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domenica 19 luglio 2020

[Recensione] WATAMOTE - IT'S NOT MY FAULT THAT I'M NOT POPULAR

Watamote di Nico Tanigawa #1
Titolo completo: Watashi ga Motenai no wa Dou Kangaete mo Omaera ga Warui!
Titolo inglese: No Matter How I Look at It, It's You Guys' Fault I'm Not Popular!
Edizione jap: Square Enix
Testi e disegni: Nico Tanigawa
Anno: 2011

Tankobon: 18 (in corso)


Premesse doverose:
Watamote è un titolo ad oggi ancora inedito in Italia
Esiste anche un anime di 12 episodi (al momento, ancora una volta, non tradotto nella nostra lingua) per chi preferisse dare a quest'opera un'occhiata più condensata, ma che conservi comunque la stessa amara filosofia di fondo, di cui andremo a parlare tra poco. 
Tra l'altro nell'anime, che ha animazioni veramente fluide e un character design più morbido e gradevole rispetto al manga, fioccano riferimenti veramente spassosi e molto più espliciti di quanto non accada nel manga ad altri anime di successo, ed è divertentissimo cogliere questi continui riferimenti geek.
Si ritorna un po' ai tempi di Keroro Gunso e Lucky Star.

Watamote Death note Tomoko Light Yagami
Un esempio proprio a caso, ho fatto...

DUE RIGHE DI TRAMA
Il manga ruota attorno alle vicende di Tomoko Kuroki, una ragazza in procinto di iniziare le superiori piena di speranze e aspettative: il liceo, la stagione della giovinezza, gli anni dell'amicizia e dell'amore, i più preziosi e significativi della vita di una giovane donna pronta a sbocciare e ad aprirsi alla vita per trovare la sua strada...
Ecco, dimenticatevi tutto ciò.
Abbandonati gli spottoni da shojo scolastico, le speranze di Tomoko di diventare una ragazza popolare e di vivere appieno la sua vita da liceale stile anime vanno ad infrangersi crudelmente contro la dura realtà. 

Essendo sempre stata chiusa nel suo piccolo mondo fatto di serie animate e videogiochi (mondo in cui nel corso degli anni si è costruita una personalità affascinante, forte e di successo) è priva di qualsiasi capacità di confrontarsi e dialogare in modo normale con persone vere, arrivando a faticare persino ad augurare il buongiorno a un insegnante o a intavolare due frasi di circostanza con un paio di ragazzi carini che come lei hanno cercato riparo dalla pioggia sotto la fermata di un bus.

Non è che non ci provi a fare amicizia con le altre persone, arriverà persino a creare un sistema a punti per obbligarsi a scambiare ogni giorno due parole con qualcuno, ma nulla sembra mai andare per il verso giusto. 
Col passare delle settimane e poi dei mesi Tomoko si ritroverà ad essere sempre più sola, triste, angosciata e rancorosa, sempre più chiusa nel suo piccolo mondo e sempre più desiderosa di veder arrivare nella sua vita qualcuno in grado di salvarla da questa infelicità: invece si ritroverà a vivere tutta una serie di situazioni fantozziane, attorno a cui ruotano la maggior parte dei brevi capitoli auto-conclusivi che vanno a costruire questo manga. 
E non uso il termine fantozziano alla leggera.
Watamote Tomoko funny cringe review
Alla bersagliera!

RECENSIONE
Watamote è uno slice of life demenziale.
Ma più si avanza nella lettura più la risata si fa amara.
E si fa amara perché di capitolo in capitolo ci si rende conto che si sta sorridendo non con Tomoko, ma a sue spese. E non solo si ride a sue spese, ma addirittura si gode delle sue disgrazie perché non si può fare a meno di trovare questa protagonista abbastanza detestabile, dal momento che nonostante fin dal titolo cerchi di convincerci del contrario sono riconducibili a lei buona parte dei suoi problemi.
Ma Tomoko non fa MAI autocritica.
Watamote Tomoko funny cringe review
Strano se non alzi il culo e ti presenti...
E' colpa degli altri se non è popolare; è colpa degli altri se nessuno le tende una mano e nessuno le rivolge la parola nei mesi in cui sta seduta al banco da sola a leggere o a spippolare col cellulare; è colpa degli altri se quando le rivolgono la parola sono stupidi e poco interessanti (e quindi la annoiano) o di contro troppo aggressivi (mettendola a disagio e facendola fuggire a gambe levate); è colpa degli altri che non la notano nonostante lei nella pausa pranzo legga manga interessantissimi che dovrebbero invitare chiunque a cominciare una conversazione con lei. Fa anche tutto quello che ha visto fare negli anime e nei videogiochi Otome (simulatori di appuntamento a volte abbastanza espliciti indirizzati alle donne) di cui è drogata, dal mangiare da sola in caffetteria con aria cool al cambiare l'acqua dal vaso dei fiori della classe tutti i giorni. Ogni tentativo di vivere una normale esperienza liceale per lei finisce in drama.
Intorno a lei invece la vita scorre serena.

Non ci sono fazioni né queen bitches, nessuno la bullizza o la tormenta con puntine nelle scarpe o sgambetti, e nei rari casi in cui qualcuno cerca di rivolgerle la parola è sempre con un sorriso e una parola gentile (cose che portano immancabilmente Tomoko a impanicarsi e a richiudersi nel suo mondo in cui è convinta che fare così la renda misteriosa e cool). La stessa Tomoko non fa proprio la vita della reclusa, obiettivamente parlando, ma esce spesso con due ragazze: Yuu Naruse (la sua migliore amica delle medie che ora frequenta un'altra scuola) e Kotomi Komiyama (ex compagna delle medie che ora frequenta il suo stesso istituto, si occupa della biblioteca della scuola e ha una cotta abbastanza cringe, ma è normale nelle ragazzine, per il fratello minore di Tomoko, Tomoki), anche se il rapporto, tanto per cambiare, è lungi dall'essere sano e disteso.
Kotomi è una rivale per il ruolo di migliore amica di Yuu, e neanche il fatto che voglia rubarle il fratellino le va tanto bene.
Yuu d'altro canto ha un ragazzo, nuove amiche, una vita piena, mutande leziose e vestiti carini, quindi a volte a detta di Tomoko è una ragazza facile (invece vivere di massaggiatore Magic Wand e videogiochi sexy è morigerato) con cui si trova a disagio. Anche se è la stessa persona dolce e gentile di prima, che ama gli anime e con cui andare alla sala giochi o alle convention di fumetti.

Watamote Tomoko Yu funny cringe review

Tomoko, si è visto, non ha la capacità di sintonizzarsi e relazionarsi con gli altri in modo sano, talmente persa nel suo mondo di fantasia da non essere nemmeno del tutto consapevole di cosa sia lecito o meno dire ad alta voce, cosa che le causa problemi su problemi. 
Ad esempio insiste a più riprese per vedere il pipolo di suo fratello (perché le ragazze grandi guardano i pipoli e lei ne ha uno a disposizione proprio nella stanza accanto), o fa continui ed espliciti riferimenti nei confronti di un'altra sua compagna di classe, Masaki Yoshida, dandole senza mezzi termini della teppista solo perché ha l'aria e i modi da tsundere tosta tosta dei cartoni mentre in realtà (ma lo scopriremo un po' più avanti) è una puffola timida amante del kawaii.
Ogni tanto le tocca anche per sbaglio il seno o le ficca una mano tra le gambe, e Masaki la prende bene ma non benissimo.    

Così si consolida l'amicizia tra fanciulle.
A differenza di quanto accada solitamente in questo tipo di opere drama, con la dolce protagonista piena di talento vessata dalla vita e da coetanei invidiosi, in Wakamote non si punta il dito contro la società postmoderna alientante, stronza, competitiva, egoista e indifferente che non capisce quanto Tomoko in realtà sia specialissima.
Anche perché Tomoko non lo è.
E' timida, sciatta, egocentrica, scolasticamente nella media, priva di talenti che non siano legati ai videogiochi, rancorosa e un gran pervertita. L'unico luogo in cui è speciale è la sua testa, un mondo fatato a parte.

Watamote Tomoko funny cringe review
"Ma gli altri mi ignorano perché sono cattivi..."
Tutti, è umano, vorremmo che fossero gli altri a fare il primo passo nella nostra direzione quando ci sentiamo soli, una Anna che sfida la tormenta per venirci a cercare nel momento in cui ci sentiamo più vulnerabili e ricordarci che la risposta è l'amore, ma la verità è che la maggior parte delle volte dobbiamo alzare il culo e sforzarci di tendere noi la mano agli altri, prenderla nel culo a più riprese, rialzarci, riprovare ancora e cogliere ogni occasione che la vita ci offre di conoscere qualcuno.
Anche questo significa crescere.
Non rintanarsi nei boschi del nord a fare l'elfa sciantosa.

Let it go, piccola Elsa giapponese...
Piccola parentesi: viene il dubbio, in corso di lettura, che Tomoko possa essere lesbica, o perlomeno bi, vista la piega ecchi (talvolta davvero esagerata e irritante) che prende Watamote: si pensi all'ossessione malsana che ha per le mutande delle ragazze, o alla voglia che ha di toccare sempre il seno della sua amica Yuu, ma a mio modesto avviso dell'orientamento sessuale di Tomoko nulla frega all'autore.
Watamote Tomoko funny cringe review
Anche a Tomoko piace passare da
"donna di mondo", ma al tempo stesso
dà della zoccola a qualunque ragazza
più "mondana" di lei
Non è quello il punto delle scene cringe di cui è costellato il manga, che sfociano nell'incesto e nello yuri passando per il BDSM (anche se sta tutto nella testa di Tomoko, come al solito).
A mio avviso il nostro Tanigawa-sensei vuole solo puntare il dito in modo brutalmente realistico sulle ragazzine come Tomoko, adolescenti che scoprono il loro corpo e non potendo discutere di certi argomenti con i genitori o con le amiche per non passare da verginelle traggono le loro informazioni da mezzi che proprio non sono fatti per educare i giovani alle relazioni sentimentali e al sesso.
Parliamo di opere Young adult zeppe di relazioni abusive e molestie, CD musicali di ragazzi yandere (il contrario dello tsundere: dolci fuori,m psicopatici dentro) e altre cose di cui Tomoko si nutre con voracità (tenendo addirittura dei kleenex accanto al pc) portandola ad avere fantasie fuori dalla norma e decisamente poco realistiche.
Tomoko è semplicemente curiosa ma ignorante.
Una ragazza che non informandosi in modo intelligente e sano risulta ridicola.
La sua inquietante fascinazione per le mutande femminili (almeno finché, nel momento in cui indosserà una donna molto corta e capirà quanto è fastidioso e angosciante l'idea che qualcuno ti spii la biancheria, non si riprometterà di smettere) è curiosità verso le ragazze "normies", curate e ben vestite. E ancora una volta questo manga ci mette davanti a un classico topos dell'adolescenza (la giovane che sogna di oscuri vampiri pronti a rapirla e brutali accoppiamenti con scimmie alpha) rivelandone le ridicolaggini con crudele e impietoso realismo.

Watamote Tomoko tomoki brother funny cringe review
Tomoko la tocca pianissimo...
Watamote è una doccia fredda di realtà per tutte quelle persone convinte di essere uguale al personaggio di un anime o un videogioco, che sognano l'amore del signor Darcy o si convincono di volere una storia come quella di Joker e Harley Quinn.
E che visti da fuori sembrano deficienti (statece).
Come Tomoko, che prova a vestirsi da sexy loli e sembra un pagliaccio, che parla in modo carino e sembra solo stupida e irritante, che si fa nella testa un viaggione allucinante sul fatto che il fratello o una compagna di classe incontrata casualmente nel bagno possano avere mire sessuali nei suoi confronti.
Watamote Tomoko Tomoki brother funny cringe review

E fa male ritrovarsi in Tomoko almeno un po' e scontrarsi con la dura realtà, che è molto diversa da quello che abbiamo nella testa e da come ci percepiamo nella fantasia. Forse anche per questo Tomoko risulta parecchio antipatica, alla fine dei giochi. 
Watamote Tomoko funny cringe reviewPerché soffre, perché è sfortunata, perché (anche se è lei a non renderlo facile) non viene capita nemmeno dalla sua famiglia, perché ogni tanto (e sono scene che fanno una gran tenerezza) ci prova sinceramente ad avvicinarsi al prossimo ma a quel punto ci si mette la timidezza o la sfiga, perché le sue giornate scorrono all'insegna della mediocrità e dell'inerzia, prive di ambizioni (se non quella di farsi mantenere dal fratello quando non ci saranno più i genitori a prendersi cura di lei), ma la maggior parte del tempo la colpa della condizione di outcast in cui si trova è un po' sua e non della società indifferente al suo grido di aiuto.
Come forse in fondo era anche colpa nostra se al liceo eravamo troppo fighi per mescolarci alla stolta massa di frequentatori di discoteche e telespettatori di reality e passavamo i sabato sera a casa davanti al pc a guardare anime e mangiare schifezze.


Tanigawa è impietoso con Tomoko e attraverso lei è impietoso verso tutta quella generazione di reclusi figli del benessere (nello specifico gli Hikikomori, ragazzi che si isolano da un mondo da cui non si sentono compresi e che li disgusta) contro cui già ai tempi si scagliava Hideaki Anno alla fine del suo Neon Genesis Evangelion, cosa che ai tempi gli causò una shitstorm epica da parte dei fan più intransigenti.
Perché volevano i robottoni che si prendevano a schiaffi nel muso e parlare di supercazzole religiose, non riflettere su loro stessi e sul mondo che li circondava. Perché a gente che aveva passato le ore chiusa in stanza ad ossessionarsi dietro un anime così diverso e filosofico (o a farsi le seghe sulla waifu prediletta) può aver dato parecchio fastidio sentirsi dire dallo stesso autore dell'opera tanto amata: "esci e apriti al mondo, dai fiducia e amore a chi ti circonda, basta pensare alle cagate emo che non ti rendono figo e diverso ma solo. E nessuno può vivere da solo: si deve vivere, anche a costo di farsi ferire dagli altri".

Comportarsi come Shinji o come Tomoko però potrebbe sembrare più facile, ci suggerisce Watamote. La stessa protagonista del manga nella sua condizione di emarginata un po' si crogiola.
Anche se è una condizione che la fa soffrire molto, da cui spera di essere salvata (proprio come succede nei manga), ma da cui nessuno la salverà se da quel pantano di autocommiserazione non si tira prima fuori da sola. Infatti fin dai primi capitoli del manga qualcuno proverà anche a tenderle una mano e a rivolgerle qualche parola amichevole, ma sarà la stessa Tomoko a fuggire a gambe levate. 
Perché è più facile restare dove si è.
Compatirsi, arrabbiarsi, piangere ma dal proprio luogo sicuro.


In uno dei primi capitoli del manga Megumi Imae (la Presidentessa del consiglio degli studenti, che è dolcissima e le voglio un po' bene) vedendola sola si avvicina e ringrazia Tomoko per il lavoro svolto nel corso dei preparativi per il festival della cultura. Tomoko infatti, che non riusciva a inserirsi in un gruppo di compagni di classe nemmeno per aiutarli, era andata a spostare delle sedie nell'auditorium insieme ad altri ragazzi che non avevano nulla da fare.
Watamote Tomoko Megumi president funny cringe review
Tomoko per tutta risposta balbetta qualche parola sconnessa e scappa a gambe levate.
Durante il festival della cultura poi, vedendola di nuovo da sola, Megumi arriverà a travestirsi da Orso per non farsi riconoscere e poterla abbracciare e regalarle un palloncino, nel disperato tentativo di rompere quel muro. 
In seguito, quando la signora Ogino, insegnante di ginnastica e sua responsabile di classe del secondo anno, in maniera fin troppo solerte cerca di spingerla a farsi degli amici urlando in mezzo al cortile se finalmente ce l'abbia fatta a trovare qualcuno con cui parlare, è Megumi a farsi avanti di sua spontanea volontà e a dire "Io sono sua amica" per toglierla dall'imbarazzo.
Di nuovo, Tomoko non spiccica mezza parola e si defila appena può, anche se in fondo vorrebbe far colpo su di lei ed essere sua amica.
C'è una profonda vena tragica in tutto questo.
In una ragazza con una bella famiglia che le vuole bene (anche se non è particolarmente affettuosa o protettiva nei suoi confronti, perché in fondo è convinta di interagire con una ragazza alle soglie dell'età adulta che deve cominciare ad aiutare con le faccende domestiche e a pensare seriamente al suo futuro) e con un'intelligenza nella media che non riesce comunque a trovare il suo posto nel mondo, e nemmeno sembra volerlo trovare alla fine dei giochi, perché il mondo della fantasia è migliore e dà più soddisfazioni.


IN CONCLUSIONE
Watamoto è un inaspettato pugno allo stomaco.
Perché fa ridere ma subito dopo ti fa sentire un infame per questo.
E perché ti fa pure incazzare se poco poco ti rendi conto che sei proprio tu, caro lettore, quello che l'autore sta prendendo per il sedere attraverso Tomoko, e senza andarci nemmeno tanto per il sottile. Di nuovo, non ho mica usato a inizio recensione il termine fantozziano così, aggratis.

Watamote Tomoko funny cringe review

A dispetto dei disegni pucciosi, della costruzione a miniepisodi autoconclusivi tipici dei manga comici che potrebbero trarre in inganno di primo acchito, a conti fatti non c'è proprio un piffero da ridere, perché Watamote è un manga che scopa la polvere del mondo geek da sotto al tappeto dei tipici prodotti patinati per ragazzi e porta a riflettere soprattutto su se stessi, sul nostro rapporto con gli altri e col mondo.
E a fare autocritica, nel caso, una volta tanto.

Giudizio finale:
In certi punti un calcio nel culo ha fatto meno male.

lunedì 6 luglio 2020

[Recensione] LA DIVISA SCOLASTICA DI AKEBI

Titolo originale: Akebi-chan no Sailor Fuku
Testi e Disegni: Hiro
Tankobon: 7 (in corso)
Edizione it.: JPop
Anno: 2016

Una doverosa premessa:
Parlare di questo manga in una maniera che vuole essere poco poco obiettiva non sarà affatto semplice, vuoi perché solitamente non avrei nulla da dire un manga in cui un gruppo di giovani fanciulle fa cose e sostanzialmente nulla accade, vuoi perché la trama di quest'opera non esiste, o vuoi perché non sono a mio agio con certo velatissimo fanservice mostrachiappa e sessualizzante, specie quando questo riguarda delle pre-adolescenti (a difesa di questo manga però, quest'ultimo punto risulta talmente sottile che accusarlo di mostrare i culi di bambine di prima media in pose ammiccanti farebbe sembrare me una pervertita che “ha già il cervello tarato in quella direzione” e non lui uno schifoso).
Voglio spenderci comunque due parole perché, nel bene o nel male, questo manga portato in Italia da JPop rappresenta un'interessante novità nel panorama editoriale e, sempre nel bene o nel male, è impossibile non parlarne. In seguito, trarrete voi le conclusioni.
Essendo io troppo pigra e poco desiderosa di stuprare il volume acquistato per fare delle scan mi affiderò all'internet e all'amico Paint per recuperare le tavole che mi aiuteranno in questa recensione, operazione che in questo caso si rende particolarmente necessaria, poi andremo a vedere il perché.


*

LA TRAMA:
Akebi-chan è una ragazza di campagna piena di energia e positività e un po' maschiaccio. Nelle prime tavole di questo manga corre a perdifiato tra i campi,  saluta con impeto i vicini, e non paga si concede anche una serie di capriole gioiose degne della Comăneci.
Veniamo a conoscere molto presto il motivo di tutto questo entusiasmo. A breve infatti Akebi comincerà le scuole medie, e non delle scuole medie qualunque ma un istituto femminile privato che ha frequentato anche sua madre da ragazza, l'accademia Roubai.
In questa nuova scuola Akebi conta di farsi tantissimi amici, ma soprattutto di possedere una divisa alla marinaretta come quella che indossava sua madre e la sua eroina, la idol Miki Fukumoto.

Qui scopriamo che la povera Akebi non solo non poteva frequentare una scuola vera con classi e divise, ma a casa non ha nemmeno lo specchio, visto che come al solito pur essendo una cosetta graziosissima si crede una persona comune, che solo una divisa alla marinara può rendere bella.
La sorella minore, giustamente, la compatisce.
Dopo non averci risparmiato una scena fondamentale in cui due minorenni sono nude nella stanza da bagno, la madre di Akebi porta le due bambine in un negozio di stoffe per comprare quanto le occorre per confezionare una divisa graziosissima, proprio come quella che indossava lei alla sua età.
Akebi è felicissima, finalmente vede coronato il suo sogno, e Hiro sensei corona un po' il suo mostrandoci un po' di cosce, mutande e rossori virginali.



Al di là del fatto che nelle pagine in bianco e nero quasi tutto è affidato alla china, con pochissimi retini e relegati allo sfondo (non so se ci rendiamo conto dello sforzo suo o dei suoi assistenti-schiavi ad ogni inquadratura di quella gonna alla marinaretta), voglio porre l'accento su queste splendide tavole a colori torneranno spesso nel mezzo della storia e non stanno a scandire l'inizio di un nuovo capitolo, un nuovo volume o un'illustrazione da magazine.
Vanno semplicemente a incorniciare i momenti più importanti per Akebi.
Basterebbe questa sequela di immagini per farci capire di trovarci di fronte a un manga che non vuole tanto raccontare una storia quanto piuttosto  mostrarci Akebi (e non sto parlando solo delle sue mutande, che hanno già fatto la loro comparsata almeno una decina di volte) in tutta la sua dolcezza e innocenza, senza tralasciare nulla: La divisa di Akebi-chan è un'opera fatta di silenzi, piccoli gesti, tenerezza e amore.  Scordatevi i drammi fatti per tenere svegli i lettori, perché la famiglia di Akebi, nonostante il padre stia parecchio fuori per lavoro, è affiatata e tenera.
La scuola un ambiente sereno.
Se non fosse per un problemino che s'affaccia all'orizzonte...
Sembra che sia passato un po' di tempo da quando la madre di Akebi frequentava l'istituto Roubai e che l'uniforme sia cambiata: oggi le studentesse indossano un blazer e non una divisa alla marinaretta. In qualsiasi altro manga a sfondo scolastico questo avrebbe causato drammi senza fine, laddove non addirittura bullismo da parte di compagne che maltollerano il pensiero individuale di una campagnola, ma come al solito qui dei drammi nulla ci importa.
La preside accetta di buon grado che Akebi indossi la sua divisa alla marinaretta vecchio stile se questo la rende così felice, e le compagne di classe troveranno affascinante e divertente questa sua mania, diventando subito sue amiche e dando inizio alla sua splendida vita scolastica fatta ad uso e consumo di vecchio porco: festival sportivi in cui si suda molto e ci si deterge in pose ammiccanti, gare a chi ha le gambe più belle, gara a chi riempie meglio il reggipoppe di un bikini lasciato incustodito in piscina (spoiler: la ragazza più in carne che al primo anno delle medie è già sviluppata), scambi di divise bagnate sotto la pioggia, ragazzine che si annusano i piedi e foto ammiccanti inviate tramite cellulare.



Su questa io proprio boh...
E ritorniamo alle premesse.
Questo manga non è pornografico e non me la sentirei di definirlo così nemmeno se fossi la più bigotta delle zitelle. Queste ragazze agiscono nella più totale innocenza, imparano a conoscere il proprio corpo, sono incoraggianti con le compagne e mai giudicanti.
Ognuna di queste ragazze è speciale e bellissima.
C'è un po' dappertutto un fanservice da seghe che pornhub scansate, ma l'autore è sempre molto bravo a non superare mai la linea del volgare e a non rendere i momenti pruriginosetti il fulcro del racconto, che è e rimane sempre l'esperienza scolastica della giovane Akebi e delle sue amiche. E forse proprio questo sottile e mai volgare fan-service è l'elemento che contribuisce a dare un fascino e una personalità tutti suoi al manga.
Quella che dovrebbe essere la Ayumi Himekawa di Akebi visto che è bionda e ricca, se questo fosse un manga normale.
Si chiama Erika, è dolcissima e sta sempre a controllare che Akebi non mostri le mutande a chiunque lo chieda. In un episodio si veste anche da Sampei pur non avendo mai preso in mano una canna per andare a pesca con la protagonista, le voglio un po' bene.
La suddetta Erika, ma in generale tutte le compagne di classe di Akebi sarebbero a una prima occhiata un'antologia di stereotipi da shojo: c'è l'altera principessa straniera, la tsunderina, quella con gli occhiali che ama leggere, la secchiona, la brava ragazza timidina, la sportiva, e così via. La maschera crolla subito e si rivelano tutte per quello che sono davvero: preadolescenti timide e gentili, alle prese con le prime amicizie "adulte" e con un corpo che cambia e che non sempre le mette a proprio agio (non parlo solo del prevedibile disagio della ragazza più in carne, ma anche del modo in cui ad esempio Erika vede come un difetto i suoi capelli biondi, perché bullizzata alle elementari a causa dei suoi tratti poco giapponesi).

Dall'altro lato abbiamo Akebi, che fa da collante a questo gruppo di persone smarrite che alla fine dei giochi cercano solo affetto e complicità: Akebi, che ce la mette tutta per farsi delle amiche proprio come ce l'ha messa tutta per essere ammessa alla scuola che voleva e indossare l'agognata divisa alla marinaretta; che arriva a studiare tutti i nomi delle altre ragazze dal primo giorno, perché desidera conoscerle e aiutarle prima ancora di scambiare una parola con la maggior parte di loro; che si impegna al massimo per incoraggiare le altre e per coinvolgere chi per timidezza sarebbe più portato a isolarsi; che anche senza essere pawah salvatrice del mondo è forte sia fisicamente che mentalmente (a differenza di quanto accade in molti altri manga, nonostante la timidezza e la paura è raro che qualcosa la blocchi per davvero ed è sempre pronta a uscire di casa con un bel sorriso e tanto ottimismo) e non poco tontarella ma anche incredibilmente empatica.
Si finisce per trovarla decisamente adorabile e si capisce perché tutti le vogliano così bene.

IN CONCLUSIONE...
La divisa scolastica di Akebi è un manga a cui vale la pena dare un'occhiata se si vuole leggere qualcosa di diverso. E' una gioia per gli occhi, un balsamo per il cuore, una storia tenera che non ha bisogno di tenere il lettore avvinto alle pagine con drammi crescenti stile telenovela argentina, con una trama cervellotica o con personaggi macchiettistici.
Una ventata di dolcezza e ottimismo.
E mutande.


Giudizio finale:
Non succede niente, ma è un *bel* niente...

martedì 30 giugno 2020

[Recensione] SAKURAGARI - ALL'OMBRA DEL CILIEGIO

Sakuragari - All'ombra del ciliegio (vol. 1 Planet Manga)
Testi e Disegni: Yuu Watase
Tankobon: 3 (completo)
Edizione it.: Planet Manga
Anno 1° edizione it: 2012

Sakuragari, ovvero: perché sarebbe utile controllare gli avvertimenti e almeno una breve sinossi pur se dotati di una ferrea politica anti spoiler PRIMA di approntarsi a leggere qualcosa proveniente dal Sol Levante, anche se l’autrice la conosci già e pensavi di trovarti davanti un manga storico o al limite uno shojo.

La premessa doverosa che occorre fare è che non sono questa grandissima amante del genere yaoi, e non perché sia contro l’amore omosessuale o che: gran parte delle ship per cui mi esalto durante la visione o la lettura di programmi a cui mi appassiono particolarmente sono di stampo yaoi (e spesso e volentieri nemmeno legali, *coff coff*), dal momento che sono i personaggi di sesso maschile a risultare immancabilmente i più interessanti. Ma nel momento in cui la storia diventa esplicitamente a sfondo omosessuale per qualche strana magia giapponese i personaggi 9 volte su 10 smettono di essere interessanti e diventano cliché eterosessuali stile America Anni ‘50, la cui caratterizzazione inizia e finisce con la soap opera in cui sono coinvolti.
Questo manga non fa eccezione solo perché ci sono gli stupri e i suicidi.


DUE RIGHE DI TRAMA
La storia è ambientata a Tokyo, negli anni ’20, nono anno del periodo Taisho.
Un giovane e brillante studente di nome Tagami Masataka si trasferisce in città dalla campagna ed è in cerca di lavoro per potersi mantenere agli studi durante l’ultimo anno di scuola superiore e iscriversi poi all’università. Nonostante la profonda crisi economica in cui vessa il paese, riesce a prestar servizio nella sontuosa villa della nobile famiglia Saiki. Arrivato dai Saiki però nessuno gli spiega dell’esistenza del campanello, quindi il nostro intelligente e studioso protagonista decide giustamente di scavalcare il cancello in cerca di qualcuno che lo accolga.
Pensa se era stronzo...
Stranamente viene scambiato per un ladro.
Masataka, che è intelligente, fugge invece di spiegare la situazione.
Mentre arranca alla cieca sperando che nessuno gli sguinzagli addosso dei cani o gli spari come sarebbe logico fare in quella situazione (ma a quel punto la storia finirebbe in 30 pagine), arriva di fronte a un enorme albero di ciliegio in fiore, dove troverà l’altro protagonista: un misterioso e affascinante giovane omino mezzo inglese dai lunghi capelli castani e dalle fattezze androgine, ovvero il marchese Souma, erede dei Saiki, che dopo lo scambio dei soliti convenevoli gli chiede di porre fine alla sua vita. Masataka, che è intelligente, invece di fuggire da quella che già si prefigura come gabbia di matti (e ancora non sai quanto), si limita a rifiutare educatamente, come se Souma gli avesse proposto di cambiare operatore telefonico.
"Ciao giovane studente povero, ti va di porre fine alla mia vita?"
"Guarda, come accettato."
Masataka a questo punto dovrà fare i conti non solo con i fantasmi del proprio passato di bimbo povero, ma soprattutto con un’escalation di drammi e disgrazie che vedono come protagonisti i membri di questa antica e nobile famiglia, di cui ormai sopravvivono solo Souma, suo padre e la misteriosa sorella minore Sakurako, una normalissima ragazza giapponese di nobile famiglia dai capelli bianchi e gli occhi scarlatti che vive da 10 anni in completo isolamento, ha come hobby il vouyerismo e quando qualcuno soffre o si fa male ride come Light Yagami.


"Lei è una giovinotta a modo, mi ispira fiducia questa magione"
Tra il giovane e ingenuo Masataka e l’altero ed efebico Souma viene a crearsi una sorta di istintiva simpatia: Masataka vede in Souma una sorta di fratello maggiore gentile, qualcuno di successo da ammirare e di cui seguire le orme; Souma vede in Masataka un giovane puro, sincero, e trova rinfrancante il suo affetto disinteressato.
Per ringraziarlo di tutto ciò lo stupra.
Masataka deve affrontare non solo il trauma e la vergogna di una simile violenza ma anche la gente che tutto intorno a lui ignora ipocritamente quanto accade dietro le mura di casa Saiki quando non cerca direttamente di fargli del male. E dopo diversi attentati alla sua vita, lutti personali e una scoperta sconvolgente dietro l’altra, Masataka scoprirà inevitabilmente di provare anch’egli dolce amore verso Souma (che sì, lo stuprava per amore ovviamente).

"Ti amo perché sei crudele ma hai sofferto da piccolo."
"Regolare"
IMPRESSIONI SPARSE
L’impressione generale è quella di avere davanti una (fortunatamente breve) telenovela argentina coi kimono e i fiori di ciliegio, dove il drama abbonda e tutto diventa così sofferto e pieno di colponi di scena lacrima strappastorie da fare il giro e diventare comico. Cioè, sarebbe comico se non si prendesse così maledettamente sul serio.
A una certa è pure un'incudine appesa ai maroni.
Non c’è un personaggio che non abbia vissuto traumi e tragedie tali da portarlo a stuprare, uccidere, mutilare, infilzare, travestirsi, avvelenare, tradire, mentire, picchiare, ustionare, impazzire, tentare il suicidio, e tutto questo è normale a quanto pare visto che alla fine della situa Masataka comincia a sviluppare un affetto “sano” (in quanto sessuale e fisico invece di quel disgustoso e finto affetto fraterno che provava all'inizio, cosa lo specifichiamo a fare) nei confronti del suo aguzzino, una volta scoperto del suo passato pieno di traGGedia.
La G extra sta per Godo perché abbusi di me.
"E la b extra di abbusi?"
"Errore di battitura"

50 sfumature di rosa ciliegio lo dovevano chiamare...
Sul lato romance infatti siamo di fronte alla solita storia stronza in cui l’amore nasce dalla violenza e dalla sopraffazione, e il fatto che Souma sia stato a propria volta vittima di violenze orribili dovrebbe giustificare ogni porcata perpetrata ai danni di questo ragazzino, il quale non solo viene picchiato, violentato, umiliato, ma addirittura isolato, persino quando il rapporto tra i due comincia a farsi più disteso.
(Per quanto si possa considerare disteso un rapporto in cui la persona stuprata si fa venire i moti di compassione e poi i tuffi al cuoricino dal momento in cui viene a sapere che il suo aguzzino ha avuto il passato tristanzuolo, e il suddetto aguzzino mette pezze peggiori del buco nel momento in cui si rende conto che forse ha esagerato).
Vediamo Souma emarginare Masataka dai suoi compagni di classe andandolo a prendere a scuola (punendolo se Masataka mostra fastidio e disgusto nel ritrovarselo tra i maroni anche lì), e dalla sua famiglia nel momento in cui non gli fa arrivare cartoline e lettere spedite nel corso dei mesi dal fratello minore e non lo avvisa se non dopo giorni della morte del fratello maggiore. A coronare questa serie di cliché Harmony non potevano mancare i personaggi di contorno i quali, ossessionati dal bel culetto mezzoinglese di Souma, si sfogano contro Masataka non riuscendo a vincere il suo algido cuore.
Masataka per tutta risposta si sente in dovere di proteggere Souma dalle loro mire sessuali, "perché c’hai l’infanzia tristanzuola e io ti amo, pikkolo anciolo mezzosangue".

Si tratta della classica cazzata drama dal finale dolceamaro scritta per ragazzine trasgry e casalinghe annoiate totalmente a digiuno di educazione sentimentale che non hanno idea di cosa comporti davvero un rapporto violento di tale portata, lo romanticizzano, magari lo vagheggiano pure.
Almeno finché non finiscono ad amore criminale.
'ccoddue, non può finire con una storia d'amore una roba cominciata così, mai che l'uke chiami la polizia o ci sia un percorso di redenzione serio che coinvolga uno psichiatra...
E’ il primo manga yaoi di Yuu Watase, e la cosa, ci si creda o no, si nota visto che togliendogli di dosso la patina trasgry Sakuragari è la fiera del cliché di genere: Masataka è l’uke puro che nemmeno si masturba prima di incontrare il pene magico di Souma, votato al martirio e alla sofferenza al pari di tutte le mogli giapponesi abusate e sottomesse presenti in questa storia.
Masataka è una donna etero col pisello, come da manuale.
C’è questo insopprimibile bisogno di far nascere l’amore vero dallo stupro, e intorno a Souma ci sono addirittura le bitches gelosille che si rivalgono con crudeltà sul rivale in amore invece di risolverla cominciando a intrallazzarsi tra loro, visto che ogni tanto già lo fanno.
C’è poi questa voglia di melodramma continuo ed eccessivo, che ricorda più gli espedienti acchiappa-pubblico dei reality che una storia adulta dalle tinte fosche, cruda, amara e violenta che lasci dentro un vuoto in chi legge. Ho sperato fino all’ultimo che a questo giro non sarebbe saltato fuori il romance e che Masataka, semplicemente, sarebbe maturato nella sofferenza interrompendo un circolo vizioso di violenza e lasciando Souma al proprio destino da lagnoso androgino mentecatto, ma non me ne va mai bene una.

I protagonisti sono talmente stereotipati da rendere impossibile provare empatia per loro, per quanto la storia voglia nelle intenzioni dell’autrice ammantarsi di profondità e concentrarsi proprio sulla loro complessità, sulla loro crescita, sul reciproco perdono e l’accettazione del passato:

- Masataka è un’enorme occasione sprecata.
E’ il classico uke puro come un giglio che scalcia un po’, magari si incazza pure a sprazzi ma in fondo in fondo quello che subisce gli piace.
Ha un background interessante e sarebbe stato bello vedere più spazio dedicato al suo rapporto con la famiglia e coi fratelli (certe parti dedicate in special modo al fratello maggiore invischiato prima nella Yakuza e poi nei gruppi antigovernativi arrivano ad essere incomprensibili, perché c'è poco tempo per narrare la storia e bisogna concentrarsi sulle scene pruriginose), anche per fare un parallelismo con la famiglia di Souma, apparentemente più privilegiata della sua ma altrettanto incasinata.
Ma era meglio la soap opera.

Dovrebbe essere un ragazzo intelligente e giudizioso, che ha come unica ambizione nella vita quella di lavorare sodo e diventare una persona rispettabile, che all’amore fisico non ci pensa al punto da non masturbarsi nemmeno (vedi sopra), e finisce per farsi risucchiare in drammi che non lo riguardano e da cui dovrebbe scappare a gambe levate visto che lo distraggono dal suo obiettivo. Non solo, risulta inspiegabile persino la lealtà che mostra nei confronti di Souma e dei suoi psicodrammi.
Il punto è che Masataka è lì temporaneamente.
Non è un servo della casa, la sua ambizione non è lavorarci a vita.
Non ha senso quindi essere tanto leale a una famiglia che lo tratta così da schifo. Però, chiaro, siamo in uno yaoi, dove lo sperma ha poteri magici, una penetrazione violenta fa male “solo la prima volta” (se non altro in tutto sto fiorire di sangue e ustioni la Watase ci risparmia il sangue dall’orifizio dell’uke sverginato) e il passato tristanzuolo dello stupratore basta a perdonare ogni nefandezza.

- Souma è così egocentrico, schizofrenico e inutilmente cattivo con Masataka che onestamente del suo passato triste finisce col fottermi sega, e io adoro i personaggi anche gratuitamente spregevoli che fanno cose orribili (purchè poi la vittima non finisca per innamorarsi di lui). Si pensi ad esempio ad Ade di Hercules della Disney che non ha nulla contro Hercules di per sé, è solo che Megafusto è d’intralcio ai suoi piani, o a Bill Cipher di Graviy Falls che vuole semplicemente portare “caos e divertimento” (dal suo punto di vista) nel mondo e somiglia più a un bambino stronzo che gioca con un formicaio che a un signore del male, e nonostante quello che pensa il fandom me compresa nessuno finisce per limonarselo.
Souma fa schifo e basta per come abusa di Masataka.
Non solo lo ferisce nel corpo (salvo poi dargli i bacini e le carezzine quando altri fanno la stessa cosa, per far vedere alle lettrici che lui è diverso, anche se ti tronca un palo nel sedere a secco, ti tocca in maniera non consensuale, ti nasconde le cose e ti stalkera ovunque lo fa perché ti ama) ma lo fa sentire un deviato per i suoi sentimenti platonicamente affettuosi, gli nasconde informazioni sulla sua famiglia, arriva a presentarsi anche a scuola (rendendogli difficoltoso lo studio, che sarebbe la sua ragione di vita, e spingendolo quasi al suicidio). E per quanto Souma sappia di aver fatto cose orribili, per quanto il suo passato sia davvero triste e non sappia obiettivamente come fare ammenda in modo sani non è giustificabile che Masataka non solo lo perdoni (cosa plausibile) ma addirittura sviluppi per lui dei sentimenti d’amore che non vanno in porto solo perché è Souma ad allontanarlo.


Mo' perché un altro cane ti ha pisciato sull'albero fai il tenero?
Una cosa positiva da dire su tutti i personaggi di Sakura-Gama però è che nessuno è un santo, nemmeno Masataka: la Watase fa attenzione che ognuno dei suoi personaggi, persino quello che dovrebbe essere il tenero dolce Uke ficcato suo malgrado in una situazione più grande e perversa di lui, abbia dei lati oscuri, raggiunga discrete vette di meschinità, e pensieri crudeli persino nei confronti dei propri fratelli. Masataka prova risentimento verso la sua famiglia, cerca la fuga spesso e volentieri (anche lo studio diventa un modo di fuggire e di trovare la sua rivalsa), e ha tanto con cui fare i conti.
Di nuovo, sarebbe stato più interessante vedere meglio sviluppato questo rispetto allo stupro romanticizzato.

Dal punto di vista artistico, Yuu Watase è maturata dai tempi di Fushigi Yuugi: le linee sono molto pulite, le tavole curate, i personaggi espressivi al punto che spesso accantona i dialoghi per lasciare che siano i volti a parlare, in tavole mute molto belle, e nessuno come lei poteva portare su carta i tratti delicati di Souma e rendere onore al suo soprannome, “Bambola occidentale”. Peccato che tutti i suoi personaggi tendano ad essere morbidi e delicati quindi non è che la sua stratosferica bellezza straniera spicchi in particolare in mezzo agli altri giovani uomini del manga. Ha solo i capelli zebrati anziché neri, a sottolinearne la non purezza di sangue.

Ho particolarmente apprezzato il lato storico e il background, al punto che avrei preferito che la storia deragliasse in fretta dal drama amoroso di questi due cretini per concentrarsi su tutto quello che c’era intorno, spesso lasciato in secondo piano causa il poco tempo a disposizione o affidato a degli spiegoni ad uso e consumo del pubblico vecchio (Stanis docet): gli ambienti, i costumi, certe usanze che lasciano decisamente l’amaro in bocca (la compravendita di minorenni, la prostituzione, il rapporto ipocrita con l’omosessualità), è tutto intrigante, anche se tutto narrato in maniera troppo sbrigativa, e fa capire  che l'autrice ha fatto i compiti.
Peccato per tutto il resto, davvero.

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Insomma, in conclusione a chi consigliare questo Sakuragari?
A chi ama Beautiful e gli Harmony, principalmente, e a chi si vuole sentire trasgressivo e superiore alle ragazzine che leggono solo shojo scolastici e altre “cose per bambini”. 
Voi no, voi siete adulti che leggete di stupry.
A chi ritiene che lo stupro non sia niente di che e possa finire tutto a tarallucci e vino. A chi sente dei pruritini e vuole vedere un po’ di azione sotto le lenzuola ma senza esagerare troppo dal momento che le scene di sesso disegnate dalla Watase sono sì poco romantiche e anche forti rispetto agli standard degli shojo, ma decisamente poco esplicite.
Il che non è nemmeno da biasimare.
Andare oltre col lato sessuale sarebbe stato semplice vouyerismo malato da fanfiction, mentre probabilmente la Watase ha voluto glissare signorilmente, dal momento che bastava già tutta la violenza di contorno a far provare empatia nei confronti di Masataka.
Infine, è decisamente consigliato a chi ama lo yaoi con tutti i suoi irritanti cliché.


Giudizio finale:
Harmony trasgrino ma coi maschi, da libreria della nonna moderna.