lunedì 20 aprile 2020

[Recensione] STARDUST


Copertina recensione libro stardust neil gaiman
Autore: Neil Gaiman
Traduzione: M. Bartocci
Ed. Italiana: Mondadori, copertina flessibile, 245 pagine,
Anno (Italia): 2005
Euro: 10,50


Sono approdata sui lidi di questo breve romanzo dopo essere rimasta stregata dal delizioso film omonimo, e quindi il paragone sarà inevitabile anche se è mia ferma intenzione relegarlo a queste prime righe di introduzione e non pensarci più, visto che si tratta di due cose diverse che sarebbe sbagliato mettere a confronto.
Laddove il film è un divertente tripudio di fantasy anni 80 per noi bimbi nostalgici (pur essendo una pellicola del 2007), forte della sua bellezza visiva, di dialoghi divertenti e personaggi sopra le righe, il libro è pacato, placido e molto ironico, dalle atmosfere melanconiche e cupe tipiche di Gaiman, e deve molto di più alla fiaba mitteleuropea dei Grimm che a La storia fantastica.
Il mio amico Robert, qui, sa di cosa parlo.


DUE RIGHE DI TRAMA
La storia è ambientata nella prima metà dell’Ottocento, guarda un po’, l’esatto periodo in cui i fratelli Grimm mettono a punto le prime versioni (quelle più cupe) delle loro raccolte di fiabe.
Da qualche parte nel sud dell’Inghilterra si trova il piccolo villaggio di Wall, che prende il suo nome da un muro situato ad est attraverso cui si giunge al reame di Faerie, o si giungerebbe se agli uomini fosse permesso entrarvi (interessante che non ci sia alcuna legge magica a impedire agli uomini di varcare quei confini, siamo noi a negarci l’accesso a quel mondo fatato). Questo è consentito solo una volta ogni 9 anni, quando viene organizzato un mercato di oggetti magici e incantesimi.
A Wall abita il nostro giovane protagonista, Tristan Thorn, innamorato perso e non ricambiato della bella Victoria Forester. A lei, come accade sempre quando un giovane innamorato deve farsi bello agli occhi di una che proprio non ti si fila, Tristan prometterà mari e monti, la luna, e persino una stella cadente caduta oltre i confini di Faerie in cambio di un gesto d’amore.
Victoria, come qualsiasi persona normale, prende le sue cialtronate come uno scherzo, e accetta di fare tutto quello che vorrà Tristan se riuscirà a portarle quella stella. Ma si sa che nel mondo reale, come in quello della fiaba, tira più un pelo di topa che una carrozza-zucca trainata da cavalli bianchi, ed ecco quindi il nostro Tristan, come da tradizione fiabesca, partire alla volta di Faerie in cerca di questa stella, che si rivelerà essere una fanciulla di nome Yvaine tutt’altro che smaniosa di essere il pegno d’amore di un cretino.
Tristan inoltre non è il solo a mettersi sulle tracce di Yvaine: la sua storia si intreccerà a quella di tre principi in cerca del gioiello che la stella porta alla cintola, a quella di una strega che anela al suo cuore al fine di ritrovare per sé e le sue sorelle la perduta giovinezza e i fenomenali poteri cosmici, e a tutta una pittoresca serie di personaggi secondari.

*

DUE SPUNTI DI RIFLESSIONE
Stardust è una favola, nel senso più classico del termine.
Sembra banale da dire ma a giudicare da qualche critica ricevuta da questo romanzo in giro per il pazzo web non lo è. Quando si parla di favola classica infatti non si parla di classici Disney moderni, quelli dove un cretino spara ghiaccio dalle mani e fa spuntare fiorellini sui vestiti di modo tale che il merchandising risulti più grazioso ma di racconti spaventosi con intenti morali rivolti ai bambini perché essi riconoscessero i pericoli e arrivassero integri alla maggiore età. Stare attenti ai pericoli del bosco (che non a caso è la prima vera sfida che affronterà Tristan) era per quei bambini questione di vita o di morte.

Non questo

ma questo.

Non questo:


Quindi sì, vi si ritroveranno scene di violenza anche brutali (ma mai eccessive), vaghi accenni a sesso non proprio consensuale ottenuto tramite oscure malie, personaggi archetipici e giovani damine in periglio, e tutta una serie di situazioni clichè che Gaiman però si diverte a ribaltare con ironia e intelligenza.
Ad esempio:

- TRISTAN INCONTRA L’AIUTANTE MAGICO
Innanzitutto il fatto che l’omino peloso aiuti Tristan non è scontato, non solo perché c’è una sorta di debito di “riconoscenza” di vecchia data verso suo padre, ma anche perché in generale questo personaggio ha una sua vita, un proprio scopo (in cui coinvolgerà anche l'ignaro protagonista), e non si tratta del classico stronzo che passa l’esistenza a grattarsi le natiche in attesa che passi l’eroe a cui dare sostegno (a Gaiman preme dare a tutti i personaggi di questo libro, antagonisti compresi, un seppur piccolo ma interessante background, farli muovere in autonomia).
In più lui e Tristan si scambiano a più riprese il ruolo di aiutante magico: è quest’ultimo infatti a levare entrambi d’impaccio da un gruppo di alberi assassini grazie a misteriose doti magiche di orientamento di cui sembra essere in possesso.


L’unicorno poi, pikkolo anciolo peloso, rappresenterà alternativamente un aiuto e un ostacolo al successo della missione di Tristan, dal momento che da un lato deve la vita al protagonista che l’ha salvato dalle fauci di un leone, dall’altro è un emissario della Luna, tenuto quindi a prestare soccorso alla stella in barba alla voglia di patata umana del suo rapitore.

- LA DONZELLA IN DIFFICOLTA’
Yvaine è la dama da salvare, ma anche un pegno d’amore: tanto ingenua da rasentare la lobotomia, perennemente bisognosa di appoggiarsi anche fisicamente al prossimo dal momento che la caduta dal cielo le ha provocato una frattura alla caviglia.
Cionondimeno Gaiman non lesina in poche sapienti pennellate scene in cui interagendo con Tristan mostra una buona dose di carattere e iniziativa, in cui rappresenta essa stessa un ostacolo alla buona riuscita della missione dell’ ”eroe”. Yvaine è un oggetto magico ma al tempo stesso una persona che soffre e ama, e questa dicotomia si avverte con forza in tutto l’arco narrativo.

- L’AMORE
E’ l’amore di Tristan per Victoria ad aver dato inizio all’impresa, ma questo sentimento (e la stessa povera ragazza che strigni strigni non ha nessuna colpa se non quella di aver pensato a uno scherzo) viene deriso a più riprese, mai preso sul serio, quasi a voler dissacrare le fondamenta stesse del viaggio di formazione del protagonista.
A un certo punto Tristan dirà all’amico peloso:

”Vengo dal villaggio di Wall, dove vive una giovane signora che si chiama Victoria Forester; fra le donne lei non ha pari, ed è a lei, e a lei sola, che ho donato il suo cuore. Il suo volto è…”
“Completo di tutto? Occhi? Naso? Denti? La solita roba?”
“Naturalmente.”
“Beh, allora questa parte saltala pure. Facciamo come se me l’avessi già raccontata. Ebbene, quale sciocchezza ti ha indotto a fare questa giovane signora?”
[…]
“Più che altro si tratta di una promessa che ho fatto alla signora in questione. Stavamo parlando, e io le stavo promettendo delle cose , quando abbiamo visto una stella cadere. Così le ho promesso che sarei andato a cercarla per portargliela.”
“Sai cosa farei io?”
“No, cosa?”
“Le direi di andare a infilare il grugno nel porcile e io me ne cercherei un’altra disposta a baciarmi senza chiedere la luna.”

- ANTAGONISTI
Non servono solo a ostacolare le mire dell’eroe ma hanno interi capitoli dedicati esclusivamente a loro, un passato, desideri propri, momenti di inaspettata umanità: si pensi alla pacata rassegnazione con cui i principi di Stormhold rinunciano alle brame terrene, la paura della crudele Donna Semele di fronte alla strega-regina, più antica e potente di lei.
La stessa Strega regina, che l’uso della magia consuma al punto da renderla una fragile e innocua vecchina incapace di ghermire un cuore che ormai non appartiene più a Yvaine, esce di scena in sordina, con pacata dignità.

*

Il libro è breve ma c’è un’attenzione ai dettagli che non permette di distrarsi nemmeno per un secondo) e come se ciò non bastasse Gaiman da bravo trollino sembra soffermare la narrazione sulle parti più inutili, come il concepimento e l’infanzia di Tristan a Wall, glissando totalmente su quelle che intuiamo essere le parti più avventurose e avvincenti delle sue peregrinazioni a Faerie.

Gaiman ci ribadisce per l’ennesima volta che a lui tutto interessa fuorchè parlare delle eroiche imprese in una terra magica di un eroe giunto alla fine del suo percorso di maturazione. Si sofferma invece non sull’immancabile lieto fine ma sul dopo “E vissero per sempre felici e contenti”, un epilogo dolceamaro che stringe il cuore anche a una vecchia cinica come la sottoscritta, la quale vi invita a lasciar da parte il (bellissimo) film e lasciarvi cullare per poche ore in questo viaggio sotto le stelle della terra di Faerie da quel geniale bastardo di Gaiman.



Giudizio finale
Ironico e malinconico viaggio nel fantastico

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