys (stagione 2)

IMPRESSIONI SPARSE

Su questa seconda stagione di The boys mi tocca rinnovare le perplessità generali precedenti. Il telefilm si lascia guardare, è divertente il giusto, intrattiene e non si prende eccessivamente sul serio anche se il peso della linea comica è ancora una volta praticamente tutto sulle spalle di Abisso e anche basta a una certa, mi rifiuto di provare simpatia per uno che a inizio storia ha messo il cazzo in faccia a una minorenne, anche se a questo giro gliene capitano davvero di ogni.
A lui e a mezza fauna marina della zona.

I Boys continuano ad agire e comportarsi come se i loro oppositori non fossero un gruppo di stronzi superpotenziati, che dal canto loro continuano o a ignorarli tranne quando vogliono aiutarli (a quel punto li trovano in tre secondi), o ad abbassare opportunamente la loro potenza di modo che il combattimento tra i super e gente comune non termini in (letteralmente) tre secondi.
Recensione di The Boys (stagione 2)
Ora, è chiaro che se un Patriota o una Stormfront decidessero di usare i loro poteri alla massima potenza a livello narrativo sarebbe una stronzata anticlimatica senza precedenti. 
Il combattimento non solo sarebbe poco interessante ma finirebbe nell'arco di uno stacco pubblicitario.
Ma a questo punto la domanda sorge spontanea: qualcuno ha puntato una pistola alla tempia degli sceneggiatori per spingerli a creare dei supereroi così potenti e senza un punto debole che non sia l'intervento di un altro supereroe più forte?
Gliel'ha ordinato il medico?
Perché intendiamoci visto che sono stata io a tirare in ballo le scazzottate tra Batman e Superman nel corso della precedente recensione, è altrettanto ridicolo che Batman prenda a schiaffi il Boyscout d'America ma almeno lo sceneggiatore ha il buonsenso di fargli usare mezzucci poco leali e strumenti che contengono Kryptonite, nota debolezza di Superman. Qui invece lo dicono esplicitamente che SuperSottone non ha (per il momento) punti deboli: se ne aveva uno era al limite il suo rapporto morboso con la Stillwell, ma è stato lui stesso a spezzare quel legame. Per due volte, se consideriamo la scena in cui taglia i ponti anche con un mutaforma che costringeva a trasformarsi in lei per rimarcare al pubblico (che ci crede molto) la ritrovata autonomia sentimentale.
In questa seconda stagione scodinzola gioiosamente dietro a Stormfront, che a differenza della Stillwell è perfettamente in grado di difendersi da sola e non rappresenta un punto debole, anzi, è in teoria ancora più priva di punti deboli di lui.
Per sconfiggerla infatti servirà lo scoppio di collera random e incontrollato di un bambino, Ryan Butcher, il figlio di Patriota e Becca che nella precedente stagione si credeva morto nel corso del parto insieme alla madre, che alla fine risulterà essere Super bimbo fortissimo di IV livello con un'aura potentissima in quanto ibrido nato da una donna comune e un Super. Sono finita in un episodio di Dragon Ball e non me l'hanno detto.
La carne al fuoco a questo giro è diventata tanta, troppa, ma come già accaduto nella prima stagione nulla viene affrontato a un livello che non sia superficiale, con l'unico risultato che metà delle cose si perdono per strada.
A questo giro infatti vedremo:
 La crisi di fede di Starlight, che dovrebbe aprirci una finestra su una più generica crisi delle ideologie, su quanto sia fragile la fede e su tutta un'altra serie di tematiche a sfondo religioso su cui è inutile stare a ragionare, tanto viene affrontato tutto a culo. 
Starlight, cresciuta da brava ragazza cattolica ma soprattutto nella convinzione di essere nata con questi poteri per volere divino, con lo scopo di aiutare le persone, scopre di essere un prodotto di laboratorio e che Dio non ha nulla a che fare con quello che è. Il fatto che in quello che credeva essere il lavoro dei sogni passi più tempo a mostrare il culo che a fare del bene, e che la sua stessa madre sia complice attiva di questa bugia, non farà che acuire questo senso di abbandono. 
Ma alla fine dei giochi sembra che, in maniera del tutto nuova e originale, la risposta a tutto sia l'amore (nello specifico un amore tenerello e molto tira-e-molla verso Hughie), oltre che rifare pace con mammà e farsi regalare da lei un altro ciondolo a forma di croce per ripristinare il suo scudo-di-gesù.
 L'amore saffico tra Elena e Maggie, che dovrebbe portare a un ragionamento interessante e squisitamente cinico sul modo in cui persino l'omosessualità e i diritti queer al giorno d'oggi vengano fagocitati da queste grandi multinazionali etiche diventando null'altro che vuoto marketing che non ha nulla di autentico, e invece no. Due scene in croce poi chi se ne frega, tanto ormai ne abbiam parlato.
Recensione di The Boys (stagione 2)
Finalmente la storia d'amore tra Queen Maeve e il suo grande amore Elena (che aveva dovuto lasciare una volta diventata la donna del geloso SuperSottone per timore di ripercussioni violente) viene alla luce, purtroppo per intervento del succitato Patriota, che a volte ha degli sprazzi di intuito a caso.
L'unico modo che Maeve ha di proteggere Elena da eventuali vendette da parte di Patriota a questo punto è restare sotto i riflettori più che può, e per questo subisce nel più completo disinteresse tutta una serie di richieste umilianti da parte del marketing della Vought (esattamente come Starlight ai tempi si è dovuta adattare ad andare in giro a culo e poppe in mostra), tra cui rendere Elena un pelo maschiaccia di modo che la coppia risulti un po' più accettabile per i fan un po' meno gay-friendly, o ignorare del tutto la propria bisessualità dal momento che "le lesbiche vendono meglio" (una stoccata niente male dal momento che all'interno della stessa comunità queer i bisessuali vengono dipinti spesso come indecisi e visti con diffidenza). Di nuovo, nulla di tutto questo viene approfondito come si dovrebbe nel corso della stagione, tanto basta mettere la spunta sulla tematica omo e il pubblico è contento. Toh, proprio come dicono in The Boys. L'ironia... 
 L'eroismo identificato esclusivamente a un livello superficiale e di vuota spettacolarizzazione. Si dà meno valore ad autentici gesti eroici che a interviste, film, e spettacoli di cordoglio fintissimi in cui la star di turno dice due stronzate e una fregnetta scosciata canta una canzoncina commovente con giusto livello di vibrato e l'occhietto lucido. 
Recensione di The Boys (stagione 2)
Ironicamente, a livello di messa in scena in questo The Boys 2 tutto si risolve in tre citazioncelle in croce al mondo dei cinecomic e a qualche sporadico "Non è questo che vuol dire essere un eroe!1!".  
Il che è un peccato dal momento che se fatto bene poteva essere una bella stoccata data a un certo tipo di pubblico (cosa che non si azzarderanno a fare mai in maniera esplicita, col rischio di farlo incazzare questo pubblico che poi The Boys se lo deve guardare, allo stesso modo in cui una stoccata seria al mondo delle multinazionali non lo daranno mai finché a finanziarli è Amazon): un modo per metterli di fronte all'ironia del loro farsi i seghini di commozione di fronte a Superman che al cinema salva un cane da un tornado salvo poi infastidirsi per i post su una donna che denuncia una molestia subita 10 anni fa su FaceBook.
 Il ruolo dei meme, dei social e della rabbia popolare nella propaganda di regime.
A questo giro Stormfront per ovvi motivi si rivela essere una vera esperta di comunicazione, arrivando al massimo del risultato (portare avanti le sue idee) col minimo sforzo; invece Patriota cala vertiginosamente nei sondaggi, cosa che lo porta a una vera crisi esistenziale. 
Recensione di The Boys (stagione 2)
Questo perché Patriota in quanto sottone con chiari problemi di autostima e il passato sociopatico mira a farsi amare da tutti (senza distinzione di sesso o etnia, nello spirito del melting pot americano da propaganda, anche se un po' il supereroe cieco di inizio serie ce l'ha sul culo quindi forse non vuole essere amato dai portatori di handicap, non ci è dato modo di sapere), mentre a Stormfront dell'amore della gente non frega un'emerita. Lei, intelligentemente, mira a catalizzare la rabbia dei pochi che sanno urlare più forte, e a portare dalla sua parte i creatori di meme. Di nuovo, una sferzata non da poco al mondo dei social e a quei mematori che attraverso l'ironia a volte finiscono col fare il gioco di quelli che criticano. E di nuovo tutto resta a un piano superficiale.
 La critica a Scientology, che non potrebbe essere più esplicita di così: dal modo in cui irretiscono grazie a tecniche collaudate di lovebombing persone fragili come Abisso nel momento in cui si sentono più sole e vulnerabili, a quello in cui le spennano di gran parte dei loro averi con la falsa promessa di sostegno sia morale che professionale, fino a plasmare completamente la loro vita e il loro modo di pensare rendendoli a loro volta perfette macchine di propaganda.
Finché non ti svegli e vieni considerato persona tossica.
Però davvero, anche basta accanirsi su Abisso, sta diventando imbarazzante.
Recensione di The Boys (stagione 2)
Restituite la dignità a quest'uomo!
Certi elementi invece li hanno direttamente buttati in mezzo in modo talmente stronzo, destrorso e contraddittorio che non ci volevo crede ma memore di quella sagra della salsiccia coi pugni nelle mani che era la prima stagione di The Boys purtroppo ci crediamo.

 Stormfront è letteralmente una nazifem!
Per i meno sensibili all'argomento, nazifem, contrazione di nazi-femminista, è il modo in cui incel redpillati dall'ego molto fragile considerano qualsiasi donna che alza la voce per parlare delle ingiustizie perpetrate dal patriarcato e replica a tono ai piagnistei MRA.
A rendere nazi una femminista per questi soggetti è solo l'aggressività con cui la suddetta porta avanti i suoi argomenti, aggressività che in un individuo di sesso maschile verrebbe chiamata carisma, oppure forza, o altri aggettivi positivi. Cominciate a capire che c'è un problema?
Recensione di The Boys (stagione 2)
Bene.
Detto ciò in The Boys 2 abbiamo il personaggio di Stormfront (la quale nel fumetto dovrebbe essere un uomo, ma il cambio di sesso qui è davvero l'ultimo dei problemi anche perché visivamente questa donna è uno spettacolo e forse è il personaggio costruito meglio in mezzo a questo gruppo di imbecilli) che inizialmente ci viene presentata come femminista.
E non una femminista qualunque, occhio. 
Stormfront è una femminista vera, una che non si è piegata allo showbiz e ai compromessi come Maeve e Starlight e non si fa mettere i piedi in testa nemmeno da Patriota. Che se non vuole andare in giro col le tette e il culo di fuori non ci va, che se ne sbatte delle risposte alle domande nelle interviste che le hanno imposto dalla Vought e dice quello che le pare mostrando in generale grande forza e carisma.
Il problema è che Stormfront si rivelerà essere anche una nazista, cosa che potrebbe essere completamente separata dalla sua maschera di femminista tosta tosta se non fosse che lei stessa dirà di non aver mai detto nulla che non pensasse (nello specifico, nulla che non fosse legato alle sue convinzioni ideologiche), cose che la gente ha appoggiato con entusiasmo fino al momento di scoprire che era una nazista.
Perché a dare fastidio è solo la parola nazista.
Tutto bello (e anche vero, il tema compariva anche nel libro Lui è tornato, quello con l'Hitler redivivo che conquistava le simpatie delle folle con gli stessi identici slogan degli anni '30 solo finché era ritenuto dal popolo un comico satirico) se non fosse che a questo punto mi viene da pensare che nella testa degli autori una donna forte che pretende rispetto e ha fatto anche bagnare nelle mutandine Starlight con il suo rifiuto di piegarsi al marketing della Vought riguardo al suo costume abbia detto cose naziste (quando non devo spiegarlo io che le posizioni naziste riguardo al ruolo della donna erano tutt'altro che femministe e si avvicinavano più al concetto di utero con le gambe).
Tra parentesi, mi commuovo sempre di fronte al doppiopesismo di questi prodotti al gusto di testosterone.
Perché Stormfront è una nazista, massacra gente innocente solo perché nera o asiatica, è seriamente convinta che sia in atto un genocidio bianco, compie esperimenti crudeli sui Super usandoli come cavie da laboratorio al Sage Grove Center quindi (giustamente) è il diavolo e deve morire male. Billy Butcher invece resta un antieroe anche se tratta i suoi amici come pedine sacrificabili ed è talmente ossessionato dall'odio nei confronti dei Super solo perché UNO di loro (due considerando Fiaccola che ha causato la chiusura della squad anti Patriota, ma anche a lui, come a A-Train che ha frantumato la fidanzata di Hughie e ad Abisso che ha ficcato il pisello in faccia a Starlight, si possono perdonare i peccatucci del passato come aver bruciato vivi dei bambini) gli ha rovinato la vita da arrivare non solo a odiare senza motivo anche alleati di lungo corso come Kimiko (al punto da fregarsene dei suoi sentimenti e cercare di vendere il fratello ai federali in cambio di informazioni sulla location segreta in cui è tenuta Becca, e ci fosse un momento in cui si scusa con lei) e Starlight (che sta letteralmente rischiando la vita per aiutarli in quanto sinceramente desiderosa di essere un eroe), ma anche a pianificare la morte di un bambino nonostante sia il figlio dell'amata Becca, nonché un innocuo pezzo di pane.
Ovviamente arriva in suo soccorso l'inevitabile passato tristanzuolo: il padre violento che voleva temprare i figli a suon di schiaffi e che ora sta morendo male per la legge del karma, il fratello che si è suicidato e somiglia tanto a Hughie, il simpatico cagnolino che sta a casa della zia pusher... Anche Stormfront dalla sua ha avuto momenti similari di umanità: amava sinceramente il marito e per amore ha abbracciato le sue (orribili) idee al punto da diventare lei stessa cavia di quegli esperimenti e da provare davvero qualcosa di vero per SuperSottone in quanto punto più alto del suo lavoro; ha persino dovuto seppellire la figlia, tra l'altro dopo averla vista spegnersi lentamente per una di quelle malattie per cui i nazisti ti seccavano senza troppi scrupoli.
Ma, come dice la stessa Stormfront, che a questo punto potremmo chiamare NaziFem, a dar fastidio è solo la parola nazista. E forse il fatto che sia una donna, perché sono convinta che se avesse avuto il pisellino al posto della passerina gli si sarebbe perdonata qualcosa di più come accade già a molti supereroi fasci de facto nei fumetti regolari. E intendiamoci nel caso in cui qualcuno a questo punto sia stanco e abbia fatto poca attenzione: non sto difendendo Nazifem (la mia fascinazione verso il personaggio c'è solo da un punto di vista estetico e narrativo) ma al contrario, voglio biasimare pure Butcher che ha, di fondo, gli stessi pregiudizi, e i fan che trovano simpatico o almeno sopportabile lui mentre vorrebbero dar fuoco a lei.
 Il momento women powAH fa cagare.
Recensione di The Boys (stagione 2)
Ho visto molti fan entusiasmarsi per quello che hanno interpretato come un momento incredibilmente femminista in cui le vere eroine (il pensiero corre inevitabilmente alle vere donne che non festeggiano l'8 marzo negli strip club) alzano finalmente la testa e da vittime fragiline del sistema capitalista Vought diventano quelle che prendono a schiaffi e pugni la nazista. 
A me pare più l'ennesimo contentino superficiale e stronzo, quel femminismo di facciata e poco aggressivo che non dà fastidio, quindi invece di entusiasmarmi mi ci incazzo anche abbastanza dal momento che:
La scena è ridicola: pare una scazzottata con Bud Spencer e Terence Hill.
 Il nemico non è questo granché: Stormfront è stata già opportunamente depotenziata in corso di sceneggiatura (è tre ore che butta scariche addosso ai Boys e fa esplodere tutto senza che nessuno sia morto), quindi la portata di questa epica lotta assume più le dimensioni di una lotta tra bitches del ghetto.
 Il punto più alto del momento woman power sarebbe mettersi in tre contro una...
... E manco l'ammazzano
 Ovviamente il boss finale di queste tre è la donna potente-ma-non-troppo visto che Patriota, l'Vomo (quello che vuole l'ammore e che nel finale di stagione si tira una sega su un grattacielo mentre contempla la città, questo idiota qui insomma), non è di certo un avversario che un gruppo di donne può permettersi di sfidare. Convenientemente (come poi fanno pure nei cinecomics con qualsiasi personaggio troppo potente che potrebbe far finire il film in due secondi, vedasi Cap Marvel in Endgame che ha altro da fare altrove mentre un Titano ha appena smezzato l'universo), non era nemmeno in zona altrimenti questo splendido momento women power durava molto meno.
Recensione di The Boys (stagione 2)

IN CONCLUSIONE. . .

The boys ancora una volta insinua ma non colpisce, diverte, cita con intelligenza (dove più, dove meno) e mette alla berlina un po' di quell'americanità pura e fiera che agli States piace esportare quasi quanto la democrazia (il video destinato ai bambini delle elementari sulle stragi scolastiche mi ha stesa, lo ammetto, è di una cattiveria unica) ma non si impegna. 
Vuole tirare un colpo al cerchio e uno alla botte (proprio come farebbe la Vought, the irony!) e mostrarci quanto possa essere fascista la deriva del superuomo, o quanto siamo immersi in un capitalismo fintamente etico che guida la nostra indignazione e arriva a nutrirsi persino dei nostri meme ironici, ma tutto resta immancabilmente sulla superficie.
Il problema di fondo è che c'è troppa roba e troppo ammassata insieme, problema riscontrato anche quando dalle tematiche profonde si passa ai drammi personali. 
Passiamo senza che ci venga dato il tempo di assimilare per bene lo shock da Kimiko e al suo passato di bambina-terrorista che a una certa deve anche sopportare la morte del suo adorato fratello (un mutante nemico dell'America come sarebbe stata lei senza incontrare i Boys che riesce letteralmente ad accartocciarti sulla testa dei piloni di acciaio e cemento armato e a cui Stormfront spezza il collo come un grissino mentre massacra famiglie multietniche in un condominio: poi devo credere a tre tipelle che la prendono a sberle a fine stagione, certo) a SuperSottone che riesce ad essere più pericoloso e inquietante da bravo papà e uomo innamorato che da villain stronzo, passando per il dramma tragicomico di Abisso che un po' cerca di scusarsi con Starlight (che da com'è montata la scena passa quasi per la stronza della situa quando avrebbe ogni motivo per essere incazzata), un po' vuole tornare ad essere famoso, un po' deve fare i conti con se stesso e scavare ancora un po' una volta raggiunto il fondo, e di Fiaccola (Shawn Ashmore, le mot juste) e Frenchie che condividono il senso di colpa per aver lasciato morire i nipoti di Mallory.
Più varie ed eventuali.
Nel mezzo scopriamo che quella cosa inutile di Black Noir, il Batman sfigato, è allergico alla frutta secca e dopo aver tirato sberle nel muso alla ancor più inutile Starlight per un'ora finisce a terra con una barretta Almond Joy ficcata in gola.
Naturalmente non dimentichiamo il vero punto focale del drama di questa stagione, ovvero le scene tenerelle tra Becca-madre-coraggio e il piccolo Ryan-tenerino-letale, che sono così carini e cariadenti che già ci fanno capire dal secondo uno che la tragedia è imminente, nella loro bucolica e borghesissima comunità protetta di periferia (talmente protetta che Butcher entrerà più volte senza problemi e basterebbe infilarsi nel camion dell'immondizia per scappare).
Ryan e Becca infatti vivono come una famiglia apparentemente normale perché a questo giro la Vought ha intenzione di dare a questo superbambino meticcio dall'aura potentissima un'infanzia normale e serena, di modo da non ripetere gli errori fatti con Patriota.
Infanzia normale e serena secondo la Vought a questo giro:
Crescere con un genitore solo
In questo in sé non c'è nulla di male, ma dal momento che un'azienda multimiliardaria ha intenzione di far crescere un bambino nel modo che ritiene più sano possibile sarebbe stato più sensato assumere uno stronzo che interpretasse il padre. Tanto, devono aver pensato, basta la mamma (e di nuovo vengo soffocata da questa ondata di femminismo).
Crescere in una comunità isolata.
Ryan non frequenta coetanei e non va a scuola, al massimo ha una vecchia che gli fa da istitutrice privata per le materie in cui Becca non può aiutarlo. Infatti è cresciuto talmente bene ed è così equilibrato a differenza di Patriota che alla sua prima uscita in un fast-food sbrocca male, ha un crisi di panico e piange.
Brava Vought, sei sveglia!

Di contro, ancora una volta nonostante tutto questa irritante sagra del fridging* selvaggio che è The Boys riesce a divertirmi quel tanto che basta a farmi continuare con la visione per una terza stagione.
* Fridging, o Women in Refrigerators: E' quell'escamotage sessista tipico di un certo tipo di fumetti testosteronici in cui per motivare i maschi e dare loro un arco narrativo tragico uno o più personaggi femminili a loro legati vengono rapiti, uccisi, violentati o depotenziati in modo da scatenare in loro l'istinto di protezione. Praticamente tutto The Boys è costruito su questo, prima con Robin e Becca, ora con Stormfront che in teoria dovrebbe motivare di brutto Patriota a cercare vendetta (e la voglio proprio vedere una banda di persone comuni contro un Patriota che si è davvero rotto i maroni). Sembra che da due stagioni non si riesca a trovare un altro modo di far muovere il culo a questi boys, speriamo che ora con la Neuman a tirare i fili l'andazzo cambi...
Nel frattempo io ancora mi chiedo perché Starlight quando Hughie si prende una sbarra di ferro nello sterno non abbia cauterizzato la sua ferita solo perché la batteria del furgoncino era saltata quando aveva di fianco, letteralmente di fianco, un manicomio dove la corrente elettrica abbondava mentre qualche episodio dopo riesce a far funzionare più che bene le sue scariche nel mezzo del nulla e con tutte le automobili fatte saltare per aria da NaziFem.
Misteri della sceneggiatura a cazzo di cane.
Rendiamo grazie.
Recensione di The Boys (stagione 2)
Ma il capo nero che insiste per avere in squadra
la nazista e la nazista che non lo ammazza per convenienza
è così cinico e realistico che lo adoro.
Giudizio finale: