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domenica 8 gennaio 2023

[Recensione] IL BIANCO E IL NERO, di Malorie Blackman

Titolo originale:
 Black & White
Autore: Malorie Blackman 
Traduzione: M. Proietti
Edizione: Rizzoli
Pagine: 437
Anno: 2001


Premessa:
Il titolo originale del romanzo era Noughts and Crosses: i termini, come spiega il signor Rizzoli o chi per lui e come si può intuire dalla copertina italiana qui a fianco, fanno riferimento al gioco del tris, dove i noughts sono i cerchi e i cross, ovviamente, le crocette.
La copertina italiana, dicevo, richiama pure a questi simboli. Peccato che poi nel racconto inspiegabilmente la traduzione per i due termini diventi nulli (in minuscolo nella nota dell'editore) e Cross (le persone di colore).
Pare il nome di una marca di jeans.

TRAMA

Nel mondo ucronico immaginato dalla Blackman sono state le genti africane a dominare la storia dell'umanità e ad assumere il ruolo predominante nei secoli. Nel corso della storia le genti di colore (i Cross), superiori sia dal punto di vista politico che tecnologico, hanno avuto gioco facile nell'assoggettare gli europei (i Noughts, o nulli che dir si voglia). Nel momento in cui la nostra storia ha luogo la schiavitù è stata ufficialmente abolita ma permane ancora una segregazione de facto per mantenere il controllo sugli inferiori, le teste bianche come vengono definite in senso spregiativo.

Cosa cambia, nel pratico, per chi legge?
Un ciufolo.
L'autrice, impegnata com'è a mettere in scena Romeo e Giulietta versione soap opera razziale, non ha proprio tempo di ragionare su quello che così com'è sembra un esercizio che le hanno dato al corso di scrittura creativa. Non si sforza un minimo di andare oltre il fatto che nel suo romanzo sia la "sua gente" (Malorie Blackman, la cosa non stupisce, infatti è una donna di colore) a detenere il potere, gente di colore che fa le stesse identiche cose che fanno i bianchi senza nessuna riflessione critica che non sia "non avevo mai fatto caso che in questo mondo non esistono i cerotti beige" (sic!) e "l'umanità fa schifo e chiunque sia al potere si comporta allo stesso modo cercando di prevaricare sul prossimo".
Ok, il pessimismo vende sempre e costa un tanto al chilo, ma al di là della banalità di fondo in qualche modo i cambiamenti storici e politici che hai abbozzato devono influire sulle modalità di controllo degli inferiori, cazzo. A livello storico chiunque sa che basta una persona messa nel posto giusto al momento giusto per determinare il corso degli eventi e tu hai messo a capo del mondo un'intera civiltà.
Scrivi del tuo quartierino se non sei buona a fare i background fantasy.

Comunque, i neri sono al potere.
I bianchi di conseguenza in questa illuminata visione ucronistica devono andare in scuole di serie B, non possono ambire a posizioni prestigiose, e se sono proprio con l'acqua alla gola come i nostri protagonisti e andare avanti con lo stipendio di un operaio e un'umile donna delle pulizie devono accontentarsi di vivere in 5 in una casa a due piani, mandare un solo figlio alla scuola dei bianchi e mangiare la pasta col ragù solo la domenica. 
Whoa, mama.
Il background, insomma, è di una sciatteria rara.
Le persone di colore hanno nomi inglesi (con qualche tocco mediorientale che fa fine), ebraici (Jude, David) e legati alla mitologia greca (Minerva, Persefone). Non si esce mai dalle vicende di quei cretini dei protagonisti, nonostante a un certo punto vogliano pure buttarla in politica con le lotte terrorisiche allo status quo, anche perché l'autrice evidentemente non è in grado di gestirle. Non si fa mai cenno a cose che sarebbero interessanti, nonché plausibili, come la presenza di scontri interni ai Cross, magari delle dinamiche di classe tra neri ricchi e neri poveri, a meno che nella testa della Blackman tutti i neri vivono a Downton Abbey, e allora cosa vuoi litigare?
Escludendo i neri benestanti nel college esclusivo in cui va la protagonista che aspettano che la vecchia generazione di matusa tiri le cuoia per cambiare il mondo a suon di (spoiler: inutili, dal momento che resteranno figurine sullo sfondo nel corso dell'ennesimo flusso di coscienza noioso di questa svampita) sit in e petizioni. Però al tempo stesso i terroristi che vogliono rovesciare il governo con la violenza sembrano un gruppo di scemi riunitisi per sbaglio, quindi alla fine la Blackman che linea politica vuole seguire per il suo mondo?
Boh, chi se ne frega, facciamo limonare i protagonisti sulla spiaggia invece.

L'autrice non si prende nemmeno la briga di creare un qualcosa di coerente dal punto di vista spazio temporale: nelle prime pagine sembra un episodio di Downton Abbey (ma persino lì c'erano persone bianche che servivano in cucina e pulivano i cessi, perché esistono fasce privilegiate e povere anche all'interno della stessa etnia, non è che tutte le persone nere si vogliono bene e fanno squadra perché hanno lo stesso pantone), col villino elegante di campagna, le signore che prendono il té, il capofamiglia che dispensa ceffoni educativi alla moglie e alle figlie, così crescono sane. 

Poi 3 o 4 anni dopo pare il dopoguerra americano: i bianchi subiscono processi farsa e vengono impiccati, 4 ragazzi bianchi riescono a superare il test per frequentare la scuola dei neri tra le proteste degli studenti per bene mentre questi devono essere scortati dentro dalle forze dell'ordine (uhmmmm, il mio senso di deja vu pizzica). 
Dopo 10 pagine la protagonista scrive un compito di scuola al computer
Io boh.

E' un mondo in cui tra l'altro dal punto di vista geopolitico la Pangea non si è mai divisa nei continenti che conosciamo, ma il fatto di avere di fronte un mondo senza difese naturali nette e senza grosse distanze a separare popoli e nazioni non ha portato ad altro che a una vaga e lontana Comunità Economica Pangeana, un mix delle mansioni più inutili della comunità europea e delle Nazioni Unite che, come tutte le cose un pelo serie buttate in questo romanzo, l'autrice non sa gestire. Questo ente viene nominato una volta per sbaglio, e solo per giustificare il fatto che al protagonista verrà concesso di frequentare la stessa scuola della tipella ricca nonostante la ferma opposizione delle autorità locali.
Ed è subito Descendants.

In questo delirio concepito con il culo si muovono come marionette i protagonisti, la Cross Sephy/Persefone Hadley figlia del primo ministro Kamal Hadley e il Nought Callum McGregor.  
Callum è il figlio di Meggie, assunta da Jasmine, la madre di Sephy, come bambinaia, e a questo punto è memorabile il flashback in cui Callum ricorda che quando Sephy era neonata e sua madre lavorava per gli Hadley lui a volte la prendeva in braccio e le faceva il bagno.

1. Che cringe
2. Posso capire che potesse tenerla in braccio, ma questi due hanno un anno e mezzo di differenza, come la sollevava una neonata per farle il bagno un bambino di un paio d'anni?

I due sono cresciuti insieme, ignari di quali siano i rispettivi posti nel mondo (nella casa del politico razzista, molto credibile) fino al giorno in cui Meggie viene licenziata in tronco per non aver coperto una tresca della madre di Sephy di fronte al marito.
Una tresca che, dicono in seguito, lei avrebbe iniziato non per amore di questo tizio che non ha nemmeno un nome, chi se ne frega (d'altronde muore nel vuoto anche la sottotrama del marito che in stile Sentieri avrebbe un altro figlio, avuto con la sua amante X, che la moglie non ha mai voluto crescere come suo), ma per ingelosire il marito fedifrago e cercare di rimettere insieme i pezzi del loro matrimonio in crisi.

1. Che cringe
2. Complimenti faina, che piano geniale.
3. Se il tuo scopo è farlo ingelosire perché non ti vuoi far beccare? 
4. E se invece non vuoi farti beccare perché non dici alla tua domestica OH, COPRIMI invece di dare per scontato che lei ti legga nel pensiero e si inventi una scusa a caso su due piedi con tuo marito?

Misteri che resteranno sepolti nel cervello della Blackman.
A questo punto la famiglia di Callum viene allontanata da casa Hadley e costretta a vivere nel tugurio di due piani e a mangiare il ragù solo la domenica, riuscendo a far quadrare i conti con una figlia mentalmente instabile, Lynette, un figlio maggiore testa di merda che non si sa cosa faccia a parte incazzarsi con chiunque (non importa se bianco o nero, in questo è molto democratico), Jude, e con la retta della Heathcroft High, scuola per bianchi in cui riesce a farsi ammettere il nostro protagonista. Però la Blackman cerca di farci capire in tutti i modi quanto loro siano poveri perché Callum deve andare a scuola con una calcolatrice di seconda mano e a casa loro si bene solo latte e acqua invece del succo d'arancia che abbonda a casa di Sephy, con cui è rimasto in buoni rapporti e con cui si incontra in segreto sulla spiaggia.
Oliver Twist ti devi proprio levare dal cazzo.

Seguono cliché figli delle commedie scolastiche e dei manga anni '90 in cui Callum è il ragazzo in gamba che a causa dei pregiudizi subisce le angherie di professori e studenti, che non vedono l'ora di veder fallire questo muso bianco, mentre Sephy comincia a rendersi conto che nel mondo esiste il razzismo. Se ne accorgerà soprattutto nel momento in cui verrà pestata nel bagno da tre coetanee che vogliono punirla per aver cercato di fare conversazione coi bianchi a mensa. 

1. La figlia del primo ministro.
2. Pestata nei cessi di scuola.
3. Nessuno pianta un casino e fa saltare qualche testa. Al limite lei piange sul letto come una principessa Disney domandandosi come mai sia accaduto tutto questo (ti capisco, sorella, nulla di tutto quello che ho letto finora ha un senso) mentre la sorella pretende di sapere chi è stato perché altrimenti potrebbero pensare di poter fare lo stesso con lei e non la si fa a Minnie. Diglielo, girl!

Dramatization: bulle abbronzate
Non è per nulla strano tra l'altro che finché non la pestano nel cesso Sephy sia così inconsapevole del mondo che la circonda da non farsi nemmeno venire un sospetto sul fatto che le cose in quel mondo non siano proprio tutte ok. Non le suona un campanello quando la famiglia del suo amico d'infanzia viene mandata via di casa di punto in bianco, né quando il suo autista di lunga data viene improvvisamente sostituito il giorno dopo aver acconsentito a un suo capriccio facendola fermare lontano da scuola per non farsi prendere in giro dagli altri amici ricchi.
O quando le domestiche tremano all'arrivo di suo padre.
E' tutto normale.
Persino dopo questo incidente nei bagni fatica a capire la realtà che la circonda. O la realtà in generale, ma è comprensibile essendo tutto questo razzismo contro i bianchi così sfumato e ben costruito. In effetti, chi non riterrebbe logico e rispettoso presentarsi a un funerale di bianchi con un vestito firmato che costa come la casa a due piani dei protagonisti? E' un vestito che la mamma le fa mettere solo nelle occasioni speciali e quando lo decide lei, e lei se lo è messo senza permesso, è un atto di ribellione della rich girl che i bianchi in lutto dovrebbero apprezzare.
Nemmeno Callum mi capisce, pensa disperata.
Sai com'è, sarebbe il funerale di sua sorella, magari ha altro a cui pensare.

Il senso di tutta la parte scolastica a parte che l'autrice ha visto troppe volte Mean Girls, Legally Blonde e Ragazze a Beverly Hills senza capirli? Non pervenuto a parte dare un pretesto forzato per far allontanare di botto questi BFF, visto che tempo 100 pagine e Callum da studente brillante desideroso di costruirsi un futuro per quanto sia dura per un Nought all'ennesima umiliazione subita sbatte la porta del preside e se ne va perché sticazzi, fanculo tutto, pure la retta e la calcolatrice di seconda mano, che tanto era brutta, pagate dai miei. A sto punto con quei soldi ti potevi comprare il succo d'arancia visto che pare il tuo più grande rimpianto da povero.
Di sicuro non è la carne visto che vi fate il ragù settimanale.

Mentre Sephy piange per la sua vita triste da ragazza ricca e sensibile con un padre assente che pensa solo alla sua carriera politica, una madre alcolizzata e una sorella maggiore sarcastica, a casa di Callum si scatena il drama: la sorella Lynette infatti durante uno dei suoi deliri in cui è convinta di essere una bellissima ragazza di colore, riacquista il senno nel momento in cui Jude le tira un ceffone memorabile.
A quel punto il padre tira un ceffone a lui.
In questo libro i personaggi si comunicano i sentimenti a sberle.

Dopo aver espletato la dose quotidiana di spatafloni si mette a raccontare la storia di Lynette, che 3 anni prima, lo stesso giorno in cui la famiglia di Callum era stata mandata via da casa di Sephy, era stata aggredita da un gruppo di bianchi che l'aveva vista passeggiare per strada insieme al suo ragazzo di colore. Lei finita in ospedale, la famiglia di lui trasferita chissà dove e chissà quando (la Blackman non ci fa la cortesia di dire qualcosa in merito, tanto la storia di Lynette è solo l'ennesimo pretesto per aggiungere drama alla vita di Callum, che finora è stato messo in punizione e non può bere il succo d'arancia.
Un po' poco per provare empatia.
Viene da chiedersi perché questo cretino la storia non l'abbia raccontata prima (o perché non la sapessero già visto che ci saranno un paio d'anni di differenza tra lei e i fratelli. Dov'erano mentre questa usciva col ragazzo nero e passava le settimane in ospedale per le percosse?), soprattutto visto quanto risentimento stava accumulando quella polveriera di Jude verso la sorella, ritenuta solo una che se la credeva troppo per mescolarsi con quei poveri bianchi dei suoi parenti. Ma perché cercare la logica in questo delirio quando dopo addirittura si riesce a volare ancora più in alto?
Dramatization: la morte di Lynette
Lynette infatti, ormai riacquisito il senno per la magia dei ceffoni nel muso, dopo 3 anni trascorsi murata in casa va a fare una passeggiata senza che a nessuno venga in mente di accompagnarla, e come noi lettori svegli avevamo già intuito da mo' la ragazza si suicida buttandosi sotto a un bus.
La notizia viene data loro da un poliziotto che dà mostra di un insolito tatto, vista la situazione.
Il padre e Jude come ovvia reazione alla morte della figlia, che era stata pestata da dei BIANCHI stronzi, ribadiamolo, dichiarano guerra ai NERI unendosi a un fantomatico fronte di liberazione terrorista di cui fino a quel momento non avevamo mai sentito parlare. Anche perché quando li conosceremo meglio si riveleranno un branco di imbecilli che si tengono tra gli alti ranghi una spia del governo.
Cioè, ADESSO ti unisci ai terroristi?
Per vendicare una figlia picchiata da bifolchi bianchi?
Per quale strana concatenazione di causa-effetto, nomineddio?

Comunque... La prima azione terroristica che vediamo compiere a questi scemi è far saltare in aria non un palazzo governativo o la macchina di un politico, ma un centro commerciale: fortuna che sono così scemi da non saper pianificare nulla in segreto, così Callum può venire a conoscenza dei loro piani, e sapendo che Sephy si trova, guarda un po' il caso, proprio lì perché alla madre è venuta un'irrefrenabile voglia di shopping riesce a portarla via un secondo prima dell'esplosione.
Jude, che ha fisicamente piazzato la bomba, è il più sconvolto di tutti quando sente al telegiornale la notizia dell'esplosione perché il padre gli aveva detto che i terroristi avrebbero chiamato un'ora prima dell'esplosione per far evacuare la gente. La madre è talmente sconvolta per questo atto di violenza che tira un ceffone al padre, rompendosi un dito (sic!)

Dramatization: Callum e Sephy sbalzati
via dall'esplosione del centro commerciale
per il rotto della cuffia
1. Jude forse pensava di aver preso parte a un book club invece che a un gruppo di terroristi.
2. Proprio a Jude che è quello più incazzato di tutto il libro e che ha preso a ceffoni pure la sorella 10 pagine prima dai gli scrupoli morali adesso?
3. Ma nessuno si pone il problema che in quel centro commerciale sicuramente lavoravano (oppure erano lì a trascorrere qualche ora spensierata) anche dei bianchi e che far esplodere una bomba alla ndo cojo cojo avrebbe potuto produrre un effetto boomerang all'interno della propria comunità e far perdere ai terroristi il consenso interno in un periodo in cui di nuovi membri c'è bisogno come il pane?
Spoiler: no, perché tanto l'autrice è una cazzona.

All'ospedale, Meggie e i ragazzi scoprono che il governo ha deciso di schedare le persone che vengono a richiedere cure mediche, dal momento che le strutture ospedaliere ricevono fondi in base alla gente che usufruisce dei loro servizi e vogliono evitare frodi fiscali.
Fin qui va bene, ci posso anche stare, se non fosse che la solerte infermierina che mette al corrente i nostri eroi aggiunge, visto che Meggie ha dimenticato a casa i documenti avendo un po' di premura, che in alternativa DUE testimoni possono lasciare i documenti in vece del malato. Ma se lo scopo è evitare le frodi e quantificare i pazienti che arrivano perché per ogni paziente ti devi prendere i documenti di DUE testimoni? A quel punto visto che non stai morendo e tuo figlio ha appena fatto saltare un centro commerciale la reazione più sensata sarebbe dire "ok, vado a casa e mi stecco il dito con due bastoncini dei ghiaccioli e un po' di scotch".
Una reazione normale secondo la Blackman:
👇
Dramatization:
Meggie in pronto soccorso
"Ma poi se io torno con i miei documenti che fine fanno i documenti e le impronte digitali che prendete ai miei figli?"
"Li cancelliamo."
"Sicura?"
"Sì"
"Me lo giuri?"
"Tranquilla, giurin giurella."
"Oh io domani vengo con i documenti e tu mi devi promettere che cancelli le impronte digitali di mio figlio, specie quello più grande con le mani che ancora puzzano di centro commerciale ma che non c'entra assolutamente niente con l'attentato di 5 minuti fa."
"Te dico fidate."
"Okay."

Un comportamento per nulla sospetto.
Stranissimo infatti che due giorni dopo gli piombino in casa i federali coi fumogeni (prima ancora di assicurarsi che in casa ci siano tutti i membri della famiglia di bombaroli) per arrestare il padre ma soprattutto il fratello, di cui hanno trovato le impronte digitali.
Jude però è desaparecido.
Come? Perché? Qualcuno lo ha avvisato?
E perché se hanno avvisato lui non si è tolto di culo pure il padre?
Perché la Blackman a questo punto ha visto Rainman e così de botto senza senso ha deciso di trasformare il suo romanzo distopico in un drama giudiziario, dove c'è il condannato a morte innoziente, l'avvocato improbabile che cerca di far trionfare la giustizia, la famiglia sfasciata dal fatto che la giustizia non è di questo mondo, con la grazia ricevuta all'ultimo secondo (salvo poi ritrovarci il padre di Callum che si va a schiantare contro la rete elettrificata del carcere perché meglio la morte dell'ergastolo - cazzo sto libro è diventato i Looney Toons). Callum nel frattempo viene sospeso da scuola in attesa che si faccia chiarezza sulla vicenda: però è lui a decidere di andarsene in realtà, perché quel posto non faceva per lui, ora se ne rende conto.
Eh certo, meglio entrare nella cellula terroristica dei minchioni.

Nel frattempo anche Sephy decide di cambiare scuola e allontanarsi dalla sua vita infelice, dai genitori che si odiano e non mostrano affetto nei confronti delle figlie, da un padre emozionalmente stitico e da una madre alcolizzata che le ha trasmesso un certo gusto per il sidro, da una sorella stronza, e dall'abbondanza di succo d'arancia nel frigo.
Soprattutto vuole allontanarsi da Callum, che non la capisce. Però gli scrive una lettera (fatta recapitare di nascosto da una cameriera fidata - che non ha imparato la lezione dell'autista, pare) per chiedergli di fuggire insieme a lei, lontano. Ma lontano dove che c'è un solo continente?
Vabbè, tanto Callum non si presenta.
Sephy è trista.

In questa nuova scuola, il collegio Chivers, vedremo che Sephy animata dallo spirito di Martin Luther King (o qualunque sia la sua controparte bianca in questo mondo così sapientemente descritto dove o sono i neri a fare i sit in per te o devi piazzare le bombe, senza via di mezzo): improvvisamente da tizia che va a parlare con i bianchi a mensa e che mette i vestiti firmati ai funerali dei poveri che era vuole fare l'avvocato però solo dei casi che le fanno simpatia, si fa delle nuove amicizie e frequenta gruppi di ricchi borghesi illuminati che vogliono rendere i bianchi degli elfi liberi.
Passerà così due anni spensierati.
Sostanzialmente perché riesce a farsi ospitare dalle amiche dalle vacanze e a non tornare a casa. Anche il suo problema con l'alcool viene superato in due notti di sudarella e tremori lontano, come un raffreddore.

Callum nel frattempo ci tiene informati su quanto sia diventato cattivo e indurito dalla vita con i suoi nuovi compagni terroristi (compresa una tipa arrapatissima di nome Leila raccattata a uno Starbucks dopo averla vista pestare a sangue un gruppo di neri volgari come una Tifa Lockhart inglese, ma lui è troppo uomo e non cede alle lusinghe diaboliche della figa), e quante cose malvagie abbia fatto in quei due anni, anche e soprattutto ai danni delle tre bitches che tempo addietro avevano pestato Sephy nel cesso.
La Blackman ci tiene a farci vedere quanto sia diventato uomo:

Dramatization:
Callum ora è un vero maschio, non 
la guarda più la spiaggia mendicando
bacini alla migliore amica.
"Il Callum McGregor che amava sedersi sulla spiaggia a contemplare il tramonto non esiste più. Era stato portato via, e sostituito col me stesso di oggi. Un cambio svantaggioso ma inevitabile."

E due pagine dopo:
"Portatemi via prima che io crolli e diventi pazzo per tutte le brutte cose che ho fatto da quando mi sono separato da lei."

E' arrivato Arthur Morgan, è arrivato.

Peccato che quali siano di preciso queste fantomatiche brutte cose ai danni degli innozienti che lo hanno portato sul baratro della follia e mamma aiutami come sono uomo maledetto e indurito dalla vita ora, questo novello Raskòl'nikov, non lo sapremo mai, un po' perché alla Blackman manca la fantasia e un po' perché, come ci dice lo stesso Callum, la sua cellula si occupa di logistica.

Quindi è logico che debbano essere loro a organizzare a caso il rapimento di Sephy, per spingere il padre ad acconsentire a delle richieste che onestamente non ricordo.
Qualcosa di stupido probabilmente.
Lui che è uno che non guarda più in faccia nessuno accetta, le manda una lettera in cui le dà appuntamento sulla spiaggia come facevano quando era dolce e sensibile, e la fa catturare dai suoi sodali. Poi una volta rinchiusa in cella un po' la tratta male, un po' la minaccia, un po' tratta male Leila che continua a provarci e arruffa le penne davanti alla rivale nera ricca, un po' le taglia un dito per macchiare di sangue una sua maglia e mostrare al padre che sono bimbi grandi e fanno sul serio, e un po' la tromba, due paragrafi dopo che questa era piegata in due dal dolore e piangeva disperata perché Jude, memore delle proprietà mediche e affettive dei cazzotti, le ha tirato un pugno nello stomaco poderoso come regalo di benvenuto. 
Quale momento migliore per inserirci la scena limone?

La figa risveglia l'umanità di Callum.
Un po' come il bacio del principe ne La bella addormentata.
Quando immediatamente dopo aver consumato (sarebbe stato scortese disturbare dopo che la Blackman ci aveva messo tanto impegno a creare una tensione litigarello-razziale di anni tra i due) entrano nella cella suo fratello e un tipo di nome David avvisandolo che qualcuno li ha traditi e il piano è fallito, Jude è pronto a incolpare quello che non è mai uscito da lì perché si scopa la donna nera, forse ritenendo che suo fratello grazie alla figa abbia acquisito qualche potere psichico che lo mette in contatto diretto col governo. 
Segue una zuffa tra gorilla.
Vince Callum che ha dalla sua il power up della figa.
Mentre questi due scimpanzé se le danno di santa ragione Sephy scappa nel bosco perché sono tutti così sconvolti per la storia del tradimento che nessuno dei superstiti ha pensato a chiudere a chiave una porta, per poi seminare tutti come un fottuto centometrista. Callum ovviamente la trova, bacini bacetti, la aiuta a trovare la strada di casa. Lei ricambia rivelandogli l'identità della spia che lavora per suo padre e che ha raggiunto il grado di secondo in comando all'interno della cellula di terroristi minchioni: un tipo che aveva visto per caso una notte di 5 anni prima e che da allora non ha mai cambiato taglio di capelli o scarpe.
Succede quando un autore è totalmente incapace di descrivere le persone e può solo far notare al lettore che ha il codino biondo, tipo cattivo di Karate Kid.

Ma il drama non è finito.
Sephy torna a casa e scopre di essere incinta.
Valuta le sue opzioni. Ha 15 anni, non ha mezzi propri o un'istruzione che vada oltre quella del college e l'attivismo nel C.R.E.P.A e avere un bambino meticcio potrebbe essere un problema in una società che, come ha scoperto da qualche tempo, si è rivelata un po' intollerante
.
Quindi teniamolo, manco a pensarci.
Il padre preferirebbe di no, e argomenta nel solito modo pedagogico dei padri di questo romanzo: a ceffoni nel muso. Ma Sephy non può rinunciare a questo feto che le ha conferito il potere del Callum-radar, la capacità di percepire se Callum si trova nei paraggi. 
E Callum si trova davvero nei paraggi.
Ha mezzo paese che lo cerca ma tocca incontrarsi con Sephy nel roseto per darsi bacini bacetti e decidere il nome del bambino prima di farsi arrerstare come uno stronzo perché il padre della tipa appena rapita, malmenata e trombata da un gruppo terroristico in maniera del tutto inaspettata si è riempito casa di sistemi di vigilanza e di una squadra SQUAT. Optano per Ryan se maschio, Callie Rose se femmina.
Si accettano scommesse sul sesso del nascituro.
Callum viene arrestato e dopo un processo farsa muore in prigione.
Restano Sephy e Callie Rose a portare avanti la lotta per la liberazione dei popoli.

IMPRESSIONI BREVI E CONCLUSIONI

Il bianco e il nero è una scemenza concepita male e sviluppata peggio.
L'autrice non è in grado di dare forma al suo background o ai suoi personaggi: Sephy è un fighino nero e giovane, e tanto basta. Volendoci tenere sul vanerello non sappiamo nemmeno come porta i capelli, se in questo mondo le donne dell'alta società sfoggiano fieramente i loro afro, se le bianche cercano di permanentarsi per raggiungere certi canoni di bellezza nera portati avanti dall'elite dominante.
Com'è la moda?
Si rifà ai costumi africani?
Lo sa dio, come si vestono e truccano queste persone.
Di uno per distinguerlo dagli altri membri del gruppo terroristico dei minchioni si dice solo che ha il codino biondo e degli stivali che non si è cambiato per 5 anni. In corso di lettura diventa praticamente impossibile per chi legge capire se il personaggio con cui stanno interagendo certi personaggi è bianco o nero, a meno che non si usi nello specifico il termine nought o cross.

Che tra l'altro sono termini che l'autrice usa senza spiegare il perché.
Perchè faceva figo, e ok, ma in questo mondo perché i neri sono le croci e i bianchi i cerchi? Perché non l'opposto? Che significato ha il gioco del tris in questo contesto?
C'è un significato mitologico/religioso? Politico? 
Dramatizion:
il cristo compagnone dei neri

In questo mondo di merda a parte questi due imbecilli che si fanno le cattiverie a vicenda salvo poi chiedere continuamente scusa due pagine dopo c'è un sistema religioso che vada oltre il personaggio X che prega un dio non meglio specificato di far avverare i desideri del cuoricino? 
L'autrice come Milord, che pensa che il suo lavoro nella costruzione del background sia finito, senza che in realtà abbia fatto niente a parte scambiare di posto neri e bianchi per magia.

Non stupisce quindi che in questo delirio a cui l'autrice avrà ragionato nel tempo in cui io leggo le etichette dello shampoo mentre sto seduta sul cesso le cose vadano avanti a drama soap operistici e forzature, come lettere che si decide di leggere a caso la mattina dopo per dar vita al cliché del tipo che corre per raggiungere l'amata e fuggire con lei ma ormai è troppo tardi, improbabili direttive comunitarie di enti fantasma che servono a far andare i figli dei bianchi nelle scuole dei neri, limoni nei momenti meno probabili per dar vita all'ennesima madre coraggiosa che da ragazzina ingenua che scopre il razzismo lotta contro lo status quo meglio dei terroristi che lo fanno di lavoro, e gente che dovrebbe mantenere un profilo basso essendo un fottuto terrorista che non cambia taglio di capelli e stivali per anni.

Lo stratagemma (davvero originale) del continuo cambio di pov tra Sephy e Callum è stupido e singhiozzante, con capitolini anche di poche righe in cui il flusso di coscienza dei personaggi non porta ad altro che a deliri superficiali e stronzate drama, che riescono a fare il giro e a diventare delle ridicolaggini demenziali.
Manco nei cinepanettoni, cristo will smith...
Le donne ovviamente in tutto questo servono a prendersi i ceffoni in faccia con gioviale buonumore o a subire le decisioni prese dai mariti concedendosi al massimo l'hobby dell'alcolismo, con buona pace del fatto che questo romanzo di merda concepito con il buco del culo è scritto da una donna.

Una delle peggiori porcate su cui ho posato gli occhi in vita mia, e scopro che ci sono anche dei seguiti incentrati, ovviamente, su Sephy e Callie Rose. Mi viene istintivamente da tifare per il mantenimento dello status quo e per la vittoria della classe dominante se le eroine sono loro.

Giudizio finale:

mercoledì 28 settembre 2022

[Recensione] I GOLDBAUM, di Natasha Solomons

Titolo originale:
 House of Gold
Autore: Natasha Solomons 
Traduzione: L. Prandino
Edizione: Neri Pozza
Pagine: 478
Anno: 2019
Euro: 18,00 | Ebook: 9,99 


Natasha Solomons, autrice ebrea di nazionalità inglese, ne I Goldbaum ci racconta le vicende di una ricca stirpe europea di banchieri di origine ebraica chiaramente ispirata ai Rothschild. Per chi non li conoscesse e fosse interessato alle solite due righe di contestualizzazione storica i Rothschild sono stati fin dal XIX secolo una famiglia dedita alla finanza internazionale, che si dice siano stati in possesso dei più ingenti capitali privati del mondo nonostante il clima di disprezzo e antisionismo che li circondava, e questo grazie alla collaborazione reciproca. Dei Rothschild cinque linee ereditarie austriache sono state elevate al rango nobiliare da Francesco II nel 1816, e una linea inglese deve i suoi titoli alla regina Vittoria.

A differenza dei normali ebrei ricchi che operavano a livello locale ed erano quindi soggetti ad atti violenti ed espropriazioni da parte del potere costituito, i Rothschild costruirono un impero finanziario internazionale su azioni, obbligazioni e debiti globalizzati, quindi intoccabile a livello nazionale, completamente in mano a membri della loro famiglia (cosa che contribuì a mantenere la totale segretezza circa l’ammontare effettivo delle loro fortune) che erano quindi educati dalla nascita a gestire grosse quantità di denaro e a mantenere complesse relazioni familiari e professionali mediante una rete di matrimoni tra parenti.

I Goldbaum sono la stessa cosa, la Solomons ha giusto cambiato il nome.
Forse per evitare denunziequerele globali.
 

DUE RIGHE DI TRAMA

Il romanzo si apre nell’aprile del 1911 e ci fa fare la conoscenza dei rampolli del ramo austriaco della famiglia Goldbaum, Otto e Greta, e delle loro burla fanciullesche. Ma la Solomons mette praticamente subito da parte Otto, che da bravo topo di biblioteca appassionato di scienza viene relegato in poche righe all’animaletto spalla delle principesse Disney, in favore della nostra protagonista specialissima.
Dramatization: Otto e Greta

🎵 Afferro un libro o due dalla mia libreria
e osservo un bel dipinto dalla galleria
tra equitazione, musica e astronomia
aspetto quel che succederà 🎵

E che deve succedere?
Succede che Greta deve sposare, come tutte le donne Goldbaum, un uomo Goldbaum che non ha mai conosciuto nè dal vivo nè in foto (nonostante più avanti nel libro si affermerà che un paio di volte l'anno i Goldbaum europei si incontrano portandosi dietro le famiglie perché i rapporti possano essere cementificati e i piccoli di casa comincino a respirare aria di affari - e non ti porti dietro le figlie perchè si comincino a intessere i rapporti matrimoniali? Ma su questo punto voglio dare per buono che la volontà delle ragazze conti talmente poco da non rendere necessaria la loro presenza per trovare un marito papabile). In questo caso il ramo austriaco della famiglia si legherà a quello inglese e Greta sposerà un tale di nome Albert.
Segue drama cliché della povera ragazza ricca costretta a sposare qualcuno che non ha mai conosciuto e non ama, con tanto di immancabile "sarò pure ricca ma non ho la libertà, magari potessi decidere della mia vita come le ragazze normali, maledetta questa antica genia di geni della finanza!"

Ma vai a pettinare le bambole di porcellana.

Dopo aver fatto il diavolo a quattro (ma solo come flusso di coscienza interiore, quindi l'unico a cui rompe le palle è il lettore a cui della parte romance frega il giusto) arriva persino a scrivere un biglietto al futuro marito (che non ha visto nemmeno alla festa di fidanzamento perché impossibilitato da un generico malore senza nome, che io ho personalmente interpretato come un attacco improvviso di cagotto), e la scena che segue si può riassumere grossomodo così:

Lei: "Mollami tu perché io sono inorridita da tutta questa faccenda del matrimonio forzato, ma sono solo una povera ragazza ricca del primo Novecento e se provo a dire qualcosa e a oppormi alla volontà genitoriale va a finire che mi diseredano senza rendita e a fare la ragazza qualunque tocca andarci davvero".
Lui: "Guarda, io una moglie a cui faccio così ribrezzo anche se non abbiamo scambiato due parole in croce non la voglio, se proprio non mi vuoi sposare posso prendermi io la responsabilità di rifiutare, non c'è problema, di Goldbaum ne trovo a mazzi in tutta Europa."
Lei: "... No ma forse ora invece voglio sposarti perché mi dai la possibilità di non farlo. Però sia messo agli atti che potrai avere il mio corpo ma non la mia anima, perché il nostro è un matrimonio combinato e non d'amore."
Lui: "... E ci accontenteremo..."

Cominciamo veramente bene.
Il romanzo verterà inizialmente sulle immancabili difficoltà incontrate da questa giovane sposa che ha dalla sua anche l'ulteriore ostacolo di essere straniera in terra d'Albione e (così ci dicono e da un certo punto in poi tocca veramente fidarsi) una certa dose di anticonformismo.
Grazie al cielo questa potenziale ladyoscarata si affloscia subito e invece di suocere malvage, invidie e malignità e incomprensioni culturali troviamo fin da subito una Greta perfettamente in grado di adempiere al suo ruolo pubblico di moglie (se escludiamo le iniziali difficoltà a consumare il matrimonio) e una suocera che invece di remarle contro più di tutti comprende le sue difficoltà (essendo lei stessa parte del ramo tedesco dei Goldbaum) e la indirizzerà verso una passione su cui riversare la propria infelicità e le frustrazioni di ricca signora, ovvero il giardinaggio.
Nel frattempo in Europa scoppia la guerra.

IMPRESSIONI SPARSE

Finché non si impantana nelle cacate romance di questa coppia di scemi I Goldbaum è un bel libro che offre un punto di vista interessante e non convenzionale sulle vicende europee del primo Novecento, quello di una famiglia che si ritrova a barcamenarsi tra la propria identità ebraica (un'identità che travalica i confini nazionali e non riguarda solo i vari rami della famiglia Goldbaum ma l'intero popolo ebraico) e quella europea, in un momento in cui l'Europa stessa va disgregandosi non solo sotto il peso della guerra ma anche dell'immenso potere finanziario d'oltreoceano (in questo la Solomons, da brava inglese, non lesina critiche anche piuttosto esplicite alla retorica stucchevole degli americani salvatori del mondo).
Inizialmente protetti dai titoli, dal denaro e dai privilegi (privilegi che portano con sé anche una serie di rigidi doveri, da buon cliché per renderci simpatici i poveri ricchi), con il passare degli anni e l'inizio delle ostilità i Goldbaum si ritroveranno a dover venire a patti con la loro diversità e a ridimensionare il proprio posto nel mondo. 
Perché nulla, nemmeno il denaro, salva dalla diversità.
Negli anni della guerra infatti Greta (da sempre guardata con bonaria simpatia a causa del suo anticonformismo, al più criticata per le difficoltà nel partorire un erede Goldbaum) diventerà una paria sociale per le sue origini tedesche; Otto si arruolerà nell'esercito in qualità di sottoufficiale a causa delle sue origini ebraiche e qui, lontano dagli obblighi di famiglia e dall'arido mondo della finanza che lo aveva strappato alla sua vera passione (l'astronomia) brillerà di luce propria; Albert verrà inviato in America in missione diplomatica per ottenere supporto e prestiti di denaro non ricevendo altro che vaghe simpatie per il suo aspetto sciupato, elemosine e la dolorosa realizzazione di quanto poco conti la ricchezza dei Goldbaum e dell'intera Europa a fronte dei magnati USA.

Interessante anche se virato un po' troppo sul retorico per i miei gusti il legame (qui riservato alle sole donne Goldbaum, quasi custodi ancestrali di saperi antichi) tra uomo e natura, un leit motiv che sembra accompagnare l'autrice fin dal suo esordio editoriale. Se in Un perfetto gentiluomo la Solomons rendeva impossibile per il suo protagonista costruire l'agognato campo da golf sul fianco di una collina finché non avesse imparato a rispettare, e non a forzare, la natura qui è Greta a incarnare quello spirito di farsi i seghini sui giardini tanto caro alle autrici inglesi dai tempi della Hodgson Burnett.
Sua suocera usa violenza sulla natura pretendendo con pratiche artificiose fiori e frutti anche non autoctoni per tutto l'anno, con l'ovvio risultato di far soffrire e morire piante costrette a un continuo superlavoro. Suo marito colleziona insetti, quindi caccia e uccide creature per sterile collezionismo tenendole poi al buio per non rovinarle invece di ammirarle in libertà.

Greta invece decide di plasmare il proprio giardino assecondando la natura.
Dramatization: Greta e il suo giardino
Seguendo i cicli stagionali e valorizzando la bellezza delle specie autoctone (con la Solomon che coerentemente non lesina lunghe e puntigliose descrizioni dell'ambiente naturale frutto di ricerche approfondite), avvalendosi dell'aiuto di giardiniere rigorosamente donne.
Questo stesso giardino in tempo di guerra da rifugio per se stessa diventerà una sorta di santuario per le donne, nello specifico per le madri (visto che Greta appena sgrava scopre che la maternità è l'unica ragione di vita di una donna), un luogo in cui poter partorire in sicurezza, assistite, nutrite e protette almeno per qualche settimana, magari reinserite con qualche programma di avviamento al lavoro.
Praticamente Greta vorrebbe insegnare alle prostitute a fare le giardiniere.
Giustamente non appena salta fuori l'idea le ridono tutte in faccia: ma quando una volta smesso di ridere le fanno notare che il giardinaggio per le donne all'epoca era vista al massimo come un'occupazione per le signore di buona famiglia (la stessa Greta rappresenta un'eccezione che fa alzare il sopracciglio della suocera) e non portava il pane in tavola a meno di non avere del terreno per farsi un orto, la cosa finisce a tarallucci e vino.
Peccato perché io l'avrei perculata ancora un po'.
D'altronde c'era da parlare di cose più serie, come la guerra, la morte e i modi in cui Albert potrebbe convincere Greta a trombare di nuovo dopo il secondo parto senza rischi di portare avanti un'altra gravidanza grazie all'ausilio delle nuove teorie scientifiche americane riguardanti la temperatura basale e il salto della quaglia.
Ma cosa memo a fare?

Di nuovo, arriviamo alla nota dolente, ovvero il romance.
Ma il problema prima che nelle interazioni romantiche improbabili tra questi due scemi (laddove Albert non è neanche male e ha dei momenti in cui si dimostra persino abbastanza ironico nonché molto paziente e permissivo con quei continui voltafaccia della moglie vista la mentalità dell'epoca e il suo ruolo nella società e nella famiglia), scemi che devono inseguire a tutti i costi l'amore romantico e uscirsene con scene pruriginosette ai limiti della fanfiction al solo scopo di titillare l'immaginazione della lettrice del 2000 sta proprio in Greta, che è un'immensa incudine appesa ai coglioni.

Greta parte come una teutonica del nuovo secolo piena di riccioli, frivolezze e idee sbarazzine che poi ovviamente mette la testa a posto e userà il suo spirito ribelle e il suo legame con la natura per diventare l'emblema di madre e moglie reazionaria migliore che c'è. Il rapporto tra i due nel corso del romanzo possiamo riassumerlo a grandi linee così:

"Non mi voglio sposare per imposizione con uno che si è fatto venire il cagotto alla nostra festa di fidanzamento. Maledetto questo mio retaggio Goldbaum, io sono libera con l'aria e indomita come la marea, non mi avrete mai, meglio fare la ragazza del popolo."
"Ok, se non vuoi sposarmi annullo tutto io."

"... No, ma io ora ora ti voglio sposare. Però le porcherie non le voglio fare se prima non ti amo. Sai l'amore è alla base di ogni matrimonio combinato."
"Ok, lo rispetto, alla fine nemmeno a me va di impormi con la forza su una a cui faccio schifo."

"Scusa, ma sei per caso deviato? Perché non mi vuoi? Io ora ti voglio, mi sono anche fatta trovare completamente nuda dentro il mio giardino e tu niente, ma io non lo so, ti serve l'invito?"
"Beh, sì..."
"No, ora non ti serve più, ora ti voglio, però per il momento niente bambini."
"Ok, vedremo più in là di ragionarci insieme."

"No, ora i bambini li voglio perché tutti smalignano di me perché non porto un erede alla casata, ma giusto per dovere, sia chiaro."
"Chiarissimo."

"Però ora che ho avuto un aborto spontaneo ho capito che la maternità è lo scopo ultimo di ogni donna, non ne sono più disgustata. Sarò la ribellina che vuole allattare al seno il suo figlio maschio finché non sarà pronto per il college, perché non c'è cosa più naturale del latte della mamma."
"Ah, bene."
"No, però ho avuto un parto difficile, non devi più toccarmi manco per sbaglio e non ci provare nemmeno a fare il salto della quaglia e altre cagate, gravidanze non ne voglio più."
Ma vaffanculo, ' a matta...
 
Risultano di contro molto più interessanti le storie d'amore dei personaggi di contorno rispetto a queste due banderuole, anche se non può mancare la scena pruriginosetta ogni tanto per tenere desto il lettore quando la guerra o le questioni economiche/politiche si fanno troppo noiose, come in un episodio di Game of Thrones.

*

IN CONCLUSIONE. . .

A livello razionale capisco che la storia di due deficienti ricchi ma che vivono nel giardino di 100 acri però umile e adibito alla coltivazione di cavoli e piselli e nel villone elegante pieno di arte e mobili costosi però umile e col tettuccio di paglia che finiti insieme per dovere finiscono con l'innamorarsi follemente (e di una ribellina che scopre che essere mamma è BLL) mentre infuria una guerra mondiale venda di più di un pippone sull'identità ebraica sullo sfondo delle ipocrisie europee del primo Novecento. Quindi capisco l'intelligenza della manovra della Solomons, che vive vendendo libri e non scrivendo saggi storici di sensibilizzazione sulla causa ebraica e sul marchio infamante della diversità a qualsiasi livello sociale.
Ma nel tentativo di ficcare tutto nello stesso calderone il libro non approfondisce niente e manca di un'identità chiara. E' un romanzo Harmony o un saggio storico? Vuoi parlarmi di economia e politica, di ecologia e astronomia, di guerra o vuoi concentrarti sulla storia d'amore forzata e stronza? E' un manifesto reazionario sulla maternità o un inno al femminismo? 
E' una saga familiare? 
Va' a sapere...

Giudizio finale:

martedì 1 marzo 2022

[Recensione] IL GRANDE MAR DEI SARGASSI, di Jean Rhys

Recensione del romanzo Il grande Mar dei Sargassi, di Jean Rhys
Titolo originale:
 Wide Sargasso Sea
Autore: Jean Rhys
Traduzione: A. Motti
Edizione: Adelphi, copertina flessibile
Pagine: 171
Anno: 2013
Euro: 13,00 |

Premesse:
Prima di affrontare Il grande Mar dei Sargassi di Jean Rhys sarebbe bene non solo leggersi non dico il libro ma almeno il bignamino su Wikipedia di Jane Eyre, di cui questo romanzo è una sorta di fanfiction rilettura/prequel (non per altro ma già l'autrice non si prende la briga di spiegarci molto con la scusa del flusso di pensiero folle, se poi al lettore mancano pure le coordinate generiche è la fine), ma pure spendere due righe sul concetto di "Mad woman in the Attic", ovvero La pazza in soffitta.
Questo è il titolo di un saggio del 1979 di Sandra Gilbert e Susan Gubar che analizza la letteratura di epoca vittoriana da una prospettiva femminista, focalizzandosi criticamente sulle autrici più rappresentative del tempo, da Jane Austen a Emily Dickinson per citare solo le più note, passando per Charlotte Brontë e il succitato Jane Eyre. E' proprio un personaggio di Jane Eyre infatti a dare il titolo al saggio, il quale fa riferimento alla prima moglie di Rochester, Bertha Mason: un personaggio su cui la Brontë ritiene di non doverci dire nulla a parte il fatto che è, per l'appunto, una pazza segregata in soffitta dal marito. D'altronde all'interno del romanzo questa poveretta, che le voci dicono essere una ricca ereditiera creola, risulterà essere poco più di un mero pretesto narrativo per far avanzare la tormentata love-story tra Rochester e la protagonista.

Chi se ne frega della pazza piromane in soffitta quando ci sono i tormenti della buona e coraggiosa Jane con cui riempire pagine e pagine di patemi?
E' fregato a Gilbert e Gubar, che nel loro saggio portano avanti la tesi secondo la quale anche le autrici donne considerate più moderne, femministe e influenti dell'Ottocento inglese hanno incamerato più o meno consapevolmente lo sguardo e il pregiudizio patriarcale suddividendo i loro personaggi femminili in due categorie principali tutt'altro che lusinghiere ed egualmente irrealistiche: l'angelo pio e puro e il mostro, la ribelle, l'arpia, la pazza destinata a un fato infelice. Categorie da cui ci si deve liberare se si vuole ambire a una letteratura autentica, libera, scritta davvero dalle donne per le donne. 
Soprattutto è fregato alla Rhys, che nel 1966 raccoglie il testimone lasciato dalla Brontë e regala un passato e una voce alla pazza in soffitta. C'è riuscita? Beh, diciamo che si apprezza il tentativo ma ci si poteva applicare di più.

*

TRAMA

La storia della creola Bertha Mason, al secolo Antoinette Cosway, comincia nella prima metà dell'Ottocento, in Giamaica. A seguito dell'Emancipation Act del 1833 che ha liberato gli schiavi delle piantagioni la loro tenuta, Coulibri, è andata in rovina e la vita della protagonista e della sua famiglia con essa. 
Seguono pagine in cui il drama abbonda e il lettore è messo di fronte al coraggio e alla pacata dignità di questi schiavisti esponenti dell'aristocrazia bianca coloniale decaduta per colpa di politiche cieche da parte della madrepatria che devono vedersela con l'incomprensibile rabbia e il disprezzo dei poveri di colore. 
L'amore che vince sull'invidia e sull'odio.
Buonasera, sono Massimo D'Alema Antoinette Cosway
Lo scopo ovviamente è fare in modo che attraverso un patetismo da telenovela da romanzo ottocentesco la sfortunata protagonista susciti fin da subito simpatia nei destinatari di questo racconto, che ipotizzo non siano giamaicani visto che gli abitanti dalla pelle scura dei dintorni passano per streghe, deficienti o bestie incazzate.
Ora io non so quali fossero le posizioni della Rhys in merito, ma io sono convinta che qualche motivo per essere incazzati contro i Cosway queste persone (ridotte in povertà ancora più estrema da uomini liberi rispetto a quando erano schiavi) lo avessero e fosse pure valido. Spiace solo che oltre a rubargli i vestiti e lanciargli contro i sassi gli abbiano avvelenato il cavallo e dato fuoco al pappagallo (sic!), piccoli angeli innoZienti.

Decaduti, pieni di debiti e circondati dall'odio, i Cosway devono affrontare anche la morte del capofamiglia alcolizzato (e quando te sbagli?), morte che Annette, la sua giovane vedova, affronta estraniandosi al mondo, trascorrendo le giornate a fare lunghe cavalcate solitarie, dimentica dei figli Antoinette e Pierre (nato con non si sa che problematiche dal momento che è sempre debole e malaticcio oltre che poco autosufficiente), dell'odio, dell'isolamento sociale e delle chiacchiere. 
Intanto il tempo passa e la gente mormora.
Antoinette, sempre più sola se non fosse per la fida Christophine, una donna della Martinica regalata ad Annette dal marito come dono di nozze con la fama di strega che è rimasta con loro anche dopo la liberazione, è in bilico tra due mondi. Una blatta bianca, come la definiscono i bambini del luogo: non è nera ma neppure inglese. Non è ricca ma non fa nemmeno parte della massa di disperati del luogo.

"Non è cane, non è lupo.
Sa soltanto quello che non è" vibes...
Le cose cambiano il giorno in cui a Coulibri si presentano per valutare delle proprietà decadute dei distinti gentiluomini dalla vicina Spanish Town, tra cui un ricco inglese di nome
Mr. Mason che dopo un breve ma intenso corteggiamento chiede la mano della bella, giovane e povera vedova. L'amore, insomma, trionfa.
Mr. Mason rimette a nuovo Coulibri e tutta la famiglia torna a vivere gli antichi fasti, e questo rinfocola gli antichi rancori da parte dei povery veri.
Non quelli che da poveri giravano a cavallo, quindi.
"Quando eravamo poveri, la gente di colore non ci odiava tanto. Eravamo bianchi ma non ce l'eravamo cavata, e ben presto saremmo morti perché non avevamo più denaro. Cosa c'era da odiare?
Ora tutto era ricominciato e peggio di prima, mia madre lo sa ma non riesce a convincerlo. Magari potessi dirgli che le qui le cose non sono come credono gli inglesi."
E proprio a causa di questo sottovalutare i nativi di colore col piglio paternalista dell'inglese benestante, questo ritenerli troppo pigri per lavorare ma al tempo stesso incapaci di fare del male a chicchessia e innocui come bambini, i Mason si ritrovano ad affrontare il crescente malcontento dei disperati del villaggio, malcontento che esplode il giorno in cui alla prospettiva di vedersi rubare il poco lavoro che c'è da immigrati delle Indie Orientali questi circondano Coulibri e danno fuoco alla casa.
Jane Eyre, donna pazza, casa in fiamme.
Rhys, davvero, sottilissima, potevi metterla giù un po' più esplicita.

Pierre, di salute cagionevole e gravemente ferito dalle fiamme, muore durante la fuga. Antoinette si risveglia dopo circa 6 settimane a causa dello shock e delle ferite. Il suo nuovo padre è in viaggio, la madre resa folle dall'accaduto è ridotta al fantasma di se stessa e viene tenuta sotto sorveglianza da qualche parte, lontano dalla gente e, verremo a sapere poi, molestata quotidianamente dal guardiano di colore (Rhys, ce la fai a concepire un nero che non sia un animale?). Finito il tempo delle corse a piedi scalzi nell'erba, Antoinette viene mandata a studiare tra le suore insieme ad altre ragazze Creole per diventare buon materiale da matrimonio.
Tornerà a casa solo al compimento dei 17 anni.
O per meglio dire nella casa del suo nuovo marito, un amico dei Mason.

*

E' proprio al marito di Antoinette, un gentiluomo inglese di cui non verrà mai fatto il nome (ma spoiler: è Mr. Rochester), che viene affidata la narrazione della seconda parte del racconto. 
I due sono in luna di miele in Giamaica, in una delle tenute appartenute alla madre di lei, ma la situazione che vediamo dispiegarsi tra i due sposini è fin da principio tutt'altro che romantica o idilliaca.
Davvero strano, dal momento che parliamo di un matrimonio d'interesse tra il figlio cadetto di una famiglia benestante inglese e una creola coi soldi a cui il fratello ha aggiunto pure una dote di 30.000 £ purché se la pigliasse in fretta (perché questa fretta? Boh, voglia di togliersi di torno la figlia della moglie pazza probabilmente, ma non verrà mai spiegato in maniera esplicita). Eppure sembra che questa discreta fortuna, i beni immobili di cui disporre a proprio piacimento secondo la legge inglese e una giovane fighina creola che lo adora sia troppo per il suo fragile animo di figlio d'Albione. 
Sarà l'aria stordente della Giamaica, non so... Anche se con le cose che il lettore non saprà alla fine del libro si potrebbe riempire un magazzino.

Drama-Tization 2
Per riprendersi dal colpo inferto al suo orgoglio di maschio da non si sa chi perché nessuno ha mai tramato nulla alle sue spalle dall'inganno è pronto a credere a qualsiasi diceria ai danni della moglie e della sua famiglia, completamente aggratis, senza prove e soprattutto senza ascoltare nessuna altra campana.
Infatti nonostante per una volta non si voglia indulgere troppo nel cliché del fraintendimento e la moglie si offra di spiegargli tutto quello che vuole con calma e con piena padronanza di sé questo povero imbecille giusto per confermare i propri bias da redpillato frignone preferisce continuare a fidarsi delle parole di tal Daniel Cosway, un presunto fratellastro illegittimo di lei mai visto prima che gli riporta non solo voci sulle origini schiaviste della famiglia Cosway (e a un inglese che tua moglie fosse figlia di uno schiavista dovrebbe interessare perché...?) e una versione piuttosto colorita della lenta e inesorabile discesa di Annette verso la follia (di nuovo, è inglese, la follia ce l'avevano pure tra i reali), ma alla fine di tutto il pippozzo gli chiede anche dei soldi per tenere la bocca chiusa (riguardo a cosa, che sono pettegolezzi che conoscono in tutta la Giamaica?). Beh, certo, un tipino degno della massima fiducia.
Non pago, questa cima inizia a chiamare la moglie Bertha.
Perché? A parte il fatto che è così che la conosceremo in Jane Eyre, lo sa dio. A noi viene giusto detto che secondo il Rochester della Rhys, che è Rochester quanto il Light Turner del film Netflix di Death Note può paragonarsi al dio del nuovo mondo e dellaggiustizia e secondo me è questo il motivo vero per cui l'autrice omette il nome di questa monnezzina per tutto il libro) Antoinette è simile ad Annette, che è come si chiama la madre pazza, e poi boh, quante domande lettore, non va bene per lei e basta, uffy.
Le si adatta più Bertha, pappappero.
Poi la pazza è lei, capito.

Animato dall'odio aggratis nei confronti dei suoi parenti che lo hanno lasciato al verde, di quelli della moglie (biologici e acquisiti), della febbre tropicale che lo ha indebolito troppo per rifiutare le 30k sterline, dai neri della Giamaica che fanno le magie voodoo e lo prendono per il culo tutto il tempo (e come osano?), e armato da spirito di tremenda vendetta e furiosissimo sdegno nei confronti della consorte (di nuovo, perché?), forte della machiavellica superiorità britannica, nazione che ha dominato il mondo per secoli e dato i natali a menti eccelse tra cui Sherlock Holmes, Miss Marple e L, per rivalersi di quanto ritiene di aver subito si porta a letto la servetta nera minorenne proprio perché la moglie è lì a due passi a sentire tutto. Manca solo Skatman di sottofondo.
Lei la prende bene.
Talmente bene che non manda a quel paese questo povero scemo che tra l'altro conosce da manco un mese né gli lancia addosso qualche macumba tramite la vecchia balia martinicana (tanto è inglese, ci credono in queste strunzate anche se dicono di no, e lo dimostra il fatto che questo passa il tempo a cagarsi addosso odiare questo posto perché le palme di notte fanno frush frush), no no. Antoinette, ora Bertha, si droga, si sbronza e diventa pazza come la madre in mezza giornata.

Questo permette a Rochester di avere il pieno controllo sulla sua vita e di dar sfogo al suo odio contro una persona senza denaro e senza diritti (caspita, tu sì che sei uomo bro!), portarla in Inghilterra, isolarla dal mondo e dai pochi affetti che le erano rimasti e trasformarla nella Mad Woman in the Attic, a cui vengono affidati gli ultimi confusi pensieri del romanzo fino al tragico epilogo, e a questo punto o hai letto Jane Eyre o davvero buona fortuna a capirci qualcosa.

*

IMPRESSIONI SPARSE

Il grande Mar dei Sargassi viene descritto come una risposta anticolonialista e femminista a Jane Eyre, e considerando che tra l'alto pure l'autrice è creola (inglese di origini dominicane) sulla parte anticolonialista (vista dalla parte di chi la frusta la teneva dalla parte del manico, però) c'è poco da dire, la Rhys ha fatto i compiti.
D'altronde, come i Cosway, è creola.
Ora, nutro emozioni contrastanti su questo punto.
Per capirsi...
La storia raramente è bianca o nera e ancor più raramente si possono separare i buoni dai cattivi o gli innocenti dai colpevoli, anche se direi che così a occhio arricchirti per secoli deportando e schiavizzando generazioni di africani a scopo di schiavitù ad uso e consumo di una sparuta élite di blatte bianche (che per te sono un poco più su dei neri pigri e buoni come bambini) per poi dichiararli ipocritamente liberi senza però dare né a loro i mezzi di sostentamento per farli vivere dignitosamente né a chi ora dovrebbe pagarli per farli lavorare una sorta di risarcimento faccia di te la vera merda ipocrita e infame della vicenda. Idea che nel 1966 porta avanti anche la Rhys, dal momento che strigni strigni sono gli inglesi i veri cattivi.
Perché o fanno danni per la loro cattiveria o per la loro stupidità.
"Avete passato qui la maggior parte della vostra vita e non sapete nulla di questa gente. E' incredibile. Sono come bambini, non farebbero male a una mosca."
"Disgraziatamente i bambini fanno male alle mosche..."
"Conosci quello che tempo un mese darà fuoco
al tuo culo bianco perché non lo fai lavorare?"
"... Ce l'hai alle spalle."
Da questo punto di vista, Il grande Mar dei Sargassi descrive bene le contraddizioni, le malcelate tensioni e le ipocrisie del mondo giamaicano post emancipazione inserendo nell'equazione non solo dominatori e dominati ma anche quel che c'è nel mezzo (i creoli), offrendoci un punto di vista diverso nonché decisamente non eurocentrico. Questo lo apprezzo.
Peccato che poi io debba passare tutta la prima parte del libro a dispiacermi per degli schiavisti caduti in disgrazia e poi non ci sia un nero che non stupri, non imbrogli, non sia pigro e agisca per convenienza, che non incendi roba, non sia superstizioso e non parli come la domestica di Tom e Jerry (cosa che spero sia una scelta di traduzione nostrana e in originale si sia optato per un dialetto imbastardito dal patois, non ho indagato e voglio lasciare il beneficio del dubbio).

Le stesse impressioni contrastanti le ho col personaggio di Antoinette, che in quanto creola risulta molto affascinante nella sua totale assenza di un'identità definita.
Antoinette è una blatta bianca, un'europea delle colonie disprezzata e trattata con diffidenza fin da bambina non solo dagli inglesi e dalle persone di colore quasi in egual misura, ma anche dalla sua stessa madre che gli preferisce il fratellino Pierre (perché maschio e quindi erede della fortuna di famiglia? Perché più bisognoso di cure? Di nuovo, non lo sapremo mai.). Che non riesce mai a trovare il suo posto nel mondo, né la felicità.
Il suo dramma non è solo personale e non è solo legato alla sua etnia, ma è anche quello di una donna in bilico tra l'oppressiva società patriarcale e capitalista dei bianchi e il mistero, la magia, la rabbia ferale delle colonie. E' il dramma attualissimo di chi lotta quotidianamente per trovare uno spazio da chiamare proprio.

Una bambina come Antoinette che cresce nello smarrimento di sé e poi nel timor di dio non può che diventare una giovane donna mite e triste che inseguirà la felicità (secondo, di nuovo, la concezione inglese) legandosi
 al primo pirla che passa.
Un gentiluomo inglese senza un soldo che dopo essersi fatto amare le toglierà tutto, persino il nome, senza che nemmeno si sappia il perché.
Tutto bello, se quanto c'è di buono riguardo alla perdita di se stessi non andasse a perdersi nel delirio più totale, figlio sia di uno stile narrativo che vuole riflettere un flusso di pensieri poco lucido (da parte di entrambi i protagonisti, ma più lui) ma risulta al più un caos psichedelico e incomprensibile che del fatto di aver voluto ficcare dentro a martellate il legame con Jane Eyre e con quella povera sciroccata di Bertha.
D'altronde se il libro fosse ruotato attorno alle vicissitudini di Antoinette e PierBrexit se lo sarebbero cacati in tre invece di diventare il classico della letteratura inglese che è.

Il grande Mar dei Sargassi è una cazzo di fanfiction, per quanto si picchino i fan se uno osa farlo presente (come se essere una fan fiction sia automaticamente sinonimo di cattiva letteratura). 
La storia vive letteralmente dell'opera a cui si riferisce arrivando a dare per scontato parecchie cose, specie quando col passare delle pagine passato e presente si mescolano insieme a sogno e realtà: tanto i buchi li copre la trama di Jane Eyre, non hai bisogno di dire proprio tutto e puoi lasciare metà della roba in sospeso, sommerso da un mare di pensieri illogici e fumosi contornati da una punteggiatura buttata ad mentula e a dei botta e risposta insensati, tanto lei è la pazza della soffitta e tanto ti deve bastare, lettore (e se non fai te il lavoro di tappare i buchi lasciati dalla Rhys sei pure un po' stronzo, non capisci il modernismo ed è meglio che ti leggi 50 sfumature). 
I personaggi, nello specifico Rochester (probabilmente in quanto inglese, o forse solo per far risaltare Antoinette/Bertha), sembrano altri rispetto al libro e nonostante questo la parte romance, quella incentrata su di lui e i suoi pensieri,
 è la più debole e noiosa nonostante rappresenti il legame più forte con Jane Eyre. Questa si può riassumere, strigni strigni, nell'ennesima donna che perde la testa a caso per un cretino pericoloso con cui non ha affinità sentimentale, empatica o intellettuale e che conosce da poco, ciononostante gli affida tutto ciò che ha rovinandosi la vita, tematica che pure quando è ben affrontata e non romanticizza l'abuso mi annoia e irrita da morire, figurarsi quando è forzata e parte per la tangente. 
Anche Antoinette, restando in tema, potrebbe partire per la tangente e lasciare il marito: glielo consiglia Christophine quanto la giovane va a chiederle una pozione d'amore per incatenarlo a lei (sic!).
Non facile, specie tra i bianchi, ma nemmeno impossibile.
In fondo i due si conoscono da poco e tutta questa bruciante passione di lei non ha motivo d'essere per quel che mi riguarda visto che a malapena si parlano: avrebbe più senso da parte sua la paura del biasimo sociale da parte dei parenti, della vendetta di lui di fronte allo scandalo, del timor di dio inculcatole dalle suore, della solitudine, dell'impossibilità di sopravvivere senza mezzi né denaro proprio, ma queste sono motivazioni troppo razionali per la pazza della soffitta. Molto più logico supplicare la strega di Martinica di darle una pozione d'amore perché sì, voglio solo che quel cacacazzi musone e ignorante come la merda mi ami, l'amore è BLL. 
E' poi darsi all'alcool perché lui si tromba le servette.

Almeno Heathcliffe e Catherine si conoscono da quando erano bambini e lui l'ha lavorata ai fianchi per una vita, quindi questa ossessione bruciante e malsana ha un motivo d'essere, e quando ti tocca paragonare in negativo una storia d'amore a quella di Cime Tempestose qualcosa decisamente non va... Il grande Mar dei Sargassi, in chiusa, è una lettura che non mi pento di aver affrontato, se non altro per le risate che mi ci sono fatta e per aver letto di un punto di vista atipico su certe questioni storiche, ma non è una lettura che serberò nel cuore.

Giudizio finale: